Padre Giovanni Taneburgo

 

Vorrei cominciare la nostra riflessione sulla Parola di Dio, dataci come dono questa domenica, con un punto molto importante per il nostro cammino di vita. Consideriamo il comportamento della gente che era nella sinagoga per ascoltare Gesù. Aveva un atteggiamento di grande volubilità! Dopo aver ascoltato la proclamazione di Gesù, “Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”, tutti rimasero a bocca aperta. Infatti, la proclamazione affermava in modo solenne che una speranza nutrita per molto tempo era ormai realizzata. Le parole di Gesù erano parole di grazia vera perché significavano che Dio, nella sua misericordia, si era chinato sull’umanità immersa nel peccato, per salvarla. Ma poi, dopo il primo attimo di stupore, l’entusiasmo della gente si raffreddò e si fece strada il dubbio: “Non è costui il figlio di Giuseppe?”

Povera gente! Si aspettava un Messia prestigioso, dotato di potenza e di gloria, e invece Gesù era uno del villaggio dove aveva mosso i primi passi ed era cresciuto come falegname, partecipe della vita del villaggio. Non aveva credenziali perché non aveva studiato e non era né sacerdote né scriba. Ecco allora che, uccisa dai pregiudizi, la meraviglia si spense e la chiusura al nuovo della grazia di Dio che si manifestava in Gesù, divenne in tutti come un blocco fatto di sdegno contro Gesù; uno sdegno così grande che volevano ucciderlo gettandolo giù dal ciglio del monte. Ma com’è stupenda la conclusione del passo evangelico: “Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino”.

Ecco a questo punto una nota missionaria molto importante che ci fa vedere come Dio nella sua sapienza e nel suo Amore misericordioso, scrive dritto su righe storte: il rifiuto di Gesù e del suo Vangelo da parte del popolo eletto, diventò per Dio occasione privilegiata per inaugurare la missione universale per la salvezza di tutta l’umanità. Così lo Spirito Santo che aveva parlato attraverso i profeti (vedi la 1a lettura ), costituì Gesù Messia (Unto di Dio). Lo stesso Spirito opera nella Chiesa con i suoi molteplici carismi e doni, ai quali dà unità e valore il più grande di tutti: l’Amore di Dio riversato nei nostri cuori (vedi la 2° lettura).

Torniamo all’incredulità della gente descritta nel passo evangelico. Senz’altro essa ci sorprende. Ma siamo sinceri e ammettiamo che spesso anche noi siamo increduli non in termini astratti, ma nella concretezza della vita. A volte è come se ci difendessimo dal Vangelo di Gesù per non essere disturbati nella nostra tranquillità. Altre volte è come se volessimo un vangelo con meno forza e quindi meno esigente e meno sfidante. A volte vorremmo fare da noi stessi senza mai metterci in discussione e senza fare ciò che Gesù chiede, cioè senza entrare nel senso profondo della vita per vivere da veri figli e figlie di Dio.

Che lo Spirito Santo, per intercessione di Maria, ci dia la sapienza e l’energia di fidarci di Gesù e di affidarci a Lui, e ci dia il coraggio di accogliere il suo Vangelo per viverlo senza riserve.

 

Giovanni Taneburgo
Missionario Comboniano