Padre Vincenzo Percassi

 

Luca si preoccupa di raccogliere con cura le testimonianze molteplici su Gesù per trasmettere a Teofilo un insegnamento “solido”, affidabile. Solido non è tanto l’insegnamento che capisci totalmente, che è verificabile, su cui tutti sono d’accordo. Un insegnamento è affidabile quando è capace di generare comunione perché fa appello ed allo stesso tempo attiva le energie dell’amore. Significativamente Esdra conclude il suo insegnamento dicendo alla folla: portate da mangiare a chi non ne ha preparato. Paolo dal canto suo parla di un corpo che vive una comunione che non è solo umana ma spirituale perché capace di garantire sia l’unità – “anche se l’occhio dicesse di non essere orecchio non smetterebbe di appartenere al corpo” – sia l’unicità di ciascuno: “se tutto fosse occhio dove sarebbe il corpo?” In tal senso è commovente che Luca si preoccupi di compiere il suo lavoro per il solo Teofilo, quasi che ogni singola persona valga quanto tutti messi insieme. Esiste davvero un insegnamento capace di unire le persone generando comunione e allo stesso tempo rispettandone la libertà? La risposta è nel Vangelo di Luca in cui Gesù, chiuso e messo da parte il libro delle scritture propone la sua stessa persona come la realizzazione vivente di ciò che prima era solo scritto. Gesù viene descritto nel Vangelo di Luca come colui che è stato unto dallo Spirito Santo e che inaugura un “oggi” perché con la sua resurrezione egli si fa presente in mezzo a noi come colui che è risorto e che parla a tutti, per tutte le generazioni. La storia diventa insomma un tempo di grazia che non si esaurisce più, in cui Lui è ieri, oggi – questa sera – e sempre colui salva. Non è allora il Vangelo che viene affidato a noi ma noi che siamo ad esso affidati come ad un insegnamento “solido” che può sostenere le nostre vite non grazie a delle regole o ad una filosofia ma grazie ad una presenza. La percezione sempre più chiara, tuttavia, di questa presenza non dipende da ciò che vedi ma dalla qualità dell’ascolto. Ogni promessa evangelica, infatti, comincia a realizzarsi nelle nostre orecchie, cioè nel nostro modo di ascoltare. Tu ascolti, dai fiducia, quindi rischi di prendere una piccola decisione conforme a quello che hai ascoltato e ti accorgi che il Vangelo è solido, cioè attiva nella tua vita dinamiche di comunione laddove c’era individualismo, indifferenza, solitudine e dinamiche di libertà laddove c’erano prigionieri da chiamare a libertà, cuori da consolare, ciechi da illuminare. Ma per ascoltare con fede occorre riconoscersi poveri e bisognosi. È ai poveri che il Vangelo è annunciato.
Quando Esdra finisce di leggere la scrittura il popolo scoppia in pianto misurando tutta la distanza che esiste fra la loro vita e l’insegnamento trasmesso. Ma è proprio allora che Esdra li evangelizza dicendo loro di tornare a casa e far festa perché la Parola ascoltata è affidabile, è cioè una Parola che chiama ad appoggiarsi su di essa e non semplicemente una lista di doveri da assolvere. Chi ascolta questa Parola con il cuore umile dei poveri sperimenta che essa è accompagnata da una forza che ti sostiene nei tuoi piccoli sforzi di viverla nella vita quotidiana; questa forza Esdra la chiama: la gioia del Signore. Noi la chiamiamo resurrezione. La Parola parla alle nostre tristezze, alle nostre paure, ai nostri inutili legami o preoccupazioni, alle nostre stesse ingiustizie per dirci che la nostra debolezza unita alla forza della resurrezione apre sempre vie di uscita, finché ti accorgi di essere sostenuto da una gioia nascosta perché non fai più le cose per essere felice ma perché sei felice.
L’ascolto della Parola di Dio che annuncia la volontà buona di Dio nella mia vita non mi raggiunge necessariamente come l’offerta di uno sconto speciale sulle difficoltà della mia vita. Mi raggiunge come un invito ad affidarmi, ad appoggiare la mia vita su un insegnamento solido che può sostenermi proprio perché non ho altri appoggi, proprio perché se penso alle mie debolezze “mi vien da piangere”. Quando mi appoggio a Dio nella mia debolezza e non nella mia sicurezza, proprio allora faccio esperienza che non sono io a dover fare qualcosa per Dio ma Dio stesso a voler fare qualcosa che va al di là delle mie prigioni, delle mie tristezze, della mia disperazione. Oggi la sua Parola non si limita a comandare, suggerire, giudicare ma si compie nella misura della tua capacità di ascoltare, di dar fiducia, di credere che la tua libertà si realizza nella misura in cui a consegni ad un Altro.