Padre Alessio Geraci

A partire dal cuore ……

Siamo nella seconda domenica del tempo ordinario, e riceviamo l’invito a vivere nella nostra quotidianità la gioia che abbiamo sperimentato nel tempo di Natale per la nascita di Gesù, il “Dio con noi”.

Le letture di questa domenica ci parlano di gioia, in particolare usando l’immagine delle nozze, attraverso la quale, con questa categoria umana, si esprime il nostro rapporto con Dio. Nella prima lettura il profeta Isaia ci presenta con un linguaggio poetico, l’amore nuziale di Dio per il suo popolo. Sarebbe bello se ognuno di noi potesse ascoltare queste parole di Dio che ci consegna il profeta Isaia e sentircele indirizzate personalmente: «sarai chiamata con un nome nuovo, che la bocca del Signore indicherà. Sarai una magnifica corona nella mano del Signore, un diadema regale nella palma del tuo Dio». Lasciamoci allora chiamare per nome dal Signore, lasciamo che Lui pronunci il nostro nome con amore. È come due persone innamorate: quando sentiamo pronunciare il nostro nome dalla persona amata, non è la stessa cosa che sentirlo da altre persone. Così è con Dio. Egli pronuncia il nostro nome in modo unico e speciale, perché ci ama. Non ci vuole tristi o infelici, abbattuti, disorientati, confusi, ma felici, sani, vivi. La nostra felicità è anche la sua felicità. Questo nuovo nome che il Signore pronuncia per noi ci ricorda anche il giorno del nostro battesimo, quando riceviamo ufficialmente nella chiesa, il nome con cui saremo chiamati per tutta la vita.

Il profeta Isaia ci dà un’altra sfumatura di questo rapporto con Dio: «come un giovane sposa una vergine, così ti sposeranno i tuoi figli; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te». Queste parole che Isaia ci consegna diventano davvero importanti: la gioia di un matrimonio, la gioia traboccante che gli sposi condividono, la gioia inebriante che il marito prova per unirsi in matrimonio con sua moglie, è la stessa gioia che Dio prova nello stare insieme a noi. È un Dio amante dell’uomo, un Dio che si diletta in nostra presenza, che apprezza la nostra presenza, che vuole rimanere con noi perché la nostra compagnia, la nostra presenza è fonte di gioia per Lui.
Che curioso: dovrebbe essere quasi il contrario… dovrebbe essere nostra la gioia traboccante di stare con Dio, e invece è Dio che manifesta, che rivela, che esprime che stare con noi gli provoca una gioia profonda. Che bello iniziare questo nuovo anno con questa bellissima certezza!

E noi, in risposta a questa Parola che il Signore ci dona, possiamo con il salmista dire: «Cantate al Signore un canto nuovo, cantate al Signore, uomini di tutta la terra. Cantate al Signore, benedite il suo nome».
Questo canto nuovo che canteremo al Signore è la nostra vita nuova, rinnovata. Se abbiamo ricevuto un nuovo nome, nuovo deve essere anche la nostra vita. E il modo migliore per esprimere questo cambiamento è la conversione. È lasciare da parte tutte le cose che in un modo o nell’altro ci allontanano da Dio, come lo sono i vizi, le dipendenze, i pettegolezzi, le invidie, i pregiudizi, gli inganni, la corruzione, la violenza di genere, la discriminazione, etc. Lasciare andare tutto ciò che ci impedisce di essere felici, e cambiare concretamente il nostro modo di pensare e di vivere, cambiare stile di vita e vivere finalmente come figli di Dio, in modo da benedire davvero il nome di Dio.

Il Vangelo di Giovanni ci presenta questa domenica il racconto delle nozze di Cana. L’evangelista ci dice che c’è era un matrimonio a Cana di Galilea e Maria, la madre di Gesù è stata invitata. Anche Gesù è stato invitato, con i suoi discepoli. Questo ci fa vedere come le cose umane, profondamente umane come il matrimonio e la sua gioia, non siano qualcosa di estraneo a Dio ma al contrario siano il suo spazio naturale.
E in questo matrimonio a Cana di Galilea…venne a mancare il vino. Come può esserci festa senza il vino in un matrimonio? Cosa faranno gli sposi? Urge un intervento da parte di qualcuno per cambiare in tempo questa drammatica situazione.
Maria allora prende l’iniziativa perché ha a cuore la reputazione di chi l’aveva invitata. Maria sa benissimo che se la festa continuerà così senza vino, si parlerà molto male di chi ha organizzato la festa. E Maria non lo vuole. E allora presenta a Gesù questa situazione. Che bello che in quest’episodio evangelico Maria ci venga presentata così come realmente è: colei che presenta a Gesù suo figlio, i nostri bisogni, le nostre richieste, le nostre preoccupazioni. Lei intercede per noi davanti a Gesù.
La risposta di Gesù “spiazza”: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Ma Maria continua a fidarsi ed affidarsi a Lui, così dice ai servi della festa alcune parole che sono anche per noi oggi: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Per noi oggi queste parole di Maria devono essere davvero centrali nella nostra vita…e quello che Gesù ci dice lo dobbiamo fare perché speriamo, crediamo e sappiamo che ci condurrà alla pienezza della vita.
Se Egli ci dice di amarci l’un l’altro, dobbiamo amarci davvero l’un l’altro, perché solo l’amore è la via sicura da percorrere. Se ci dice di perdonarci, dobbiamo davvero perdonarci perché solo il perdono sincero guarisce le ferite. Gesù ne ha dette davvero tante di cose, sul perdono, sul rispetto, sull’inclusione, sull’amore, sul non essere ipocriti: chiediamoci oggi, quante di queste parole di Gesù sono state da noi messe in pratica e quante ci hanno riscaldato il cuore per un attimo ma poi le abbiamo lasciate “raffreddare” e non si sono incarnate nella nostra vita.
E Gesù poi agisce, facendo il primo segno, impedendo così che la festa si rovini, trasformando l’acqua in vino. Solo Gesù può trasformare l’amarezza della nostra acqua nella gioia del vino nuovo. Solo Gesù può riempire il nostro vuoto. Lasciamo allora che prenda la nostra acqua, la nostra vita, e la trasformi in gioia senza fine.
La fede dei discepoli dopo questo segno crebbe perché si era manifestata la gloria di Dio. Chiediamo al Dio della Vita in questa domenica che anche la nostra fede in Lui possa crescere e che la gioia del Signore sia la nostra forza. E che la nostra fede ci conduca sempre più ad essere artigiani di unità e comunione, ricordando le parole che l’apostolo Paolo scrive alla comunità di Corinto e che la liturgia ci offre questa domenica come seconda lettura: «vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti».

Buona domenica!

Con la missione nel cuore
Padre Alessio Geraci