Si è concluso con grande successo il progetto dedicato allo screening delle patologie testa-collo (odontoiatrico, oftalmologico, otorinolaringoiatrico e maxillo-facciale), che ha coinvolto circa 3000 migranti.

Promosso, tra gli altri, dall’Acse, l’Associazione comboniana servizio emigranti e profughi, il progetto Protect si era posto come obiettivo la tutela della salute dei richiedenti e titolari di protezione internazionale in condizione di vulnerabilità mediante un ciclo di 4 visite specialistiche erogate gratuitamente.
Le attività di prevenzione e cura hanno hanno interessato sia pazienti di sesso maschile (68,2%) che di sesso femminile (31,8%) la cui età media è di 31 anni.
Lo Stato più rappresentato è risultato la Nigeria, con 307 migranti visitati, seguito da Bangladesh (227), Pakistan (165), Somalia, Mali, Senegal.

Il dottor Mauro Capocci, odontoiatra che ha coordinato il progetto per l’Acse, spiega che “le persone che hanno avuto accesso a questi servizi si sono sentite accolte, e gesti come questi permettono che il progetto di integrazione possa partire. Queste persone cominciano a intravedere la speranza, lasciando alle spalle un passato di sofferenza per poter costruire un presente e un futuro migliori”.

“Il progetto si è rivelato di fondamentale importanza, continua padre Venanzio Milani, comboniano, presidente dell’Acse, perché se da un lato si evidenziano alti tassi di problematiche del distretto testa-collo tra i migranti e i richiedenti asilo, in modo particolare odontoiatriche, dall’altro il sistema di accoglienza e i servizi territoriali risultano impreparati e inadeguati a rispondere con efficienza a tali esigenze”.

In tutta la Regione Lazio il progetto Protect ha vantato l’adesione di 56 tra centri di accoglienza e associazioni o organizzazioni che si occupano di immigrazione.

La prima edizione di Protect “è stata per noi una magnifica esperienza di vita che ha permesso di confrontarci con realtà che passano spesso sotto traccia fino a diventare invisibili”, ha dichiarato la professoressa Antonella Polimeni, rettrice dell’università La Sapienza e responsabile scientifico del progetto, precisando che i 707 operatori sanitari formati sui temi inerenti l’immigrazione, hanno creato di fatto un punto di riferimento finora impensabile, ed sopratutto un punto di partenza per fare ancora meglio in futuro.