Padre Tonino Falaguasta Nyabenda

 

La seconda Domenica dopo Natale è una Domenica un po’ “ballerina”, perché la sua celebrazione dipende dalla Festa dell’Epifania. In alcuni paesi, come in Italia, si celebra il 6 gennaio, in altri si celebra nella Domenica prima o in quella successiva alla stessa festa del 6 gennaio. Io sono stato 9 anni Missionario in Congo-Kinshasa. In questo paese il presidente Joseph-Désiré Mobutu (1930-1997), in odio alla Chiesa Cattolica, che criticava le sue iniziative dittatoriali, aveva abolito nel 1972 tutte le feste cristiane, che non cadevano di Domenica, eccetto il Natale. Anche oggi in Congo l’Epifania si celebra di Domenica.

Domenica scorsa, 26 Dicembre 2021, abbiamo celebrato la Santa Famiglia di Nazareth, quella di Gesù, Giuseppe e Maria, modello di tutte le famiglie, per santità di vita, amore vicendevole e spirito di servizio. Siamo ancora nel Tempo Natalizio ed è giusto meditare il mistero grandioso della nscita del Figlio di Dio da Maria Vergine. Il testo del Vangelo di oggi è quello stesso della Messa del giorno del 25 Dicembre (Giovanni 1, 1-18). Questo testo si può paragonare all’ouverture di una “sinfonia”. In esso infatti troviamo tutti i temi che poi saranno sviluppati in seguito. E’ un inno, un componimento poetico, che ci eleva, come un volo d’aquila (animale simbolo dell’evangelista Giovanni), verso altezze vertiginose. In questo luogo elevatissimo (= Dio Padre) noi scopriamo il nostro posto. Cioè è nella Parola sempre rivolta al Padre da Gesù che noi troviamo il nostro posto, la nostra patria. Infatti la “vita beata” (o Paradiso) consiste nella comunione con il Dio-Trinità. Gesù, Figlio Unigenito di Dio e Figlio di Maria di Nazareth, è l’unico abilitato a parlarci di Dio, a a spiegarcelo, perché è diventato carne (Giovanni 1, 14), è cioè umano come noi. I discepoli lo hanno visto con i loro occhi, hanno mangiato con lui (1 Giovanni 1, 1). Coloro che lo hanno incontrato in Palestina, lo hanno raccontato a noi, perché anche noi potessimo partecipare alla loro esperienza. Noi pure oggi, come i discepoli al tempo di Gesù, possiamo vedere e toccare il Signore, ascoltando la Parola dei discepoli-testimoni. Questa Parola è il Vangelo che noi abbiamo tra le mani. Possiamo “toccare il Cristo” anche ricevendo i Sacramenti, soprattutto l’Eucaristia.

Ogni celebrazione liturgica (particolarmente quella eucaristica) è una festa, un incontro gioioso con Gesù che ci porta nell’immensità di Dio.

San Daniele Comboni (1831-1881) era un mistico, anche se sempre in movimento per i suoi viaggi apostolici. E lo insegnava pure ai suoi Missionari, che lo aiutavano nella fondazione della Chiesa nell’Africa Centrale. Nel Regolamento per i Missionari del 15 marzo 1869, così scriveva dal Cairo (Egitto): “La pietà è il pane quotidiano dei nostri Missionari, riconoscendosi troppo necessaria per mantenere il fervore della vocazione in questi paesi, dove è purtroppo facile dimenticarsi di Dio e dei propri doveri religiosi”.

P. Tonino Falaguasta Nyabenda