Padre Giovanni Taneburgo

 

Ho sentito il bisogno di intitolare questa omelia, ‘Natale del Signore’. ‘Del Signore’ perché? Perché a quanto si legge, si ascolta e si osserva, sono moltissime le persone che celebreranno Natale, che è il Compleanno di Gesù, senza il Festeggiato. Direi che festeggeranno una realtà senza il dono stupendo della salvezza. Dono offerto da Dio all’umanità più di venti secoli fa e rinnovato nella liturgia della Chiesa anno dopo anno.

Ed ecco che nonostante il clima ostile ad ogni nota religiosa che c’è nel mondo, Cristo Gesù, ci dice: “Sono qui per voi, per dare me stesso come dono di vita, di serenità, di gioia e quindi di salvezza. Quando nacqui più di 2000 anni fa, non nacqui in un alloggio comune e dignitoso perché in nessun albergo c’era posto per me, per Maria e per Giuseppe. Il posto privilegiato dove desidero nascere quest’anno è il cuore di ciascuno di voi. Se pensate che è come una stanza spoglia, non preoccupatevi, la riempierò io di luce, di intimità, di speranza. Basta che voi mi accogliate. Volete accogliermi?”

Cari amici e amiche che mi ascoltate, ho pregato e prego che alla domanda di Gesù, tutti abbiamo a dire un SI’ ricco di passione per la vita, vita nostra e vita del mondo. Cosa dobbiamo fare? Dobbiamo abbandonare l’oscurità delle false sicurezze e dobbiamo abbandonare tutto ciò che crea ostacoli nel nostro cammino verso Cristo Gesù Salvatore. Dobbiamo spegnere tutte quelle luci che ci abbagliano come le luci del comodo, le luci del piacere ad ogni costo, la luce dell’indifferenza e lasciarci illuminare dal “Sole che sorge dall’alto per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte” (Luca 1,78-79).

Gesù, Figlio di Dio, che nacque nella fragilità e nella povertà, ma avvolto nell’amore della Madonna e di San Giuseppe ci chiede e ci dona la grazia di non avere paura delle nostre fragilità; ci chiede di accogliere l’amore che ci viene donato per poi condividerlo con tutti con spirito missionario. Lasciamo che Gesù abiti in noi perché abbia a trasformare tutta la nostra vita in un inno di lode. Ho letto da qualche parte che ‘la grandezza di una persona dipende dalla realtà che lo abita. Vera grandezza è essere abitati da Dio’. E abitati da Lui, aiutiamolo a incarnarsi nelle nostre famiglie, nelle nostre città, nei nostri paesi e ovunque. E’ questa la missione che il Natale ci affida: coltivare, custodire e seminare cose buone fatte d’amore, di giustizia e di pace e di perdono.

Ho usato l’espressione ‘aiutiamo Dio’. E’ una delle stupende espressioni di Etty Hillesum che, pensate, scoprì Dio nel campo di concentramento in cui poi morì. Nei suoi scritti leggiamo che tocca anche a noi, ridestandoci ogni giorno, aiutare Dio, perché non venga distrutto, ma si salvi, un pezzo di lui in noi stessi e nel mondo. Leggiamo: “Mio Dio, sono tempi tanto angosciosi. Cercherò di aiutarti perché tu non venga distrutto dentro di me. E forse possiamo anche contribuire a disseppelliti dai cuori di altri uomini. Tocca a noi aiutare te, difendere fino all’ultimo la tua casa in noi”. Tutto ciò è missione natalizia! Altrimenti, che Natale è?

Ci aiuti oggi a celebrare il Natale la meditazione sulla Parola che ci è stata data come grande dono:

  • Dio ha parlato per mezzo del Figlio”.
  • Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.
  • Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”.

Vi auguro un Santo Natale ricco di fede, di serenità, di gioia e di spirito missionario.

Giovanni Taneburgo
Missionario Comboniano