P. Dario Bossi ci scrive da Piquiá nel Maranhão.

Oltre al presepe, in Brasile molte famiglie preparano piccoli “altari” dentro di casa, con i simboli religiosi per loro più forti e carichi di speranza.
In una delle case, l’immagine indigena della Madre di Guadalupe era posta in una piccola canoa. Molto significativo, in questi tempi duri di “travessia, attraversamento della tempesta in cui il nostro paese si trova da più di due anni.

All’inizio della pandemia, Papa Francesco ha attraversato, camminando da solo sotto la pioggia, la piazza vuota di San Pietro: ha condensato in un simbolo la situazione di molti popoli e famiglie fragili, in un cammino insicuro e al buio, che ci fa affannare.

Qui in Brasile, come sapete, la tempesta è molteplice: una crisi sanitaria con gravi responsabilità del Governo, una crisi economica di nuovo a livelli di emergenza (19 milioni di persone soffrendo la fame, 72% della popolazione del Nordest in insicurezza alimentare), la crisi della democrazia, con il potere di estrema destra che contamina una società sempre più razzista, violenta e armata, e la crisi ambientale, con la natura soffocata e i popoli originari in grave pericolo.

Eppure, quanta energia si sente nella resistenza della gente! Ve la racconto brevemente nei passi delle mie domeniche di Avvento.
La prima settimana ho potuto celebrarla insieme alla “mia” comunità di Piquiá, in Maranhão, dove ho vissuto per dieci anni. Come ricordate, è una comunità che resiste, che continua a denunciare la violenza dell’inquinamento e la distruzione delle imprese minerarie e siderurgiche che le rubano dignità, goccia a goccia. Da tempo, una delle rivendicazioni è la ricostruzione del quartiere in una regione non inquinata. Il cantiere sta andando avanti, con molte sfide e un enorme quantità di lavoro.

Proprio nei giorni in cui ero là, si è conclusa la copertura del tetto dell’ultima delle 312 case in costruzione. Un simbolo potente, per l’Avvento della nostra gente, che ha molto bisogno di toccare con mano segni concreti di speranza, costruita collettivamente!
Abbiamo celebrato l’Eucaristia nella chiesetta povera di Piquiá de Baixo, consegnando a ciascuno un seme di moringa, una delle piante più ricche di elementi nutritivi. Con il seme in mano, ciascuno ha condiviso la sua speranza e si è impegnato a piantarlo, averne cura, portare il primo germe attorno al piccolo presepio della chiesa nella notte di Natale e poi riprenderlo per trapiantarlo nel luogo che più ama (il cortile di casa o il nuovo quartiere in costruzione, per esempio). 

Subito dopo sono partito per un’altra regione del Maranhão, per partecipare alla riunione delle Pastorali Sociali: la pastorale della terra, quella indigena, la pastorale carceraria, quella degli ammalati di AIDS, quella della salute o dei diritti dei bambini e degli adolescenti…
È stato un fine settimana intensissimo, ascoltando la situazione della gente e di una fetta di Chiesa profondamente attenta alla vita, soprattutto dei più poveri, tra di essi “nostra sorella madre Terra”. Sono momenti in cui si sente nella carne la Chiesa viva del Sinodo dell’Amazzonia, che continua – pur meno visibile – a tessere la speranza dei piccoli alla luce della fraternità universale e cosmica che ci insegna Papa Francesco.

La terza domenica di Avvento l’ho passata… in isolamento! Immergersi tra la gente ha le sue conseguenze, tra cui può esserci pure il Covid. Grazie a Dio e alla ricerca scientifica, il vaccino ha aiutato molto e i sintomi sono stati leggeri. Tempo per moltiplicare i contatti online, perché nel frattempo stiamo organizzando il Forum Sociale Panamazzonico, in cui la nostra rete REPAM si apre all’incontro con i movimenti popolari di questo immenso bioma, come il Papa ci chiede di fare, Chiesa in uscita, costruttrice di ponti!

La tempesta continua forte, in Brasile. Ma ci piace sentire, nella barca, la presenza della Madre di Guadalupe, nell’attraversamento insicuro e carico di attesa dell’Avvento, un po’ come dev’essere stato il suo cammino ansioso e assetato di speranza verso la casa di Elisabetta.
Proprio in novembre si è realizzata in Messico l’ultima tappa dell’Assemblea Ecclesiale di America Latina e Caribe, consacrata alla Guadalupana, protettrice del continente. Non più solo l’alta gerarchia istituzionale, ma i rappresentanti di tutta la Chiesa (20% vescovi, 20% presbiteri, 20% religiosi-e e 40% laici e laiche!), in ascolto della realtà e della Parola che la illumina. Segni di speranza per una Chiesa che si rinnova e cammina a larghi passi verso il Sinodo mondiale. Smontando privilegi, restituendo spazi di decisione alle donne, ripartendo dai piccoli e dalle periferie.

Santa Maria del Cammino, madre indigena dei nostri popoli, non lasciarci soli in questa travessia!

P. Dario