Padre Vincenzo Percassi

 

La gente si interrogava se Giovanni il battista fosse il Messia, se cioè si avvicinasse il compimento delle loro aspettative. La risposta di Giovanni lascia la folla nell’attesa. In effetti il modo con cui Gesù si fa presente nella nostra vita non compie semplicemente le nostre aspettative ma le supera. Questo sottrarsi di Dio alle nostre previsioni o calcoli non è finalizzato a gettarci nell’incertezza ma piuttosto a custodire – come dice Paolo – i nostri pensieri ed il nostro cuore nella pace: tutto ciò che può accadere sarà sempre indirizzato ad un bene. Le singole circostanze possono sembrare contraddittorie e perfino suggerire un’evoluzione negativa delle cose ma il compimento non può che essere una grande ed inaspettata vittoria. L’uomo naturale è spontaneamente portato a “prevedere” – dall’andamento dell’epidemia agli indici di mercato in borsa. La speranza cristiana pur non disprezzando una qualsiasi previsione non la considera conclusiva. L’avvento suggerisce al nostro cuore pacificato che anche la previsione più rosea non sazierebbe la nostra attesa di salvezza e che, d’altra parte, questa resterebbe tale anche se ogni previsione fosse negativa. Questo atteggiamento affermativo nei confronti del tempo e della realtà, anche la più tragica, dipende da un fatto molto semplice: il Signore è vicino. Il Signore non è distante, impercettibile, fuori dalla realtà e dal mio oggi. Egli è vicino. Vicino a me nel mio quotidiano. Per questo riserviamo una domenica per rifocalizzarci su questa dimensione centrale del vivere cristiano: la gioia. Non una gioia occasionale motivata dalle circostanze ma una gioia di sottofondo che sostiene il nostro cuore e ci dà forza. Altrimenti come potrebbe san Paolo dire: rallegratevi sempre. Anzi lo ripete due volte perché la nostra prima reazione a questo invito è spesso proprio l’esitazione: come si può gioire sempre? Eppure, è proprio questo il cuore del Vangelo: Dio ci vuole felici. Non semplicemente soddisfatti ma stupiti, sorpresi dalla gioia. Certo non mancano nelle circostanze della vita cose che ci rattristano. Sofonia descrive tre fonti di tristezza che travolgono prima o poi un po’ tutti: il sentimento di colpa per il male che facciano, l’umiliazione per una qualsiasi sconfitta o fallimento e la sofferenza per il male che subiamo.
Di fronte a tali realtà Dio, attraverso il profeta, proclama insistentemente: rallegrati, esulta, danza di gioia perché non c’è condanna, sconfitta o male che possa oscurare la mia salvezza.” Anzi è come se dicesse: “c’è una sola cosa che mi rende veramente felice: la tua salvezza. E io non rinuncerò mai alla mia gioia per te e con te. Mia gioia sarà quella di aiutarti, di esserti vicino in queste situazioni per aprire un cammino di salvezza che va al di là di ogni tua aspettativa.” Quando allora mi trovo a fronteggiare una qualsiasi tristezza devo fare memoria del fatto che nella realtà che vivo non ci sono solo io e le mie possibilità ma vi è anche l’opera di Dio: Il Signore è vicino. Ed egli è forte di una forza la cui caratteristica fondamentale è proprio la gioia. Quando gioisci interiormente, nel Signore e non semplicemente nelle circostanze, stai facendo esperienza che egli è vicino. Allora la sua forza diventa la tua forza: non lasciarti cadere le braccia, dice Dio ad Israele.
Questo suggerisce che la risposta piena di speranza attiva delle folle nel Vangelo – e noi cosa dobbiamo fare nonostante le nostre debolezze e incongruenze? – è sostenuta dalla gioia e non dal timore. Tutti sentiamo di poter fare qualcosa quando accogliamo la gioia di essere salvati. Non si tratta di cominciare da cose straordinarie o di risolvere tutto in un colpo. I pubblicani e i soldati non devono cambiare mestiere o farsi monaci, ma evitare ingiustizie e rinunciare ai soprusi. Tutti possono trovare qualcosa da condividere con gli altri passando dalla logica dell’accumulo a quella della condivisione. In effetti la prima sorgente della gioia si trova proprio nel dono. C’è più gioia nel dare che nel ricevere. L’importante è capire che la conversione comincia dell’accettazione della realtà e da una piccola azione concreta. Ci sono tante cose difficili che non riesco a fare perché sono debole. Ce ne sara’ almeno una facile che posso fare.
Tutti possiamo correggere qualcosa di cio’ che il Battista condanna: l’egoismo, l’avidità e l’aggressività. In ogni caso non “normalizzare” mai la tua debolezza. Non dire mai “è una piccolezza”, così fan tutti, tanto non cambio… Questo sarebbe come voler tenere grano e pula mischiati sulla tua aia. Comincia a fare quello che puoi e prega per quello che non puoi poiché Colui che viene è forte e non debole. Viene con fuoco e non solo con acqua.