Padre Vincenzo Percassi

 

Nelle letture di questa domenica abbiamo due quadri contrapposti. Da un lato vi è la visione di Daniele in cui un figlio di uomo è portato sulle nubi e presentato davanti a Dio descritto come un vegliardo. Dall’altro lato vi è la scena di Gesù condotto davanti a Pilato per un giudizio. I due quadri benché contrapposti non descrivono necessariamente due situazioni temporalmente diverse ma vanno visti piuttosto come un invito a riconoscere due livelli di lettura della stessa realtà. In tal senso l’umiliazione di Gesù davanti a Pilato ed al mondo contiene già, per chi ha lo sguardo della fede, anche se ad un livello più profondo e nascosto rispetto alle apparenze esterne, un’esaltazione della sua regalità davanti a Dio. Per questo Daniele chiama la sua visione una “visione nel buio” che vede cioè quello che altrimenti non sarebbe comprensibile al solo sguardo umano. E per questo Gesù può tranquillamente replicare a Pilato che, nonostante le apparenze, egli non ha alcun potere su di lui.

È un Vangelo bellissimo: la storia, anche la tua storia, non è semplicemente quello che accade per volontà di questo potere o dell’altro. La storia è il luogo in cui si realizza la volontà di Dio e di questo Gesù ne dà testimonianza. È venuto nel mondo – è entrato in questo cosmo – per questa semplice ragione: per dare testimonianza che esiste una volontà di Dio e che questa volontà è in nostro favore. Noi possiamo giudicare – come Pilato giudicava Gesù – la volontà di Dio, discutere che cosa e bene e che cosa è male, su cosa sono d’accordo e su cosa non sono d’accordo, su ciò di cui ho voglia e su ciò di cui non ho voglia. Ebbene questa volontà che è dentro il mondo e dentro la mia storia non si oppone e non si impone. Interpella la nostra libertà con una mitezza ed una umiltà incredibili.

Nel pretorio – nel tribunale della storia – tu vedi Gesù Cristo la cui vera identità è quella della visione di Daniele, davanti ad un uomo e quindi davanti a te: Gesù sta davanti a te un re che ama la tua libertà più che la propria. E al momento del giudizio questo re che è accusato nel tribunale della storia, quando la storia e ciascuno di noi saremo giudicati, Egli non si ergerà come accusatore ma come un testimone fedele, cioè sempre a nostro favore, se lo vogliamo: ci ama -legge l’apocalisse – e ci libera dai nostri peccati. Il linguaggio è appunto forense: egli “ci scioglie” dai nostri peccati e dall’accusa che essi implicano. E sarà testimone fedele a favore di tutti – conclude l’apocalisse- : volgeranno lo sguardo a Lui … anche coloro che lo hanno trafitto. È per questo che solo Gesù è re, cioè uno che può chiederti di affidargli la tua libertà … te lo sta chiedendo qui ed ora. Che tu possa affidargli la tua vita in obbedienza umile alla verità che parla nel tuo cuore sapendo che “egli regna sulla tua vita e su tutto ciò che ti fa soffrire”(Costanza Miriano).

Egli è l’alfa e l’omega della storia e della mia storia. Ciò non vuol dire che è già tutto scritto. Gesù non è tutto l’alfabeto della storia ma l’alfa e l’omega. Sta a me scrivere insieme a Lui questa storia ma posso essere sicuro fin da ora che il suo principio e la sua fine sono buoni; posso essere sicuro che “sono stato fatto bene” e che “finirò bene”. Potrò sbagliare ma non fallire alla fine. La sola cosa necessaria per fare esperienza di questo suo regnare nella storia del mondo e nella mia vita è di sceglierlo come re, cioè come l’unico – perché non si possono avere due re nella vita – a cui affidare il mio cuore e quindi la mia libertà. Se ascolti Lui perché hai lasciato posto nel tuo cuore alla sua Parola ed alla sua grazia imparerai a parlare da te stesso e ad essere te stesso. Altrimenti dirai quello che dicono gli altri, come Pilato, e rischi di vivere una vita da fotocopia. Del resto, se non ascolti Cristo chi ascolti? Gli amici? Il tuo ragazzo? La pubblicità? I libri di scienza? L’oroscopo? Noi non possediamo la nostra libertà e per questo abbiamo bisogno di affidarla ad un Re. Tu credi di essere libero? Esamina cosa fai con la verità che abita nel tuo cuore cioè se sai essere sincero sempre. Se sai preferire la verità al proprio interesse. Se sei capace di preferire la verità alle apparenze anche quando questo ti umilia e la vergogna ti blocca. Se sei capace di restare fedele alla tua parola anche quando le circostanze cambiano e rischi di perderci? Certo c’è la libertà trasgressiva dei Maneskin. Ma è una libertà svincolata dall’amore e quindi succube di ogni istinto e ogni forma di aggressività.
Per ricondurci a sé il Dio di verità non ci ha dato un altro comandamento ma un Re che ci ama.
È l’unica vera autorità che fluisce dall’amore e quella che ti libera e ti valorizza.