Padre Giovanni Taneburgo

Ecco l’immagine che, nella sua semplicità, mia mamma usava per commentare il passo evangelico di oggi: L’amore è come il mozzo di una ruota di bicicletta, il cerchio rappresenta la vita e la fede e i raggi rappresentano l’amore che si diffonde per dare significato e anima a tutta la vita e alla fede stessa. Questo incontro di realtà stupende dona felicità e fa sentire alla persona che ad esse si apre, il bisogno di rendere felici proprio tutti. Come è bello coniugare amore e felicità insieme, mentre si apre il cuore a Dio e al prossimo, cioè a tutti!

E com’è importante ciò che abbiamo nella prima lettura di oggi: Dio che, con tenerezza, chiede a Israele di amarlo perché Egli lo ama, e dice con forza: “Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze”. Così Dio fa capire che Egli non accetta mezze misure. Siccome Egli ama donando tutto, noi dobbiamo amare donando tutto, con la volontà, con l’intelligenza e con tutte le energie che abbiamo. Dopo aver detto ciò, Dio fa una cosa stupenda. Dice a Israele che non chiede amore per motivi egoistici, per suo tornaconto. No, Egli chiede amore perché chi lo ama sia felice, abbia prosperità e pienezza di vita, e abbia l’energia e la sapienza di amare ciò che Dio ama: la vita con tutto ciò che contiene: la bellezza, la bontà, la tenerezza, il coraggio del sacrificio. Così amare diventa un comando dato da Dio.

Nel passo evangelico Gesù continua: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”. Come? Desiderando per il prossimo ciò che la persona desidera per sé: gioia, dignità, amicizia, giustizia, libertà e tutto ciò che è buono e bello. E naturalmente, adoperandosi perché tutto ciò che si desidera diventi bene di tutti e per tutti. A questo punto chiederei a ogni persona che mi legge o che mi ascolta di fare un piccolo esame di coscienza che propongo spesso nei miei incontri di preghiera e di riflessione con gruppi o persone singole. Un esame di coscienza piccolo ma molto importante: Mi è stato chiesto di amare il mio prossimo come stesso/a. Ma io amo me stesso/a? Prendo cura della mia persona, della mia salute, del mio benessere, della mia crescita a tutti i livelli? Soltanto se amo me stesso/a, ho la possibilità di amare il mio prossimo altrimenti il mio amore è senza contenuto.

L’Orazione-Colletta della Messa di oggi ci fa pregare così: “O Padre, tu sei l’unico Signore e non c’è altro dio all’infuori di te: donaci la grazia dell’ascolto perché i cuori, i sensi e le menti si aprano al comandamento dell’amore”. Ciò ci fa capire che osservare il comandamento dell’amore descritto sopra con le nostre sole forze umane non è possibile. Ecco allora che ogni volta che meditiamo sul comandamento dell’amore e su tutto ciò che esso implica, è importante per noi ricordare che nel cammino di vita non siamo mai soli. Gesù, sommo sacerdote, cammina con noi e intercede a nostro favore (II lettura) perché abbiamo ad avere l’energia dello Spirito per amare addirittura come Egli ha amato e ama.

Concludo citando fr. Antoine-Emmanuel del Monastero di Gerusalemme, a Firenze: “Quando vogliamo verificare se il nostro essere cristiani è secondo il Vangelo dobbiamo guardare al Crocifisso e alle due dimensioni della Croce: quella verticale orientata a Dio, e quella orizzontale che abbraccia il prossimo in un unico amore”.

Giovanni Taneburgo
Missionario Comboniano