Padre Alessio Geraci

A partire dal cuore ……

 

La liturgia di questa trentunesima domenica del tempo ordinario ci aiuta a comprendere sempre più che crediamo in un Dio che si relaziona con noi, che parla con noi, che dialoga con noi. Non è quindi un Dio muto, insensibile, indifferente, un Dio che non vuole entrare in contatto con noi. Tutto il contrario.

Lo vediamo nella prima lettura, nel frammento del libro del Deuteronomio che ci offre la liturgia questa domenica. La parola chiave è ascolta. Mosè dice al popolo di Israele che dovranno osservare le leggi e i comandi che il Signore Dio ha dato. E tutto questa ha una finalità precisa: «così si prolunghino i tuoi giorni».

É quindi per il bene, per la vita, che bisogna osservare i comandamenti. Ascoltare ciò che dice il Signore e soprattutto metterlo in pratica. Perché ciò che vuole il Signore è che viviamo e che viviamo bene, che viviamo felici e sereni. Ed è solo percorrendo i sentieri tracciati dai comandamenti che potremo arrivare alla felicità piena, la felicità che non si scioglie come neve al sole, che non è un’effimera chimera ma è reale e duratura. Ma c’è un’altra cosa importante che il popolo di Israele dovrà ascoltare, e si relaziona con quello che dicevamo prima: il Signore nostro Dio è solamente uno. È importante allora sottolineare come già nell’Antico Testamento, nell’ultimo libro del Pentateuco, si faccia riferimento, indiretto in questo caso, all’idolatria. Che è proprio il riporre fiducia, speranza e fede in altre cose ma non in Dio. E il popolo di Israele non solo dovrà ascoltare che il Signore è uno solo, che non ve n’è un altro, ma anche che dovrà amare il Signore Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.

Questa prima lettura si chiude con una frase molto importante: «Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore». Però se guardiamo la storia, non sempre queste parole sono stare fissate nella memoria e nel cuore del popolo di Israele, visti gli svariati episodi di idolatria che la Sacra Scrittura ci narra.

C’è un solo Dio, solo a Lui bisogna rendere culto, solo Lui bisogna adorare, solo Lui bisogna amare con tutto il nostro essere. Perché solo Lui è il Dio creatore, il Dio salvatore, il Dio delle sorprese che non si stanca mai di sorprenderci, il Dio che viene continuamente incontro a noi perché è il Dio che sempre ci aspetta e perdona le nostre infedeltà e idolatrie.

La relazione con Dio è a due: Lui e noi. Ma molte volte ecco sorgere il “terzo incomodo”: l’idolo. Lo possiamo chiamare oggigiorno con diversi nomi: il denaro, il facile successo, il piacere, il potere, il gioco, etc. E quando questi idoli occupano nel nostro cuore il posto che spetta e corrisponde a Dio, cioè il primo, ecco….stiamo andando in direzione opposta e contraria a quanto ascoltato nella prima lettura: «amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze».

Per amare veramente a Dio abbiamo bisogno di un cuore “indiviso”, ma molte volte, purtroppo il nostro cuore è diviso e così spesso il giorno del Signore per esempio, diventa il giorno di tutto, meno che del Signore.

Amerai il Signore nostro Dio sopra ogni cosa: lo riprenderà Gesù nel Vangelo che ci offre la liturgia questa domenica, rispondendo a uno scriba.

Siamo nel capitolo 12 del Vangelo di Marco e a Gesù si avvicina uno scriba, una persona che aveva studiato la Legge, un “professore di teologia” potremmo dire oggi.

Questo scriba si avvicina a Gesù e gli fa una sola domanda: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».

Nella sua risposta, Gesù riprende ciò che abbiamo visto nella prima lettura (amerai il Signore tuo Dio…….), ma a questo aggiunge un qualcosa in più che ci spinge a fermarci un attimo e a riflettere sulla nostra vita: Il secondo è questo: «Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questi».

Amare Dio e amare il prossimo, in realtà sono due lati della stessa medaglia e non si possono mai separare. Non possiamo infatti dire di amare Dio se non amiamo il nostro prossimo. Ma attenzione: non possiamo dire di amare il nostro prossimo se non partiamo dall’amore verso noi stessi, come prima cosa, perché Gesù dice: come te stesso.

E allora la domanda, specialmente in questo tempo di pandemia è: ti ami? Ti prendi cura di te stesso? Ti valorizzi e ti rispetti? E ami tutte le altre persone senza escludere nessuno dal tuo amore? Rispetti tutti quanti? Ti prendi cura di tutti?

Amare il prossimo come noi stessi è rispettare e vivere, mettendolo in pratica, ciò che da sempre ci dice Dio: perché amare Dio suppone e implica amare gli altri. Tutti gli altri, non solo quelli che ci stanno simpatici, o quelli che condividono la nostra stessa fede, o quelli che chiamano Dio come lo chiamiamo noi, o quelli che ci amano, rispettano, fanno del bene. L’amore di Dio non è mai escludente ma sempre includente perché il nostro Dio include tutti ma proprio tutti nel suo amore e quindi anche noi dobbiamo necessariamente agire nella stessa maniera.

Questa domenica allora possiamo chiederci, con la solita sincerità di sempre, come amiamo Dio; con tutto il nostro essere? O ci sono altre cose che amiamo più di Lui, che mettiamo al primo posto? E la relazione con i nostri simili….ci sentiamo tutti membri di una sola grande famiglia, la famiglia umana? O amiamo solamente ai “nostri” e gli altri, vengono esclusi dal nostro amore?

Questa domenica vogliamo rispondere a questa Parola che Dio ci ha donato, con una affermazione molto bella e “forte” che nasce da un cuore che sa ringraziare Dio. A proporcela è il salmo di questa domenica: «Ti amo, Signore, mia forza, Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore. Mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio; mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo». E davvero, è ciò che sperimentiamo quotidianamente: il nostro Dio è il nostro rifugio sicuro.

Allora, la risposta a quest’amore unico e speciale di Dio per noi sarà….amare tutti i nostri simili, che per noi sono e saranno….fratelli e sorelle tutti, a maggior ragione in questo tempo di pandemia.

Buona domenica!

Con la missione nel cuore
Padre Alessio Geraci, mccj