Padre Romeo Ballan

La fede riscalda il cuore e illumina i passi del discepolo

Giornata Missionaria Mondiale
XXX Domenica del T. O.
Anno B – 24.10.2021

Geremia 31,7-9
Salmo 125
Ebrei 5,1-6
Marco 10,46-52

Riflessioni

Gerico: città nella valle del fiume Giordano, a 10 km a nord del Mar Morto, città dal clima mite, al di sotto del livello del mare (- 300m), “città delle palme” (Dt 34,3); è considerata la prima città murata della storia (8000 a.C.), le sue mura crollarono in modo spettacolare davanti al popolo di Israele (Gios 6). Una città ben conosciuta da Gesù. Nei pressi di Gerico, Egli fu battezzato e visse i 40 giorni di digiuno e tentazioni; parlò della strada che scende da Gerusalemme a Gerico (la strada del Buon Samaritano); qui s’incontrò con il pubblicano Zaccheo e, prima di salire a Gerusalemme, compì il miracolo per il cieco Bartimeo (Vangelo), in un contesto significativo.

La guarigione di Bartimeo, il cieco di Gerico, segna un punto di arrivo e una nuova partenza, nel contesto del Vangelo di Marco. È l’ultimo miracolo di guarigione operato da Gesù, a conclusione di una serie di insegnamenti morali; ed è il punto di partenza verso Gerusalemme, dove Egli vivrà gli avvenimenti della sua ultima settimana terrena, la Settimana Santa, dall’ingresso trionfale in città fino alla passione e alla risurrezione.

Gesù ha dato importanti insegnamenti morali, che, se messi in pratica, rinnovano le persone dal di dentro, con un cambio di mentalità e di comportamenti (metanoia). Le esigenze morali poste da Gesù (vedi i brani del Vangelo di Marco nelle domeniche precedenti) operano la conversione del cuore, dando come risultato la libertà interiore della persona. Più che di rinuncia, è più giusto dire che quegli insegnamenti sono un dono di liberazione-purificazione del cuore, per scoprire e seguire Gesù, il vero tesoro. Si tratta, quindi, di libertà dall’egoismo (rinnegare se stesso, prendere la croce: 8,32-38); libertà negli affetti (unità e indissolubilità del matrimonio, amore e rispetto per i bambini: 10,2-16); libertà di fronte alle ricchezze (pericolo delle ricchezze: 10,17-31); libertà dal potere (autorità come servizio: 10,35-45), altri.

In ciascuno di questi ambiti il discepolo vive la tensione permanente fra la mentalità mondana dominante e il richiamo di Gesù. Spesso la tensione diventa scontro e conflitto fra l’oscurità del male e la luce del Vangelo. A questo punto, prima della salita di Gesù verso Gerusalemme, Marco colloca, emblematicamente, la guarigione del cieco di Gerico (Vangelo), che egli narra come un fatto miracoloso e allo stesso tempo ricco di simbologia.

Il cieco “sedeva lungo la strada a mendicare” (v. 46): era immobile, mendicante, quindi dipendente dagli altri. All’avvicinarsi di Gesù, la sua vita cambia: gli grida per due volte la sua situazione implorando pietà (v. 47-48). Si imbatte con il gruppo dei discepoli, che in un primo momento gli sono di intralcio e lo ostacolano, ma poi lo incoraggiano ad andare verso Gesù che lo sta chiamando (v. 49). Il cieco getta via il mantello – simbolo della sua sicurezza fino a quel momento – balza in piedi, parla con Gesù, riceve da Lui la fede e la vista, e comincia a seguirlo “lungo la strada” (v. 52). L’incontro con Gesù trasforma la vita di Bartimeo, che diventa discepolo. Anche per ciascuno di noi, il discepolato è nato dal nostro incontro con Cristo. Il cammino che sale verso Gerusalemme è arduo, soprattutto per gli avvenimenti che attendono Gesù in quella Settimana; ma il discepolo, ormai illuminato, sa che il Maestro lo precede e lo attira dietro a sé, sulla via dell’umiltà e del servizio, con amore e libertà interiore.

Bartimeo è l’immagine del discepolo, che finalmente apre gli occhi alla luce del Maestro e si decide a seguirlo lungo la via. La chiamata di Gesù non giunge direttamente al cieco, c’è qualcuno incaricato di trasmetterla. Questi mediatori rappresentano gli autentici seguaci di Cristo, sensibili al grido di chi cerca la luce. Sono coloro che dedicano gran parte del proprio tempo all’ascolto dei problemi dei fratelli in difficoltà, coloro che hanno sempre parole di incoraggiamento, che indicano ai ciechi il cammino che conduce al Maestro” (F. Armellini). Questa è la responsabilità missionaria della comunità dei credenti: trasformati dall’amore di Dio, è loro compito evitare ogni intralcio e facilitare il cammino, con la testimonianza e la parola, per quanti cercano la luce e la verità di Gesù. (*)

In questa ricerca del Signore, il Battesimo è un punto di arrivo, ma è, al tempo stesso, la base dell’impegno missionario di ogni cristiano: il cieco, ormai illuminato, è affascinato da Cristo e testimonia davanti a tutti la gioia di seguirne le orme. L’impegno missionario di ogni battezzato non ha confini: è rivolto alle realtà vicine e arriva, con la preghiera e la solidarietà, fino ai confini del mondo.

 

Parola del Papa

(*) «Il tema della Giornata Missionaria Mondiale di quest’anno, “Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato” (Atti 4,20), è un invito a ciascuno di noi a “farci carico” e a far conoscere ciò che portiamo nel cuore. Questa missione è ed è sempre stata l’identità della Chiesa: “essa esiste per evangelizzare” (Evangelii Nuntiandi 14)… Anche i più deboli, limitati e feriti possono essere missionari a modo loro, perché bisogna sempre permettere che il bene venga comunicato, anche se coesiste con molte fragilità… Contemplare la testimonianza dei missionari ci sprona a essere coraggiosi e a pregare con insistenza “il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe” (Lc 10,2); infatti siamo consapevoli che la vocazione alla missione non è una cosa del passato o un ricordo romantico di altri tempi. Oggi, Gesù ha bisogno di cuori che siano capaci di vivere la vocazione come una vera storia d’amore… La misericordia che ci è stata usata… ci permette di creare una comunità di appartenenza e di solidarietà, alla quale destinare tempo, impegno e beni».

Papa Francesco
Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale, 2021

 

Sui passi dei Missionari

24 Domenica della Giornata missionaria mondiale, con il messaggio del Papa per il 2021:

«Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (Atti 4,20).

24 S. Antonio Maria Claret (1807-1870), spagnolo, predicatore di missioni al popolo in Catalogna e Canarie (1840-1850), poi arcivescovo di Santiago di Cuba. Nel 1849 fondò i Figli del Cuore di Maria (Cmf), conosciuti poi come Clarettiani, e le Religiose di Maria Immacolata nel 1855. Partecipò al Concilio Vaticano I (1869-1870). Morì in esilio in Francia.

  • S. Luigi Guanella (1842-1915), sacerdote italiano, ardente nella carità e fiducioso nella Provvidenza, fondatore di due Istituti per l’assistenza dei poveri e infermi.
  • B. Pedro María Ramírez Ramos (899-1948) martire, sacerdote colombiano, accoltellato per la sua fede, ad Armero dove era parroco. Nel suo testamento aveva scritto: «Per questo popolo voglio versare il mio sangue». Mori dicendo: «Padre, perdonali. Tutto per Cristo».
  • B. Benigna Cardoso da Silva (Ceará-Brasil,1928-1941), martire, conosciuta come ‘Menina Benigna’. La ragazzina tredicenne fu aggredita da un adolescente a pochi metri da casa sua, mentre andava ad attingere l’acqua; il ragazzo la colpì con un machete, perché lei aveva rifiutato con decisione le sue molestie sessuali. È un’eroina della castità, un’altra Goretti brasiliana, che il popolo fedele venera con preghiere e pellegrinaggi alla sua tomba. (Vedi anche 15/6). È prossima la sua proclamazione come Beata.
  • Giornata delle Nazioni Unite. Ricorrenza internazionale che si celebra ogni anno nell’anniversario dell’entrata in vigore dello Statuto delle Nazioni Unite (1945).

25 B. Carlo Gnocchi (1902-1956), milanese, cappellano militare in Grecia e Russia durante la guerra. Dopo il conflitto, si dedicò ad assistere ragazzi orfani e mutilati di guerra, vittime di bombardamenti e di altri ordigni bellici. Fu pioniere nella donazione di organi. Egli stesso, alla morte, donò le sue cornee per due giovani ciechi.

26 B. José Gregorio Hernández Cisneros (1864-1919), medico venezuelano, noto come il “dottore dei poveri”; fu uno scienziato, pensatore, credente in Dio, dedito con carità evangelica al servizio dei poveri e di quanti erano nel bisogno. Morì a Caracas, investito da un’automobile, mentre usciva da una farmacia, dove aveva comprato delle medicine per una anziana paziente.

27 Anniversario dell’incontro di Assisi (1986), convocato da Papa Giovanni Paolo II, che invitò i rappresentanti delle Chiese cristiane, delle comunità ecclesiali e delle religioni mondiali, per una giornata di preghiera e digiuno per la pace.

* Giornata del dialogo cristiano-islamico.

28 Ss. Simone (detto il Cananeo, zelota) e Giuda (Taddeo), apostoli e martiri.

  • A Lima, festa del Señor de los Milagros, immagine miracolosa del Crocifisso, disegnata su una parete da uno schiavo africano (c. 1651), molto venerata da folle di popolo in Perù e altrove.
  • Dopo la morte di san Daniele Comboni (1881), il suo Istituto missionario fu trasformato in Congregazione religiosa (28/10/1885). Nel 1887, i primi 10 Figli del Sacro Cuore di Gesù (oggi Missionari Comboniani) fecero i primi voti e partirono per l’Africa.

29 B. Chiara Luce Badano (1971-1990), savonese, giovane attivista del Movimento dei Focolari, fondato da Chiara Lubich. (Vedi 14/3). Morì a 19 anni per un sarcoma osteogenico con metastasi. Durante le cure mediche, rimase in contatto con il movimento, incoraggiando i tanti giovani che la visitavano e dando a tutti testimonianza di fede e di serenità.

  • B. Rosario Angelo Livatino (1952-1990), martire, giovane e tenace magistrato siciliano, assassinato sulla strada da Canicattì ad Agrigento dalla Stidda, organizzazione mafiosa, colpita con giusta sentenza dal “giudice ragazzino”. Era convinto che «alla fine della vita non ci sarà chiesto se siamo stati credenti, ma credibili». Fu un «martire della giustizia e della fede, giudice integerrimo, che non si è lasciato mai corrompere; poneva sempre il suo lavoro ‘sotto la tutela di Dio’» (Papa Francesco).
  • SdD. Christophe Munzihirwa Mwene Ngabo (1926-1996), gesuita congolese, arcivescovo di Bukavu (Rd Congo), assassinato. Era coraggioso nel denunciare il male, l’ingiustizia e l’occupazione illegale del territorio da parte di gruppi armati stranieri. Fu soprannominato “Il Romero del Congo”. «Mons. Munzihirwa è morto da martire come ha vissuto! Era un profeta!» (cardinale Jozef Tomko).

30 B. Alessio Zaryckyj (1912-1963), sacerdote greco-cattolico dell’Ucraina. Perseguitato per la sua fede, trascorse quasi 10 anni in prigione e morì martire nel campo di concentramento a Dolinka (Kazakistan).

  • Ricordo di Jean Henri Dunant (1828-1910), imprenditore e filantropo svizzero. Fondò a Ginevra (1863) la Croce Rossa Internazionale, organizzazione umanitaria di soccorso volontario e neutrale ai feriti di guerra, di ogni appartenenza etnica e religiosa. Ricevette il Premio Nobel per la Pace (1901); la Croce Rossa lo ricevette 3 volte: 1917, 1944, 1963. (Vedi 8/5).

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A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona)

Sito Web: www.comboni.org “Parola per la Missione”

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