TUTTO INCLUSO di FABIANA GUERRA.

10.10: SAN DANIELE COMBONI, FONDATORE DEI COMBONIANI

Nato a Limone sul Garda, quando era ancora sotto l’impero Austro-Ungarico, e divenuto poi cittadino italiano, ha visto in questo una circostanza favorevole, perché lo apriva ad orizzonti che si estendevano oltre il piccolo spazio in cui era rinchiuso Limone. A questo lo aiutava anche la visione del lago che, “solcato continuamente da imbarcazioni di vario genere, lo invitava a guardare lontano e a sognare terre sconosciute…”. Nella foto dove è ritratto nell’affresco sulla chiesa in cui è stato battezzato, vedete l’azzurro del lago? I bimbi africani? Daniele, nella sua biografia, appare come un uomo deciso che pur affidandosi a Dio e alla Chiesa, scrive: “Ho superato le prove dell’incomprensione e perfino della calunnia, tenendo lo sguardo fisso in Gesù Crocifisso, per imparare ad amare con Lui e con il suo Cuore… ma mi ha dato anche la spinta a praticare un’obbedienza all’insegna dell’intelligenza e della creatività, facendo così un uso maturo della libertà personale nella e con la Chiesa”. Che bella!

Il missionario lavora per l’eternità, altrimenti, la sua vocazione resta sprovvista dello slancio divino della sua origine e del suo significato ultimo… Certamente, con questo, il missionario non pretende di evadere dalla realtà del presente per dedicarsi alla missione con l’unico scopo di comprare la felicità eterna per se stesso e per gli altri, ma lavora tenendo i piedi per terra, aperto alle necessità del mondo nell’ottica di Dio-Amore inizio e fine di ogni vita umana, mirando quindi ad un futuro con speranza di resurrezione a partire dalle situazioni di morte di questa terra”.

Come non pensare che il vescovo più giovane d’Italia, e anche dei vescovi missionari nel mondo, è proprio un comboniano di cui abbiamo già parlato, e riparleremo?
Padre Christian Carlassare, dopo l’attentato subìto a Rumbek, sta molto meglio e come il suo fondatore è determinato: porta in cuore un sogno grande di pace per il Sud Sudan, ma per tutti: non ci si salva da soli, ci ha ben ricordato il Papa.
In una conferenza padre Christian ha affermato che “evangelizzazione significa riconciliazione”. Vale anche qui, il Vangelo è uno. Continua… Link della lettera che i vescovi Sud Sudanesi, con fermezza, hanno scritto al presidente. https://www.nigrizia.it/notizia/sud-sudan-duro-attacco-dei-vescovi-al-presidente-salva-kiir

NESSUN RANCORE

Un racconto violento in una testimonianza realistica, e mite, al video che si trova al link https://www.youtube.com/watch?v=xgDo33cFzEw.
Il profeta è un persona che prima di tutto sa ascoltare, prima di parlare, e vedere la presenza di Dio nella gente e per questo riesce è capace di trasmettere speranza e aprire cammini di pace”. È Il vescovo eletto di Rumbek, padre Christian Carlassare, comboniano, che parla, e appare più preoccupato della sua diocesi in Sud Sudan che della sua salute, infatti trasforma la sofferenza in grazia, leggendo ciò che è accaduto come “tante provvidenze”… tutto da vedere e ascoltare, da vivere con speranza.