Tre valori alimentano, da oltre 100 anni, la presenza dei missionari comboniani a San Tomìo: l’Eucaristia, la Riconciliazione, e la Missione della Chiesa.
L’opera di Maria Martini, che promosse l’Adorazione eucaristica e la cooperazione con le missioni

San Tomìo è un luogo significativo per rendere culto all’Eucaristia nella Santa Messa e nell’adorazione eucaristica, e per celebrare il sacramento della Riconciliazione con il perdono dei peccati.
Per questo i veronesi, e non solo, considerano san Tomìo un importante “polmone spirituale della città”. La chiesa-rettoria è situata in pieno centro città: all’inizio di via Mazzini, vicino a piazza Erbe e via Cappello, a 100 metri dalla Casa di Giulietta.

L’adorazione eucaristica diurna a San Tomìo ha compiuto 75 anni.

Negli anni ‘40 la signorina Anna Maria Martini, nata a Verona nel 1877 da una famiglia benestante e profondamente cristiana, promosse con tenacia l’istituzione dell’Adorazione eucaristica in questa chiesa. Secondo lei e anche secondo altre persone, l’adorazione eucaristica che aveva luogo nella chiesa del monastero di S. Chiara (vicino a Piazza Isolo) risultava alquanto fuori mano. Proponevano quindi una chiesa più centrale.
La Martini incontrò l’appoggio del vicario generale, mons. Giuseppe Manzini, che nel febbraio 1943 la esortava a “moltiplicare le preghiere per ottenere che il santo progetto giunga in porto. Più ci penso e più mi sembra che l’idea debba tornare gradita Lassù”. Anche il vescovo di Verona fece sua questa proposta e la rese pubblica in una occasione singolare.

L’11 aprile 1943, in piena guerra mondiale, mons. Girolamo Cardinale presiedette un’affollata processione penitenziale (si parlò di 50mila persone!) dalla Cattedrale alla Basilica di San Zeno, per implorare la pace. Sul piazzale di San Zeno il vescovo annunciò solennemente due voti della Chiesa di Verona: la costruzione del Tempio Votivo sul piazzale della stazione e l’istituzione dell’Adorazione eucaristica “estesa alla chiesa centralissima di San Tomìo”.

L’allora padre Generale dei comboniani, padre Antonio Vignato – che era stato il primo rettore di San Tomìo dal 1919 al 1923 – e i confratelli di Casa madre accolsero con gioia il voto annunciato dal vescovo e ne appoggiarono l’esecuzione. Fu inviato padre Giovanni Cotta come rettore, durante un’assenza prolungata di padre Zanta per motivi di salute. Padre Cotta diede ali al suo entusiasmo e alla sua intraprendenza nel disporre anzitutto l’animo dei fedeli, nel coinvolgere artisti e benefattori, nel preparare l’altare, il tronetto, l’ostensorio, la decorazione del tempio, l’organo e tutto il necessario per quel grande obiettivo. Il bozzetto dell’ostensorio fu elaborato da mons. Manzini e realizzato dalla ditta Politi di Milano. Una curiosità: il grande ostensorio è alto 1,20 m e pesa 7 chili.

L’adempimento di quel voto della Chiesa veronese si compì il giovedì 31 maggio 1945, festa del Corpus Domini, con una Messa solenne, presieduta dal vescovo Girolamo, che nell’omelia invitò tutte le categorie di persone a intervenire all’Adorazione.
Iniziava così l’Adorazione eucaristica diurna in una chiesa senza le Suore adoratrici, ma con l’adorazione costante e spontanea di alcune persone durante il giorno, e tutti i giorni! La principale ispiratrice diquesta bella iniziativa fu una fedele laica. Laiche e laici sono, a tutt’oggi, la maggior parte delle persone che vengono ad adorare Gesù nell’Eucaristia!
Maria Martini aveva in cuore una duplice passione: l’Eucaristia e le missioni. L’ardente amore all’Eucaristia era la fonte del suo costante e generoso servizio alle missioni comboniane, e non solo, delle quali fu amica e insigne benefattrice. Oltre alle sue consistenti offerte personali, seppe creare una rete di collaboratori e collaboratrici, coinvolgendo tante persone, a cominciare dai suoi familiari: il papà Pietro, il nonno Giacomo, il fratello Luigi e altri. Aiuti importanti arrivarono non solo per San Tomìo, ma anche per le missioni in Africa, specialmente in Uganda: Arua, Maracia, Uleppi, la cattedrale e il seminario diocesano di Gulu, e altre opere. Tra queste anche l’acquisto di una casa ad Arco (Trento) nel 1946, per comboniani pazienti polmonari.

Alla morte della signorina Maria (1957, a 80 anni), padre Egidio Ramponi, rettore di San Tomìo, tracciò su La Nigrizia un breve profilo di questa donna straordinaria: “Fu lei una delle prime zelatrici missionarie. Il suo nome è scritto a caratteri d’oro nella storia delle nostre missioni”.

padre Romeo Ballan
e comunità comboniana a san Tomìo