Padre Alessio Geraci

A partire dal cuore ……

Nella seconda lettura di questa venticinquesima domenica del tempo ordinario, l’apostolo Giacomo sembra si stia dirigendo alle nostre comunità cristiane (e anche religiose!) visto che comincia il frammento che la liturgia ci propone questa domenica così: «dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni». E infatti, i pettegolezzi, le rivalità, le invidie, la ricerca constante dei posti di responsabilità non per servire il popolo santo e fedele di Dio ma per servirsi di esso, ecco, tutto questo porta al disordine, alla confusione e all’idea che il male possa trionfare. E molte volte le nostre comunità cristiane ne sono testimoni diretti.

L’apostolo Giacomo è molto chiaro: «Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia». A volte però l’invidia e le varie passioni, vedendo tutte le ambizioni frustrate, generano una lotta interna che porta poi alle guerre e alle liti.

Quale soluzione propone allora Giacomo? Avere fiducia in Dio e solo in Lui, chiedere bene e per il bene comune, a Lui soltanto; in una parola: fidarsi e affidarsi!

Chiediamoci allora se ci fidiamo e ci affidiamo a Dio o se abbiamo riposto tutta la nostra speranza (e anche i nostri risparmi!) in tutto ciò che non è Dio, e che possiamo chiamare idoli. Chiediamoci sinceramente quanto è importante Dio nella nostra vita e se soprattutto nella preghiera, chiediamo per il bene comune o per i nostri interessi personali.

Chiedere bene è proprio tutto il contrario di ciò che fanno i discepoli di Gesù nel Vangelo che la liturgia ci propone questa domenica. Ci troviamo nel nono capitolo del Vangelo di Marco e a Gesù lo troviamo con i suoi discepoli, ancora una volta in cammino, in Galilea.

E lungo la strada Gesù continua ad istruire i suoi discepoli su quella che sarà la sua “fine”: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà».

Già lo vedevamo domenica scorsa: questo tipo di annunci, non viene compreso dai discepoli. Specialmente quando si parla di risurrezione. Questa domenica vediamo come nessuno dei discepoli, anche se magari avrebbe voluto farlo, “osa” chiedere spiegazioni a Gesù dopo le sue parole. E allora è Gesù a fare una domanda ai suoi discepoli. La fa a Cafarnao, in casa, quando non erano più per strada. Ed è una domanda forte, contundente, che prova a scuotere il gruppo dei discepoli: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ma anche questa volta il silenzio tra i discepoli regna sovrano, forse perché sapevano bene che la loro risposta non sarebbe piaciuta a Gesù. Per la strada infatti, discutevano tra di loro su chi fosse il più grande, il più importante.

Non è difficile allora immaginare questa scena e anche la delusione di Gesù: è come se un amico ci condividesse qualcosa di molto intimo e “forte” allo stesso tempo, e noi non gli prestassimo la giusta e dovuta attenzione e poi dopo parlassimo di un tema completamente diverso.

Gesù, come domenica scorsa, condivide con loro che considera oltre che discepoli anche amici, che morirà e che risusciterà, e…neanche questa domenica i discepoli comprendono. Questa volta si lasciano sopraffare dalle lotte di potere, dal “carrierismo”, che papa Francesco definisce come “peste” e “morbo” e che senza alcun dubbio oggi giorno va a braccetto con il clericalismo.

I discepoli hanno bisogno di crescere ancora, hanno bisogno di seguire davvero il Maestro. Ed è per questo che Gesù, leggendo i loro cuori dice loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».

Il vero potere ci insegna Gesù, è proprio il servizio e per tutti i discepoli di tutti i tempi storici e di tutte le latitudini geografiche, il servizio deve essere un “marchio di fabbrica”.

Vuoi essere il più importante di tutti? Impara ad essere il servitore di tutti. Nella vita di tutti i giorni, in famiglia, con gli amici, nell’ambiente di studio/lavoro, in ogni occasione che la vita ti presenta.

Che cosa ci dice questo Vangelo oggi? Che forse abbiamo bisogno di praticare l’umiltà e la disponibilità: si, disponibilità anche e soprattutto a non cercare applausi, riconoscimenti, prime file nelle cerimonie e cose simili per essere discepoli di Colui che è venuto ad insegnarci il servizio e il cercare sempre il bene comune.

E affinché le cose siano ancora più chiare, Gesù prende un bambino come esempio: dopo averlo abbracciato, dice ai Dodici (e in loro a tutti noi!): «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato». Quanto abbiamo da imparare dai bambini, specialmente in questo tempo di pandemia! E quanta strada abbiamo ancora da fare come discepoli missionari del 2021…soprattutto nel riuscire a vivere quell’assimilazione che Gesù ci chiede di fare: riconoscere, servire e amare Gesù nei poveri, nei piccoli, negli indifesi, nei migranti, in ogni fratello e sorella che incontriamo nel nostro cammino. Menomale che in questo cammino di crescita come discepoli, non siamo soli: con il salmista anche noi questa domenica possiamo cantare con gioia che «Dio è il mio aiuto, il Signore sostiene la mia vita».

Buona domenica!

Con la missione nel cuore

Padre Alessio Geraci, mccj