Padre Alessio Geraci

A partire dal cuore ……

La Parola di Dio è il tema principale delle letture della liturgia di questa ventiduesima domenica del tempo ordinario. L’apostolo Giacomo, nella seconda lettura, ci offre un’esortazione molto importante sulla Parola di Dio, che è stata “piantata” in noi: «Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi». Nell’esortazione dell’apostolo possiamo vedere un tema che ci riguarda molto da vicino: spesso infatti ci “accontentiamo” di leggere o ascoltare la Parola di Dio…e nel momento di metterla in pratica, troviamo sempre una giustificazione, una scusa…

Così facendo, ci dice Giacomo, inganniamo noi stessi.

Proviamo a fare degli esempi concreti. La Parola di Dio ci invita ad amare e perdonare, e noi pensiamo: “che bella questa Parola!”, ma poi nel momento di viverla…. “no, ma dico….ma siamo matti? Devo perdonarlo/la, dopo tutto quello che mi ha fatto/detto? Impossibile!” E Giacomo ha proprio ragione: così facendo inganniamo noi stessi!

Giacomo però sarà molto più esplicito perché ci dice qual è la religione “pura e senza macchia” davanti a Dio Padre. Nel corso della storia abbiamo pensato che per dare gloria a Dio dovevamo costruirgli templi magnifici e riempirli di opere d’arte e di oro. Giacomo ci dice invece che il verbo culto a Dio è visitare gli orfani e le vedove nelle loro sofferenze. Orfani e vedove, insieme agli stranieri, nella Bibbia rappresentano le categorie di persone maggiormente da proteggere; in quest’invito a visitare orfani e vedove io vedo anche l’accoglienza e il prendersi cura di coloro che soffrono, che sono nella necessità, che si trovano bisognosi di protezione e di attenzioni, come lo sono oggi anche i nostri fratelli e sorelle senza fissa dimora nelle nostre città, i nostri fratelli e le nostre sorelle afgane, siriane, sudanesi e in generale migranti, che rischiano la vita per un futuro migliore.

A tutto questo, Giacomo aggiunge una cosa importante: «non lasciarsi contaminare da questo mondo». Che cosa significa questo concretamente? Io lo vedo più nell’ottica del non lasciarsi guidare dai valori dominanti in questa società sempre più consumista e relativista, dove sembra che importi più l’interesse personale che la persona umana, la sua dignità e i suoi diritti inalienabili.

Non lasciarsi contaminare da questo mondo è anche forse non lasciare che il nostro cuore si contamini con tutti gli esempi negativi che vediamo ogni giorno ma al contrario riuscire ancora a guardare con ottimismo e speranza verso tutti gli esempi belli e positivi che la Parola di Dio ci offre per vivere una vita piena, abbondante e feconda. Sono quei valori del Regno, quei valori che Gesù ci ha donato e che ci spingono a vivere “controcorrente”, passando, come direbbe il papa Francesco, dalla “cultura dello scarto” alla cultura e alla mistica dell’incontro.

Giacomo ci dona un’ultima esortazione: accogliere con docilità la Parola che è stata piantata in noi perché può condurci alla salvezza. E infatti, i comandamenti, i precetti, le leggi che Dio ha donato al suo popolo non sono state date per imporgli (e imporci) un peso ma per condurlo alla salvezza. Per questo non dobbiamo vedere i comandamenti come un peso, come qualcosa che Dio ci impone per rendere la nostra vita più difficile, come se Dio fosse lì solo per proibire…ed in particolare proibirci di essere felici. Al contrario, dobbiamo vederli come un aiuto che Dio ci offre per vivere in pienezza e in libertà la nostra relazione con Lui e con i nostri simili.

Nella prima lettura, nel libro del Deuteronomio, Mosè parla al popolo chiedendo che ascolti tutto ciò che il Signore gli dirà. Mosè è abbastanza chiaro: «Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla; ma osserverete i comandi del Signore, vostro Dio, che io vi prescrivo. Li osserverete dunque, e li metterete in pratica».

Da queste parole possiamo capire che non dobbiamo comportarci con i comandamenti come se fossimo in un ristorante e ci venisse presentato il menù: scegliendo quindi ciò che più ci piace e scartando quello che non vogliamo.

Molte volte però ci comportiamo proprio così: “questo comandamento mi piace, mi riesce facile rispettarlo, lo metto in pratica. Quest’altro invece…per me non ha molto senso, mi sembra anzi assurdo proporlo ancora nel 2021…meglio lasciare perdere, meglio metterlo da parte….tanto, non fanno tutti così?”.

Ciò che Mosè ha detto al popolo di Israele vale anche per noi: non bisogna aggiungere né togliere niente. E se capissimo davvero che tutto questo è per la nostra salvezza, per il nostro bene….allora ci preoccuperemmo di rispettare e vivere tutti i comandamenti!

Nel Vangelo di questa domenica, Marco ci presenta una situazione nella quale i farisei e gli scribi, ancorati alla tradizione, chiedono a Gesù perché i suoi discepoli mangino con le mani “impure”, cioè senza lavarsele prima di mangiare, come invece fanno tutti i buoni giudei. A questa domanda Gesù risponde utilizzando la Parola di Dio, concretamente il profeta Isaia. Utilizzando la Scrittura, Gesù ci aiuta a capire che non è ciò che entra che contamina, che rende “impuro” l’uomo, ma ciò che esce dall’uomo, perché dal di dentro, dal cuore umano in particolare, escono i propositi di male come lo sono l’orgoglio, l’invidia, i pettegolezzi, le diffamazioni, le ingiustizie, le corruzioni, gli omicidi, gli adulteri, e tanti altri propositi di male.

Non bisogna essere come i farisei: loro purificavano la parte esteriore ma rimanendo in superficie, tralasciavano la parte più importante, quella interiore, senza andare in profondità. Bisogna invece prendersi cura del nostro cuore, perché è quello il centro di tutta la nostra vita: prendersene cura affinché non si contamini, non si avveleni e non avveleni gli altri.

Questa domenica allora, diventa l’occasione propizia per chiederci con sincerità che cosa entra davvero nel nostro cuore: che cosa ascoltiamo? Che cosa leggiamo? Che cosa guardiamo? Che cosa permettiamo che entri, che rimanga nel cuore? La Parola di Dio, o le parole degli idoli, che fanno diventare il nostro cuore sterile e indurito?

Cerchiamo con sincerità queste risposte nei nostri cuori per riuscire a rendere culto a Dio non con le labbra ma con il cuore!

Buona domenica!

Con la missione nel cuore

Padre Alessio Geraci, mccj