Le esperienze di servizio in Caritas, il percorrere per un tratto il sentiero della morte, viaggiare sul treno che attraversa la frontiera, il servizio alla sera alla distribuzione della cena sul piazzale del cimitero, l’incontro e l’ascolto (anche se rapido) con le storie di vita di chi vuole cercare per sé e per la sua famiglia un futuro migliore.

E poi le persone che ci hanno aiutato a capire: Alessandra, Enzo, Martine, Maurizio, don Rito, don Diego… grazie di cuore ad ognuna e ognuno di loro.

Questa mattina ultimo turno di servizio alla cucina della Caritas; giornata tranquilla, la possibilità di scendere sul piazzale e vedere come va la distribuzione e Rachele ci porta una bella notizia: il ricongiungimento di una famiglia siriana: i due bambini si sono rincontrati con il loro papà e la sposa con suo marito e poi Miriam che ci dice che la moglie e il figlio di un migrante incontrato lunedì sono riusciti a passare in Francia; loro ce l’hanno fatta adesso tocca a lui. Segnali di speranza e di luce che danno allegria e fiducia.

Segnali di luce come quelli che ci hanno accompagnati in questi giorni e queste luci hanno i nomi dei volontari che da anni (alcuni dal 2015) si prodigano ogni giorno perché i quattro verbi che Papa Francesco usa nell’enciclica “Fratelli Tutti” quando parla di migrazioni (accogliere, proteggere, promuovere, integrare) si facciamo realtà quotidiana.

Ne sono più che mai convinto: Piera, Sandro, Daniela, Filippo, Lorenzo … e tante e tanti altri sono autentici ARTIGIANI DI PACE perché davvero aiutano concretamente a costruire quella “laboriosa pace sociale” di cui Papa Francesco scrive nel numero 217 della Fratelli Tutti. Sempre Francesco nel numero 215 dell’enciclica, citando Vinicius de Moraes dice che “la vita è l’arte dell’incontro”. Non mi sento di esagerare quando dico che ognuna e ognuno di loro in questi giorni con le loro parole ma soprattutto con i loro gesti di servizio mi hanno trasmesso e insegnato VITA, mi hanno fatto capire che cosa vuol dire L’ARTE DELL’INCONTRO.

Ritorno con la memoria alla prima sera del campo e all’incontro con Alessandra che ci teneva a dirci che Ventimiglia non è solo migrazione, non è solo problemi ma è anche una bella città e che ci sono cose belle da visitare. Alessandra, scusami ma non ho avuto molto tempo per visitare questa città, però hai ragione, Ventimiglia è davvero una bella città perché è un LABORATORIO ARTIGIANALE DI PACE.  E chi fa bella la città non è solo il mare, i giardini, le passeggiate: Ventimiglia è bella perché c’è della BELLA GENTE, UOMINI E DONNE CHE CON IL LORO METTERSI A DISPOSIZIONE COSTRUISCONO OGNI GIORNO LA PACE E FANNO DI QUESTA CITTA’ UNA CITTA’ DI PACE.

E allora “en marche” Ventimiglia, continua a costruire e camminare su sentieri di pace: grazie per avermi ed averci accolti

Fr Antonio Soffientini
campo GIM Ventimiglia