Nel mondo di oggi l’immagine è tutto, viviamo di immagini, la globalizzazione e lo sviluppo tecnologico hanno ridotto le distanze e dal salotto della nostra casa oppure attraverso una connessione internet possiamo vedere le immagini di quello che succede dall’altra parte del mondo praticamente in contemporanea. I social media si basano sull’immagine e tu diventi un influencer se attraverso i tuoi post e le tue immagini riesci a “influenzare” convincere una parte dell’opinione pubblica o dei possibili clienti. A volte si fa la gara per vedere chi ha più follower o più like e così via.

Io non sono un bravo fotografo ma anche a me piace fare foto, per raccontare storie, per dire agli altri quello che mi piace etc. Ho pensato quindi di raccontare quello che sto vivendo in questo campo attraverso fotografie, attraverso immagini ma quando ieri sera tutti noi ci siamo incontrati con Alessandra (una delle responsabili di Caritas Ventimiglia) ci siamo sentiti dire in modo molto chiaro che durante il servizio in Caritas foto non se ne fanno. Come fare allora per raccontare il campo oggi?…
Beh in realtà una foto l’ho fatta e vorrei proprio partire da qui: è la foto dei piedi di chi questa mattina con me si è recato alla Caritas.
Si vorrei proprio partire dalla foto dei piedi perché oggi ci siamo mossi, abbiamo fatto i primi passi in questo campo, ci siamo messi in moto. In realtà ci eravamo mossi da ieri per raggiungere Ventimiglia dalle nostre case ma diciamo cosi: oggi abbiamo mosso i primi passi.
E subito ci siamo accorti che accanto a noi c’è ogni giorno un sacco di gente che si muove, che come noi prende il bus per spostarsi da un posto all’altro della città, si muove per lavorare, si muove per incontrare persone, si muove, da molti e molti anni, ogni giorno, per mettersi al servizio degli altri.

I nostri passi ci hanno portato alla sede della Caritas di Ventimiglia e qui, quando sono arrivato questa mattina avrei voluto scattare una foto, non l’ho fatto ma spero che le mie parole vi aiutino ad immaginarla.
Se pensate ad una sede molto grande avete sbagliato tutto, la sede della Caritas a Ventimiglia è una casa a due piani, con un piccolo cortile interno. Non ci sono insegne particolari che indichino che quella casa è la Caritas, non ci sono segnalazioni stradali che ti aiutino ad arrivarci. E’ ubicata dietro la stazione ferroviaria, vicinissima al centro della città ma se non sai che quella casa è la sede della Caritas ci passi davanti e te ne vai. Eppure questa piccola casa è un posto strategico per la città di Ventimiglia. E’ un punto d’incontro ed è uno dei tanti punti sparsi sul territorio cittadino che fanno di questa città una città solidale e accogliente.

Due cose mi piacciono di questa casa:

  • la prima è che è “invisibile”, ve lo dicevo e lo ripeto non ci sono indicazioni che ti portino li, ci vai perché sai che cosa succede e perché sai che li puoi metterti al servizio. Io lo leggo cosi: la solidarietà non va sbandierata, non va messa sui manifesti, non può essere una immagine o una fotografia. La solidarietà è come il lievito che fa fermentare il pane.
  • La seconda cosa che mi colpisce e mi piace tantissimo è che tutte le stanze della casa sono “occupate”, non ci sono spazi vuoti.

Un’altra foto che avrei voluto scattare questa mattina è la foto del piccolo piazzale davanti alla sede della Caritas. Quando ci siamo arrivati non c’erano molte persone ma poi piano piano ha preso vita è diventato un punto d’incontro uno spazio in cui chi cerca solidarietà e accoglienza trova chi è disposto ad ascoltare, accogliere aiutare. E’ lo spazio dove la vita di tanti fratelli e sorelle in transito o che stanno vivendo momenti di difficoltà si incontra con la vita di tanti fratelli e sorelle, operatori Caritas e volontari che sono convinti che la vita si gioca donandola.

I miei piedi, questa mattina, si sono fermati sul piazzale antistante la casa Caritas perché li, per alcune ore, ho cercato di aiutare principalmente rivelando la temperatura di chi usufruiva del servizio medico o di chi aveva bisogno di qualche indumento e distribuendo bicchieri di the e di acqua. E qui, in queste poche ore di servizio avrei voluto scattare tantissime foto.
Avrei voluti fotografare i volti degli uomini e delle donne che mi sono passati davanti. Poco prima che arrivassero da me Caterina li accoglieva e registrava i loro nomi e il paese di provenienza. Impossibile ricordare i loro nomi ma qualche volta cercavo di stare attento al paese di provenienza: Bangladesh, Sudan, Mali, Guinea, Afganistan, Marocco, Tunisia, Libia, Turchia.
Alzavo lo sguardo quando mi tendevano la mano per chiedere acqua, the o frutta e il mio sguardo si incrociava con il loro volto. Pensavo che davanti a me in quel momento stava sfilando “il mondo”, forse quello che nessuno vuole vedere o quello che facciamo finta di non conoscere. Pensavo ai pochi kilometri fatti dai miei piedi per arrivare sino a li e pensavo alle migliaia e migliaia di kilometri che i loro piedi avevano percorso. A quante volte i loro passi verso un futuro migliore sono stati fermati e sono dovuti tornare indietro. Pensavo a quante volte in questi anni hanno dovuto tendere la mano e chiedere che qualcuno offrisse loro, acqua, cibo, ascolto, dignità.
Pensavo al loro sogno di un futuro migliore, di una vita senza guerra e senza fame senza povertà e pensavo alla loro capacità di resistenza, al loro “non desistere”. Quante volte il loro sogno si è scontrato “a muso duro” con la realtà di leggi fatte per escludere, con il disinteresse di tanti, con il razzismo di molti.
Il loro essere in transito mi ha fatto venire in mente la traduzione che Chouraquì fa del brando delle beatitudini di Matteo dove sostituisce la parola beati con l’espressione “En marche” (in cammino). Essere beati, felici è mettersi “in marcia, mettersi “in cammino”.
Il sogno mi ha fatto ricordare le parole di Lele Ramin “Abbiate un bel sogno. La vita che è un sogno è lieta. La vita che segue un sogno si rinnova di giorno in giorno. E’ bello sognare di rendere felice tutta l’umanità. Non è impossibile”.
Il sogno è una parola chiave anche per capire quello che papa Francesco ci vuole dire al numero 8 dell’enciclica Fratelli Tutti: “Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede e delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!

Grazie Alessandra che ci hai detto che in Caritas Ventimiglia non si fanno fotografie, la vita di ogni fratello e sorella non è una immagine non deve essere usata per conquistare followers o like. Padre Alex Zanotelli cita sempre la frase di qualcuno che diceva “io sono le persone che ho incontrato”. La nostra vita, il sogno di Dio si realizza se siamo capaci di trattare l’altro non come una immagine ma come parte stessa della mia vita. Del mio essere.

Fr Antonio Soffientini
campo GIM Ventimiglia