Padre Alessio Geraci

A partire dal cuore ……

La prima lettura della liturgia di questa ventunesima domenica del tempo ordinario ci mette davanti ad un bivio, ad un’opzione da prendere. Nel libro di Giosuè vediamo infatti, come lo stesso Giosuè riunisca tutte le persone più influenti delle tribù d’Israele e parli al popolo, per chiedere quale fosse il Dio che avrebbero servito: se gli dei che i lori padri servirono oltre il fiume, o gli dei degli Amorrei. Giosuè e la sua famiglia hanno già fatto la loro scelta e adesso rendono la loro opzione pubblica e manifesta: serviranno il Signore.

La risposta del popolo arriva dopo aver fatto memoria di chi è il Signore: «è il Signore, nostro Dio, che ha fatto salire noi e i padri nostri dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; egli ha compiuto quei grandi segni dinanzi ai nostri occhi e ci ha custodito per tutto il cammino che abbiamo percorso e in mezzo a tutti i popoli fra i quali siamo passati». Ecco quindi che il fare memoria conduce il popolo alla conclusione e a poter rispondere in maniera chiara e decisa alla domanda di Giosuè: «perciò anche noi serviremo il Signore, perché egli è il nostro Dio».

Oggi questa domanda che Giosuè rivolse al popolo d’Israele, arriva fino a noi, e diventa un invito personale per tutti e ciascuno di noi, a rispondere con sincerità a partire dalla nostra esperienza diretta: a chi seguiremo e serviremo noi oggi?

Per poter rispondere a questa domanda è necessario “tornare al cuore”: bisogna quindi ricordare, fare memoria, essere come direbbe papa Francesco, “persone memoriose”, in grado di ricordare con gratitudine il passaggio di Dio nella nostra vita.

E un’altra domanda che possiamo farci oggi è: chi è il Signore per noi e per la nostra vita oggi? Da che cosa o da chi ci ha liberato?

Per il popolo d’Israele, il Signore è prima di tutto il Dio liberatore che lo ha liberato dalla schiavitù d’Egitto e dalla morte, è il Dio che ha ascoltato il lorogrido disperato di angustia e dolore. Ed è per questo che il salmo di questa domenica, ci invita a benedire il Signore in ogni momento, ad avere sempre sulle nostre labbra la sua lode. Anche noi l’abbiamo sperimentato e lo continuiamo a sperimentare giornalmente, come il popolo d’Israele nel corso della sua storia: «il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato,egli salva gli spiriti affranti».

Nella seconda lettura di questa domenica, Paolo nella sua lettera agli Efesini, ci fornisce alcuni elementi importanti sulla cosiddetta “teologia del matrimonio”. Paolo infatti riprende alcune parole pronunciate da Gesù: «per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne». A queste parole Paolo dà un accento nuovo: dice infatti l’Apostolo, che tutto questo è un grande mistero e che lui lo dice in riferimento a Cristo e alla Chiesa.

Ed è per questo che in questo testo sul matrimonio, la relazione tra Cristo e la Chiesa diventa elemento centrale. Secondo Paolo il marito è capo della moglie così come Cristo è capo della Chiesa. L’esortazione di Paolo quindi per gli sposi non è solamente quella di amare le loro spose, ma come abbiamo visto di amarle come Cristo ha amato la sua Chiesa. Cristo è il fondamento della Chiesa: se manca Cristo….non è più Chiesa!

E nella relazione familiare, se manca Cristo, che è l’Amore, la famiglia, che è la chiesa domestica, non è più sacramento d’amore. Se invece Cristo è presente nella famiglia….i problemi possono essere risolti, perché ci sarà comprensione, ascolto, dialogo, e si potrà sperimentare la bellezza di pregare insieme come famiglia, di leggere e meditare insieme la Parola di Dio, di partecipare insieme come famiglia alle varie celebrazioni e sacramenti.

Il Vangelo di questa domenica ci presenta la parte finale della catechesi eucaristica di Gesù, che troviamo nel sesto capitolo del Vangelo di Giovanni. Anche oggi troviamo una mormorazione, un mugugno: questa volta a mormorare è un gruppo numeroso di discepoli di Gesù: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».

Al mugugno segue una decisione radicale: questi discepoli si ritirano, non seguono piùGesù, lo abbandonano.

Per un attimo, proviamo a “svincolare” questa mormorazione dal sesto capitolo di Giovanni e da questa catechesi eucaristica, e mettiamola in un piano più ampio e generale.

Il messaggio di Gesù, lo sappiamo benissimo, o per lo meno, dovremmo saperlo, è un messaggio controcorrente. Per esempio: Gesù ci chiede di amare i nostri nemici. Ma umanamente….come si può amare chi ci fa volontariamente del male, chi ci rende la vita impossibile? Come si può perdonare chi ci ha ucciso il padre, o ci ha violentato la sorella? Come si può?Eppure il massaggio di Gesù è un’iniezione di amore in una società sempre più segnata dall’odio, dalla vendetta, dall’antico e sempiterno ritornello “occhio per occhio e dente per dente”.Non dobbiamo mai dimenticare che, alla logica romana del “do ut des” (io ti do qualcosa affinché tu poi dia in cambio qualcosa a me) -logica che i nostri politicanti hanno ben imparato – Gesù contrappone la logica dell’amore di Dio, un amore che senza pagare riceviamo e che senza farci pagare condividiamo con tutti, senza escludere nessuno. Gesù ci propone quindi di entrare nella logica della gratuità. 

I mugugni di quel gruppo di discepoli possono andare anche nella linea dei benefici ricevuti in cambio: “che beneficio ottengo se seguo a Gesù? Che ne ricevo in cambio?” Questo perché, siamo così tanto abituati ormai alla logica perversa dell’interesse, che quando qualcuno ci aiuta in maniera totalmente disinteressata…lo guardiamo con sospetto, chiedendoci continuamente “che cosa ci sia sotto”, quale sia realmente l’interesse occulto di questa persona. 

Alla logica del “sempre si è fatto così” che cerca di giustificare e conservare ciò che sempre tradizionalmente si è fatto, Gesù contrappone la novità del Regno: relazioni nuove, autentiche, basate sull’amore, sul rispetto, sulla verità.

Le parole di Gesù sono “spirito e vita”, e se torniamo al Vangelo di questa domenica, questi discepoli mugugnano forse anche perché il messaggio di Gesù appare loro troppo rivoluzionario, troppo “scandaloso” per loro che non sono in grado di lasciare la tradizione e così… preferiscono lasciare Gesù.

Davanti a questo mugugno dei discepoli, Gesù chiede ai Dodici, al gruppo di amici e discepoli “fedeli”: «Volete andarvene anche voi?». Gesù non obbliga nessuno, le porte sono sempre aperte. Ma se lo segui è perché lo vuoi, perché ti attrae il suo messaggio e il suo sogno di un’umanità nuova e rinnovata, dove tutti siano fratelli.

Pietro, come sempre, prende la parola: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

Pietro ha dato la sua risposta, ha fatto pubblicamente la sua confessione di fede.

E tu, come risponderesti al Signore Gesù se oggi stesso ti facesse questa domanda?

Cerca nel tuo cuore la risposta! E vivi secondo questa risposta!

Buona domenica!

Con la missione nel cuore

Padre Alessio Geraci, mccj