Padre Alessio Geraci

A partire dal cuore ……

Questa domenica celebriamo in comunione con tutta la Chiesa, la solennità liturgica dell’Assunzione della Beata Vergine Maria.

Il prefazio che utilizziamo nelle celebrazioni liturgiche questa domenica credo che in maniera chiara ci spighi il senso di ciò che celebriamo: “Oggi la Vergine Maria, Madre di Dio, è stata assunta in cielo. Segno di sicura speranza e consolazione per il popolo pellegrino sulla terra, risplende come primizia e immagine della Chiesa, chiamata alla gloria. Tu non hai voluto che conoscesse la corruzione del sepolcro colei che in modo ineffabile ha generato nella carne il tuo Figlio, autore della vita”.

E noi entriamo nel vivo del mistero di questa celebrazione con una profonda certezza nel cuore: come Maria, anche noi siamo chiamati a partecipare pienamente al trionfo finale del suo figlio e nostro fratello e Signore Gesù, sul peccato e sulla morte e a regnare con Lui nel suo Regno eterno.

Di questa lotta antica e sempiterna tra il bene e il male, possiamo trovare ampi echi nella prima lettura di questa solennità, quando il libro dell’Apocalisse, ci presenta la lotta tra l’enorme drago rosso (con sette teste e dieci corna) e il figlio della donna vestita di sole e con la luna sotto i suoi piedi. Con la Resurrezione di Gesù, questa vittoria del figlio della donna vestita di sole diventerà definitiva, come possiamo vedere anche nel frammento della prima lettera di Paolo ai Corinzi che la liturgia ci offre questa domenica come seconda lettura. Come ci ricorda infatti Paolo: “l’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi”.

Il Vangelo di questa solennità ci presenta invece la scena immediatamente successiva al racconto dell’Annunciazione, attraverso il quale Maria apprende che sarà la Madre del Salvatore. Ci troviamo quindi nel primo capitolo del Vangelo di Luca e questo Vangelo è davvero molto importante per poter capire il personaggio di Maria e la sua grandezza. Si, perché Maria dopo quest’annuncio così importante per lei e la sua vita, non va a condividere questa notizia con le sue vicine, non va a vanagloriarsi con le sue amiche. Ecco, immaginiamo per un instante quest’annuncio dell’Angelo a una adolescente del 2021: che avrebbe fatto per prima cosa? Forse avrebbe condiviso questa notizia nelle sue reti sociali, con un “hashtag”, con un “tweet” o con una “storia” di Instagram, facendola diventare in pochissimo tempo virale. Invece Maria, la ragazzina di Nazareth scelta da Dio, no. Lei agisce in maniera diversa.

L’evangelista Luca infatti ci racconta che Maria si mette subito in viaggio e va a visitare la sua parente Elisabetta, per prendersi cura di lei perché Elisabetta si trovava nella parte finale della sua gravidanza. Maria diventa così il primo “tabernacolo” della storia, ma anche la prima missionaria, perché porta la Buona Notizia, che è Gesù, a Elisabetta, e tutto quello che fa è puro servizio.

Ma c’è anche un altro dato che ci consegna il Vangelo questa domenica: Maria, la piccola di Nazareth, cantando il Magnificat diventa anche la voce di un popolo, quello degli umiliati, dei “senza voce”, degli afflitti, degli scartati.

Il Magnificat infatti è un cantico di speranza e di lode; Maria si inserisce così nel solco di una tradizione biblica molto feconda, che riconosce Dio come il Dio degli ultimi, degli impoveriti, di coloro che, partendo dalla loro afflizione, clamano sicuri e fiduciosi a Dio, certi che Egli darà risposta al loro grido disperato.

Il cantico di Maria nasce nel suo cuore e dalla sua esperienza di Dio, ma anche dall’esperienza del suo popolo: “Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome;di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote”. Con Maria anche noi, due mila anni dopo, possiamo cantare il magnificat, ringraziando Dio per le meraviglie che Lui ha operato e continua ad operare in noi e per mezzo di noi. Che la nostra vita sia quindi un canto di lode e ringraziamento, che nasca da un cuore profondamente grato e “memorioso” per il passaggio di Dio nella nostra vita.

Il Vangelo di questa domenica ci aiuta anche a capire come vogliamo e possiamo vivere il nostro discepolato missionario in questo tempo di pandemia: vogliamo servire gli altri, riconoscendoli “fratelli tutti”, impegnandoci in prima persona a prenderci cura di noi stessi e degli altri con empatia, tenerezza e generosità, seguendo l’esempio di Maria, la cui grandezza consiste proprio nella sua umiltà, nella sua fiducia in Dio, nella sua testimonianza “silenziosa” di servizio.

Per concludere, ci sono alcune domande che questa domenica possiamo farci nel silenzio e nell’intimità dei nostri cuori:

Il Magnificat è anche il canto di coloro che si sentono “grati”, di coloro che hanno una memoria e un cuore grato: e tu, sai cantare a Dio con la tua vita tutta la tua gratitudine?

Il Magnificat loda Dio come il liberatore; essere credenti oggi significa anche continuare a lottare per la liberazione di tutte le catene che opprimono l’umanità: a che cosa ti impegna questo testo?

Buona domenica!

Con la missione nel cuore

Padre Alessio Geraci, mccj