Padre Alessio Geraci

A partire dal cuore ……

In questa diciassettesima domenica del tempo ordinario, ancora una volta, Gesù ci viene presentato come colui che non rimane indifferente davanti le necessità dei suoi seguaci.

Se domenica scorsa l’evangelista Marco ci narrava come Gesù sentì compassione della grande folla che “era come pecore senza pastore”, questa domenica l’evangelista Giovanni ci mostra, attraverso il racconto della condivisione dei pani e dei pesci, come Gesù si lasci toccare il cuore dalla fame di questa moltitudine che lo segue. Gesù lo troviamo sempre “sul pezzo”, sempre pronto a soddisfare i (bi)sogni di chi lo segue con passione e gioia.

Nella liturgia di questa domenica, la prima lettura, tratta dal secondo libro dei Re, e il Vangelo di Giovanni, ci aiutano ad entrare sempre più nella dinamica del progetto di Dio: vita abbondante per tutti! Il profeta Eliseo e Gesù di Nazaret ci mostrano infatti questo progetto divino: che nessuno abbia fame, che nessuno sia escluso dalla condivisione. Vediamo nel dettaglio le similitudini tra la prima lettura e il Vangelo, dove ancora una volta la parola chiave sarà… condivisione!Perché chi ama…condivide!

Nella prima lettura, il servo di Eliseo chiede, in un misto di ironia e preoccupazione: «Come posso mettere questo davanti a cento persone?», dopo aver ricevuto dal profeta Eliseo l’ordine di dare i venti pani d’orzo appena ricevuti, alla gente, affinché potessero mangiare. Nel Vangelo di questa domenica, troviamo una preoccupazione, una domanda simile, formulata dal discepolo missionario Filippo, il quale alla domanda di Gesù «dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?», risponde mostrando tutta la sua preoccupazione: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Nella prima lettura, il profeta Eliseo condivide i venti pani d’orzo che aveva appena ricevuto; nel Vangelo i discepoli condividono i cinque pani d’orzo e i due pesci che un ragazzo aveva con sé e che ha messo loro a disposizione.
Nella prima lettura, nonostante le cento persone presenti ebbero mangiato a sazietà, era avanzato del cibo: è il miracolo della condivisione! Anche nel Vangelo, dopo che le oltre cinque mila persone ebbero mangiato fino a saziarsi, il cibo era avanzato.
Queste similitudini tra la prima lettura e il Vangelo ci ricordano che la Parola di Dio è sempre viva ed efficace, che il Progetto di Dio è stato sempre lo stesso, da sempre e per sempre: vita piena, abbondante e feconda per tutti, nessuno escluso!

Nel Vangelo vediamo anche che il cibo che abbonda non deve e non può essere sprecato: Gesù infatti incarica i discepoli di raccoglierlo. E così si riempirono dodici ceste con i pezzi dei cinque pani d’orzo avanzati. Il pane d’orzo è un’altra similitudine che troviamo in entrambe le letture: era il pane dei poveri, il pane della gente semplice ed umile, il pane del popolo. Dodici quindi sono i cesti pieni di pane avanzato: dodici come i dodici discepoli missionari ma anche come le dodici tribù. È un numero simbolico, che vuole indicare la completezza, e che ci fa capire che il progetto di Dio sia per tutti, che nessuno ma proprio nessuno debba esserne escluso. Questo testo evangelico è stato visto anche come prefigurazione dell’Eucaristia, che è proprio la condivisione per eccellenza, nella quale Gesù condivide tutto sé stesso con noi.
Per una vita piena, abbondante e feconda, abbiamo bisogno di condivisione. Ed è proprio questo il grande miracolo: quanto più si divide, si condivide, quanto più si riceve!Assumere la condivisione come stile di vita per noi discepoli missionari del 2021 diventa davvero fondamentale. Gesù insegna ai suoi discepoli di tutti i tempi storici e di tutte le latitudini geografiche a cambiare prospettiva, ad entrare nella logica e nella dinamica del Regno, dove tutto è condivisione, dove insieme agli altri si è fratelli di tutti, per tutti e con tutti. Per farlo, davvero occorre passare dall’ “io” al “noi”, perché la condivisione va sempre collegata con l’empatia e la solidarietà. Per cui ci riconosceranno come discepoli missionari di Gesù quando questi tre valori nelle nostre vite concrete saranno e resteranno in “modalità ON!”.
La folla intanto ha visto questo prodigioso segno della condivisione e comincia a pensare che Gesù sia davvero colui che aspettavano da tanto tempo e che doveva venire per la salvezza e la liberazione di Israele. Ma Gesù nel suo cuore sa che questa gente lo vuole fare re e soprattutto sa che questa gente (e forse anche i suoi discepoli) non ha ancora capito che Lui non è venuto per essere fatto re, ma per servire, è venuto affinché tutti, nessuno escluso, avessimo vita piena, in abbondanza. E così per evitare ogni fraintendimento presente e futuro, Gesù si ritira, da solo, sul monte. E noi, nel nostro discepolato missionario, cerchiamo di essere fatti “re” dalla gente, o cerchiamo di servire e amare coloro che a cui siamo inviati?

San Paolo, nel frammento della sua lettera agli Efesini che la liturgia ci propone questa domenica, ci aiuta a comprendere a che cosa ci chiama questo stile di vita al quale Gesù ci invita. Lo fa attraverso un’esortazione, e quello che Paolo scrive agli Efesini vale ovviamente anche per noi oggi. Per Paolo infattiè attraverso la dolcezza, l’umiltà e la magnanimità che ci possiamo comportare in maniera degna della vocazione che abbiamo ricevuto. E se la vocazione primaria alla quale siamo stati chiamati è quella alla felicità piena e duratura, allora capiamo come la comprensione, l’amabilità, l’umiltà, il rispetto, la solidarietà, siano strade sicure e non facili ed illusorie scorciatoie per arrivare alla meta.
Paolo prosegue: “sopportandovi a vicenda nell’amore”. A scanso di equivoci, Paolo non intendeva utilizzare il verbo sopportare come lo intendiamo molte volte noi oggigiorno, quasi fosse peggiorativo. Ma attraverso questo verbo ci fa capire tutta la bellezza dell’amore reciproco: come in una costruzione infatti, il supporto regge tutta la costruzione, così deve essere l’amore nelle nostre relazioni interpersonali, specialmente in quelle familiari o comunitarie. L’amore quindi, deve essere la base, il pilastro, l’elemento centrale su cui costruire tutta l’impalcatura della costruzione, che è la nostra vita, che sono le nostre relazioni. Quindi le parole di Paolo non suonano come se fossero piene di rassegnazione ma al contrario si aprono alla speranza: siate il “supporto” l’uno dell’altro! Non per dipendere l’uno dall’altro ma per l’uno reggere l’altro. Chiediamoci allora oggi se nelle nostre relazioni interpersonali e specialmente nella famiglia, usiamo questo verbo sopportare, con un accento di rassegnazione, come se non ci resta altro da fare che “sopportarci” per salvare l’armonia, oppure se davvero lo viviamo come ci chiede Paolo con la consapevolezza di essere il supporto fisico e morale dell’altro.
L’ultima esortazione di Paolo è davvero molto urgente oggigiorno: “avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace”. Perché uno solo ci ricorda Paolo, è Dio, una sola è la nostra fede, uno solo è il battesimo ricevuto, uno solo è il Signore, una sola è la speranza alla quale tutti siamo stati chiamati.
Ed è proprio in virtù di questa speranza che, assumendo come ci chiede Gesù lo stile di vita della condivisione, nella nostra “feriale quotidianità”, possiamo essere tessitori e artigiani di unità, fraternità, comunione, pace e unione, manifestando concretamente che Dio è con noi sempre, tutti i giorni della nostra vita.

A questo proposito, questa domenica 25 luglio 2021, si celebra la prima giornata mondiale dei nonni e degli anziani. Queste bellissime parole di papa Francesco fanno sintesi forse del nostro essere discepoli missionari che condividono la loro fede attraverso la presenza:«Ma anche quando tutto sembra buio, come in questi mesi di pandemia, il Signore continua ad inviare angeli a consolare la nostra solitudine e a ripeterci: “Io sono con te tutti i giorni”. Lo dice a te, lo dice me, a tutti. È questo il senso di questa Giornata che ho voluto si celebrasse per la prima volta proprio in quest’anno, dopo un lungo isolamento e una ripresa della vita sociale ancora lenta: che ogni nonno, ogni anziano, ogni nonna, ogni anziana – specialmente chi tra di noi è più solo – riceva la visita di un angelo!».

Buona domenica!

Con la missione nel cuore

Padre Alessio Geraci, mccj