Padre Romeo Ballan

La moltiplicazione dei pani si realizza nella condivisione

 XVII Domenica del Tempo Ordinario

Anno B – 25.7.2021

 

2Re 4,42-44
Salmo 144
Efesini 4,1-6
Giovanni 6,1-15

 Riflessioni

Una domanda per riflettere: perché il segno straordinario della moltiplicazione dei pani e dei pesci viene narrato sei volte nei Vangeli, una volta da Luca e Giovanni e ben due volte da Matteo e altrettante da Marco? Più di tutti gli altri segni miracolosi operati da Gesù! Le prime comunità cristiane ne avevano compreso l’importanza, essendo la fame, nelle sue varie forme, una preoccupazione permanente e universale: il problema, la lotta per il pane quotidiano. Non è casuale che la radice ebraica delle parole pane e combattere sia composta dalle stesse consonanti. Non per nulla la maggior parte delle guerre nella storia si sono scatenate per problemi di fame, di accumulo di beni, oltre che per motivi di vendetta o di prestigio personale o di gruppo.

Anche oggi la lotta per il pane quotidiano accomuna tutti gli esseri viventi, anche se con risultati differenti. Spesso addirittura opposti: fino a una vita di stenti e persino alla morte per fame, come succede tutt’oggi, purtroppo, per centinaia di milioni di persone. I dati della Fao (Onu) parlano di oltre 800 milioni di persone che soffrono la fame. La soluzione a questo scandalo vergognoso e umiliante non verrà da nuove moltiplicazioni cadute dal cielo, ma da decisioni nuove, programmi concordati, strategie globali per mettere in moto la solidarietà e la condivisione nelle sue varie forme. Obiettivo: nessun popolo sia più senza pane! Queste sono le sfide che la città degli uomini e delle donne, deve affrontare oggi con determinazione, equità e rapidità, come ci sprona Papa Francesco. (*)

Il Vangelo di questa domenica offre alla famiglia umana preziose indicazioni per tale cammino. Giovanni ambienta il segno straordinario di Gesù nella vicinanza della Pasqua (v. 4). Più che di un’informazione cronologica, si tratta del contesto della donazione totale di Gesù che “li amò sino alla fine” (Gv 13,1): come lo vediamo nella lavanda dei piedi, nell’ultima cena con il dono dell’Eucaristia, con la Sua morte e risurrezione. Il segno che Gesù pone scaturisce dalla profonda commozione che Egli sente per la gente stanca, sbandata, senza pastore, affamata. Per Lui quella “grande folla” (v. 2.5) non è anonima, ha un volto, una dignità. Sono figli e figlie nella casa del Padre, non schiavi. Sono tutti invitati a mensa: quindi li fa sedere. Sedere a mensa è un gesto di dignità, che corrisponde a Gesù e ai suoi primi amici (v. 3), ma anche alla gente: Giovanni lo ripete tre volte in due versetti (v. 10.11). “C’era molta erba” (v. 10), che fa ricordare la premura del Pastore che invita a riposare “su pascoli erbosi” (Sal 23,2). Quando i figli siedono attorno alla stessa mensa e il pane viene condiviso equamente, cessano le contese e le guerre.

I discepoli Filippo e Andrea riconoscono l’inadeguatezza delle poche risorse disponibili, di fronte a così tanta gente (v. 7.9). Gesù introduce qui una logica nuova: compie il segno partendo dai cinque pani d’orzo (pane dei poveri) e dai due pesci che un ragazzo mette a disposizione (v. 9); rende grazie e incoraggia creativamente la condivisione e la distribuzione, fino ai più lontani, fino ad avanzarne (v. 12-13), sulla scia del miracolo compiuto dal profeta Eliseo (I lettura). Nel testo evangelico non appare il termine moltiplicazione, bensì l’atto della condivisione: la moltiplicazione abbondante operata da Gesù avviene e si prolunga durante e attraverso la condivisione. Mai Gesù avrebbe compiuto il miracolo della moltiplicazione per soddisfare la cupidigia di alcuni soltanto; Egli vuole che la moltiplicazione arrivi a tutti attraverso il canale della condivisione.

Chiave di lettura di questo segno è il ragazzo dal quale ha inizio la condivisione. Il ragazzo rappresenta il discepolo chiamato a farsi bambino per entrare nel Regno (Mc 10,15): egli non può accumulare per sé, ma deve condividere con altri quanto possiede. Come cristiani, noi siamo parte di un unico corpo e condividiamo con altri la stessa fede nell’unico Signore (II lettura). Perciò la partecipazione alla mensa eucaristica ci deve portare a un impegno coerente e creativo, perché ci sia pane sufficiente sulle mense di tutti; ci deve portare ad assumere uno stile di vita ‘eucaristico’, forti nella condivisione. Questa è la nostra missione!

Dopo la moltiplicazione dei pani, Gesù fa una lunga catechesi (vedi tutto il capitolo di Gv 6), per portare la gente a non fermarsi al dono-regalo, ma a riconoscere, accogliere e seguire il Donatore. Egli non è solo uno che dà pane ma uno che si fa pane, pane spezzato per tutti: “Io sono il pane vivo disceso dal Cielo; Io sono il pane della Vita” (Gv 6,35). Alla fine della moltiplicazione, Gesù si ritira da solo sul monte, perché volevano farlo re (v. 15). Oggi Lui vuole che quel miracolo continui, ma che lo compiano le nostre mani, le nostre comunità, moltiplicando il pane nella condivisione. Per questo Gesù spezza il pane e ci dice: “Fate questo memoria di me!”

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Parola del Papa

(*) «Non si può più tollerare il fatto che si getti il cibo, quando c’è gente che soffre la fame. Questo è inequità. Oggi tutto entra nel gioco della competitività e della legge del più forte, dove il potente mangia il più debole. Come conseguenza di questa situazione, grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie di uscita… Vedendo le loro miserie, ascoltando le loro grida e conoscendo la loro sofferenza, ci scandalizza il fatto di sapere che esiste cibo sufficiente per tutti e che la fame si deve alla cattiva distribuzione dei beni e del reddito. Il problema si aggrava con la pratica generalizzata dello spreco».

Papa Francesco

Esortazione apostolica Evangelii Gaudium (2013) n. 53. 191

 

Sui passi dei Missionari

25   Giornata mondiale dei Nonni e degli Anziani, fissata da Papa Francesco (2021) in prossimità della ricorrenza dei Ss. Gioacchino e Anna (26 luglio), nonni materni di Gesù. Tema per il 2021: “Io sono con te tutti i giorni” (cfr. Mt 28,20).

25   S. Giacomo, apostolo, figlio di Zebedeo e fratello Giovanni. Fu il primo martire tra gli apostoli, ucciso (anni 42- 44) a Gerusalemme da Erode Agrippa (Atti 12,1-2). È patrono della Spagna.

  • Bb. Rodolfo Acquaviva, italiano, e 4 compagni gesuiti (Alfonso Pacheco, Pietro Berno, Antonio Francesco e Francesco Aranha), martirizzati nel 1583) a Salsette, presso Goa (India).
  • Nella Prima Conferenza generale dell’Episcopato latinoamericano (Rio de Janeiro, 1955) si creò il Celam (Consiglio episcopale latinoamericano), con sede a Bogotá (Colombia). Le successive Conferenze generali si tennero a Medellín (Colombia, 1968), Puebla (Messico, 1979), Santo Domingo (Rep. Dominicana, 1992), Aparecida (Brasile, 2007). Il Celam coordina le 22 Conferenze episcopali dell’America Latina.

26   Ss. Gioacchino e Anna, genitori di Maria di Nàzaret e nonni di Gesù; sono patroni dei nonni e degli anziani.

  • B. Andrea di Phu Yen (1625-1644), primo martire della Cocincina (Vietnam meridionale). Fu un catechista zelante, giovane discepolo del gesuita francese Alexandre de Rhodes. (Vedi 5/11).
  • Ss. Bartolomea Capitanio (1807-1833) e Vincenza Gerosa (1784-1847), religiose italiane, fondatrici delle Suore di carità di Maria bambina, per l’educazione dei bambini e per la cura dei malati, nello stile di S. Vincenzo de’ Paoli.
  • S. Giorgio Preca (La Valletta, Malta, 1880-1962), sacerdote promotore del laicato, dedito alla catechesi dei bambini e degli adulti, teologo e scrittore, fondatore della Società della dottrina cristiana.
  • B. Titus Brandsma (1881-1942), martire carmelitano olandese, intrepido difensore della Chiesa e della dignità umana di fronte all’ideologia nazista; fu ucciso nel campo di concentramento di Dachau (Germania).

27   S. Clemente di Ochrida (c. 840-916), evangelizzatore della Bulgaria e suo primo arcivescovo. Assieme a lui si commemorano altri 4 santi vescovi: Gorazdo, Nahum, Saba e Angelario, apostoli della Bulgaria, che continuarono l’opera evangelizzatrice e culturale dei Ss. Cirillo e Metodio.

28   S. Alfonsa dell’Immacolata Concezione (Annakutty Muttathupadathu, 1910-1946), nata nel Kerala (India), religiosa delle Francescane Clarisse siro-malabaresi, impegnate tra i poveri, gli ammalati e gli abbandonati. È la prima santa nativa dell’India.

·      B. Stanley Francis Rother (1935-1981), martire, missionario statunitense dell’arcidiocesi di Oklahoma City, per 13 anni fra gli indios del in Guatemala, dove creò anche un’azienda cooperativa e altre opere di promozione umana. Tradusse il Nuovo Testamento in lingua tzutuhil e cominciò a celebrare la Messa in questa lingua. Fu assassinato da gruppi paramilitari. È il primo martire missionario statunitense a diventare beato. (Vedi anche 13/2; 26/4; 4/6; 1/7).

29   S. Olaf (995-1030), vichingo di origine, re di Norvegia, promotore della fede cristiana e organizzatore della Chiesa nel suo paese. Morì nella battaglia di Stiklestad.

30   S. Maria di Gesù Venegas de la Torre (1868-1959), e B. Maria Vincenza Chávez Orozco (1867-1949), due messicane della stessa epoca, dedite interamente al servizio dei malati e dei bisognosi. Ciascuna fondò una congregazione religiosa femminile.

  • Ricordo di Giovanni Aerts (1880-1942), olandese, dei Missionari del S. Cuore (Msc), vescovo di Langgur (Indonesia), ucciso dalle truppe giapponesi con altri 5 sacerdoti e 8 confratelli Msc. Molti cattolici locali lo considerano ‘martire’, modello di santità e fonte di ispirazione.
  • Giornata mondiale contro la Tratta di Persone, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2013.

31   S. Ignazio di Loyola (1491-1556), sacerdote spagnolo, fondatore della Compagnia di Gesù, benemerita delle missioni e di molteplici servizi ecclesiali, educativi, culturali e sociali in tutto il mondo. I suoi Esercizi spirituali continuano a essere un valido strumento nel cammino di conversione e di rinnovamento spirituale.

  • S. Giustino de Jacobis (1800-1860), lazzarista italiano, missionario e vescovo del vicariato di Abissinia, promotore di rapporti ecumenici, specialmente con la Chiesa copto-ortodossa. È considerato dai cattolici «angelo e padre della Chiesa in Etiopia».
  • Creazione del Sceam- Secam (Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar), in seguito al viaggio di S. Paolo VI in Uganda (1969), per rafforzare la comunione dei vescovi nel costruire la «Chiesa come famiglia di Dio in Africa». La segreteria del Simposio è ad Accra (Ghana).

 

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A cura di: P. Romeo Ballan – Missionari Comboniani (Verona)

Sito Web:   www.comboni.org    “Parola per la Missione”

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Facciamo una pausa; il prossimo invio sarà per

domenica 5 settembre (XXIII T.O.)