Padre Alessio Geraci

A partire dal cuore ……

Il tema centrale delle letture che la liturgia ci propone in questa sedicesima domenica del tempo ordinario è il ruolo dei pastori del popolo. Vedremo come deve essere un buon pastore e come invece nel corso della storia, sono stati i pastori.

Il Vangelo di Marco questa domenica ci colloca in un momento ben preciso: il ritorno dei discepoli dalla missione. Domenica scorsa vedevamo come Gesù li aveva inviati a due a due per annunciare la Buona Notizia del Regno, con parole ed opere concrete. Adesso vediamo il ritorno di questo gruppo di amici di Gesù, i primi dodici discepoli missionari.Dopo essersi riuniti con Gesù, l’evangelista ci dice che essi “gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato”. La parola chiave qui è condivisione. I primi discepoli missionari infatti condividono con il Maestro le loro esperienze, la realtà che hanno incontrato, come sono stati accolti, le loro emozioni. È una delle parti più belle ed emozionanti della missione: potere condividere successi e insuccessi, incontri e scontri, gioie e amarezze, sempre certi che alla persona che ascolta interessa veramente questa condivisione. Ciò che hanno sperimentato nella missione, gli ha avrà sicuramente provocato stanchezza (fisica e mentale): Gesù allora invita ai suoi amici più intimi a riposare in un luogo tranquillo, in disparte. Questo luogo mi piace pensare che è il suo stesso Cuore. Solo nel cuore misericordioso di Gesù Buon Pastore infatti, troviamo rifugio e riposo sicuro. Riposare nel Signore è quindi l’invito che ci viene rivolto oggi. Molte volte siamo pieni di impegni, di attività, di incontri, ancora di più dopo un anno di pandemia nel quale tutto o quasi è stato fatto in modalità virtuale. E come è normale, ci stanchiamo. Per questo oggi il Signore ci dice di riposare. Di stare con Lui. Di mettere da parte tutto ciò che potrebbe distrarci e stare da soli con Lui. 

E Gesù li porta con sé nella barca, in un luogo deserto, per riposare. Ma non avevano fatto i conti con…la folla! Infatti, ci dice Marco che “molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero”. Tanta era la voglia, il bisogno, l’urgenza di vedere Gesù, di stare con Lui, che arrivarono prima di Gesù sulla terra ferma! E quindi quando Gesù e i discepoli sbarcarono, si trovarono davanti questa folla, affamata e assetata di “parole vive”. Il Vangelo ci dice che Gesù vedendo questa folla “ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore”.La prima cosa quindi è il contatto visivo che è profondamente legato al cuore e alle viscere. Infatti, provare compassione è un movimento “viscerale”: è non restare indifferenti davanti a quello che succede attorno…è lasciarsi “affratellare” dal vincolo della solidarietà, con ogni persona che soffre. È assumere il dolore e i bisogni dell’altra persona come se davvero fossero i propri.E’ sentire le proprie viscere “contorcersi”, come se quel dolore, quella pena, quella situazione fosse vissuta in prima persona.Così ha agito Gesù, vedendo questa grande folla disorientata, bisognosa di una luce, ingannata da falsi maestri e da sedicenti pastori; una grande folla che andava come pecore senza pastore, una folla però che sa che Gesù è un pastore diverso dagli altri perché è il Buon Pastore.

Ed infatti, nonostante la stanchezza, nonostante avere altri programmi, Gesù agisce come il Buon Pastore, e insegna con calma, molte cose a questa folla.

In quest’atteggiamento di Gesù possiamo vedere la realizzazione della promessa che Dio fa attraverso il profeta Geremia e che la liturgia ci propone questa domenica come prima lettura. Effettivamente, Dio si era impegnato ad inviare pastori che avrebbero pascolato il gregge, mettendo così fine all’epoca dei pastori che incutevano terrore nel gregge, causando dispersione e confusione. Questa dal resto era la triste realtà storica nella quale si muove il profeta Geremia: pastori che, a causa della malvagità delle loro azioni, non si erano presi cura del gregge che Dio aveva loro affidato con fiducia. È un atteggiamento questo, che purtroppo troviamo presente ancora oggi in alcuni pastori della chiesa, i quali avrebbero dovuto prendersi cura del popolo santo e fedele di Dio, a loro affidato, e invece hanno causato scandalo con i loro comportamenti, avendo uno stile di vita antievangelico, provocando anche la fuga di molte persone dalla chiesa. A questi, si contrappongono i pastori “secondo il cuore di Dio”, i pastori che hanno davvero seguito ed imitato il Buon Pastore. E per fortuna, sono davvero tantissimi quest’ultimi, i pastori secondo il cuore di Dio! Non dimentichiamoci mai di ringraziare Dio per loro, per averceli mandati!

Paolo, nella seconda lettura di questa domenica, scrivendo agli Efesini, ci indica il cammino, che è Cristo. Paolo infatti ci dice che Cristo è la nostra pace e ce lo presenta come colui che con la sua croce, ha abbattuto il muro dell’odio, riconciliando così i due popoli, separati prima da questo muro invalicabile.

A volte ci sembra davvero invalicabile questo muro dell’odio, troppo alto da scalare, così difficile da riuscire ad abbattere. In questo tempo di “odio globalizzato”, nel quale le ideologie sembrano avere più importanza dei valori, abbiamo davvero bisogno di sapere che Cristo è venuto a portarci la pace e a unirci. Come dice bene Paolo: “Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani,e pace a coloro che erano vicini.Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri,al Padre in un solo Spirito”.Ed è proprio così: in Lui non ci sono più distinzioni, non ci sono più barriere né frontiere né confini. In Lui siamo un solo Popolo: il Popolo dei figli di Dio. Siamo una sola famiglia: la famiglia umana!

Con questa certezza nel cuore, possiamo rispondere a questa parola di Dio, con il salmo che la liturgia ci propone questa domenica: “Il Signore è il mio pastore; non manco di nulla”.Ehsi, effettivamente come il salmista anche noi abbiamo sperimentato che la bontà e la misericordia del Signore ci accompagnano per tutta la vita. Il Signore ci conduce come Buon Pastore verso acque tranquille e sicure, e con Lui al nostro fianco, possiamo recuperare le forze ormai perdute.

Lasciamoci allora guidare dal Buon Pastore! E cerchiamo di essere anche noi dei buoni pastori, nella famiglia, nel lavoro, nella chiesa, nella società, cercando di proteggere, guidare, condurre, accompagnare le persone che ci vengono affidate, prendendoci cura di loro! E non dimentichiamo di pregare per i nostri pastori, per tutti i pastori della chiesa, affinché siano sempre più imitatori del Buon Pastore, e siamo come chiede papa Francesco: “pastori con l’odore delle loro pecore”.

Buona domenica!

Con la missione nel cuore

Padre Alessio Geraci mccj