Dopo 10 anni di servizio missionario, P. Daniel Zarantonello lascia la parrocchia di Tumaco.

Tumaco è un municipio della costa del Pacifico Colombiano, situato alla frontiera con Ecuador. E’ una piccola cittadina sul mare, abitata da pescatori e piccoli commercianti (contadini), in maggioranza (89%) afro discendenti.
Pur essendo una realtà piccola e nascosta, ha la sua importanza a livello mondiale: è il municipio leader mondiale nella produzione della coca, con i suoi 19.546 ettari di coca, pari a 11% del totale nazionale, ed in questi anni ha mantenuto il primato di essere il municipio con il più alto indice di omicidi di tutto il continente latinoamericano.
La presenza dei missionari comboniani a Tumaco inizia nel 2004, con lo scopo di accompagnare un territorio abitato in prevalenza da afrocolombiani in una zona di conflitto armato.

Ai parrocchiani di Tumaco, p. Daniele scrive una lettera di saluto.

“Vorrei fare il punto su questi 10 anni di vita condivisi con voi. Mi conoscete bene, perché ho cercato di avvicinarmi a ciascuno di voi con trasparenza, con sincerità, con tanto amore, abbattendo ogni tipo di barriera che potesse frapporsi tra di noi. Non ho voluto vestirmi da prete, non ho voluto godere di uno status sociale più alto di quello che vive la maggior parte di voi, non ho cercato automobili o lussi, non ho voluto una casa grande.
Quando sono arrivato, sono stato accolto da una comunità di missionari comboniani che mi ha aiutato a spogliarmi di tutte le cose che potevano separarmi dalla gente. Mi hanno insegnato ad essere una persona semplice, capace di condividere profondamente tutte le difficoltà e le incertezze che la nostra gente vive. È stato un grande dono, che mi ha dato una grande libertà perché mi ha portato all’essenziale.

COSA È “ESSENZIALE” PER ME?
Credo fermamente in GESÙ DI NAZARETH, nella sua causa, nelle sue lotte, nel suo modo di vivere, di servire, di dare la vita. Credo che Lui sia il Salvatore del mondo, capace di trasformare la morte in vita, che mi chiama ogni giorno a partecipare alla sua missione, che mi chiede di non temere di morire con Lui per risorgere come uomo nuovo. Guardare Gesù, sentirmi amato da Lui e rispondere a questo amore con la mia vita è la cosa migliore che mi potesse capitare. Per Lui sono qui, per Lui sono pronto ad andare.
Il motore della vita è l’AMORE, che va sempre di pari passo con la gratuità, agendo senza interessi personali, senza secondi fini, e soprattutto senza paura. Ci sono messaggi contrari che ci bombardano ogni giorno cercando di convincerci che l’amore è un’illusione, un gioco, un inganno. Vivo d’amore e lotto perché sia sempre il più puro, il più sincero. Vi ho amato tutti con tutto il mio cuore. Ho cercato di esprimerlo con il massimo affetto ma soprattutto dedicando il mio tempo e focalizzando le mie priorità. Non ho avuto un amore diverso per il popolo afro, dalle sue radici ai suoi frutti più belli. Soffro quando vedo la nostra gente ferita, sottovalutata, discriminata, offuscata nel suo onore e valore, a volte dalla loro stessa gente, a volte da estranei.
Ho voluto appartenere a questa città, assumendo tutte le sfide del nostro contesto e territorio, e continuerò a scommettere affinché questa città risorga in tutto il suo splendore, potenziata e identificata spiritualmente.
Il lavoro in cui mi occupo è L’OPERA DI DIO. Mi ha chiesto la mia parte. Dio continuerà a fare miracoli anche senza di me, perché Dio è qui in questa città, l’ha scelta come sua e l’ama teneramente. Spero solo che quella che ho potuto dare sia stata una testimonianza capace di spingere altri a dedicarsi alla stessa causa con lo stesso – e ancor più – amore.
Noi Comboniani continuiamo a scommettere su Tumaco, vogliamo continuare a dare priorità al popolo afro nella nostra missione, e sogniamo di vederli crescere insieme al Nazareno, il nostro Cristo Nero.

Abbiamo camminato insieme. Le mie linee d’azione le conoscete bene.
Questo lo lascio come MIA EREDITÀ, a voi di seguirlo o no. Se rimane qualcosa dopo la mia partenza, è il benvenuto.
1. Una parrocchia missionaria: andare alla gente, ai quartieri, alle periferie, senza stancarsi.
2. Organizzazione comunitaria: laici responsabilizzati, decisioni condivise, non abituarsi al solito (creatività).
3. Economia circolare: “Io ti aiuto, tu mi aiuti”, trasparenza, solidarietà, non accumulare, credere nella Provvidenza.
4. Una fede profondamente sociale: vivere “l’amore effettivo”, fatto di opere concrete e non solo di bei discorsi.
5. Una fede inculturata: amare la cultura nelle sue espressioni migliori e celebrare la fede in Dio dalla cultura e dall’idiosincrasia di questo popolo.
6. Uno sguardo sempre fisso sulla campagna e sui fiumi, sulle nostre radici.
7. Speranza caparbia (fedeltà): non scoraggiarti se gli altri non lo fanno, mettiti davanti con lo sguardo fisso su Gesù.
8. La rivoluzione della tenerezza: l’amore vince più del male.

Non sono cose mie… Mi sono forgiato alla scuola di San Daniele Comboni, fin da piccolo sono cresciuto seguendo le orme di questo grande santo missionario.
Sento che Comboni vive in me, e che il suo carisma è il mio carisma. Per questo voglio ringraziare tutti i miei compagni comboniani di strada che con la loro vita e morte (i nostri martiri) mi hanno aiutato ad essere quello che sono, un missionario comboniano.

PERCHE’ STO LASCIANDO?
Ogni missionario ha il suo tempo, noi non rimaniamo sempre nello stesso posto, proprio perché quello che facciamo è opera di Dio, e non nostra.
Ma sento dentro di me la grande sfida di scommettere sugli afro e sulla loro causa. Per questo ho chiesto ai miei superiori di non cambiare ambito di azione pastorale, ma di dare profondità a questa opzione missionaria comboniana.

Nello specifico, mi recherò a Bogotà, dove svolgerò le seguenti attività:
– Un master di due anni in studi afroamericani.
– Continuerò a sostenere i progetti Tumaco attraverso la fondazione.
– Collaborerò al coordinamento del CAEDI, Centro Afro di Spiritualità e Sviluppo Integrale dei Missionari Comboniani.
– Seguirò i giovani universitari tumaqueños che andranno a studiare a Bogotà.
– Sosterrò la pastorale afro-nazionale, sperando di imparare molto da loro.
– Visiterò e accompagnerò le comunità afro in alcune periferie di Bogotà.
Quindi mi allontano da Tumaco fisicamente, ma non spiritualmente, e spero di essere consapevole del suo cammino e dei nostri progetti di Comboniani.
Certo, come ci insegna la nostra spiritualità ancestrale, che “siamo nelle mani di Dio”, e “se Dio ci presta la vita” non pianificherò la mia vita come se fossi il padrone dei miei giorni, ma mi piace proporre a Dio sfide, sogni, perché sia Lui a dirmi quali sono i suoi e quali invece sono pazzi dei miei.

CHE ALTRO DIRVI?
PREGATE PER ME, non dimenticatevi di questo servo, ma soprattutto CONTINUATE LA LOTTA, credete nella comunità, non lasciate la parrocchia per fottuti conflitti, parlate, perdonatevi, cercate sempre il bene più grande, al di sopra dell’orgoglio o dei litigi personali.
Vi amo tanto. Sentirò la vostra mancanza. Andate avanti.”

Padre Daniele Zarantonello, mccj