Padre Alessio Geraci

A partire dal cuore ……

In questa quindicesima domenica del tempo ordinario, le letture della liturgia ci fanno entrare nel tema della missione e capire sempre più che l’iniziativa è sempre di Dio.

Lo possiamo vedere chiaramente nella prima lettura: la liturgia infatti, ci propone un frammento del libro del profeta Amos, il quale era un pastore e un coltivatore di fichi. Un giorno Dio lo chiamò e lo inviò a profetizzare al suo popolo, Israele.

L’iniziativa, come vediamo, è sempre di Dio. Il profeta Amos infatti, a chi lo invita ad andare via da Betel e ritirarsi nella terra di Giuda, risponde che non è profeta né figlio di profeta ma che è stato inviato da Dio a profetizzare al popolo di Israele. È la storia di tanti profeti di oggi, uomini e donne chiamati da Dio nella loro “feriale quotidianità”, ad essere voci profetiche in un mondo che non ascolta i profeti, in un mondo che preferisce chiudere gli occhi, le orecchie e il cuore, “girarsi dall’altra parte” e non guardare una realtà che parla di ingiustizie, di oppressioni, di repressioni, di violenze, di pregiudizi, di odio, di muerte. Una realtà che è quindi palesemente contraria alla volontà di Dio, che è sempre bene ricordarlo, è la nostra felicità, la felicità di ogni uomo e ogni donna di ogni tempo storico e di ogni latitudine geografica, e che si manifesta nella vita piena, abbondante, feconda, che Gesù di Nazaret è venuto a condividere con noi.

Anche oggi Dio ci chiama a non rimanere indifferenti davanti il dolore e la sofferenza di ogni persona perché il suo amore è sempre concreto e mai teorico. Chiama ognuno di noi, per denunciare le ingiustizie, gli inganni, la corruzione, l’oppressione, e annunciare nel suo nome l’amore di Dio.Forse anche noi come Amos, soffriremo il rifiuto della gente, ma l’opera è di Dio ed essere suoi profeti è la cosa più bella che ci possa succedere!A questa parola di Vita, anche noi, come il salmista, ci impegniamo ad ascoltare la voce del Signore, una voce che annuncia pace anche in tempo di guerra, una voce che annuncia speranza anche in tempo di sfiducia. Come il salmista infatti, anche noi abbiamo nel cuore una speranza che poco a poco diventa certezza: l’amore misericordioso e la verità che conduce alla fedeltà (due caratteristiche tipiche di Dio) si incontreranno, la pace e la giustizia (di cui tanto abbiamo bisogno specialmente in questo tempo di pandemia), si baceranno.

Nella seconda lettura, Paolo, scrivendo alla comunità di Efeso, ci svela chiaramente il piano di Dio, un piano che sussiste da sempre: ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo e quelle della terra. Il famoso inno cristologico che proclamavano le prime comunità cristiane adesso arriva fino a noi. E davvero, in comunione con tutti i credenti di tutti i tempi storici e di tutte le latitudini geografiche, anche noi, con Paolo, possiamo dire: “Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo”. E infatti Cristo è diventato per noi una benedizione talmente grande da farci diventare figli di Dio. E ancora una volta, come vediamo l’iniziativa è di Dio. È per pura iniziativa sua infatti, che ci ha destinati nella persona di Cristo ad essere suoi figli e grazie a Cristo e al suo sangue, abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati. Ma Paolo ci dice anche che prima della creazione del mondo, da sempre quindi, già Dio ci aveva scelti affinché fossimo santi e immacolati davanti a Lui nell’amore. Comprendiamo quindi che è l’amore che ci santifica. Possiamo domandarci allora in questa domenica, se stiamo vivendo da figli di Dio, se nelle nostre relazioni interpersonali, viviamo da “fratelli tutti”, se ci sforziamo ogni giorno di essere santi e immacolati davanti a Dio nell’amore.

E arriviamo al Vangelo. Siamo ancora nel sesto capitolo di Marco. Oggi la liturgia ci propone l’invio dei Dodici. Dice letteralmente il testo che Gesù chiamo i Dodici e li inviò a due a due.Queste prime poche parole iniziali ci mostrano ancora una volta che l’iniziativa è sempre di Dio, che chiama ed invia. Ma ci mostra anche che la missione non si realizza in maniera “isolata”, da “battitori liberi” ma in maniera comunitaria. Gesù li invia a due a due sottolineando loro l’importanza del messaggio che annunceranno. Le uniche due cose che i discepoli missionari potranno portare in questa missione evangelizzatrice sono il bastone e i sandali. Il bastone per potersi difendere lungo il camino da eventuali attacchi ma anche per camminare bene, così come i sandali, che indicano movimento. La strada dal resto si fa…camminando! E i discepoli missionari molte volte dovranno anche aprire nuove strade, lasciandosi sempre ispirare dallo Spirito!

Gesù non vuole che portino due tuniche, né pane, né sacca, né denaro: vuole più che altro che i suoi discepoli missionari possano sperimentare l’ospitalità e l’accoglienza gratuita della gente. Per chi annuncia la Parola di Dio è molto importante trovare chi, oltre ad aprire le porte della propria casa, apra anche le porte del suo cuore. Per questo è importante che i discepoli missionari possano andare “leggeri” nel loro cammino affidandosi totalmente alla Provvidenza.

Il Vangelo di questa domenica termina dicendo che questi dodici primi discepoli missionari partirono e proclamavano la conversione con gesti concreti di guarigione e liberazione. La Buona Notizia che annunceranno con parole ed opere, sarà motivo di speranza, di gioia, di sollievo ma anche invito urgente alla conversione, a cambiare stile di vita, ad essere persone nuove, rigenerate in Cristo e rigeneratrici.

Anche noi, come i primi dodici discepoli missionari, veniamo inviati per continuare, prolungandola di fatto, la missione evangelizzatrice di Gesù, che “passò facendo il bene” (At 10, 48); anche a noi viene affidato il compito di sanare, liberare, consolare, perché l’amore e solo l’amore può sanare, liberare, salvare. A noi come ai primi discepoli missionari viene chiesto di entrare nella dinamica della gratuità e della condivisione: benedetti per benedire, guariti per guarire, amati per amare, liberati per liberare!

Quando si viaggia in aereo ci viene chiesto di mettere il nostro cellulare in “modalità aereo” per tutto il viaggio; mettiamoci tutti in “modalità missione” e annunciamo con la nostra vita le meraviglie che Dio ha operato e continua ad operare in noi e per mezzo di noi!

Buona domenica!

Con la missione nel cuore

Padre Alessio Geraci, mccj