Padre Romeo Ballan

Missionari con bagaglio leggero

 XV Domenica del Tempo Ordinario

Anno B – 11.7.2021

Amos 7,12-15
Salmo 84
Efesini 1,3-14
Marco 6,7-13

Riflessioni

Poveri per essere liberi e credibili! In sintesi è questo il messaggio di Gesù, che chiama e manda i suoi discepoli al mondo, a due a due (Vangelo), con un messaggio di vita: invitare alla conversione e liberare la gente dagli spiriti impuri e dalle malattie (v. 7.12-13). Il linguaggio di Gesù circa il modo e gli strumenti per l’annuncio è duro ed esigente, fino al paradosso. Lo scopo è chiaro: far capire che l’efficacia della missione (di Gesù e dei discepoli) non dipende dalla quantità di mezzi materiali di cui si dispone né dal favore dei potenti che, eventualmente, la promuovono o la proteggono. Spesso questi poteri umani non fanno che svigorire il messaggio evangelico, privarlo della sua forza interiore e condizionare sia il missionario che i destinatari dell’annuncio.

L’abbondanza di mezzi, l’organizzazione, il favore dei potenti non devono inquinare la trasparenza e la credibilità del messaggio che il profeta-missionario è chiamato ad annunciare con libertà. L’esperienza del profeta Amos è emblematica (I lettura). Amasìa, sacerdote del tempio di Betel nel regno di Samarìa, gode i favori del re Geroboamo II (VIII sec. a.C.), è un alto funzionario di corte, ma ha perso la sua libertà; arriva fino a respingere Amos, profeta di Dio, proveniente dal sud e inviato al regno del nord: “Vattene, veggente, ritirati nella tua terra d’origine” (v. 12). Amasìa, complice della struttura regale, non tollera che Amos, uomo rude, mandriano e contadino (v. 14), abbia il coraggio di attaccare aspramente gli abusi dei dirigenti, re compreso, dei proprietari terrieri, dei commercianti… che sfruttano esosamente i poveri (vedi i cap. 5-6-8). Per di più Amos non ha paura di denunciare la pratica religiosa ormai esteriore e incoerente. All’ostilità di Amasìa, Amos risponde presentando decisamente le sue credenziali: è il Signore che l’ha tirato fuori dalle stalle e dai campi e lo ha mandato lì a fare il profeta. Quindi lui non si muoverà di lì.

Gesù è sulla scia dei profeti più radicali. È forte la sua insistenza sulla povertà (Vangelo), come condizione per la missione: né pane, né bisaccia, né soldi. “È una povertà che è fede, libertà e leggerezza. Anzitutto, libertà e leggerezza: un discepolo appesantito dai bagagli diventa sedentario, conservatore, incapace di cogliere la novità di Dio e abilissimo nel trovare mille ragioni di comodo per giudicare irrinunciabile la casa nella quale si è accomodato e dalla quale non vuole più uscire (troppe valigie da fare, troppe sicurezze a cui rinunciare). Ma la povertà è anche fede: è segno di chi non confida in se stesso, ma si affida a Dio. Il rifiuto è previsto (v. 11): la Parola di Dio è efficace, ma a modo suo. Il discepolo deve proclamare il messaggio e in esso giocarsi completamente, ma deve lasciare a Dio il risultato. Al discepolo è stato affidato un compito, non garantito un successo” (Bruno Maggioni). Il successo è opera ed è noto allo Spirito, anima della Chiesa. (*)

Viene a proposito la riflessione di domenica scorsa, partendo dalla testimonianza di san Paolo: la vera missione si realizza nella debolezza. Tutti i discepoli – ciascuno di noi – siamo chiamati e mandati a portare il Vangelo di Gesù, ma non come un’impresa personale, bensì come membri della fraternità nuova inaugurata da Gesù (li mandò “a due a due” – “dove due o tre sono riuniti nel mio nome). Andare a due a due era una usanza del popolo ebraico e di altri popoli quando si doveva dare una testimonianza in tribunale o portare un messaggio importante. Gesù sottolinea che la missione si fa con il contributo di varie persone, in un cammino comunitario. Perché il primo vero miracolo, che rende credibili i messaggeri, sono le relazioni fraterne e sincere nella vita di ogni giorno.

Per questo ogni discepolo ha ricevuto gratuitamente da Dio il dono meraviglioso di conoscere Gesù Cristo. San Paolo (II lettura) lo conferma con linguaggio altamente teologico: in Cristo il Padre ci ha scelti e benedetti per essere santi, immacolati, figli adottivi, gratificati, redenti, perdonati (v. 3-7), con il sigillo dello Spirito: «In Cristo anche voi, dopo avere ascoltato la parola della verità, il Vangelo della vostra salvezza, e avere in esso creduto, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo» (v. 13). In tal modo ci ha abilitati per la missione al servizio del piano di Dio (v. 14), perché la famiglia umana abbia vita in abbondanza.

 

Parola del Papa

(*) «Lo Spirito Santo è l’anima della Chiesa. Senza di Lui a che cosa essa si ridurrebbe? Sarebbe certamente un grande movimento storico, una complessa e solida istituzione sociale, forse una sorta di agenzia umanitaria. Ed in verità è così che la ritengono quanti la considerano al di fuori di un’ottica di fede. In realtà, però, nella sua vera natura e anche nella sua più autentica presenza storica, la Chiesa è incessantemente plasmata e guidata dallo Spirito del suo Signore. È un corpo vivo, la cui vitalità è appunto frutto dell’invisibile Spirito divino».

Benedetto XVI

Festa di Pentecoste, 31.5.2009

 

Sui passi dei Missionari

11 Giornata internazionale per ricordare e pregare per la Gente del Mare, che lavora lontano dal proprio paese, dai propri cari e dalla Chiesa locale. Nel 1920 nacque in Scozia l’Opera ‘Stella Maris’, a sostegno della gente del mare. Nel 1997 Giovanni Paolo II scrisse una lettera per dare un nuovo impulso all’apostolato marittimo.

11 S. Benedetto da Norcia (c. 480-547), abate, fratello di S. Scolastica. Dopo gli studi a Roma e alcuni anni di vita eremitica a Subiaco, si trasferì a Montecassino, dove più tardi morì, dopo aver dato vita a una comunità monastica, per la quale scrisse la sua Regola, basata su preghiera e lavoro (“ora et labora”), carità fraterna e ospitalità. Nacque così l’Ordine di S. Benedetto (detti poi Benedettini), benemerito per la liturgia, la missione, la cultura cristiana, il progresso sociale. Per questo è considerato patriarca dei monaci in Occidente, padre e patrono d’Europa.

12 S. Agnese Le Thi Thanh (1781-1841), madre di famiglia e martire vietnamita, torturata per aver nascosto in casa sua un sacerdote. Fu canonizzata con altri 116 martiri del Vietnam nel1988. (Vedi 24/11).

13 S. Enrico (973-1024), nacque vicino a Bamberga (Baviera) e crebbe in una famiglia cristiana; divenne re di Germania e, dal 1014, anche imperatore del Sacro Romano Impero. Con la moglie santa Cunegonda, si adoperò a rinnovare la vita della Chiesa e propagare la fede cristiana in Europa, fondando diocesi e monasteri; fu lui a sollecitare l’introduzione del Credo nella Messa domenicale. È patrono delle “teste coronate”.

  • B. Mariano di Gesù Euse Hoyos (1845-1926), sacerdote diocesano originario della Colombia, esemplare per semplicità, integrità di vita e zelo apostolico nelle attività parrocchiali.
  • B. Carlos Manuel Rodríguez Santiago (1918-1963), laico, apostolo fra i giovani, dedito alla liturgia e alla catechesi. È il primo beato di Porto Rico.

14 S. Francesco Solano (1549-1610), francescano spagnolo, grande missionario itinerante fra Panamá, Perù, Paraguay, Argentina, predicando il Vangelo e proteggendo gli indigeni. Morì a Lima (Perù), dove è molto venerato.

  • S. Camillo de Lellis (1550-1614), sacerdote italiano, votato al servizio degli incurabili. Fondò l’Ordine dei Ministri degli infermi (conosciuti come Camilliani). È patrono dei malati, degli infermieri e degli ospedali.
  • B. Ghebre Michael (1791-1855), martire lazzarista etiopico. Convertitosi dalla Chiesa copto-ortodossa, soffrì una forte persecuzione. Collaborò con S. Giustino de Jacobis, (vedi 31/7), vescovo del vicariato di Abissinia, dove si incardinò. Contribuì all’elaborazione di un catechismo per la gente e alla traduzione di un libro di formazione.

15 S. Vladimiro (c. 956-1015), principe della Russia di Kiev. Si convertì a Cristo nel 988 e promosse la diffusione del cristianesimo in Ucraina.

  • Bb. Ignazio de Azevedo (1527-1570), gesuita portoghese, e altri 38 gesuiti spagnoli e portoghesi, uccisi in mare dai pirati ugonotti, al largo delle isole Canarie, mentre erano in viaggio verso il Brasile.
  • B. Anne-Marie Javouhey (1779-1851), francese, ardente missionaria in Africa e America, fondatrice delle Suore di S. Giuseppe di Cluny, dedite all’insegnamento e alle missioni. Nel 1822 raggiunse il Senegal e poi organizzò scuole e ospedali in Gambia e Sierra Leone. In Guyana abbracciò la causa degli schiavi di colore. Promosse la formazione del clero indigeno.
  • Ven. Mario Hiriart Pulido (1931-1964), laico cileno, morto negli Usa mentre era in viaggio verso il santuario del Movimento di Schönstatt, in Germania. Ingegnere di successo, testimonió la sua fede cristiana in ambito lavorativo. I suoi ‘pilastri’ erano l’Eucaristia e la devozione a Maria.

16 B. Vergine Maria del Monte Carmelo, dove si rifugiò il profeta Elia. Quel monte divenne il luogo ispiratore dell’Ordine dei Carmelitani.

  • Ss. Andrés de Soveral, sacerdote brasiliano, Domingos Carvalho e oltre 60 laici, uccisi nel 1645 durante la celebrazione della Messa a Cunhaú (Natal). Appartengono al gruppo dei primi martiri del Brasile, assieme ai Ss. Ambrosio F. Ferro e 27 compagni. (Vedi 3/10).

17 Ss. 12 martiri scillitani – Sperato e compagni (5 donne e 7 uomini) della comunità cristiana di Scillum, nei pressi di Tunisi. Sono i primi martiri dell’Africa, decapitati a Cartagine nel 180.

  • Bb. Teresa di S. Agostino (M. M. Claudina Lidoine) e altre 15 monache carmelitane scalze, martiri, ghigliottinate a Parigi nel 1794, durante la Rivoluzione francese.

* Nella stessa epoca e per motivi antireligiosi, furono uccisi in Francia molti sacerdoti e suore.

  • Bb. 4 martiri di La Rioja (El Chamical, Argentina), uccisi nel 1976 durante la dittatura militare: il vescovo Enrique Angelelli, il francese don Gabriel Longueville, il francescano conventuale Carlos de Dios Murias, e Wenceslao Pedernera, catechista e padre di famiglia. Papa Francesco li ha definiti «martiri della fede, perseguitati per causa della giustizia e della carità evangelica».