La rivoluzione della missione richiede un ribaltamento di prospettive e metodologie per annunciare il Vangelo nell’Italia di oggi. Il confronto, il dibattito e le scelte di noi comboniani proiettati verso la missione dell’inedito di Dio

Missione è globale e noi comboniani cominciamo a sentirlo sempre di più sulla nostra pelle anche in Italia. Non si tratta più di un luogo geografico ma, nel cambiamento d’epoca, che spesso sottolinea papa Francesco, l’”essere missione” viene interpretato ad ogni latitudine dove sempre ci sono frontiere missionarie da intercettare e situazioni di marginalità e scarto dove sporcarsi le mani. Questo cambio di paradigma missionario richiede risposte più adeguate nell’ottica di servizi qualificati e sempre più in rete con la Famiglia comboniana e con tanti altri attori della società civile, movimenti, chiese e comunità di altre religioni che lavorano per trasformare la società. E’ questa la prospettiva della ministerialità ovvero di servizi missionari specifici fondati sulla spiritualità comboniana, che richiedono competenza e passione, tra e con i migranti e i giovani, nella comunicazione e nell’impegno per la giustizia, la pace e la cura del creato. L’obiettivo condiviso è l’annuncio del vangelo che si traduce in costruzione collettiva della “Casa Comune”, ovvero il sogno della fratellanza universale che si fa strada nel mondo nonostante le tante fatiche e contraddizioni di una società che non si risparmia nel comunicare all’esterno il suo peggior volto di disumanità, indifferenza e violenza.

Di questo si è dibattuto in profondità nella nostra assemblea generale, a Pesaro, da lunedì 28 giugno fino a ieri sera, 2 luglio 2021. Un documento sulla ministerialità, intesa come diaconia, come criterio di base per il riassetto delle presenze comboniane in Italia è stato approvato e sicuramente già rappresenta un pilastro per tracciare i prossimi passi missionari come risposta alle sfide dell’oggi. Strutture che vanno riqualificate, altre da chiudere e presenze sempre più semplici, vicine ai poveri, rispettose dell’ecosistema e solidali con chi soffre. Un dialogo franco e aperto ha portato anche a votazioni importanti per riconfigurare il volto di una provincia per troppo tempo considerata nell’universo comboniano come dispensatrice di risorse economiche e di servizi. Chiamata invece oggi a essere in prima linea nelle periferie geografiche ed esistenziali dove il messaggio di Gesù di Nazaret è dimenticato o scartato ma che per noi è fondamentale per consolare e liberare. Oggi i giovani e interi settori della società vogliono vedere e toccare con mano quanto predichiamo senza più rimandare a testimonianze di quanto riuscivamo a portare avanti in terre lontane. Oggi missione è anche qui. E la fame e sete di Parola di Dio, di autenticità, di testimoni, di spiritualità cosmica e interreligiosa o anche oltre le religioni è in aumento. Spazio missionario c’è sempre per chi osa scovare strade nuove e tenta di percorrerle fidandosi dello Spirito. Come il cammino del Cantiere Casa Comune e di Elikya che sono risposte missionarie creative nate al tempo della pandemia.

In questo percorso di innovazione, che ci guida verso il Capitolo del giugno dell’anno prossimo,ci siamo confrontati e abbiamo adottato una relazione di presentazione della vita della Provincia d’Italia. Portando sul tavolo sfide enormi come la sostenibilità economica, l’innovazione e digitalizzazione della comunicazione missionaria, l’internazionalizzazione della provincia, la formazione integrale e interculturale dei giovani candidati, un nuovo approccio di lavoro con e tra i giovani, una presenza liberante tra i migranti, un animazione missionaria che fa sua i temi di papa Francesco come l’ecologia integrale, l’economia solidale, la fratellanza universale fondata sulla dignità radicale di ogni persona.

In un clima fraterno e nello spirito della sinodalità, che è un camminare-con, fondato sull’ascolto reciproco, abbiamo tentato con coraggio, con tutte le nostre differenze di età, esperienze e sensibilità di prendere il largo per non perdere l’appuntamento con una storia che non lascia scampo. In una realtà come la nostra, con sempre più anziani e con ancora troppe strutture pesanti, questo è il tempo delle scelte per un cambiamento di rotta radicale. Per essere missionari erranti e itineranti alla ricerca del sogno di Dio a partire dal contesto in cui ci troviamo come indicato con profezia da Soave Buscemi, missionaria e teologa popolare nelle comunità di base in Brasile che ha dato il via alla nostra assemblea. “Dove i nostri piedi camminano, lì il nostro cuore ama e la nostra testa pensa” ci ha ricordato Soave. Errando verso nuove terre e nuovi cieli senza paura di “errare” perché il Signore è con noi quando rischiamo la missione nel solco del Vangelo. Quello che conta è stare, con fiducia nella resurrezione, nei luoghi del disprezzo per testimoniare e vivere che un altro mondo non solo è possibile ma è già in atto. “Con lacrime negli occhi per soffrire con chi è nel dolore, con tenerezza nelle mani per condividere con chi tiene in mano la speranza” come amava ripetere dom Pedro Casaldaliga, vescovo indigeno con gli indigeni in Brasile. Ma anche con tanta passione nelle gambe per continuare a camminare con gli impoveriti della terra per costruire, passo dopo passo, il sogno intramontabile di Dio.

p. Filippo Ivardi Ganapini