La Giornata della Terra è stato celebrata per la prima volta il 22 aprile 1970. Oggi è riconosciuta come il più importante evento ambientale popolare al mondo. Il fondatore di questo evento è il senatore statunitense Gaylord Nelson.

Ed ecco un appello del Papa per la giornata mondiale della terra:

A causa dell’egoismo siamo venuti meno alla nostra responsabilità di custodi e amministratori della terra. «Basta guardare la realtà con sincerità per vedere che c’è un grande deterioramento della nostra casa comune» (Laudato sii, 61). L’abbiamo inquinata, l’abbiamo depredata, mettendo in pericolo la nostra stessa vita. Per questo, si sono formati vari movimenti internazionali e locali per risvegliare le coscienze. Apprezzo sinceramente queste iniziative, e sarà ancora necessario che i nostri figli scendano in strada per insegnarci ciò che è ovvio, vale a dire che non c’è futuro per noi se distruggiamo l’ambiente che ci sostiene.

Abbiamo mancato nel custodire la terra, nostra casa-giardino, e nel custodire i nostri fratelli. Abbiamo peccato contro la terra, contro il nostro prossimo e, in definitiva, contro il Creatore, il Padre buono che provvede a ciascuno e vuole che viviamo insieme in comunione e prosperità. E come reagisce la terra? C’è un detto spagnolo che è molto chiaro, in questo, e dice così: “Dio perdona sempre; noi uomini perdoniamo alcune volte sì alcune volte no; la terra non perdona mai”. La terra non perdona: se noi abbiamo deteriorato la terra, la risposta sarà molto brutta.

Nel celebrare oggi la Giornata Mondiale della Terra, siamo chiamati a ritrovare il senso del sacro rispetto per la terra, perché essa non è soltanto casa nostra, ma anche casa di Dio. Da ciò scaturisce in noi la consapevolezza di stare su una terra sacra!”

La missione è dove la natura muore

La terra è stanca. Non sopporta più la dilapidazione cui è soggetta da parte dell’uomo. Le foreste sono indiscriminatamente abbattute in Amazzonia, nel Congo, in Canada, in Russia, negli Altipiani dell’Asia Centrale. Le monoculture del caffè, del tè,praticate largamente nel continente africano per esigenze di mercato, stanno impoverendo il terreno. Lo sfruttamento violento delle risorse della terra per una produzione illimitata e ingiustificata dei beni di consumo, ha distrutto l’habitat per uomini, animali e vegetazione. E’ in atto una desertificazione di vaste aree geografiche.

L’impoverimento di popolazioni, le emigrazioni forzate, le guerre per la conquista di territori fertili e abitabili sono conseguenze obbligate di questo scempio, che è uno dei più tristi e violenti della storia della madre terra. L’armonia di tutto il creato è compromessa. Le risorse della terra sono limitate. Si richiede un uso di esse che sia umano, che soddisfi le vere esigenze biologiche, non quelle artificialmente indotte per la brama di guadagno e di possesso.

Bisogna non dominare la natura, ma essere inseriti in essa, perché noi siamo inseriti in essa, perché noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi. Giustizia, ambiente e pace sono fattori ormai inscindibili.

Bisogna cambiare i nostri stili di vita. “Un uomo è ricco in proporzione alle cose di cui riesce a fare a meno”(Gandhi).

Bisogna resistere alla sete di possesso. “La resistenza non è solo sul settore della guerra e della pace, ma anche contro certe forme perverse che ci spingono a mettere le mani sulle cose come se se avessimo degli artigli” (Don Tonino Bello).

P. Teresino Serra