Fratel Virginio Manzana

Desenzano (BS)  16.10.28 – Castel d’Azzano (VR) 12.04.2021

https://www.youtube.com/watch?v=9h1V5FoYtf4

Fr. Virginio Manzana era nato il 16 ottobre 1928 a Desenzano (in provincia di Brescia e nella diocesi di Verona). Fece il noviziato a Firenze (1948-1950), emise la prima professione il 19 marzo 1950 e i voti perpetui il 19 marzo 1956. Fr. Virginio ha svolto la sua vita missionaria in diversi posti: Italia (1950-56), Sud Sudan (56-64), di nuovo Italia (64-66), Uganda (66-74), Kenya (74-77), Italia (77-80), Uganda (80-88), Italia (88-91), Congo (92-99), ed è rientrato definitivamente in Italia nel 2000.

Gli piaceva condividere le sue opinioni e i ricordi. Aveva una buona memoria e raccontava volentieri i suoi ricordi della missione, spesso con dettagli storici inediti e interessanti. Quando ci ha lasciati, aveva 92 anni. Godeva di una discreta buona salute e autonomia, ma un cancro, silenziosamente, come un tarlo, ha fatto precipitare le sue condizioni fisiche.
Fr. Virginio aveva dato delle indicazioni precise sul suo fine vita. Sulla bara, ha voluto una candela, segno della fede ricevuta nel battesimo, e ha scelto, tra le letture per la Messa, la lettera di Paolo, prigioniero e al termine della vita, con cui ribadisce il suo attaccamento al Signore: “Ho combattuto la buona battaglia… ho conservato la fede”. Possiamo dire che Fr. Virginio è stato un fratello battagliero, che ha combattuto la buona battaglia della missione in Sudan, Uganda, Kenya e Congo per quasi 40 anni, al tempo in cui la missione era davvero una sfida difficile, i viaggi complicati, la malaria onnipresente e i rapporti con le autorità conflittuali. È uno degli espulsi dal Sudan nel 1964. Attorno al tema della missione sapeva incuriosire, suscitare interesse, entusiasmare. Anche gli ultimi anni trascorsi nelle case di riposo sono stati vissuti come varie battaglie per mantenere una salute malferma. L’ultima battaglia l’ha combattuta contro il coronavirus, con ben tre lunghi periodi di quarantena e di isolamento. Ha combattuto anche per migliorare sé stesso: a volte qualche slancio o improvvisazione lo portavano un po’ sopra le righe o ad essere un po’ ruvido.

“Ho conservato la fede”.
La fede è stato il tesoro prezioso per lui, ricevuta in dono nel battesimo, trasmessa da una famiglia patriarcale di tradizioni sane e profonde, verso la quale ha mantenuto un grande attaccamento e una profonda venerazione. I ricordi del catechismo, del parroco, della prima comunione, della scoperta della sua vocazione non si sono mai cancellati. Ha raccontato che il suo sogno da ragazzo era di diventare sacerdote. Forse le difficoltà scolastiche e qualche problema di salute lo hanno orientato diversamente e così è diventato fratello. Per molti anni ha amato l’Africa attraverso la sua professione di meccanico e i mille lavoretti pratici che fanno parte del mondo del fratello. Aggiustando le macchine permetteva al vangelo e agli operai del vangelo di continuare la loro corsa e il loro servizio all’umanità sofferente. Era contento e orgoglioso di essere fratello comboniano: partecipava regolarmente agli incontri annuali a Pesaro, non faceva mancare le sue riflessioni e nella valutazione finale vi era sempre un rilievo sugli altoparlanti della casa “non sufficientemente potenti”.
Virginio non riceverà il premio Nobel per la poesia e il suo nome non sarà annoverato tra i grandi della letteratura, ma durante gli ultimi anni della sua vita ha saputo fare qualcosa di veramente significativo. Si è appassionato alla poesia e attraverso la poesia è stato un testimone del passato, della famiglia, dei valori di una volta, della missione, dell’Africa amata. Ma è stato anche attento alle problematiche attuali: la salvaguardia del creato, l’amore alla natura, il bullismo, e, a modo suo, la dignità della donna.
Attraverso la poesia rivelava qualcosa di sé, dei suoi affetti e dei suoi valori, manifestava interesse e riconoscenza al personale, tessendone l’elogio. Ha riempito le sue giornate scrivendo, consultando dizionari, cercando le rime, chiedendo aiuto per il PC che si inceppava al primo fisioterapista che passava! Qualche giorno prima di morire discuteva ancora sul numero di copie da stampare di un’altra sua raccolta.

Si è addormentato nel Signore il 12 aprile 2021 nella comunità di Castel d’Azzano (VR) ed è stato sepolto il 15 aprile 2021 accanto ai confratelli, nel cimitero monumentale di Verona. (P. Renzo Piazza, mccj)