Resurrezione significa risollevarsi di continuo, credere che il Risorto cammina insieme a noi. La fede nella risurrezione ci guarisce dalle ferite e ci insegna ad elevarci alla vera vita, la vita che Dio ha pensato per noi. Esercitiamoci,allora,nella vita da risorti e impariamo a risorgere continuamente: La risurrezione,inoltre, ci manda ad annunciare agli altri la vita da risorti ed aiutarli nella loro risurrezione.

 

LA RESURREZIONE DEI DISCEPOLI DI EMMAUS

Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus. (Lc 24,13-34)

 

I due discepoli non lo riconoscono. Eppure sono trascorsi solamente tre giorni. Per tre anni avevano ascoltato la parola del maestro. Per tre anni avevano visto segni e miracoli. Avevano anche predicato insieme. Bastano tre giorni per, quasi, dimenticare tutto. Tre giorni prima Gesù aveva detto: rimanete con me. Non rimangono. Aveva detto: aspettatemi insieme, come cenacolo, in Gerusalemme. Non aspettano. I due discepoli decidono di mettersi in cammino verso Emmaus, il loro mondo di prima. Camminano in senso contrario. Emmaus non è la meta indicata, è la non-meta. E’ il cammino della tristezza e della oscurità. Vedono il pellegrino che viene loro incontro e non riconoscono il loro maestro. Non hanno occhi di fede. Non possono riconoscerlo. Ma il pellegrino inizia il Dialogo: Dio è vicino a chi lo cerca (cf. Ps. 33); e anche a chi non lo cerca. I due discepoli si lasciano rievangelizzare dalla parola. La luce invade la loro fede, la speranza sostituisce le paure e la gioia riempie il loro cuore. Il cammino della sofferenza e penitenza è finito ed è Pasqua per loro.

“Rimani con noi”: è il desiderio dei due, perché tutto sta risorgendo in loro. E nella frazione del pane scompaiono i dubbi, la tristezza, lo scoraggiamento. Si alzano. La notte non fa più paura perché la fede illumina i loro passi. Cambiano direzione e si mettono in cammino verso la vera meta, Gerusalemme. E’ un cammino di ritorno dal loro mondo antico al nuovo mondo di Dio. Non camminano, corrono. Nei vangeli, chi si è incontrato col risorto corre. Corre Maria Maddalena, corrono le altre donne che hanno visto Gesù; corrono Giovanni e Pietro. Corrono i due discepoli di Emmaus perché hanno fretta di comunicare l’incontro col Risorto. La paura è finita, la notte è terminata e la tristezza è sparita. E’ Pasqua e Cristo vive in loro.

E’ lo stesso cammino che dobbiamo percorrere: dal nostro Emmaus al mondo di Dio,. accompagnati dal Cristo Via, verità e vita.

 

LA RESURREZIONE DI TOMMASO

“Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò” (Gv 20,25).

 

La pagina del vangelo ci presenta una comunità in crisi. Crisi generale di paura, crisi di un discepolo, Tommaso, che non ce la fa a credere sulla parola degli altri. Da sempre la figura di Tommaso ha affascinato le persone. Ci è simpatico, perché in lui possiamo ritrovare noi stessi.

È veramente un nostro ‘gemello’, che rappresenta come anche noi sentiamo. Tommaso non c’era quando Gesù è apparso ai discepoli la sera di Pasqua e ha alitato su di loro lo Spirito Santo. Quando glielo raccontano, non gli basta. A torto si considera Tommaso come un uomo pieno di dubbi. In realtà, non è colui che dubita, ma colui che cerca l’esperienza personale del Risorto. E’ un cercatore di Dio. Tommaso pone una condizione, che ci coinvolge particolarmente: può credere nella risurrezione solamente quando tocca le ferite di Gesù. Quella morte in croce lo ha così scosso nella sua fede che necessita di una prova tangibile per poter credere. Qualche biblista dice che Tommaso ha un dubbio di meraviglia: Non ha detto, non credo, ma non ci posso credere…devo toccare le sue piaghe per sapere esattamente che il crocifisso è risorto. Il vero dubbio di Tommaso è causato dalla paura e poca fede della comunità. Tommaso si domanda e domanda: “Se è risorto, se lo avete visto, perché siete ancora paurosi, rinchiusi e nascosti?” Ecco che appare nuovamente il Risorto, senza puntare l’indice minaccioso contro Tommaso. Il dito minaccioso non ha mai salvato nessuno, non è mai stato un argomento convincente. Al contrario, Gesù concede a Tommaso quanto ha negato a Maria Maddalena: gli fa toccare le sue mani e il suo costato. Gesù che si offre pazientemente a chi lo cerca All’offerta di Gesù di toccare le sue ferite Tommaso risponde con la professione di fede: “Mio Signore e mio Dio”. La fede di Tommaso è cresciuta e Gesù diventa suo “suo”. La lontananza e le distanze sono superate. Tommaso risorge e rinnova la sua fede e la sua vocazione di discepolo di Cristo

 

 

LA RESURREZIONE DI UNA DONNA UMILIATA

«Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei.» (Gv 8,1-11)

 

Ecco la scena: una donna senza nome, vari giudici spietati, molte pietre e Cristo Gesù.

Inizia un episodio di cattiveria umana: portano una persona da Gesù non per essere guarita o salvata, ma per essere condannata. E’ un atteggiamento diabolico, pagano quello di portare una persona davanti a Dio perché la condanni. Una persona ha sempre un valore divino, nonostante i suoi sbagli ed i suoi limiti. Portarono la povera donna e la misero nel mezzo, al centro. E’ un’altra cattiveria diabolica mettere al centro, alla vista di tutti, solamente i difetti, i peccati, i limiti. Perché non riusciamo a mettere al centro le virtù, le difficoltà, le lacrime dell’altro? Perché dimentichiamo facilmente il bene che una persona ha fatto?Tutti avevano la pietra del pregiudizio in mano e soprattutto nel cuore. Il pregiudizio cataloga, etichetta le persone e porta al giudizio definitivo, che non lascia spazio all’amore. Gesù si china e scrive per terra; cioè, si allontana dai crocifissori e si avvicina alla crocifissa. Lei non è il suo errore; non appartiene al suo passato, ma a un nuovo futuro di grazia. Gesù domanda: dove sono quelli che sanno solo lapidare e seppellire di pietre? Quelli che sanno solo vedere peccati intorno a sé, e non dentro di sé, dove sono?

Gesù vuole che scompaiano gli accusatori con pietre in mano e,soprattutto, nel cuore. Poi la sentenza: chi è senza peccato scagli la prima pietra. E quelli se ne andarono, con le loro pietre nel cuore, con i loro pregiudizi e la loro cattiveria. E la donna si rialza. Senza i giudici ingiusti la persona può rialzarsi, può risorgere. Cristo aveva già contato le lacrime di sincerità della donna e fa trionfare l’amore. E la donna rinasce e risuscita a nuova vita.

 

P. Teresino Serra