Ecco come nasce una scuola di italiano. Casa del Bambino è diventata casa anche del corso di italiano

Da tempo pensavamo buona l’idea di dare inizio a una scuoletta di italiano per immigrati. A rimandare tutto ci ha pensato il Coronavirus, e così l’idea è rimasta in stand by. Ora però è giunto il momento di iniziare. L’ ambiente c’è: la nostra nuova sede Casa Black and White a Destra Volturno che ospita già il doposcuola Casa del Bambino è diventata casa anche del corso di Italiano. Alcuni volontari si sono fatti avanti, e mettendo in giro la voce è già arrivato un gruppo di persone interessate: per ora, tutte nigeriane e ghaneane. Il che non sorprende, visto che la maggior parte degli immigrati dall’Africa subsahariana che vivono qui a Castel Volturno, specialmente a Destra Volturno e Pescopagano, vengono proprio da quei due paesi.

Il nostro territorio conosce da tanto tempo la presenza numerosissima di stranieri. Il servizio di insegnamento della lingua italiana al centro della Caritas/Fernandes c’è sempre stato. Ma sono ancora tantissimi, si contano a migliaia, quelli che per tanti motivi si arrangiano come possono nell’uso della nostra lingua. Al loro arrivo, la priorità era trovare un lavoro per sopravvivere e aiutare le loro famiglie; molti hanno formato una famiglia, sono arrivati i figli che frequentano le nostre scuole e imparano benissimo l’italiano, naturalmente. E magari anche il…napoletano…! Non mancano coloro che hanno lasciato il lavoro nei campi del loro paese e non hanno avuto l’opportunità di frequentare una scuola. E poi, l’inglese la fa da padrone nelle case e nelle botteghe alimentari, dove si trovano prodotti africani, o nei saloni di bellezza. Capire più o meno e farsi capire è una cosa, ma andare in un ufficio pubblico, all’Asl, in Comune, alle poste…a cercare un lavoro, dover riempire un modulo, è un’altra cosa. Molti italiani, anche negli uffici pubblici, non conoscono l’inglese, predominante invece tra gli immigrati. Succede anche che gli impiegati italiani siano a volte maleducati e arroganti con le persone che non sanno spiegarsi bene e non comprendono quello che viene loro indicato.

La scuola che proponiamo fa parte di un’associazione e rete di scuole diffusa in tutta Italia che si chiama Penny Wirton, e segue un metodo particolare dove la persona e la relazione sono al centro di tutto. I gruppi sono piccolissimi, massimo 3 alunni, e lo stesso insegnante li accompagna per tutto il percorso.

Non c’è un calendario scolastico, sono previste anche attività culturali e ricreative extra. Tutto viene deciso insieme e si usa solo la lingua italiana. Destra Volturno costituisce certamente una delle aree più disagiate e degradate del comune. Perfino le strade e le case danno una sensazione fisica di abbandono e degrado. Mancano centri educativi, spazi per lo sport, proposte culturali, luoghi di aggregazione. Quelle che erano le seconde case per le vacanze al mare sono diventate un enorme borgo che presenta molte criticità ed è abitato oltre che da italiani anche da persone arrivate qui da mezzo mondo, soprattutto da Nigeria, Ghana e Serbia. Un vero mosaico di umanità e diversità, una serie interminabile di vialetti stretti che da Viale Gramsci, parallelo alla Domitiana, arrivano fino alla spiaggia.

Ad Alessia che sa già parlare un po’ in italiano, abbiamo chiesto perché dopo 22 anni di presenza in Italia si è iscritta alla scuola: ««Voglio imparare a scrivere ed essere indipendente senza usare nessun’altra persona per mediare ciò che voglio dire e sento» è stata la sua risposta. Parlando della realtà delle migrazioni, tema che gli sta molto a cuore, papa Francesco ci ha tante volte ricordato che dobbiamo imparare a coniugare 4 verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Ne siamo convinti e collaboriamo con questa iniziativa perché il sogno di una umanità più fraterna diventi realtà, anche qui a Castel Volturno.

La comunità comboniana