Manaus, S. Pasqua 2021

Io sono la Resurrezione e la Vita chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me non morrà in eterno». Gv 11,25-26

Gesù disse loro: pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi! Ricevete lo Spirito Santo”. Gv 20,21-22

Carissimi e carissime,

Pace e bene!

Cristo è risorto! Sì, veramente Cristo è risorto! Ha vinto la morte, Egli vive!

Questo era l’augurio dei fedeli delle prime Comunità dei Martiri, nella Festa di Pasqua.

Oggi è il saluto e il augurio delle comunità dell’Amazzonia.

Ho pensato molto e mi sono chiesto se valeva la pena mandarvi gli auguri di Buona Pasqua, dopo questo anno di sofferenza e di clausura, di deserto e di morte che stiamo vivendo tutti, anche qui in mezzo alla foresta amazzonica!

Sì, perché anche noi, in questi mesi non possiamo uscire e incontrare nessuno: nessuna attività pastorale, nessuna catechesi, come i corsi di formazione per bambini, adolescenti, giovani, adulti e nessuna celebrazione Comunitaria.

Ed io…in casa…ascoltando da lontano il grido di dolore di amici, animatori di Comunità e di famiglie che piangono i loro cari: papà, mamme, fratelli e amici, morti senza poterli accompagnare alla sepoltura.

Ma questo già lo sapete, lo avete sperimentato anche voi!

L’Amazzonia e Manaus sono diventati “la notizia del giorno” nei giornali, alla radio, nelle televisioni di tutto il mondo.

Da un anno gli ospedali sono stracolmi, non ci sono più posti letto. Medici e infermieri, sono stanchi, sfiniti.

Non si trovano medicine, le bombole di ossigeno sparite o vendute al mercato nero dai trafficanti e ogni giorno, le domande terribili: “Chi accogliere al Pronto Soccorso o ricoverare in ospedale? A chi dare la priorità per l´ossigeno? E le poche medicine a chi somministrarle?

Questo concretamente significa: “Chi può continuare a vivere e chi deve…morire”?

Quali i criteri di scelta: l’età, la gravità della malattia, la povertà, la solitudine?

Chi potrà mai piangere un bambino di strada, un vecchio solo e abbandonato, un ragazzo che vive di espedienti, una prostituta?

Chi non ha voce e valore sulla scala del consumismo e del profitto ad ogni costo, ha diritto di avere la priorità per la cura della propria salute? O meglio avere la priorità perché la propria vita sia salvata?

Medici e infermieri che conosco, si fanno un problema di coscienza e mi chiedono:

Padre, ci aiuti a capire! Com’è possibile decidere e scegliere per la vita o per la morte!”.

Mesi di “silenzio…una vera notte oscura”!

Eppure in questi lunghi mesi di silenzio, di tempo passato nell’inattività pastorale, così da sentirmi inutile, ho imparato ad “ascoltare il silenzio”!

Per cinquant’anni abituato ad annunciare la Parola di Dio, a fare incontri per catechesi, corsi biblici, in questo tempo di pandemia ho imparando “il silenzio di Dio”.

Ti ringrazio Padre, Signore del cielo e della terra perché hai rivelato queste cose ai semplici, e le hai nascoste ai sapienti…” ci dice Gesù nel Vangelo.

Lui parla, quando lo lasciamo parlare!

In questo silenzio e in questa oscurità, per me, si è accesa una luce!

Si è illuminata “la Croce”, segno della nostra fede, che preghiamo e contempliamo!

La Croce diventa “esperienza dolorosa”, “Via Crucis” vissuta da tanti malati, che soffrono e muoiono nelle strade di Manaus, nelle palafitte lungo i nostri fiumi, nei villaggi indigeni sperduti nella foresta…

Questa Luce ha aperto la mia memoria: ho ricordato la sofferenza dei nostri nonni e delle nostre comunità che hanno dovuto affrontare le tragedie di due guerre; ho ricordato i bombardamenti delle nostre città e paesi soprattutto nella seconda guerra mondiale; i racconti di tanti reduci sopravvissuti, il ritorno a casa dei corpi di tanti soldati caduti o il dolore di non conoscere più il destino o la fine di chi non è mai tornato a casa.

Nel silenzio e nell’oscurità di questa lunga e dolorosa notte è apparsa, come una stella luminosa, la testimonianza di fede di tante famiglie, di mamme, di sposi, di tanti parroci che in questi momenti di dolore e di solitudine hanno creduto e trovato forza, nella presenza del Signore, per consolare famiglie e comunità.

Forse come non mai ho sperimentato la fede come “comunione”.

Eredità che mi è stata trasmessa come forza e consolazione che nasce dalla certezza che “il Signore è sempre con noi, è vivo” e non ci abbandona, mai.

Ho riscoperto la forza della presenza di Maria, madre nella sofferenza, ai piedi della croce.

Ho riavuto il coraggio di ritornare ogni giorno al cimitero per benedire la sepoltura di decine e decine di bare anonime, ma sempre fratelli e sorelle amati…sicuramente qualcuno li avrà pianti.

Sì! Egli non ci ha abbandonato, vive qui oggi, perché ha vissuto la stessa nostra croce. Egli è vivo e ci fa vivere!

Ho ricordato le croci collocate nelle strade delle nostre città e borgate, nei sentieri dei nostri paesi di montagna e ho riscoperto il loro valore, testimonianza della fede genuina dei nostri nonni e segno, augurio e annuncio che, nonostante la croce, il Signore è risorto. Sì, veramente è risorto!

E noi lo abbiamo incontrato, visto!

Andate e annunciatelo ai vostri fratelli!

Questo il mio augurio a voi tutti, cari amici e amiche, sempre in comunione di missione e preghiera, unito al mio “grazie riconoscente” per i segni di solidarietà e aiuto per le nostre comunità dell’Amazzonia.

Shalom!

Vostro p. Fausto

Il mio indirizzo è: Fausto Beretta e-mail: faustoberetta@gmail.com

Missionários Combonianos AV. JOSE’ HENRIQUE B. RODRIGUES 4 170

Monte das Oliveiras 69093-149 MANAUS AM BRASIL Cell. 005592991110699

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Fausto Beretta IBAN: IT61U0802672142000005090378 Cassa Rurale di Ledro