I comboniani di Trento ci raccomandano speranza nel tempo ancora difficile che stiamo attraversando

 

Cari amici, la comunità comboniana di Trento vuole condividere con voi questo breve messaggio come l’augurio pasquale in quest’anno ancora segnato dalla pandemia, un messaggio che vuole essere di speranza e di serenità per tutti voi e le vostre famiglie. A sostenerci, come ricorda spesso papa Francesco, la lettura costante del vangelo da portare sempre con noi.

In quest’anno liturgico, la Chiesa ci offre la lettura del vangelo di Marco, considerato il vangelo del catechista o del cristiano impegnato nell’annuncio della buona novella in mezzo ai suoi. Questo vangelo è stato scritto nelle comunità perseguitate nella terra di Gesù, pochi anni dopo la sua passione, morte e risurrezione, per cui è un invito da parte della comunità cristiana primitiva a stare con Gesù, vivere alla sua sequela, essere suoi discepoli.

Lo scorso anno ci ha visto dare l’addio a molti comboniani trentini che ci hanno lasciato in prevalenza a causa della pandemia. Li vogliamo ricordare: padre Aldo Chisté è deceduto in Sudafrica e fratel Elio Croce in Uganda; i padri Agostini Germano, Bruno Tonolli, Vulcan Marcello, Carlo Plotegheri, Lubich Mariano, Italo Piffer e fratel Roberto Moser erano invece tutti in Italia.

La morte di tanti confratelli è un evento pasquale che vogliamo celebrare insieme. La loro vita tutta donata per la missione, per tante sorelle e fratelli nel mondo, è una splendida eredità che siamo felici di accogliere. Ma la nostra gente e la Chiesa che è a Trento, e noi, sapremo raccoglierne il testimone? Anche in questi ultimi mesi papa Francesco è intervenuto nuovamente e con passione perché noi cristiani in Italia ci riconosciamo nel “convenire”, nell’“uscire”, nell’“annunciare”, nell’“abitare” e nel “trasfigurare”, tutti verbi consacrati dal convegno ecclesiale di Firenze del novembre 2015 e al quale insistentemente Francesco ci invita a tornare. Nessun passo indietro, bensì una ripartenza vigorosa e necessaria.

Sentiamoci tutti protagonisti e lasciamoci “inquietare” con empatia dalle vicende dell’umanità e dalle sofferenze dei poveri.

Il nostro augurio lo ritroviamo tutto nelle sue parole al convegno di Firenze e che sono rivolte ancora a noi oggi: “Mi piace una Chiesa italiana inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti. Desidero una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza. Sognate anche voi questa Chiesa, credete in essa, innovate con libertà” (Firenze, 10 novembre 2015)

Buon cammino di Quaresima e felice

Pasqua di risurrezione!

 

I padri Tullio, Mario e Claudio