Giovedì 12 novembre 2020 —

Elio Croce, figlio delle Dolomiti, ha scelto di vivere nella savana. È «un uomo che incontra “l’altro” con un istintivo, spontaneo, senso di reciproca appartenenza». Un religioso che, instancabile, costruisce la pace, con il cuore aperto e con il sudore della fronte, mentre, mattone su mattone, tira su muri capaci di proteggere gli innocenti dalla ferocia insensata della guerra. La lettura del suo diario, «scritto per salvare da un oblio ingiusto persone e fatti, destinati a scomparire nel nulla», offre a Francesco occhi nuovi. Ricordiamo nella preghiera il nostro fratello comboniano Elio Croce portatoci via ieri dal COVID-19 in Uganda.

Rportiamo la notizia come è riportata dal giornale trentino L’Adige.

 

Il covid ha colpito il noto missionario trentino Elio Croce, originario di Moena, che è morto in Uganda in seguito all’aggravarsi della malattia che lo aveva colpito circa venti giorni fa. Per le cure era stato trasferito dalla città di Gulu, dove risiedeva, alla capitale Kampala, ma purtroppo l’infezione non si è fermata.

Padre comboniano, Croce aveva 74 anni e fin dal 1971 si trovava in Uganda, dove si era impegnato in particolare sul fronte importantissimo dell’assistenza sanitaria, trovando spesso il sostegno anche del Trentino e della sua vallata, con iniziative benefiche per la raccolta di fondi a favore di ambulatori e ospedali.

Croce era impegnato al St. Mary’s Lacor Hospital, centro missionario che assicura l’assistenza sanitaria al distretto di Gulu. Qui aveva contribuito anche alle attività sociali e assistenziali dell’associazione Spagnolli-Bazzoni, che riguardano anche una scuola e la formazione professionale.

A rilanciare oggi la notizia dolorosa della scomparsa di padre Elio Croce è stato il noto missionario comoniano e giornalista Giulio Albanese, che ha pubblicato in Fb questo post: «Purtroppo ho appreso proprio ora la triste notizia della scomparsa di Fratel Elio Croce, deceduto a Kampala per colpa del COVID-19. Lui che aveva vinto Ebola nel 2000, la guerriglia e mille battaglie all’insegna della solidarietà è volato in cielo. Fu proprio lui che nell’agosto del 2002, dopo la brutta avventura del sequestro di Tumangu, mi venne a prendere in macchina appena liberato alle caserme il Gulu, nel nord Uganda… Ci mancherai Elio!».

 

 

 

In Uganda quasi il 70% della popolazione vive in povertà e il tasso di mortalità infantile è altissimo: 90 bambini su 1.000 nati non arrivano ai 5 anni d’età a causa di malaria, polmonite, diarrea, malnutrizione.

In questo contesto drammatico, Elio Croce era un importante punto di riferimento per i cittadini, anche durante la guerra civile e l’epidemia di ebola.

Croce dal 1985 viveva a Gulu, dove, insieme ai medici e coniugi Piero e Lucille Corti, avevatrasformato un piccolo presidio sanitario comboniano nel più grande ospedale senza scopo di lucro dell’Africa equatoriale, il St. Mary’s Lacor, per l’appunto, che oggi ha 600 dipendenti ugandesi e cura ogni anno 250mila persone, di cui l’80% sono donne e bambini, i più colpiti dalla povertà e dalle durissime condizioni di vita.

La storia del St. Mary’s Hospital Lacor è anche la storia dei coniugi Piero Corti, pediatra brianzolo, e Lucille Teasdale, chirurgo pediatrico canadese, che in 50 anni di lavoro hanno diretto e sviluppato la struttura, trasformandola da piccolo ospedale al grandissimo presidio che è oggi.