Era dagli anni 90 che un arcivescovo di Milano non faceva visita al GIM a Venegono. Fu il cardinal Martini a vistare la comunità e i giovani che facevano il cammino. Domenica 21 giugno 2020 questa buona abitudine si è ripetuta e Monsignor Delpini (attuale arcivescovo di Milano) ha visitato i gimmini e le gimmine nell’ultimo incontro dell’anno (il primo presenziale dopo il tempo del lockdown).

Già, è stato proprio il COVID-19 che ha propiziato e favorito l’incontro. Durante il tempo della quarantena una delle attività proposte ai giovani è stata quella di realizzare un esercizio di scrittura collettiva, dove a partire da due hastag (#hoscopertoche e #unastorianuovanasce), i giovani hanno scritto i loro pensieri su cosa avevano scoperto a partire dal tempo di pandemia che stavano vivendo e hanno espresso anche quali “sogni” per una nuova storia che nasce a partire dalla pandemia. Il tutto è stato raccolto, organizzato e condiviso poi con gli altri gruppi GIM.

Ne è nato quindi un documento importante (che alleghiamo) in cui tutti e tutte ci siamo ritrovati e, proprio a partire da questo cammino comunitario di condivisione, è nata l’idea di inviare il lavoro atto a papa Francesco e a Monsignor Delpini.

Poco tempo dopo è arrivata, inaspettata ma molto ben accetta, una lettera dal Vaticano con gli auguri per il cammino da parte del vescovo di Roma e, dopo qualche settimana, una mail del vescovo di Milano che dopo aver ringraziato per l’invio del documento, manifestava il desiderio di un incontro.

Eco il perché della visita: rispondere positivamente al desiderio di incontro da parte del vescovo che semplicemente voleva condividere con i giovani e le giovani un po’ del suo tempo. E così è stato: senza molti formalismi, domenica pomeriggio monsignor Delpini ha ascoltato i gimmini e le gimmine e ha condiviso con loro la celebrazione di chiusura dell’anno e il momento dell’invio.

Interessante quello che l’arcivescovo ha lasciato come messaggio ai giovani:

  • Vivere il GIM come momento vocazionale inteso come incontro con la Parola che chiama sia a fare e sia a pensare il mondo, raccogliere il grido dei poveri e della terra e rispondere a questo grido.
  • Questo incontro con la Parola e on la realtà vista con gli occhi degli ultimi deve portare a farsi delle domande: quale la coerenza della Parola ascoltata con la tua vita di ogni giorno? Perché sei al mondo? Cosa il Dio della vita vuole da te?
  • Dal cammino fatto incontrando il vangelo di Giovanni ci deve portare a saper leggere i segni e quindi quello che si vive di che cosa è segno?
  • Porre attenzione al grande segno del “cuore trafitto”: dove guardiamo per trovare il senso della nostra vocazione e missione?
  • E per finire: diventare scintille per accendere falò o anche “fare dei passi che percorrono un sentiero ma avere il cuore che palpita per il mondo intero”

Un ultimo invito durante l’omelia della celebrazione finale: essere figli della luce.