Ho appena avuto notizia che il nostro P. Claudio è andato incontro al Signore. Sì, lasciamolo partire: ha combattuto la buona battaglia, ha compiuto la sua corsa, ha annunciato il Signore. Ora nella casa del Padre incontrerà, oltre a tanti di famiglia, tanta gente del Mozambico e altrove che gli farà festa. Davvero per lui le parole di Paolo vanno bene: Ha combattuto la buona battaglia. Dio gli ha dato energia e generosità e lui ne ha fatto buon uso: la grazia di Dio in lui non è stata vana.

Ci siamo incontrati con P. Claudio a Gozzano (NO) che allora era sede di noviziato. E’ arrivato nel settembre del 1964 che era da poco ordinato, e aveva chiesto di essere missionario comboniano. Veniva da Genova ma si portava dentro sangue cosmopolita. Noi novizi di primo pelo l’abbiamo accolto come un fratello maggiore, ma poi lui era nuovo e io cominciavo il secondo anno, così il P. Maestro (P. Antonio Zagotto) me l’ha affidato, ossia nel gergo di casa io ero il suo angelo custode, per introdurlo nei modi di vita di convento, e fare terna nelle ricreazioni o passeggi. Infatti c’era il terzo, un bergamasco abituato ai monti e alla vita: facevano finta di fare i piccoli che hanno bisogno di consigli, io fresco di Liceo facevo finta di rispondere con serietà, e poi ci facevamo le nostre risate.

Dopo i due anni di noviziato, già prete e pronto per l’uso, P. Claudio è stato incaricato di iniziare il GIM, Giovani Impegno Missionario. Qualcosa da inventare, semplice nell’idea: non è più tempo di piccoli seminaristi, dobbiamo rivolgerci ai Giovani, che hanno fatto un loro cammino di scuola o di gruppo, e a loro rivolgere l’invito di Gesù: “Lascia tutto e seguimi”. “Ma se tu lo vuoi”. P. Claudio, a cui non veniva facile fare il timido, si è buttato dentro con fantasia e creatività, e diceva ai Giovani: “Sentite, il mondo è grande, e c’è un sacco di gente. Nel Cuore di Dio c’è posto per tutti, e Dio ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio. Ma tanti non lo sanno, e hanno diritto di saperlo. Come Gesù diceva alla samaritana: Se tu conoscessi il dono di Dio! Resta il fatto che l’esperienza ravvicinata, per Popoli interi, non è che Dio gli vuol bene, ma che i grandi del mondo gli vogliono male. Gente, qui c’è da rovesciare il mondo, mettere in disparte chi calpesta i poveri come il fango della strada, e far vedere che è vero che ogni nato da donna per Dio ha il prezzo di Gesù. Se hai paura delle zanzare questa vita non è fatta per te. Ma se hai una voglia matta in corpo che ogni persona faccia una esperienza bella della vita, e che arrivi a rendere grazie al Signore che l’ha fatto nascere, allora dobbiamo darci da fare, qui e lì. Cominciando da qui, perché bisogna mettere la scure alle radici di un albero cattivo; ma poi, se il Signore vuole, se tu lo vuoi, il mondo è grande, e tu consumerai tante paia di scarpe lungo la strada”.

  1. Claudio ha disboscato il sentiero e altri hanno continuato. Poi i superiori l’hanno mandato in Mozambico e lì è diventato l’Ippopotamo dello Zambesi. Lì c’era spazio per davvero. La vita comunitaria è un dono grande, qualche volta la casa religiosa ha uno spazio più piccolo, lui provava a mettere insieme le due cose, ma a volte la casa gli stava stretta e la camicia stretta gli si rompeva sulle spalle. Il mondo coloniale provava a resistere a colpi di mitra, chi voleva farla finita faceva il cattivo a modo suo, la terra ha bevuto tanto sangue e la gente scappava dove poteva. Pochi missionari sono morti ammazzati ma tutti hanno avuto il cuore ferito come il Popolo amato.
  2. Claudio era missionario nelle regioni del Nord del Mozambico, dove il fiume Zambesi cerca strada verso l’Oceano Indiano; e nelle gole di Cabora Bassa i nostri hanno costruito una diga da far paura. Naturalmente tanti contadini sono stati fatti sloggiare. Poi le Grandi Opere servono alle Grandi Economie, e i piccoli della Terra cercano il posto dove mettersi. Ma se c’è un grande lago vuol dire che ci saranno tanti pesci, qui bisogna formare le Cooperative dei pescatori, e avere barche grandi col motore che urta.

No non è questione di fare l’impresario, non è questione di fermarsi al capitolo del Vangelo dove Gesù regala pani e pesci e tutti gli vogliono bene: è che le parole parlate da sole non bastano. Dio sa come è fatto il mondo: l’ha fatto lui, come un uccellino che fa il nido e già pensa ai piccoli che ci metterà dentro; e Dio pensava a chi avrebbe abitato questo mondo che gli era riuscito bene. E poi questa terra è diventata la casa di Gesù, e Dio sa bene come è fatta la vita di un bambino, e dei suoi genitori. Il fatto è che la vita missionaria è fatta affinché ognuno arrivi a sentirsi amato, a sentirsi importante agli occhi di Dio. Perché i poveri hanno l’impressione di essere in più, e che nessuno perde tempo a guardarli negli occhi. Ecco gli occhi: sono lo specchio in cui vediamo il nostro valore, la nostra importanza. Solo gli occhi di chi ti ama ti riconcilia con la vita, ti dà il gusto di riprendere il filo delle giornate. Si vive o si muore per lo sguardo di una persona. E P. Claudio aveva voglia che chi lo incontrava, lui così ippopotamo dello Zambesi, avesse un po’ l’esperienza di incontrare il volto di Gesù, l’unico che sa raccontare che prezzo grande abbiamo per Dio. Un missionario sa tanta teologia non scritta; e sa che chi lo incontra ha diritto di gustare qualcosa della bontà del Signore. Con P. Claudio abbiamo fatto noviziato insieme.

L’aratro usato tanto è lucido, e un po’ alla volta si consuma. P. Claudio è diventato un vecchio missionario. O, per dirla con S. Paolo: “Il mio uomo esteriore si è fatto logoro come un vestito vecchio; ma il mio uomo interiore è sempre più vivo”. P. Claudio era nato per combattere e per vincere, e ha sofferto l’umiliazione di sentirsi impoverito, già un peso per gli altri, un povero cristo. Dio l’ha purificato, raffinato come oro sul fuoco. P. Claudio, che ha sempre voluto aiutare, alla fine ha accettato di essere aiutato. “Ora lascia che il tuo servo vada in pace”. Nei momenti della stanchezza, la voglia di andare nasce dalla fatica di vivere; ma chi ha l’abitudine di cercare il volto del Signore, subito la carta si gira e mostra il desiderio profondo di incontrare il volto di chi abbiamo sempre seguito, ma quasi di spalle; e riposare il cuore dove Gesù ci ha preparato il posto. “Vieni, servo fedele”. E P. Claudio ha riascoltato le parole antiche: “Lascia tutto, e seguimi”.

P. Vittorio Farronato

 

In questa lettera del 2007 p. Claudio si racconta