Sabato 9 maggio 2020 – 
P. Giancarlo Guiducci, missionario italiano nato il 6 marzo 1941 a Corinaldo, è partito per la casa del Padre lo scorso mercoledì 6 maggio. Nonostante la sua evidente fragile salute, il suo desiderio era uno solo: ripartire per la missione in Africa: Uganda o Kenya, dove aveva lavorato rispettivamente per circa 12 e 38 anni. Contava di poter partire nel mese di settembre prossimo. Sul tavolo, nella sua stanza, ben in vista c’era una cartolina disegnata, con la scritta: Non vivere con la paura di morire… ma muori con la gioia di essere vissuto.

Padre Giancarlo Guiducci, missionario comboniano, ha celebrato la sua Pasqua eterna, l’incontro definitivo con il Padre, il 6 maggio 2020. Era un uomo buono e mite, oltre che un missionario “santo e capace”. Aveva 79 anni, da poco compiuti, quasi 50 dei quali vissuti in missione nella sua amata Africa, tra il Kenya e l’Uganda.

È nato a Corinaldo, paese di santa Maria Goretti, che citava spesso. Testimone dell’uccisione in Uganda della suora comboniana Liliana Rivetta, il 10 agosto 1988. È rimasto molto marcato dal modo di essere missionaria di questa consorella. Apparteneva alla comunità comboniana di Padova dal maggio dello scorso anno. Si occupava della chiesa di san Giuseppe, annessa alla casa comboniana.

È stato missionario in Uganda dal 1971 al 1977 e poi dal 1978 al 2017 in Kenya, con un passaggio di un anno ancora in Uganda. Per cinque anni è stato anche formatore dei Fratelli comboniani, a Nairobi. Da un paio d’anni era in Italia con vari problemi di salute. Nonostante la sua salute fragile, nessuno si poteva aspettare che ci lasciasse così in fretta. Tutti lo definivano persona mite, con un carattere buono che accoglieva tutti ed aveva un consiglio, sempre detto con parole giuste.

Ci stringiamo con una preghiera e un “virtuale” abbraccio alla comunità dei Missionari Comboniani di Padova per la perdita del confratello p. Giancarlo Guiducci.

Il funerale è stato realizzato l’8 maggio 2020 – trasmesso in streaming su Facebook alle ore 9.00 – nel santuario san Giuseppe dei Missionari Comboniani. Adesso riposa nella tomba dei comboniani nel cimitero Monumentale di Verona.

Ringraziamo insieme il Dio della Vita per il dono enorme e prezioso che è stato padre Giancarlo per tutti coloro che l’hanno conosciuto e insieme preghiamo per la sua pienezza di vita, e per la sua famiglia.

Funerali di p. Giancarlo Guiducci
Padova 8 maggio 2010

La Parola di Dio illumina oggi la nostra celebrazione

Dagli Atti degli Apostoli: Dopo aver adempiuto tutto quanto… lo misero nel sepolcro. Ma Dio lo ha risuscitato dai morti… apparso per molti giorni a quelli che erano con lui, e questi ora sono testimoni di lui davanti al popolo. E noi vi annunciamo che la promessa fatta ai padri si è realizzata, perché Dio l’ha compiuta per noi, risuscitando Gesù.
Dal Vangelo secondo Giovanni: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. “Vado a prepararvi un posto” E del luogo dove io vado, Conoscete la via». «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».

Anche padre Giancarlo Guiducci nelle sue ultime brevi omelie della messa del mattino nei giorni scorsi ha confermato la sua fede in Gesù che è luce del mondo e che è vento nel mondo per salvare l’umanità. Ringraziamo Dio per la sua fede in Gesù, per la sua vocazione comboniana e per la sua lunga attività missionaria in Uganda e Kenya. Nonostante la sua evidente fragile salute, il suo desiderio era uno solo: ripartire per la missione in Africa: Kenya o Uganda. Contava di poter partire nel mese di settembre prossimo.

Era di una famiglia numerosa, con un fratello frate francescano ed una sorella suora. Era contento della sua famiglia e vi era molto legato, ne parlava spesso e la sua famiglia gli voleva molto bene. L’onore più alto che possiamo riconoscergli è quello di ricordare il suo essere missionario, per molti anni, in luoghi non semplici e in anni difficili.

Quindi riprendo le parole che ci ha inviato un nostro confratello, suo compagno di missione.

La gente faceva fatica a chiamarlo con il nome di battesimo Giancarlo, nome che non aveva mai sentito, per cui tutti lo chiamavano Guiducci, così il suo cognome era diventato il suo nome, ed era così popolare che qualche bambino ha ricevuto come nome di battesimo cristiano “Guiducci”.

Il suo essere popolare era dovuto alla sua disponibilità costante e alla sua generosità. Negli anni di epidemia di colera, dopo la caduta del dittatore Idi Amin, e di grande caos in tutta l’Uganda, la gente riceveva dalla missione aiuti alimentari, mais, fagioli, farina di patate e olio vegetale. Quest’olio vegetale diventò così popolare che si chiamò “Guiducci” e le lattine utilizzate come contenitore, erano diventate l’unità di misura e si chiamavano guiducci, per cui si sentiva dire: “mi dia tre guiducci di olio, di mais”, o tre guiducci di farina.

Per l’Uganda erano tempi difficili, ma lui non si spaventava, e, quando occorreva, si metteva in viaggio nella zona di Moroto, molto pericolosa. In quella zona, vi aveva trovato la morte sr. Liliana Rivetta, comboniana in missione nella stessa cittadina. Con molto rischio si era messo alla ricerca della macchina Land Rover che gli era stata rubata e portata in Kenia, fino a ritrovarla e riportarla indietro dopo aver convinto i soldati ladri a restituirgliela.

Guiducci era tutto cuore. Si commoveva davanti a qualsiasi disgrazia; ma era anche idi carattere e qualche volta, poche in realtà, si arrabbiava, ma la sua arrabbiatura durava poco: se la digeriva con il fumo delle sigarette, non ha mai smesso di fumare, anche quando, dopo i bypass, i medici gliel’avevano proibito. Ha continuato a fumare, ma non esageratamente. Era un uomo pratico, di quei missionari che univano il “fratello factotum” con il “sacerdote sacramentale”. Guiducci riparava le macchine, distribuiva beni e cibo nelle scuole, riparava le pompe d’acqua che fratel Dario aveva installato nei pozzi, in tutta la zona di Karapokot.

Il suo buon carattere, sempre affabile, lo faceva diventare il compagno ideale, che accoglie tutti, che dà un buon consiglio. e con le parole giuste, e che non ti porta rancore.

Era un uomo fedele: fedele all’amicizia, con i suoi compagni di missione, in particolare con Marco Canovi e Antonio Dolzan, ma anche con altri.  Uomo fedele che fece quasi un’alleanza con il popolo Pokot del Kenya, senza smettere di essere amico dei Karimojong dell’Uganda.

Negli ultimi cinque anni vissuti in Kenya è stato formatore dei giovani confratelli candidati ad essere fratelli comboniani.

All’inizio del 2018 lascia il Kenya e ritorna in Italia: la sua salute è diventata sempre più fragile. Il ricordo di Guiducci è dolce come il miele. La sua vita ispira la lode e il suo esempio missionario anima l’impegno delle nuove generazioni verso i popoli dove il Signore li invia, affinché non si vada in missione come turisti per qualche giorno, ma per un impegno totale.

Da tre anni per lui è tutto un susseguirsi di analisi e cure mediche per tante patologie, di cui la più seria era quella del cuore. Ha passato molto del suo tempo tra la comunità di Brescia e quella di Pesaro. Da un anno era nella comunità di Padova.

A lui era affidata la cura del santuario di san Giuseppe, annesso alla casa comboniana. Eravamo contenti che fosse in comunità con noi.

Sul tavolo, nella sua stanza, ben in vista c’era una cartolina disegnata, con la scritta: Non vivere con la paura di morire … ma muori con la gioia di essere vissuto.

Lo affidiamo al Padre perché viva nella luce dove lo ha condotto Cristo buon pastore, dove ritrova la sua famiglia, i suoi confratelli e tutta la gente che ha amato nella sua missione africana.