“Mons. Camillo Ballin era un missionario che si spingeva in avanti, sempre sul filo de rasoio, in situazioni incresciose, fiducioso in Dio. Si è spinto in avanti fino alla fine… fin dove il suo Signore lo aspettava, sorprendente come sempre, per accoglierlo col suo abbraccio d’Amore, che lo ha riscattato dalla sofferenza per la Vita Eterna: era il giorno di Pasqua, il 12 aprile dell’anno 2020, la Pasqua del coronavirus”.


Nacque a Fontaniva (provincia di Padova ma diocesi di Vicenza) il 24 giugno 1944.

Entrò prima nel seminario di Vicenza e poi nel 1963 passò al noviziato della congregazione dei comboniani, dove emise la professione perpetua il 9 settembre 1968. Il 30 marzo 1969 venne ordinato sacerdote. Nel 1970 venne inviato in Libano e in Siria a studiare l’arabo. Nel 1971 fu prima viceparroco e poi parroco nella parrocchia di rito latino di San Giuseppe, nel quartiere Zamalek del Cairo. Dal 1977 al 1980 studiò al Pontificio istituto orientale di Roma. Dal 1981 fece ritorno in Egitto, come docente all’istituto di teologia del Cairo e come superiore provinciale dei comboniani.

Dal 1990 al 1997 venne trasferito in Sudan e poi ritornò a Roma per il dottorato. Nel 2000 si spostò nuovamente in Egitto.

Il 14 luglio 2005 venne nominato vicario apostolico del Kuwait. A consacrarlo vescovo il cardinale Crescenzio Sepe, allora prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli il 2 settembre 2005 nella cattedrale della Sacra famiglia di Kuwait City. Come motto episcopale scelse In Verbo Tuo.

Morì a Roma il 12 aprile 2020 all’età di 75 anni.

1.- I miei primi incontri con P. Camillo Ballin ebbero luogo a Roma, nel contesto dei suoi soggiorni romani per la collaborazione al Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica (PISAI) e per la preparazione della sua tesi (Camillo Ballin, Il Cristo e il Mahdi, La comunità cristiana in Sudan, nel suo contesto islamico, EMI, Bologna 2001). L’Istituto Comboniano deve a Mons. Camillo questo contributo alla conoscenza di un periodo drammatico della storia della prima generazione di missionari e missionarie comboniani che soffrirono la prigionia durante la rivoluzione madhista (1881-1898) nel Sudan.

2.- Poi mi sono incrociato di nuovo con lui, agli inizi degli anni 2000. Lui era in Egitto e dava il suo meglio al funzionamento di Dar Comboni, il Centro per gli Studi Arabi e d’Islamologia, per il Dialogo con L’Islam, che i comboniani stabilirono al Cairo. P. Camillo stava spendendo la sua vita missionaria tra il Sudan (dal 1969 al 1972 e poi dal 1990 al 2000) e l’Egitto (dal 1972 al 1990 e poi dal 2000 al 2013) e per molti di noi incarnava la figura del missionario comboniano identificato con la missione primigenia dell’Istituto, appunto la presenza missionaria in terre d’Egitto e Sudan. La sua consacrazione episcopale e l’assegnazione al Vicariato dell’Arabia del Nord (2.9.2005) hanno portato ancora più lontano e ad una donazione totale questa sua identificazione con la missione cristiana nel mondo islamico.

3.- Nel 2012 lo ho rivisto a Kuwait, in una visita che li ho fatto per preparare un dossier sulla Chiesa negli Emirati Arabi, per la rivista missionaria portoghese Além-Mar, di Lisbona. È stato il momento in cui mi sono avvicinato di più a lui, alla sua visione missionaria e ho potuto apprezzare il suo impegno apostolico e il suo sentire ecclesiale. Lui ha fatto questione di accompagnarmi nei soggiorni nei vari emirati e ho potuto vederlo pastore in contatto con i suoi sacerdoti, con le comunità cristiane. Lo guidava una preoccupazione: aiutare a radicare la Chiesa in quelli contesti islamici, aiutando i migranti cristiani a sentirsi chiesa locale, localizzata in un contesto sfidante, come è appunto l’islamico.

4.- Durante il mio sabbatico del 2015 e nell’anno seguente, per una felice coincidenza, ho potuto soggiornare a Riad, la capitale dell’Arabia Saudita, durante la quaresima e accompagnare le comunità cristiane in preparazione alla Pasqua. In una delle volte, lui ha potuto venire: viveva il sogno di costruire il centro cattolico e la cattedrale nel Barhein, il che faciliterebbe anche la sua presenza in Arabia Saudita. Questo sogno ha avuto un felice natale e illuminava il suo presente impegno missionario… fino al momento in cui gli sviluppi della sua salute (l’evoluzione del tumore) lo fermarono, in modo abrupto, proprio a Riad.

5.- E così mi son trovato di nuovo con lui, stavolta nell’ospedale Gemelli di Roma dove fu ricoverato d’urgenza. Prima, nelle visite durante la settimana per gli esami medici; poi portandolo all’ospedale per gli incontri con i medici per vedere eventuali percorsi da seguire. La serenità e fiducia in Dio lo accompagnavano, ben come il desiderio di potere ritornare al Vicariato, tante erano le cose, le persone, le urgenze che lo aspettavano. Lui non si sbilanciava e scherzava; sembra che (invece di ritornare) deva “scrivere l’omelia per il mio funerale!”

Mons. Camillo Ballin era un missionario che si spingeva in avanti, sempre sul filo de rasoio, in situazioni incresciose, fiducioso in Dio. Si è spinto in avanti fino alla fine…fin dove il suo Signore lo aspettava, sorprendente come sempre, per accoglierlo col Suo abbraccio d’Amore, che lo ha riscattato dalla sofferenza per la Vita Eterna: era il giorno di Pasqua, il 12 Aprile dell’anno 2020, la pasqua del coronavirus.

 

  1. Manuel Augusto Lopes Ferreira, mccj