Emergenza Coronavirus. Oltre 100 associazioni chiedono misure su accoglienza, procedure amministrative e giudiziarie, Cpr e sbarchi

“Se è indubbiamente vero che il virus, nel suo diffondersi, non fa distinzioni, è altrettanto vero che la precarietà giuridica, alloggiativa, lavorativa e finanche esistenziale alla quale sono esposti molte/i cittadine/i straniere/i determina rischi specifici e differenti, di cui è urgente discutere anche in un’ottica di salute pubblica”.  

È quando scrivono oltre 100 associazioni attive nel mondo dell’immigrazione, descrivendo l’impatto dell’emergenza COvid-19 sui diritti dei migranti e chiedendo alle istituzioni una serie di misure urgenti per tutelarli. Nel documento, che ha prima firmataria l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione, si parla di accoglienza, procedure amministrative e giudiziarie, centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) e hotspot, sbarchi e attività di search and rescue. 

Secondo le associazioni, i Centri di accoglienza straordinaria (Cas) vanno chiusi, a vantaggio di soluzioni di accoglienza diffusa, ma intanto bisognerebbe assicurare la prevenzione e una corretta gestione delle positività al virus in tutte le strutture esistenti. Si chiedono interventi anche negli insediamenti rurali e misure di accoglienza adeguate per i senza fissa dimora. Campagne di informazione e interventi per il sostegno al reddito non dovrebbero essere dedicati anche ai migranti.

Sul fronte amministrativo, i firmatari chiedono di prorogare ex lege di 6 mesi/1 anno permessi di soggiorno e titoli di viaggio in scadenza o scaduti, oltre alla possibilità di prenotare via pec gli appuntamenti per formalizzare le richieste d’asilo o di presentare telematicamente le integrazioni alle domande di ricongiungimento. Dovrebbero, invece, essere sospesi i procedimenti giurisdizionali relativi a espulsioni, allontanamenti e trattenimenti nei Cpr.