I giovani missionari comboniani Stefano Trevisan, 35 anni, ed Emmanuel Kasika, 30 anni, sono stati ordinati Diaconi per l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria di Mons. Lucio Lemmo, vescovo ausiliare di Napoli, il 28 luglio, presso la parrocchia San Gaetano Thiene, a Pescopagano (PZ). Nei prossimi mesi, Stefano farà parte della comunità dei confratelli studenti a Roma per finire la tesi di licenza e riceverà la destinazione per la missione nella consulta di ottobre. Anche Emmanuel rimarrà a Roma per finire il secondo anno di licenza prima di essere destinato alla missione.

Il Vescovo, nell’omelia, ha detto che nessuno si deve sentire straniero nella Chiesa e ha ricordato l’importanza della preghiera nella vita del missionario. Ha detto anche che essere diacono, essere al servizio, non significa correre a destra e a sinistra in un attivismo sfrenato, ma che l’attività missionaria deve nascere dall’incontro personale e profondo con il Signore sperimentato nella preghiera, nel lungo dialogo con Dio. L’azione e la contemplazione del diacono missionario vanno a braccetto.

Riferendosi alla giornata del suo diaconato, Stefano Trevisan, italiano di Bolzano, ha detto che per lui “è stata una vera gioia poter essere ordinato diacono insieme ad Emmanuel Kasika” nella parrocchia in cui per quattro anni ha svolto il suo lavoro pastorale del fine settimana con la comunità ghanese di Pescopagano. “Ho pensato al nostro fondatore, San Daniele Comboni, – ha aggiunto Stefano – che dal cielo si sarà rallegrato e avrà gioito nel sapere che altri due giovani erano contenti di donare la propria vita per Gesù, per il Vangelo e la Missione”.

“Era un mio desiderio forte – ha detto il giovane missionario –poter celebrare l’ordinazione al diaconato in una terra che vive da anni problemi drammatici che non vengono risparmiati neanche ai nostri fratelli e sorelle immigrati in Italia. Così abbiamo voluto, in un momento in cui il nostro Paese è attraversato da politiche di esclusione, dare un segno che è possibile vivere insieme come persone diverse per il colore della pelle, la lingua e la nazione e che la Chiesa è chiamata a farsi segno di questo amore universale che abbatte ogni frontiera e confine. Mi sono sentito accompagnato dai canti in lingua twi dei nostri parrocchiani ghanesi e per un po’, anche se in Italia, ho respirato l’Africa” e ha concluso: “Posso solo ringraziare il Signore per il dono della vocazione e per aver potuto vivere cinque indimenticabili anni tra lo studio della Teologia e la preghiera nello Scolasticato di Casavatore/Napoli e l’attività pastorale a Castel Volturno e Pescopagano”.

Per quanto riguarda Emmanuel Kasika, anche i suoi sentimenti sono di grande gioia: “Per me è stato un giorno grande… Personalmente, già prima di questa celebrazione, in queste tre settimane in cui ho avuto il tempo di prepararmi spiritualmente ad essa, insieme ai voti perpetui e ricevendo gli auguri da parte dei miei conoscenti, ho sentito in me una gioia interiore, quella gioia che porta ad un servizio spontaneo. E questa gioia l’ho sperimentata ancora di più nella celebrazione diaconale sia con le parole incoraggianti del vescovo, sia con la vicinanza di tanti confratelli comboniani e di tante altre persone che ho conosciuto a Napoli durante i miei quattro anni di scolasticato”.

Emmanuel è nato nella Repubblica Democratica del Congo e quindi non aveva accanto i suoi genitori, i familiari e gli amici congolesi. Tuttavia, ha detto: “mi sono trovato circondato da tanto affetto da parte di questi nuovi parenti che il Signore promette a quelli che lasciano tutto per seguirlo. E questa celebrazione, che è stata anche così ben animata dalla comunità italiana e da quella ghanese qui presente, mi ha fatto sperimentare ancora di più la bellezza di spendere la mia vita per la causa del Vangelo. Mi auguro che questa gioia interna che nasce dal fatto che il Signore ha posto su di me il suo sguardo possa durare perché è solo così che potrò essere un servitore fedele”.