Si apre il nuovo anno pastorale e ogni comunità è alle prese con la programmazione dell’anno 2017-2018. Immagino che per molti sarà un esercizio di “copia-incolla”, come ho la tentazione di fare anch’io. Ma è sbagliato. Perché c’è stato in mezzo un’assemblea (a giugno) che ci ha consegnato un nuovo Piano sessennale che ora deve essere applicato in ogni contesto e attività della vita provinciale. Abbiamo ritenuto di doverci impegnare tutti in due cose: ridurre gli impegni per qualificare la presenza. Qualificare avendo il coraggio di rivedere linguaggi e concetti, cominciando a guardare all’Italia (e all’Europa) non come luoghi di parcheggio in attesa di ripartire ma come spazio dove si può e si deve fare missione. Qualificare soprattutto rivedendo il modo di lavorare, che deve essere sempre meno individuale e più comunitario. E ci siamo impegnati a fare percorsi di comunione e conversione. Le parole sono importanti e le riprendo. Percorsi, cioè processi, cose non nostre ma alle quali partecipiamo con il meglio di noi stessi, sapendo che poi altri porteranno avanti quello che noi abbiamo lavorato. Comunione, cioè in rete con tanta gente. Stiamo scoprendo collaboratori, consulenti, amici, laici desiderosi di impegnarsi in qualche campo missionario stimolante. Dobbiamo smetterla di pensare che solo quello che facciamo noi sia valido. C’è molta gente attorno a noi che ci può dare una mano e con la quale vale la pena di collaborare. Cresceranno i comboniani se aiuteranno a promuovere una missione universale, proprio come la pensava e la voleva Comboni. Conversione, cioè disponibilità a confrontarsi, a mettersi in gioco, a imparare, a farsi correggere, a farsi aiutare. Sono gli ingredienti che ci permettono di fare un salto di qualità: quello che papa Francesco con insistenza chiede alla vita consacrata.

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