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La comunità Casavatore

 

 

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Descrizione

Scolasticato internazionale trasferito da Roma il 1° settembre 2006, dedicato a San Daniele Comboni. Casa fondata nell’ottobre 1983, dedicata all’Assunta.

Permalink link a questo articolo: http://www.comboniani.org/?page_id=4761

10 comments

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  1. Antonio Esposito

    CENTRO MISSIONARIO DIOCESANO: LA SCUOLA E’ FINITA.

    Con le lezioni di ieri è terminato il corso di italiano per l’anno 2012/2013 al Centro Missionario Diocesano di Napoli per i giovani immigrati che vivono nella nostra città. Si tratta di ragazzi (rifugiati e non) prevalentemente africani e pakistani che tra mille difficoltà e nella precarietà più assoluta in cui vivono hanno trovato nel Centro Missionario e nei Volontari che vi operano una grande “sponda” per la loro integrazione.
    Nel processo di integrazione degli “stranieri”, come si sa, l’apprendimento della lingua è l’elemento essenziale.
    La “scuola d’italiano” del CMD è al suo secondo anno di attività. Dell’intero gruppo di studenti, una parte frequenta le lezioni dall’anno scorso, altri invece si sono aggiunti quest’anno e via via nel tempo. La mobilità interna risente ovviamente dell’evoluzione delle cose e delle diverse strade che i giovani prendono o sono costretti a prendere nel corso del tempo.
    Alcuni si spostano: tornano ai loro Paesi di origine o vanno in altre zone dell’Italia o anche si spostano in altri Paesi europei; altri devono conciliare la frequenza a scuola con le attività che svolgono per la loro sopravvivenza che solitamente consistono nelle vendita di vari oggetti; altri ancora restano a casa per badare alle faccende domestiche e per consentire ai padri di lavorare.
    Quel che è certo è che ci troviamo di fronte a giovani molte volte volenterosi, bravi, che vanno apprezzati ed incoraggiati.
    Ed allora va detto che, oltre all’apprendimento della lingua, nel processo di integrazione, egualmente importante è il rapporto umano che gli operatori della scuola sono riusciti a stabilire.
    Se noi pensiamo che questi “stranieri” vivono la quotidianità in un clima sostanzialmente a loro ostile, allora possiamo immaginare quanto preziosa diventi la buona qualità del rapporto umano. Su questo versante i volontari si sono rivelati persone veramente eccezionali: essi mettono a disposizione il loro tempo, il loro sapere, la loro pazienza per il bene degli altri, punto; senza alcuna pretesa e, soprattutto, senza chiacchiere alle quali di solito siamo stati abituati.
    Di fronte a tanto bene noi diciamo una sola parola: grazieeeee!.
    Concluse le lezioni di ieri, oggi ci siamo incontrati tutti per una “pizza comunitaria” al centro storico. Un saluto tra amici. Una mattinata trascorsa in allegria ripromettendoci di vederci durante l’estate per passare insieme qualche giornata di divertimento, almeno con coloro che resteranno a Napoli.
    Anche questa è la nuova missione, un aspetto importante della missione globale che ci impone -tra l’altro- una revisione ed integrazione della tradizionale azione missionaria che abbiamo conosciuto e praticato negli anni passati.
    L’appuntamento per la riapertura della scuola è per il 9 Settembre. Buona estate.
    Antonio Esposito, 11 Giugno 2013

  2. Antonio Esposito

    P. Ivo Ciccacci (Missionario Comboniano) 1920 – 1970

    Ricorre oggi l’anniversario di nascita di P. Ivo Ciccacci, Missionario in Sud-Sudan, Parroco nella Chiesa di Napoli.
    Era nato l’ 11 Aprile del 1920 a S. Michele di Fabriano (AN).
    Morì a 50 anni, come San Daniele Comboni.
    Di lui, il compianto P. Valentino Saoncella, suo Superiore Provinciale in Sudan e in Italia, in una lunga lettera inviatami dall’America, così scriveva: “ (…) P. Ivo fu un gigante nell’amore, e nel credere nel prossimo, specie nei giovani.
    Fu dotato da Dio di doni bellissimi e non si risparmiò. Ebbe un solo difetto, quello di non percepire che le sue forze fisiche non potevano far fronte al calore e amore dello Spirito.
    In Sudan venne negli anni 50 e fu incaricato della scuola elementare di Wau.
    Come al solito era brillantissimo e in pochi anni la scuola fece parlare di sé e suscitò le gelosie delle autorità arabe.
    Il Vescovo Mons. Mason, per salvarlo lo mise parroco tra i Denka, lontano, nelle paludi e lì riuscì’ sempre al cento per cento, ma diede meno nell’occhio.
    Riusciva in tutto. Espertissimo in fotografia, sviluppo etc.
    Negli anni brutti, prima dell’espulsione totale dal Sud Sudan, riuscì a vivere senza dare molto nell’occhio.
    Quando nel marzo 1964 venne l’ordine per noi tutti di uscire dal Paese, io ero Provinciale, ci riunimmo tutti a Wau e P. Ivo fece a noi tutti l’ultima foto …che conservo ancora come ”reliquia”. (…)”

    Dell’espulsione di tutti i Missionari e Missionarie dal Sudan, che fu un vero e proprio dramma per i Comboniani, del clima in cui maturò quella “cacciata” e degli ultimi momenti a cui accenna P. Saoncella, P. Ivo racconterà nel libro “Giocare ai processi” uscito postumo per l’Editrice Nigrizia.

    In data 6 Settembre 2004, dopo essere stato per un breve periodo in Italia, per festeggiare il suo 60° anniversario di sacerdozio missionario, P. Saoncella, con affetto, volle farmi dono di quella fotografia che naturalmente, da allora custodisco anch’io come “reliquia”, per il suo valore storico e per quello affettivo. Grazie di cuore ancora, Padre.

    A P. Ivo il mio ricordo affettuoso e il ringraziamento infinito per esserci stato nella mia vita.
    Ciao, Padre.

    Antonio Esposito
    11 Aprile 2013

  3. Antonio Esposito

    ESSERE MISSIONE OGGI

    Il missionario può declinare ancora, oggi, la propria identità in termini “geografici”? Gli “estremi confini della terra”, ai quali si sente personalmente inviato dal Signore, hanno ancora – nell’era della globalizzazione – una valenza… chilometrica? I confini da raggiungere e attraversare non sono piuttosto quelli “antropologici”?
    Un gruppo in rappresentanza della Famiglia comboniana, trovando ormai vetusto il tradizionale “immaginario missionario”, si è messo a riflettere a fondo, attraverso ricerche, simposi a Limone sul Garda e con l’ausilio di teologi venuti da altrove, sul senso della propria vocazione nel contesto europeo e occidentale.
    Mobilità umana, legge del mercato, questione socio-ambientale sono tra i principali segni dei tempi che sfidano i missionari ad adottare nuovi linguaggi, a “pro-vocare” le comunità ecclesiali, a cercare nuovi paradigmi che non siano più quelli coloniali e piramidali. In altre parole, non si può più restare in Italia, in Occidente, per occuparsi esclusivamente di “animazione missionaria”, bensì per “essere” missione.
    E’ insomma già in corso di definizione un vero e proprio “nuovo immaginario missionario”, che ha bisogno solo di essere riconosciuto e promosso. Perché più pertinente per il tempo che l’umanità sta vivendo. E più vicino, anche, a quello della Chiesa nascente e sub apostolica.

    E’ questa la presentazione di un interessante volume uscito recentemente, dal titolo: “ESSERE MISSIONE OGGI” – Verso un nuovo immaginario missionario – (Ed. EMI, pp. 255).

  4. Antonio Esposito

    E’ morto a Milano, il 27 Febbraio, P. Luigi Crotti, Missionario Comboniano, uno dei pochi “compagni di Messa” di Padre Ivo ancora viventi.
    Avrebbe raggiunto l’età di 93 anni nel prossimo mese di Aprile, proprio come Padre Ivo.
    L’avevo conosciuto nel 2009 ed incontrato ancora l’anno seguente in occasione della mia visita a Milano ai compianti P. Saoncella. P. Penzo, P. Calvi ed altri loro confratelli che avevano conosciuto P. Ivo.
    Queste visite furono preziose per me perché mi arricchirono molto sia nell’ascoltare la storia di questi grandi protagonisti della missione che al semplice stare con loro per tre – quattro giorni condividendo le loro giornate. Una bellissima esperienza vissuta veramente come in famiglia.
    Ma furono anche molto importanti queste visite per la raccolta di testimonianze e documenti sulla vita e sull’apostolato missionario di P. Ivo, molto utili per la preparazione del libro di P. Aurelio Boscaini (“Passiamo ai fatti” – Ivo Ciccacci, missionario in prima linea. Ed. EMI).
    P. Crotti fu ordinato sacerdote il 29 Giugno del 1945. Fino al 1947 fu insegnante, prefetto e poi propagandista e reclutatore a Carraia (Lucca).
    Nel 1948 fu destinato a Pala, California, USA. Nel Settembre del 1951 fu mandato a studiare cinematografia a Los Angeles. Tornò a Pala per realizzare un documentario: “Pala”, sulla vita degli indiani e successivamente andò a Cincinnati per realizzare il cortometraggio “No Greater Love” = “Non c’è un amore più Grande”, un film sulla vocazione missionaria. Arrivato a questo punto della sua storia, P. Luigi disse: “Qui sono cominciati i guai!”.
    “Ci tenevo molto al cinema ma forse il Signore non voleva… Sono stato rimandato a Carraia di nuovo come reclutatore, poi come Superiore, poi mi chiusero la casa e fui mandato, come appellano degli emigrati in Inghilterra.
    Mi ammalai di tubercolosi miliare. Tornai in Italia nel 1964, abbastanza ristabilito, ma non guarito del tutto. Passarono circa altri dieci anni e finalmente nel giugno 1979 fui mandato in missione di nuovo, in Uganda, a Kanawat (Karamoja). Al ritorno chiesi ai miei Superiori di andare per un po’ con i Carismatici. Tornato da questa esperienza andai come confessore a S. Tomìo a Verona e poi come cappellano volontario all’ Ospedale Galeazzi dove ancora svolgo il ministero. Ma adesso son vecchio ed è tutto diverso. Ringrazio il Signore per essere stato molto buono con me per tutto quel che mi ha donato , compresa la famiglia Comboniana”.
    P. Luigi aveva un carattere molto vivace ed era molto cordiale e affettuoso. Mi regalò la sua immagine-ricordo del 50° di sacerdozio con una foto dell’ ordinazione, con tutti i suoi compagni. Un suo libretto dal titolo “Sesso, amore e matrimonio” (Secondo l’insegnamento della Sacra Scrittura, della Chiesa Cattolica e della Ragione Umana); una sua bella fotografia, ed una preghiera molto profonda, da lui scritta, intitolata “Cantico del Silenzio”.

    Io ringrazio Dio dal profondo del cuore per aver conosciuto persone come te, Padre. Al di là delle parole avete testimoniato con la vita la Verità di Gesù Cristo. Grazie.
    Teniamoci insieme nell’amicizia e nella preghiera anche adesso, nel momento del distacco. Aiutami a sperare di rincontrarci nella vera Casa del Padre.

    Antonio Esposito
    28 febbraio 2013.

  5. Antonio Esposito

    IN PACE CHRISTI

    E’ morto a Milano, il 18 Marzo scorso, P. Giovanni Battista Zanardi, Missionario Comboniano. Era un altro “compagno di Messa” di Padre Ivo, ormai uno dei pochi rimasti.
    Era nato il 26 Settembre del 1920, ordinato sacerdote il 29 Giugno 1945, come Padre Ivo appunto.
    L’avevo “rintracciato” alcuni anni fa, quand’era ancora nella Casa Comboniana di Brescia, per inviargli il servizio preparato da Guido e Fulvia e per richiedergli un suo ricordo di Padre Ivo, in vista della pubblicazione che da molti anni avevo in animo di realizzare.
    Mi inviò una lunga lettera che mi parve subito “scritta col cuore”. La voglio qui pubblicare, per un ricordo affettuoso e per riproporre le belle parole da lui scritte per Padre Ivo.
    Io sono sempre convinto che ci sono molte persone a questo mondo che senza tanti clamori hanno operato per il Bene, fino a spendere tutta la loro vita. Tra queste, sicuramente molti Missionari che con passione e con fede profonda hanno contribuito a costruire la Chiesa di Gesù Cristo in Paesi lontani dal nostro.
    In questo caso la Chiesa sudanese deve molto ai Comboniani, a partire dal loro Fondatore, ma anche a quelle centinaia di persone, come Padre Zanardi, Padre Ivo e tante altre che lontano dai riflettori ma senza scoraggiarsi mai hanno svolto il loro apostolato umano e cristiano, tra mille difficoltà, sempre condividendo la vita e la storia di un popolo sofferente come quello del Sudan.
    A queste persone, vissute nel silenzio e nell’umiltà credo che sia giusto che vada il ricordo affettuoso e il ringraziamento di tutti noi.
    Grazie di tutto, Padre. Riposa in pace.
    Antonio Esposito, 1 Aprile del 2013.

    Caro Antonio,
    ti ringrazio. Ho ricevuto il dossier su P. Ivo, mio carissimo confratello col quale ho lavorato in Sudan dal 1948 in avanti. Lui a Wau, residenza centrale e vescovile, io a Mboro, a circa 40 Km. di distanza, allora Missione più importante e più numerosa della diocesi, nella Tribù NDOGO.
    Ho la gioia di affermare e sottoscrivere che quanto fu scritto sulla vita di P. Ivo merita conferma ed elogio e approvo che si tenga vivo il suo ricordo. Il suo zelo fu eccezionale, visti i grandi frutti della sua presenza e del suo intenso impegno.
    Lo invitai talvolta alla mia Missione per un incontro degli alunni delle scuole maschili e femminili suscitando grande simpatia e curiosità, per la sua musica e per l’abilità nell’ insegnare i canti con la sua fisarmonica, strumento mai visto da quei ragazzi.

    Lo incontrai altre volte a Wau, dove mi recavo per vari acquisti necessari per la vita della Missione, era sempre in piena attività e gentilezza, largo di suggerimenti preziosi per le scuole e la gioventù e per l’apostolato, tenuto conto che anche per noi era la prima esperienza in un campo nuovo, con una lingua nuova, tra diverse tribù e costumi.
    A Wau, la sua instancabile attività inventiva lasciava un’impronta indelebile, e come capita agli uomini di punta, il suo zelo dava fastidio ad alcune autorità.
    Per ammorbidire la situazione fu spostato al largo, tra i DENKA, veri primitivi, vestiti di aria e di sole, tribù orgogliosa, indomabile. P. Ivo accettò questo sbalzo di qualità e di azione col suo sorriso: solo un confratello può comprendere questa frattura. Personalmente ne fui dispiaciuto, ma noi alle spalle, come sostegno, avevamo l’insegnamento che il Missionario deve essere pronto ad ogni sorpresa, ed affrontare qualunque diversa o spiacente situazione, cosa pesante perché in Missione ciò implica lo studio di una nuova lingua, le difficoltà ambientali, non ultimi il clima e il territorio malsano.
    Ho sempre avuta una grande stima di P. Ivo: “un Santino”. Era fragile, mingherlino, ma l’amore per la Missione ne faceva un gigante che trascinava e incantava, i fatti lo provano.
    Ringrazio il Signore che ci ha regalato questo confratello, lo supplico perché dal Cielo ci mandi un po’ del suo carisma per il bene del nostro Istituto e la crescita del Regno di Dio.
    P. Zanardi G. Battista, mccj

  6. Antonio Esposito

    SCUOLA P. IVO CICCACCI

    Soltanto alcuni mesi fa sono venuto a conoscenza dell’esistenza in Sud-Sudan di una scuola intitolata a Padre Ivo Ciccacci.
    I Missionari, uno dei quali fu battezzato da P. Ivo, hanno scritto tra l’altro: (…) “ nella Missione vi sono due scuole elementari ed una scuola media. Una delle scuole elementari è intitolata a P. Ivo Ciccacci che la fondò nel 1957. (…) Molti dei più anziani cristiani di queste zone (abbiamo oltre 20 centri di preghiera) sono stati battezzati da lui e lo ricordano ancora vivamente. La scuola fu chiusa durante la guerra, dopo l’espulsione nel 1964 di tutti i Missionari. Fu riaperta successivamente come scuola elementare per bambini e bambine intitolandola a Padre Ciccacci. Il numero totale di studenti presenti attualmente è di circa 400, dalla prima alla sesta elementare, con una ventina di insegnanti. Il nome di Padre Ivo è ancora popolare perché fu il primo missionario a mettere piede in questa zona”.
    I Padri avevano chiesto un aiuto per la realizzazione di un impianto di illuminazione della scuola attraverso l’ utilizzo di pannelli solari. Mettendomi subito all’opera ero riuscito a coinvolgere la FILCA-Campania (il Sindacato dei lavoratori edili della CISL). Proprio qualche giorno fa, giusto in tempo per Natale, ho ricevuto la buona notizia di un finanziamento della Federazione sindacale di 1.000,000.= euro. Per questo desidero ringraziare pubblicamente la FILCA e in modo particolare il suo Segretario Generale, Giovanni D’Ambrosio, per la sua sensibilità verso il mondo missionario e per la sua grande generosità già ampiamente praticata anche precedentemente a sostegno dell’ Ospedale di Mapuordit.
    Buon Natale allora, agli Amici della FILCA, ai Missionari, ai ragazzi delle Scuole, a tutti quelli che in Sudan hanno conosciuto ed amato Padre Ivo. A te Padre, un pensiero affettuoso con riconoscenza filiale.
    Antonio Esposito, 23 Dicembre 2012

  7. Antonio Esposito

    NATALE

    Tu non nasci oggi,
    sei già nato.
    Quel che dovevi fare,
    Tu hai già fatto.
    Quel che dovevi dire
    hai già detto.
    Hai amato l’impossibile:
    i poveri, i nemici,
    gli ultimi, i reietti.
    Hai amato l’ uomo
    con le sue miserie,
    tutte le miserie.
    Con i mercanti non ti sei
    accordato, con nessun mercante
    di merci o di parole.
    Nemmeno coi potenti e
    i religiosi.
    Dei benpensanti hai sovvertito
    l’ordine mentale.
    Tu hai cambiato il significato
    delle parole vecchie.
    Addirittura hai chiesto
    di cambiare:
    cuore, vita, modi di pensare,
    questo è troppo…
    Sei già nato.
    Son io che voglio farti nascere
    ogni volta.
    Ogni anno,
    ne ho bisogno.
    Ho bisogno
    di riti religiosi,
    di ricordi.
    Di conservare
    l’idea che ho di te.
    Ogni anno
    voglio essere più buono.
    Ho bisogno
    di luci, incenso,
    di illusioni.
    La Messa a mezzanotte,
    qualche lacrima.
    Auguri, Auguri…
    Ho bisogno di parole “forti”:
    sembran vere…
    E di conferme.
    Di tutto ciò ho bisogno
    ma forse non di Te.
    Ma tu sei già nato.
    Quel che dovevi fare
    hai già fatto,
    quel che dovevi dire hai già detto.

    Antonio Esposito
    20 Dicembre 2012.

  8. Antonio Esposito

    FESTA DI NATALE

    Si è svolta al Centro Missionario di Napoli la “Festa di Natale” con i ragazzi che frequentano la “Scuola di italiano”. E’ stata un bella occasione di incontro che valorizza enormemente un lavoro al suo secondo anno di svolgimento.
    Gli “insegnanti”, tutti volontari prevalentemente giovani, coordinati da Gennaro e Carmela, hanno fin dall’ inizio dei corsi data un’impostazione che si basa sull’interazione, sul coinvolgimento e soprattutto sul rapporto umano. Ciò è quanto mai importante per gli “studenti”. Si tratta infatti di giovanissimi, prevalentemente africani e pakistani, in buona parte provenienti dal CIE (Centro di Identificazione e di Espulsione) di Lampedusa ed alloggiati in alcuni alberghi di Piazza Garibaldi. Sono ragazzi sradicati dai loro affetti, disorientati e quindi esposti alle mille insidie della strada, in attesa di un futuro che in molti casi non arriva mai.
    La maggior parte di essi ha ottenuto il permesso di soggiorno per motivi umanitari ma sono nella più totale incertezza per quanto riguarda la possibilità di restare negli alberghi; quelli senza permesso sono in condizioni ancora più precarie. Tutti naturalmente sono alla ricerca di un lavoro anche minimo che consenta la sopravvivenza.
    In queste condizioni allora si capisce bene come la “Scuola” del Centro Missionario e i Formatori siano diventati un punto di riferimento forte.
    La serata è stata molto gioiosa, ampia la partecipazione. E’ iniziata con l’esibizione delle giovani cantanti Luisana Errichiello, Sabrina Cerbone e Angela Amarante del “Musical Village” di Afragola che hanno interpretato brani in inglese, in italiano e canti natalizi: veramente brave, grazie.
    Sono seguiti suoni e balli africani che hanno coinvolto tutti i presenti in una festa come gli africani sanno fare.
    Un ragazzo della scuola ha letto un brano in italiano traducendo in pratica il lavoro scolastico svolto.
    Una riflessione personale: il nuovo libro di P. Fernando Zolli, mccj – si intitola “ESSERE MISSIONE OGGI- Verso un nuovo immaginario missionario”.
    Siamo sulla buona strada?
    Buon Natale a tutti.
    Antonio Esposito
    Napoli, 19 Dicembre 2012

  9. Antonio Esposito

    UN RICORDO CARO

    I giovani della S. Stefano

    Un pomeriggio si presentano a P. Ivo tre giovani. –Questi due amici devono ancora fare la prima comunione –dice uno di loro-. Gliela dia di nascosto. Si vergognano e giustamente.
    -D’accordo- risponde il Padre sorridendo-. Pochi giorni di istruzione, una buona confessione e vi darò la comunione anche di notte. –Ride ancora e aggiunge: -Due soltanto o tutti e tre?
    La battuta piace.
    -Io l’ho già fatta da un pezzo; son due gli “ebrei” –spiega il terzo, ridendo anche lui. –Ma faccia pure conto che siamo in tre. E’ da anni che non la faccio più neanch’io.
    Dopo la cerimonia “notturna”, avvenuta a una settimana dall’inizio della preparazione, il più giovane dei tre –quello che non era ebreo, per intenderci –prima di congedarsi confida al Padre con molta serietà: -Ora vorrei continuare a fare il bravo. Non esiste un’Associazione dove noi giovani possiamo stare uniti, dove possiamo divertirci e discutere seriamente di fede, di scuola, d’amore e prepararci alla vita?
    -Ci sarebbe il Gruppo Liturgico- chiarisce il Parroco; -ma non è come vorresti tu. –Sta alquanto soprappensiero e conclude ispirato: -E’ un’Associazione che ci manca-. Posso inventarla oggi stesso. E tu ne sarai il primo presidente.
    Nacque proprio così la S.Stefano. (…)
    (da “Passiamo ai fatti –Esperienze di vita parrocchiale” p. 34 -1969).

    Uno di quei giovani ero io. Gli altri due sono già tornati alla vera Casa del Padre. Desidero ricordarli con grande affetto unitamente a P. Ivo in questo giorno di ricordo e di preghiera per tutti i defunti.
    Antonio Esposito
    2 Novembre 2012

  10. Antonio Esposito

    FESTA MISSIONARIA

    Il 50° anniversario di sacerdozio di P. Giuseppe Infante (Missionario Comboniano) è stata una bella occasione di incontro e di festa. “Una festa di popolo” alla quale, Rosaria ed io, abbiamo partecipato con grande gioia.
    La Concelebrazione Eucaristica si è svolta ad Ascoli Satriano (FG), suo paese di origine, presieduta da Mons. Felice Bruno, con la partecipazione del Parroco Don Sergio, dei Comboniani di Troia e di altri sacerdoti amici, in una Cattedrale gremita di persone.
    Durante la sua lunga vita sacerdotale P. Giuseppe ebbe anche una “parentesi napoletana”: fu viceparroco a Villanova con P. Ivo e successivamente con P. Villani fino al 1976 lavorando particolarmente tra i ragazzi.
    Nel 1978 partì per il Messico, dove ha svolto il suo apostolato missionario ininterrottamente fino ad oggi.
    La Comunità Comboniana di Ciudad Constituciòn di cui P. Giuseppe è Superiore ha lavorato nella Parrocchia di Nuestra Senòra di Lourdes fino al 2000, quando fu consegnata alla Diocesi di La Paz, così com’è nello spirito comboniano. Dal 2000 si è trasferita al Santuario di Nuestra Senòra de Guadalupe continuando il suo impegno missionario tra i poveri della zona.
    P. Giuseppe si è sempre caratterizzato per il suo carattere allegro, gioviale e semplice e sicuramente per queste sue qualità è stato sempre apprezzato dai più giovani e dai ragazzi.
    P. Ponziano Velluto, suo confratello, missionario in Uganda, nel libro “Passiamo ai fatti” di recente pubblicazione racconta che P. Infante fu invogliato alla vita missionaria da P. Ivo, nel 1947. A quell’epoca P. Ivo era “prefetto” nel seminario comboniano di Troia (FG). Un giorno partirono insieme in moto, anche Ponziano era seminarista, per Ascoli Satriano per incontrare Giuseppe, che aveva espresso il desiderio di entrare in seminario, e la sua famiglia.
    Ricorda P. Velluto che sia il viaggio di andata che quello di ritorno furono caratterizzati da un’ incessante preghiera affinchè il Signore aiutasse e sostenesse quel desiderio. Così fu. “Un viaggio contrassegnato da tanta preghiera non poteva non portare frutto”, così conclude P. Ponziano.
    E durante la sua testimonianza, al termine della Messa, P. Giuseppe, dopo aver ringraziato tutti, ha voluto ricordare che la sua vocazione nacque proprio in questa Cattedrale. Al termine di un incontro dei ragazzi di Ascoli con P. Ivo Ciccacci che era venuta a parlare delle missioni, della necessità di avere molte vocazioni missionarie per portare l’annuncio evangelico ovunque nel mondo, sulle orme di Mons. Comboni, egli rimase molto scosso e cominciò a sentire “una voce” dentro che lo chiamava. Questa “voce” non l’avrebbe più lasciato e continuava a ripetergli: “tu sarai missionario”. Nella sua autenticità ed umiltà P. Giuseppe ha affermato che all’inizio aveva paura di non essere all’altezza e per questo si è sempre pienamente affidato nelle mani di Dio “che non mi ha mai lasciato solo”.
    Nel 1962, nel Duomo di Milano, ricevette l’ordinazione presbiterale dalle mani del Card. G.B. Montini che l’anno successivo sarebbe diventato Paolo VI.
    P. Giuseppe ha concluso la sua testimonianza con queste parole: “ da sacerdote ho sempre pensato che la mia persona, per quanto povera ed insignificante, portasse un carico molto prezioso: la Parola e il Corpo di Cristo. Ho cercato di portare la Parola e il Corpo di Gesù tra la gente che ho incontrato in tutti questi anni, semplicemente, con umiltà, ovunque i superiori mi hanno mandato.”
    Dopo la Messa si è svolta una festa che ha coinvolto tutto il Paese. Una grande partecipazione di intere famiglie e di moltissimi giovani. La Comunità parrocchiale ha condotto la festa in modo veramente impeccabile, coinvolgendo tutti nella preparazione delle pietanze e di ogni cosa e nell’organizzazione pratica della serata. Alcuni commercianti hanno offerto pizza per tutti. Insomma è stata una di quelle iniziative che capisci subito essere sentita e partecipata con grande affetto, per un missionario che l’intera Comunità riconosce suo figlio e padre.
    Siamo stati veramente contenti di aver condiviso tanta gioia. Ringraziamo il Signore per aver posto sul nostro cammino sacerdoti missionari così ricchi di umanità che testimoniano con la loro vita che i rapporti incentrati sull’amicizia sincera, sull’autenticità e sui valori forti sono possibili.
    Un grande grazie va alla famiglia di P. Giuseppe per l’ospitalità e alla sua mamma ormai quasi centenaria.
    Di ritorno da Ascoli Satriano, ieri mattina, ci siamo fermati dai Comboniani per una visita alla tomba di P. Angelo D’Apice, sepolto nel cimitero di Troia, suo paese nativo.
    P. Angelo è stato per noi un’altra figura molto importante. Allievo di P. Ivo, avevamo stabilito con lui un rapporto molto forte e per noi era diventato una persona di famiglia.
    Un suo confratello ci ha accompagnati e abbiamo pregato insieme. Una visita che ci tenevamo a fare e che, tutto sommato, non ci è dispiaciuto aver fatto in concomitanza con la festa di P. Giuseppe.
    Antonio Esposito
    Napoli, 25 Agosto 2012-08-25

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