Lunedì, 1 luglio 2019 

Matteo  8,18-22 Vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva.

Non si tratta solo di una diversa posizione geografica ma di un cambio di mentalità. Vuoi essere discepolo di Gesù, missionario del Vangelo? Passa alla riva del distacco da cose e persone. Lascia ciò che per te è più importante.  Lo ha vissuto ogni grande missionario, lo ha vissuto Daniele Comboni.

“Ma le confesso ingenuamente che alla mia debolezza siffatti incoraggiamenti, in mezzo ai continui patimenti di questo laborioso Apostolato, furono una vera manna celeste, ed hanno raffermato e raddoppiato il mio coraggio e la vigoria del mio spirito, ed hanno portato un balsamo salutare all’animo di tutti i miei compagni. Quando si sa con piena certezza di fare la volontà di Dio, ogni sacrifizio, e tutte le croci, e la morte stessa sono il più soave conforto ai nostri animi, il più dolce compenso ai nostri patimenti. Il perché io supplico umilmente l’E. V. ad essere l’interprete presso i sullodati E.mi Cardinali della S. C. dei miei profondi sentimenti di gratitudine, di devozione, e di incrollabile fermezza nel corrispondere fedelmente alla lor benevola espettazione ed ai magnanimi lor desideri, che spirano la pura gloria di Dio, e la salute dell’anime”. (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 3683)

Dejarlo todo es el camino de cada dia del misionero, de cada discipulo. El corazon de todo es ser discipulo de Jsus a servicio del Reino de Dios.

 

Martedì, 2 luglio 2019 

Matteo  8,23-27 Si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia

La tempesta placata anche in Marco e in Luca, precede l’esorcismo nella regione dei Gadareni. Gesù ha potere sulle forze della natura, come anche sulle persone. La natura e le persone attendono anche oggi una nuova presenza che offra liberazione. La vocazione del discepolo è liberare. Chi libera continua l’opera della creazione. Comboni coinvolge altri istituti per una vera liberazione. “Lo scopo unico, pel quale ho consentito di fondare una Casa Camilliana nel mio Vicariato, fu la speranza e il desiderio di salvare maggior numero di anime nell’immensa Vigna affidatami dalla S. Sede. E per riuscire in questo mio intento, è necessario che io proceda colla massima prudenza e moderazione, senza lasciare di tenere il mio posto, e sostenere con fermezza i miei diritti, che ridondano al maggior bene del mio Vicariato… Coll’aiuto del Signore, della Vergine Imm.ta e di S. Giuseppe, e tollerando con giubilo le inevitabili croci che li accompagnano, ho ferma fiducia di superare qualsiasi ostacolo, e di riuscire in ogni cosa”. (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 3726-3727)

Quien libera continua la obra de la creaciòn, la obra de Jesus el libertador.

Mercoledì, 3 luglio 2019

Giovanni 20,24-29 Mio Signore e mio Dio!

In Gesù non troviamo giri di parole, ma piuttosto frasi brevi e a volte pungenti. Nel discepolo che vive con lo sguardo fisso in Gesù, come afferma san Daniele Comboni, non ci sono giri di parole ma la forza per proclamare Gesù come Signore della propria vita, come il Dio della vita.Tommaso vive una vera conversione, un cambiamento radicale.

“La carovana guidata dal P. Carcereri è giunta a Khartum ai 3 del p.p. febbraio, dopo 103 giorni dacché era partita dal Cairo, ma è giunto solo il personale della carovana (meno l’ottimo Giuseppe Avesani agricoltore Veronese, che perì annegato nel Nilo dinanzi a Scellal), e giunse con 19 cammelli per la via di Dongola. Tutto il resto di casse e provvigioni del carico di sessanta cammelli fu lasciato dal P. Carcereri a Wadi Halfa, cioè, più di 40 giorni lontano da Khartum. Gran parte di provvigioni, tutti i paramenti sacri speditimi da ogni parte d’Europa si perdettero o si guastarono nelle cateratte di Assuan; e se il resto delle provvigioni continua a rimanere in Wady Halfa, finirà per guastarsi. Una barca della carovana investita dall’urto dell’onde al passaggio delle cateratte ruppe negli scogli e colò a fondo: si potè tuttavia ripescare alcuni effetti guastati. Il danno venuto alla Missione, oltre a molti altri inconvenienti, è di più di ventimila Franchi, e forse più di trentamila; il che mi porta non piccolo sconcerto. Ma nella barba di S. Giuseppe si trovano celati non solo trentamila Franchi, ma migliaia e milioni di Ghinee; per cui non dubito che il caro santo Protettore della Chiesa cattolica e della Nigrizia non faccia il suo dovere, di riparare, cioè, all’opera africana del suo divino Figliuolo. A tale scopo specialmente sono rivolte le nostre preghiere in questo mese a lui consacrato”. (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 3767-3768)

El Reino de Dios pide un compromiso total.San Daniel Comboni lo habìa comprendido. Vivamos el segnorio de Jesus. Sea El el corazon de nuestras vidas.

 

Giovedì, 4 luglio 2019 

Matteo  9,1-8 Gli portarono un paralitico disteso su un letto

I paralitici ci sono anche nella terra d’Israele, sull’una e sull’altra sponda del lago. Non chiederti perché. Agisci. Non perdere tempo a cercare le cause. Semplicemente avvicinati e agisci. Se vuoi evitare che qualcuno si meravigli o reagisca negativamente, rischi che non ci sia neppure chi lodi e benedica. Lo ha vissuto Daniele Comboni.

“Il Signore, che affanna e rallegra, in quello che con una mano mi offre una croce, a cui coll’entusiasmo di uno spirito, che volentieri accetta un pegno sicuro di protezione, mi sobbarco, additami coll’altra ragioni di speranza e di consolazione. Ho la ferma fiducia che il Divin Cuore di Gesù colla infinita sua bontà e misericordia riparerà a tutti i danni, come Quei che colla sua grazia guidò sempre, guida e guiderà l’Opera santa. E già difatti dopo cinquantacinque giorni di prospero viaggio per la via di Suez, Suakin e Berber facea pervenire in Khartum il dì 18 del p.p. Aprile la Superiora Prov.le delle Suore del Vicariato, S.ra Emilienne Naubonnet dell’età di cinquantasei anni, statane già trenta Superiora in Oriente, dove fondò le case di Saïda, Deir-el-Qamar e Beirut. Dopo Dio all’esimia bontà di V. E. vado io felicemente debitore pel dono di questa Superiora la quale essendo, come potei in questo frattempo rilevare, buona e laboriosa, di molto senno fornita e di esperienza, di grande coraggio e di provata abnegazione, servirà molto bene e alla regolare direzione delle Suore e al progrediente sviluppo dell’Opera”. (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 3834)

Los paraliticos existen en todo lugar. Acercate y actua.

 

Venerdì, 5 luglio 2019

Matteo 9,9-13 Ed egli si alzò e lo seguì

Lo schema della vocazione di Matteo è simile a quello degli altri apostoli. Fa riflettere il fatto che, quel primo gruppo di persone, sia formato da chi non ha né titoli onorifici né incarichi di prestigio a livello civile e religioso. Oggi, forse, sarebbe quanto mai importante, dare meno peso ai titoli e ai diplomi e rimettere al centro la sequela, frutto di un innamoramento. Ce lo dice anche Comboni.

“Nel vicino conquistato impero di Darfur si organizzano alacremente cinque grandi Mudirìe o province egiziane per opera di S. E. Ismaïl Ayub Pascià Governatore Generale e mio amico. L’Egitto diventa sempre più importante. Oltre alla recente conquista dell’impero del Darfur, una odierna lettera che ricevo dal Colonnello Gordon m’informa aver egli potuto compiere il tratto del Fiume Bianco da Regiaf a Kerri con una feluca, mentre si credette fino ad oggi impossibile la navigazione per le cateratte che lo facevano innavigabile. Sono quindi diminuite le difficoltà di comunicazioni fra Gondokoro e le Sorgenti nel Nilo, ed i Nyamza. Sembra che l’impresa di Gordon pieghi in meglio. Qui nel Sudan, grazie a Dio, mi trovo nelle più felici relazioni con tutti questi Pascià e Governatori, benché anche qui giungano i giornali turchi, arabi, e francesi, che rivelano a questi nostri governanti le deplorevoli gesta di Bismark, del Gran Visir, degli eretici e scismatici armeni contro i cattolici, e soprattutto palesino l’empia guerra che la framassoneria cosmopolita tiene accesa contro il Papato e la Religione cattolica. Io sto con cent’occhi ad osservare queste cose per preservare e tener lontana dal nostro Vicariato qualsiasi conseguenza. Spero che il Signore benedirà”. (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 38593860 e 3862)

Que se necesita para seguir a Jesus? Un enamoramiento!

Sabato, 6 Luglio 2019 

Matteo 9,14-17 Si versa vino nuovo in otri nuovi

La presenza del Signore è festa nuziale. Fra il nuovo e il vecchio c’è incompatibilità. Associare l’uno e l’altro significherebbe rovinare tutto. Non si possono fare paragoni e confronti tra nuovo e vecchio. Si può solo scegliere il nuovo. È la sfida di ogni epoca della storia e anche della vita personale. No ai confronti, sì alle scelte. “Alcune Suore, che pure in Cairo pareano deboli, han ben conservata la salute. Come consta da esperienze scientifiche, e dall’esperienza fatta dai benemeriti Padri dello Sp. Santo e del S. C. di Maria nelle loro missioni dell’Africa Occidentale, e dalle loro Suore, la Suora in questi climi africani resiste più che il missionario. Insomma alla riflessione che vi sono molte anime da salvare, e che i negozianti non badano al clima per un vile guadagno, mi sembra che per ora sia prudente il tirare innanzi, perfezionando e correggendo ciò che è perfezionabile e correggibile coll’aiuto del Signore; molto più che Khartum per la strada ferrata del Sudan che si è cominciata a costruire, e per le vaste conquiste che si sono compiute e che si vanno compiendo dalle armi egiziane, pare destinata a divenire una gran capitale”. (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 3889)

No podemos quedarnos en comparar nuevo y antiguo: debemos escoger el nuevo. Y el nuovo es el Reino, es Jesus.

 

Domenica, 7 luglio 2016  

Luca 10,1-12.17-20 Pace a questa casa

Il discepolo è portatore, allo stesso tempo, della pace di Gesù, il maestro, e della propria pace: “la vostra pace”. La pace di Gesù e del discepolo è giustizia, libertà, dialogo, crescita, uguaglianza. È riconoscimento reciproco della dignità umana, rispetto, accettazione del diverso come dono. È vivere il faccia a faccia. Non il teschio a teschio. L’ha vissuto anche Daniele.

“L’accoglienza fattami da questa popolazione Nubana è stata straordinaria. Il gran capo spedì la persona più altolocata di questo paese a prendermi in Cordofan, ed egli stesso con cinquanta e più persone venne ad incontrarmi il giorno avanti al mio arrivo in una vasta selva, e passai la sera e la notte insieme in campo aperto, e la mattina ci accompagnò a Delen, ove tutta la popolazione fu in festa con spari di fucili, e segni non dubbi di sincera esultanza. Se debbo giudicare dal primo aspetto ed impressione che mi ha fatta questa popolazione, dal carattere, e buon senso, debbo concepire grandi speranze di guadagnarla alla fede colla grazia del Sacratissimo Cuore di Gesù: ma dobbiamo vincere molte superstizioni, e dobbiamo indurla a vestire. Del resto mi riserbo a dare un giudizio più sicuro, dopo averla studiata sulla faccia del luogo, ed avere esplorato altri monti. Del resto posso dire, che la missione qui in Delen è piantata: ho condotto meco le Suore in numero di due espertissime e di sicura moralità, e vi trovai le case per loro, preparate come le nostre dal Superiore da me da oltre mezzo anno spedito, D. Bonomi Luigi, il quale oltre alle altre buone qualità per presiedere a questa popolazione nera, ha anche quella di essere alquanto moretto egli stesso”. (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 3900)

En la medida en qua la paz la llevas puedes decir de ser persona de paz.

Lunedì, 8 luglio 2019 

Matteo 9,18-26 Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata

Il Rabbì, appena giunto dall’altra riva, si mette in cammino su richiesta di un alto dignitario; si ferma di fronte a una donna anonima; prende la mano di una fanciulla morta. Il tutto è segnato dal dono e, quando c’è il dono di sé, cadono le lontananze, vengono superati gli ostacoli e trionfa la vita. Daniele Comboni l’uomo sempre in cammino gioisce per i nuovi orizzonti che si aprono.

“Oltre all’avere in quest’anno maggiormente consolidate le due Missioni fondamentali e centrali di Khartum e del Cordofan, abbiamo aperta e canonicamente eretta la Casa di Missione di Berber, ed abbiamo istituita la novella Missione di Gebel Nuba. Di più sembra che non tarderemo a riaprire la Casa di Scellal nella Nubia Inferiore, parendo che quel posto sia destinato a divenire importante per gli Europei ed Orientali cristiani, che attrae la costruzione della strada ferrata del Sudan, di cui è compiuto il tronco da Assuan a Scellal, e si è dato principio alla gran linea fra Wady Halfa e Mothhamma (in faccia a Scendy) che dee prolungarsi fino a Khartum. Finalmente si è cominciata la costruzione dei due importanti stabilimenti di Cairo, per acclimatizzarvi i missionari e le suore europee, sopra il terreno graziosamente largito alla nostra Missione da S. A. il Khedive d’Egitto”. (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 3904)

Jesus se para frente a una mujer enferma, toma la mano de una muchacha muerta. Con Jesus todo llega a ser regalo, con Jesus todo llega a ser cercano.

Martedì, 9 luglio 2019 

Matteo 9,32-38 Non si è mai vista una cosa simile in Israele

Da una parte, l’ammirazione delle folle e dall’altra, la maliziosa accusa dei farisei. Da una parte, una nazione che va alla deriva per mancanza di guide,  dall’altra, la preghiera perché Dio, che ha promesso di occuparsi delle pecore, invii operai. Al centro, Gesù sempre in movimento di villaggio in villaggio. Anche Daniele e i suoi missionari vivono l’invio.

“Nel febbraio poi ho stabilito Superiore della nuova Missione il R. D. Luigi Bonomi del mio Ist.o di Verona, il quale giunto con altri compagni a Gebel Nuba nel marzo, e lavorando con gran zelo e attività, non senza vincere molti ostacoli, apprestò appiè del monte di Delen, vicino alla residenza del capo, un corpo di solide capanne all’uso del paese, cinto di una zariba o siepe di alberi e legnami, che contiene: 1º. in mezzo una cappella con avanti un piazzale. 2º. da una parte locali per dormitori, studio, refettorio, arti e mestieri pei missionari, fratelli artigiani e servi. 3º. l’altra parte locali per le Suore e per le negre con cucina. Ma la Chiesa Cattolica è avvezza a queste prove, e la grazia di Dio ci farà sostenere a piè fermo ogni prova. Queste sono difficoltà momentanee, di cui il Signore e la prudenza necessaria trionferanno. La Missione di Gebel Nuba diventerà floridissima sotto l’egida del S. Cuore di Gesù passando per quei tramiti e per quelle spine, per cui devono passare le opere di Dio”. (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 3911 e 3916)

De veras es hermoso este Jesus que siempre camina pasando por todas las aldeas!

Mercoledì, 10 luglio 2019 

Matteo 10,1-7 Questi sono i Dodici che Gesù inviò

Avete notato? Il nome dei discepoli non viene detto non al momento della chiamata ma al momento dell’invio. Solo nell’invio, nell’andare uscendo da te stesso, tu ti realizzi. Il cristiano che evangelizza, è il cristiano che si realizza. E non dimenticare, che Gesù invia i suoi a chi si trova sbandato e perso. Che spazio ha nelle nostre comunità la nuova evangelizzazione e la missione ad gentes?

“Dapprima i Nubani hanno il vantaggio per i Missionari che non sono nomadi, ma hanno dimore fisse. Un altro pregio è che sono mirabilmente uniti, si aiutano a vicenda e nei pericoli comuni rischiano la loro stessa vita. Quasi mai sorge tra loro lite o contesa e si può dire che la loro è una vita patriarcale. Finalmente qui domina una moralità ancor superiore che non nelle altre tribù; e benché le giovanette siano quasi tutte completamente nude e sia rarissima quella che abbia uno straccio con cui coprirsi, pure i nostri missionari che da parecchi mesi si trovano qui con cento occhi per istudiarvi il paese, non hanno notato tra loro alcuna immoralità. Aggiungo ancora la sommissione ed obbedienza che professano al loro grande capo Kakum che è il loro sovrano spirituale e civile; si crede infatti di vedere una sola pacifica famiglia, cosa della quale noi tutti, Missionari e Suore che portavo con me, rimanemmo ugualmente colpiti. Tuttavia il capo non intraprende alcuna cosa di qualche importanza senza radunare il consiglio dei vecchi del popolo. Questi si presentano, prendono posto sotto un albero (Adansonia), discutono e trattano con tanta maturità di senno ogni piccola loro faccenda che fa stupire. Io fui ripetutamente testimone oculare di tali adunanze. Queste sono le ragioni più importanti, le quali fanno sperare che questa prima Missione dei Nuba prospererà bene; forse più tardi, quando questa sarà radicata, si potrà procedere oltre secondo il modello delle “Riduzioni in Paraguay”. (Relazione al comitato della Marienverein, Scritti, 3967-3969)

Jesus no envia a los suyos a los que ya estan caminando, los envia a los que se encuentran solos, sin esperanza.

Giovedì, 11 luglio 2019

Matteo 19,27-29 Voi che mi avete seguito, riceverete cento volte tanto

San Benedetto, giovane studente, contesta la società corrotta del suo tempo. Vive il brano del vangelo di Matteo che abbiamo letto oggi: cerca Dio, diffonde intorno a sé pace attraverso la preghiera e il lavoro. Gesù parla al plurale e Benedetto fa altrettanto perché tutto viene realizzato in una comunità fraterna la cui testimonianza coinvolge la società. Per Comboni Maria è la chiave che apre il cuore di Gesù.

“Ecco la bella Figlia del Re Davide, Maria Vergine Immacolata, che ha nelle mani questa preziosa Chiave, anzi Ella medesima è la mistica Chiave del Cuore adorabile del suo Figlio Gesù. Sì Maria apre questo Cuore e nessuno lo può chiudere; lo chiude e nessuno lo può aprire: Clavis David quae aperit et nemo claudit; claudit et nemo aperit. Ella apre questo Divin Cuore a chi vuole, come vuole, e quando vuole. Ella dispone dei tesori infiniti di quel Cuore divino, come a Lei piace, e a favore di chi Le piace. Ma e perché Maria può tanto sul Cuore adorabilissimo di Gesù? Perché Ella è la Madre avventurata di Gesù, e perciò è Regina e Signora del Cuore di Gesù. O Nome benedetto! O Nome adorato! O Nome il più bello dopo quello di Madre di Dio! Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù! Questo Nome ineffabile è miele alla bocca, melodia all’orecchio”. (Lettera Pastorale, Scritti, 3992)

San Benito ha sabito buscar a Dios y en esta busqeda ha encontrado la capacidad de contestar la sociedad de su tiempo y abrir el continente europeo a una nueva civilizacion.

Venerdì, 12 luglio 2019 

Matteo 10,16-23 Vi mando come pecore in mezzo a lupi

Una missione piena di promesse e non esente da pericoli. Una missione in cui, all’impegno dell’inviato si unisce la forza dello Spirito. Matteo ricorda vari elementi della missione, validi anche oggi, e per me. Comboni non ha paiìura dei lupi, confida nella presenza di Maria nell’opera di evangelizzazione.

“Sì, seguiamo questa fulgida Stella di Giacobbe, Nostra Signora del S. Cuore e presto l’Africa Centrale troverà il suo Salvatore Gesù. Ed è perciò che Noi pieni di filiale fiducia a Lei ricorriamo. A Lei noi intendiamo d’offrire e di consacrare Noi stessi, Voi, Figli devotissimi, e tutte le anime dell’immenso Nostro Vicariato. Da Lei, Signora del S. Cuore di Gesù, speriamo gli aiuti, i mezzi e le grazie affine di potere stabilire e piantare su queste lande infocate dell’Africa Centrale il glorioso vessillo della Croce adorata di Gesù Cristo. E quando queste genti, che oggi ancora vivono nelle tenebre lagrimevoli dell’idolatria o del feticismo, saranno convertite e rifugiate nel Cuore di G. C., quando il Nome di Gesù risuonerà sulle labbra dei figli di Cam, allora un inno di gioia e di gratitudine si eleverà da tutti i petti e tutti esclameranno: Lode, Gloria ed eterna Benedizione sia a N.a S.a del S. Cuore di Gesù. Noi per Lei siamo entrati nel Cuore Sacratissimo di Gesù; noi per Lei conosciamo G. Cristo; per Lei noi partecipiamo alla Redenzione, alle grazie, ai meriti, alla eredità di G. C. Nostro Salvatore, e per Lei speriamo entrare un giorno nel Regno dei Cieli promessoci da G. C., cui sia gloria col Padre e collo Spirito Santo per tutti i secoli”. (Lettera Pastorale, Scritti, 3998-3999)

Quienes son los lobos? Los que no buscan la vida sino las cosas; los que no buscan el don sino su propia ventaja.

 

Sabato, 13 luglio 2019 

Matteo 10,24-33 Non abbiate dunque paura di loro

Una delle espressioni che troviamo sulla bocca di Gesù, prima e dopo la sua Risurrezione, è l’invito a non aver paura. Il discepolo non ha paura. Non puoi aver paura. Non ha paura chi si sente amato, ma anche non ha paura chi fa l’esperienza che tutto concorre al bene di coloro che Dio ama. Non ha paura chi vive con cuore di figlio e di fratello. Non ha paura chi ha viscere di misericordia.

“Sì, noi Vi salutiamo, o Maria, o Sovrana Augusta del S. Cuore di Gesù. Vi salutiamo in questa Sacra Solennità, o Figlia prediletta dell’Eterno Padre, per cui la cognizione di Dio è pervenuta fino agli ultimi confini della terra. Vi salutiamo, o Domicilio dell’Eterno Figlio, il quale da Voi è nato vestito d’umana carne. Vi salutiamo, o abitazione ineffabile dell’Eterno Divino Spirito, il quale ha profuso in Voi tutti i suoi doni e tutte le sue grazie. O Maria, o Regina amabile del S. Cuore di Gesù, oh! come giungete opportuna nelle nostre necessità! Oh! come la Divina Provvidenza Vi avea riserbata per questi tempi e luoghi… Venite, sì, venite in mezzo a noi, o Vergine Immacolata, venite, regnate e dominate su tutte queste terre desolate e derelitte!.. Ah! Voi sola potete, o Maria, fecondare colla Vostra Benedizione questo suolo per 19 secoli arido e spinoso! Voi solo potete illuminare colla Vostra luce tanti poveri infedeli, figliuoli dell’infelice Cam, i quali vivono tuttora nelle ombre della morte! Voi sola potete donare a tanti milioni di sventurati il loro Signore e Dio!.. Ed è per ciò che noi dopo esserci offerti e consacrati al Cuore SS.mo di Gesù, oggi solennemente ci dedichiamo e ci consacriamo a Voi. Sì, a Voi, a N.a S.ra del S. Cuore di Gesù, noi ci offeriamo, ci doniamo, ci consacriamo”. (Atto di Consacrazione, Scritti,  4003-4004)

Quien tiene entrañas de misericordia no tiene miedo.

Domenica, 14 Luglio 2019  

Luca 10,25-37 Un Samaritano vide e ne ebbe compassione

Papa Giovanni XXIII diceva: “ora più che mai, siamo desiderosi di servire l’uomo in quanto tale e non solo i cattolici; a difendere i diritti della persona umana e non solamente quelli della Chiesa. Non è il Vangelo che cambia: siamo noi che incominciamo a comprenderlo meglio…”. Gesù ha aperto una via d’accesso a Dio, diversa da quella del sacro. Il mio prossimo non è chi mi è vicino, ma colui al quale mi avvicino. Lìù’ha vissuto Comboni l’uomo del dialogo.

“Io ho esaminato minutamente col buon P. Stanislao ogni cosa, abbiamo discusso tutti i punti, e ci siamo messi ambedue in perfetto accordo. Nella certezza che il cuore paterno di V. P. R.ma approverà quanto noi abbiamo deciso di fare dopo ponderata ogni cosa, io ho pregato caldamente il P. Stanislao ad assumere attualmente la direzione ed il governo della Missione di Gebel Nuba per darle un consolidamento forte, missione la più importante del Vicariato, e che tanto ama il P. Stanislao, e che preme tanto a noi tutti, e che è di tanta gloria di Dio. Il P. Stanislao ha accettato il mio invito, e sulla mia piena e totale responsabilità presso V. P. R.ma, egli partirà quanto prima per Khartum, Cordofan, e Gebel Nuba. La supplico quindi a fargli trovare in una delle suddette Missioni del Vicariato una lettera preziosa di V. P. R.ma che l’assicuri della sua santa Benedizione anche per questa nuova impresa a lui affidata. La sua paterna benedizione lo fortificherà nell’apostolica sua missione”.

(a p. Camillo Guardi, Scritti, 4014-4015)

El projimo no es la persona que se encuentra cerca de mi, es la persona a quien yo me acerco.

 

Lunedì 15 luglio 2019

Matteo 10,34-11.1  Chi accoglie voi accoglie me e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato

Oggi terminiamo la lettura del discorso missionario (Matteo 8,1-11,1). Il missionario non ha paura di fronte alle difficoltà che nascono dal suo annuncio. Il missionario sempre lascia tutto per seguire Gesù come Gesù ha seguito il Padre. Il missionario ha la certezza che non è mai solo: con Gesù è costruttore del nuovo, del Regno di Dio. Oggi Daniele Comboni ci regala la fotografia della vita delle popolazioni e dei missionari.

“Mi permetta di richiamare la sua benevola attenzione sullo stato del mio immenso Vicariato che è il più vasto dell’universo intero, più grande dell’Europa e il più difficile e laborioso. In questo momento non ho il tempo di scrivere, solamente la prego di destinare al mio Vicariato una molto buona porzione di tutto e soprattutto di stoffa per i Missionari e per le povere donne, per le quali occorrerebbe del solido perché dormono sulla terra nuda e vivono in piccole capanne; esse ricevono i vestiti, ma fino a ora ci è stato impossibile donarli loro. Nelle loro capanne si servono di vestiti per la notte, poiché il giorno è molto caldo e la notte è proporzionalmente molto fredda per chi non ha niente per coprirsi. Mi scuso per questi tristi dettagli, ma la maggior parte del mio Vicariato è più arretrata con la civilizzazione e nel costume dei nostri padri, all’epoca primitiva di Adamo ed Eva. E’ per questo che l’opera ammirabile che ha fondata e al presente così fiorente, può aiutare molto l’Africa centrale. Per l’amor di Dio mi mandi sia del vino, sia del brodo. Non saprei descrivere qui le privazioni che noi sopportiamo nell’Africa Centrale. Le Missioni dell’Oriente dell’India, della Cina, dell’America, dell’Australia navigano nell’abbondanza in confronto a noi: è per questo, mentre lei soccorre questi venerabili campioni della Fede, che certamente hanno anche le loro croci, perché è segno degli operai di Dio, non dimentichi l’Africa Centrale e voglia farmi un abbondante invio”. (alla marchesa D’Erceville, Scritti, 4030 e 4032)

Nada miedo frente a las dificultades, don total en el seguimiento di Jesus, certeza de ser vencedor como y con Jesus.

 

Martedì, 16 Luglio 2019 
Matteo 11,20-24
La terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te

Quelle città erano il simbolo del fallimento, delle negatività, della non accoglienza. È proprio vero che, quando non si vuole il cambio, si trova sempre una scusa, e la colpa è sempre dell’altro. Come successe a quella donna che vedeva le macchie sulla biancheria, stesa a asciugare, senza accorgersi che le macchie non erano sulla biancheria della vicina, ma sui vetri sporchi della finestra di casa sua. Comboni, lui continua a sognare.

“Ora, solamente a Khartum ho potuto fino al presente erigere tali case. Ma al Cordofan non ancora. Là noi abbiamo delle case di fango e paglia che potrebbero servire per i periodi nei quali non piove. Ma quando piove e le piogge sono dannose, colano come lo zucchero e il cioccolato quando l’acqua le inzuppa… Nell’anno scorso la stessa cosa è capitata più volte alle nostre Suore durante la notte e si sono riparate in una capanna che era vicina alla loro casa. Ora, sarebbe necessario costruire delle case in mattoni per ben conservare la vita e la salute dei membri della Missione. Al Cordofan una piccola casa in mattoni costerebbe enormemente e bisognerebbe farla questa spesa, ma fino al presente i mezzi mi sono mancati. A Gebel Nuba noi tutti abitiamo, anche Nostro Signore, in capanne di paglia che noi difendiamo come Dio vuole, dalle piogge, dagli elefanti, dalle iene e dai leoni che gridano tutta la notte. Una buona costruzione nell’interessante Missione di Gebel Nuba ci difenderebbe anche dagli assassini Baggara, nel modo che i venerabili Francescani della Terra Santa hanno praticato nei secoli scorsi per difendersi dai turchi”. (a mons. Joseph De Girardin, Scritti,  4044-4045)

Quien no quiere el cambio encuentra siempre una disculpa y los culpables son siemrpe los demas.


Mercoledì, 17 Luglio 2019 
Matteo 11,25-27
Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra

“Lo stato d’animo gioioso di Gesù lo troviamo in san Daniele Comboni. Come anche Gesù, Daniele, ha consacrato tutta la sua vita al Regno di Dio. In questa consacrazioen di vita siamo tutti chiamati ad entrare! E tutto diventerà lode.

“Fu nel gennaio del 1849 che studente di filosofia, nell’età di 17 anni io giurai ai piedi del mio venerato Superiore D. Mazza di consacrare tutta la mia vita all’apostolato dell’Africa Centrale; né mai venni meno colla grazia di Dio per variar di circostanze al mio voto. Nel 18 settembre del 1864 dopo avere assistito a S. Pietro in Vaticano alla solenne Beatificazione di Margherita Alacoque, mi balenò alla mente il mio Piano per la Rigenerazione dell’Africa, che ho presentato alla S. C., in seguito al quale ho formato il disegno di assicurare la stabilità e perpetuità delle Missioni della Nigrizia Centrale erigendo per le medesime un Istituto in qualche punto d’Italia, e fondando in Egitto due stabilimenti per acclimatizzarvi i missionari e le missionarie…
Ma trovandomi solo scorsi per tre anni l’Italia, la Francia, la Germania, l’Inghilterra ed altre parti, esercitando il mio ministero sacerdotale, visitando e studiando le opere delle missioni straniere, cercando lumi, protezione e sussidii, e facendo conoscere l’importanza della concepita opera a chi mi poteva aiutare… Benché mi vedessi dinanzi insormontabili ostacoli e prevedessi enormi difficoltà sia nell’Europa, sia nell’Africa, pure fidato sempre in quel Divino Cuore, che palpitò e soffrì anche per la infelice Nigrizia, mai mi abbandonò la speranza di riuscire nell’arduo compito”.

(al card. Alessandro Franchi, Scritti, 4083-4085)

La alabanza nace y crece donde hay personas que viven comprometidos con el anuncio del reino de Dios, personas con corazon misionero.

 

Giovedì, 18 Luglio 2019 
Matteo 11,28-30
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi

Gesù, prima di tutto, si rivolge a quelle moltitudini che aveva dichiarato beate, fatte di emarginati, da un sistema sociale, politico e religioso ingiusto. A costoro non chiede di seguire la sua dottrina, ma di seguire Lui. E noi sentiamo di seguire una persona o una dottrina? Comboni sa approfittare di ogni circostanza per coinvolgere tutti e tutto in favore della missione.

“Il magnanimo Vescovo animato da uno spirito veramente apostolico, senza punto sgomentarsi né dei tempi calamitosi, né dell’estrema mia debolezza e povertà, né della grandezza e difficoltà dell’impresa, sostenuto e fortificato dal S. Padre Pio IX, e dall’Em. Card. Barnabò e da gran numero di Vescovi, con cui si era meco trovato insieme nelle Feste solenni del XVIII Centenario del Martirio del Principe degli Apostoli qui in Roma, assunse la protezione ed il mandato di essere il capo e il preside di tutta l’Opera. Il perché sotto i suoi auspici apersi subito in Verona due case, cioè l’Istituto pei Missionari della Nigrizia e il Collegio delle Missionarie, detto delle Pie Madri della Nigrizia, a sostenere le quali ho creata l’Associazione del B. Pastore, sotto la Presidenza del Vescovo assistito da un Consiglio di rispettabili personaggi ecclesiastici e secolari, che il S. Padre arricchì d’Indulgenze Plenarie”. (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 4087)

Jesus no nos pide de seguir una doctrina sino de seguirlo a El. Somos sus discipulos.


Venerdì, 19 Luglio 2019 
Matteo 12,1-8
In giorno di sabato i suoi discepoli ebbero fame

Gesù osservava il sabato andando alla sinagoga. Ma lo stesso Gesù è libero di fronte alle tradizioni quali quella di raccogliere spighe, come è libero di guarire, sia la persona dalla mano paralizzata, sia quella cieca e muta. Anche oggi fa paura chi è libero di fronte alle tradizioni, chi è libero di dare una risposta a ciò che non è vita. Per il discepolo libertà e servizio sono inseparabili.

“Assunte esatte informazioni sul regno di Cordofan, ove non era mai penetrato nessun missionario cattolico, sapendo bene che la sua capitale, El Obeid, era il recapito dell’infame commercio degli schiavi, che vi affluivano da cento tribù dell’interno, e dai vasti imperi del Darfur, del Waday, di Baghermi, e di Bornù, pensai alla fondazione di una Missione nella capitale del Cordofan, la quale doveva essere il centro e il punto di partenza per distendere gradatamente l’azione apostolica nei paesi e tribù della parte centrale del Vicariato. A tale scopo ho destinato come esploratori i due PP. Carcereri e Franceschini con due fratelli coadiutori del mio Istituto di Verona, mettendo il Carcereri a capo della spedizione, e munitolo di sussidii e del denaro necessario per mantenersi tutti per due anni”. (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 4092)

Si somos discpulos de Jesus nunca podemos separar libertad y servicio: libres para servir; servir para ser libres.

 

Sabato, 20 Luglio 2017 
Matteo  12,14-21
Tennero consiglio contro di lui per farlo morire

Ciò che faceva Gesù, era pericoloso per la stabilità dell’ordine costituito. Allora, ma anche oggi, è meglio agire e tacere. L’importante non sono le stellette sulla divisa, ma la vita vissuta per i più deboli. Le difficoltà e le incomprensioni affrontate, sono la “prova del nove” dell’autenticità. La misericordia sogna futuro anche per una canna incrinata.

“Quando giunsi in Cordofan, ed ebbi campo di sentir parlare ogni giorno del paese dei Nuba, della bravura e fedeltà dei servi nubani, e della premura colla quale il Governo egiziano reclutava soldati tra le file degli schiavi nubani che giungevano di frequente ad El-Obeid, allora mi si riaccese in cuore più che mai il desiderio di studiare i Nubani, e di portarvi la fiaccola del Vangelo. Il perché mi diedi ogni cura per assumere esatte informazioni su questo popolo vicino, mi misi in rapporto con uno dei capi della polizia del Divano di Cordofan, per nome Maximos, il quale tra le sue mogli aveva pure una parente del gran capo dei Nubani, col quale egli aveva stretta amicizia. La Provvidenza non tardò a somministrarmene la più propizia occasione”. (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 4099)

La misericordia sueña futuro tambien para una caña debil y quebrantada…


Domenica, 21 Luglio 2019  

Luca 10,38-42 Maria, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola

A Marta non importa infrangere le usanze e le regole dell’ospitalità che doveva essere offerta solo  dall’uomo. Maria compie un gesto che era permesso solo agli uomini: sedersi per ascoltare.

Nelle due sorelle viene superata quella distinzione di genere, causa di tante discriminazioni ed emarginazioni. In Maria la donna passa, da essere serva a essere discepola.

Ed è proprio questa la cosa più importante, la parte migliore.

Maria aveva capito che Gesù non cerca servitori, cerca amici desiderosi di ascolto, vicini, capaci di raccontarlo a tutti. Gesù cerca discepoli missionari oggi, qui, in te e in me. Le donne e gli uomini formati a Veronasono la FORZA DELLA MISSIONE. Comboni ne è orgoglioso.

“Altro argomento principalissimo, per provare la stabilità della Missione, è la sufficienza degli operai che da tre Congregazioni, come da tre cenacoli, partono per esercitare l’apostolato negli abbandonati paesi dell’Africa centrale: 1. Dagl’Istituti dei Missionari e delle Pie Madri della Nigrizia da me fondati sotto gli auspici del Vescovo Mons. Canossa in Verona, provennero: il Superiore degl’Istituti di Cairo; i quattro sacerdoti che conducono la Missione di Khartum; i due sacerdoti che tengono quella di Obeid; e gli altri due che assistettero all’aprimento della Missione in Gebel Nuba e che attualmente la reggono; i tre chierici che studiano nella stazione di Obeid; gli otto secolari, dei quali cinque insegnano ancora le arti, e assistono pure i Sacerdoti. Questi sono i figli dell’Istituto maschile di Verona, che pii ed operosi militano meco unanimi sui campi e a vantaggio della infelice Nigrizia, diretti adesso dal prudente e oculatissimo mio rappresentante il Canonico D. Pasquale Fiore”. (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 4115)

Como Martha queremos acoger; como Maria queremos ser discipulos. Felicidades.

 

Lunedì, 22 Luglio 2019

Giovanni, 20,1-2.11-18 Ho visto il Signore e mi ha detto queste cose

Maria di Magdala è apostola degli apostoli. Annuncia senza avere alcuna certezza di essere ascoltata. Annuncia dando credito alla missione che le è stata affidata, alla parola che ha ascoltato. Siamo servitori della Parola. Lo sa anche Comboni e lo sanno pure i suoi missionari.

“A differenza dei Missionari primi, che dai loro paesi europei si lanciavano immediatamente nei luoghi centrali dell’Africa, ora nessun missionario sale il Nilo, se prima non siasi acclimatizzato, rimanendo qualche tempo negl’Istituti di Cairo, che a tale scopo furono eretti. Tempratisi in questi al clima, possono i missionari e le Suore tentar le vie dell’interno senza soffrirne certa offesa. Egli è ben vero che il rapido passaggio dalla temperatura elevata del giorno a quella bassa della notte, e qualche altra nuova condizione locale potrebbe nuocere alla salute, massime dell’europeo. A questo riguardo l’unica stazione di Khartum sarebbe poco sana. Ma meno sana che nelle altre stazioni sarebbe qui il clima solamente nell’inverno, cioè nei due o tre mesi che succedono alla stagione delle piogge; e ciò pei miasmi che si levano dalle acque, le quali durano stagnanti nelle parti basse della città; sarebbe quindi questo un effetto che si soffrirebbe nel breve giro di una stagione e che si potrebbe impedire, come s’impedirà, uguagliando la superficie della città”. (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 4121)

Nuestro compromiso misionero no nace de la certeza de ser escuchados. Nace de la certeza de sabernos enviados por Jesus, el Señor, mi Señor.

 

23 Luglio 2019 
Giovanni 15,1-8
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi

Senza di me non potete fare nulla”, è un concetto ripetuto molte volte in questo brano. Rimanere in Gesù. Rimanere in lui significa vivere una vita centrata sulla costruzione del Regno, dunque è servizio di chi ha bisogno, come una madre serve il figlio amandolo. Comboni l’aveva imparato bene.

“Or come accadde della tribù di Gebel Nuba, può accadere anche delle altre; e la prudenza e l’arte del Missionario anche a tale scopo si adoprerà prima di tentarne l’ingresso, procurando intanto d’imparare la lingua di quella tribù, in mezzo alla quale divisa di penetrare, e di rendersi amica qualche persona nella medesima, specialmente il capo, da cui tutti gli altri ciecamente dipendono. Penetrato poi, non uscirà subito il Missionario a discorrere di Religione; ma si occuperà a costruirsi l’abitazione, e in pari tempo si adoprerà a vantaggio della tribù, curando ammalati, e insegnando qualche arte ecc. E intanto che col suo contegno si guadagna il rispetto, colle sue maniere, colla conversazione, colle guarigioni, e con altre arti si guadagna l’affetto, e apprende contemporaneamente della tribù l’indole e gli usi; dopo di che può cominciare, nella maniera più adatta e suggerita dalla prudenza, l’esercizio dell’azione apostolica.

(al card. Alessandro Franchi, Scritti, 1431)

Permancer en Jesus es vivir una vida a servicio del Reino de Dios, una vida que, como la de Jesus, sea servir, compartir y donar.

 

Mercoledì, 24 Luglio 2019 
Matteo  13,1-9
Il seminatore uscì a seminare

Insegnare stando seduto su una barca non è per nulla semplice. E neppure è normale da una barca parlare della semina, realtà che riguarda i campi e non il mare. La nostra missione è quella di seminare. Guai al seminatore che, prima di seminare, vuole avere troppe certezze: non seminerà mai. Seminiamo con fiducia, sempre. La sua parola è tutto per noi.

“A tale scopo giova la dipendenza che tutti i membri della tribù professano al capo, in guisa che a lui si conformano tutti: per la qual cosa le difficoltà di tutti i particolari sono concentrate in uno, e la distruzione delle medesime in questo, se non dà tosto il medesimo effetto in tutti, lo facilita almeno. Egli è perciò che al capo sono specialmente rivolte le cure del Missionario. Ciò per quanto riguarda l’azione apostolica relativamente agli adulti della tribù: del resto alla gioventù, che senza difficoltà si può ottenere che frequenti la scuola del Missionario, s’impartisce gratuitamente coll’educazione morale la materiale ancora limitandola al leggere e allo scrivere e a qualche arte più opportuna al luogo, senza moltiplicare intanto in mezzo di loro i bisogni, ma lasciandoli invece, per quanto il comporta la virtù e la religione nei loro usi”. (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 4139)

El sembrador que antes de sembrar quiere tener la certeza que la siembra darà frutos, nunca lograrà sembrar.


Giovedì, 25 Luglio 2019

Matteo  20,20-28 Chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore

È impossibile condividere un posto nel regno dei cieli, senza condividere le sofferenze liberamente accettate. Ed è altrettanto impossibile vivere nel regno dei cieli, se non si passa dal dominio al servizio. In altre parole: Servo gli altri o mi servo degli altri? Servo Dio o mi servo di Dio? Ogni fondamentalismo nasce dal servirsi di Dio, per dominare, fino a eliminare e uccidere.

“Il campo, cui trova il Missionario di più belle speranze seminato, egli è in mezzo agli schiavi…
Vero è ben che gli adulti sono alquanto instabili, e che trovandosi poi al contatto di padroni musulmani, abbandonerebbero la Religione Cattolica; vero è ben quindi che il Missionario dovendosi guardare dal battezzarli se non a condizione che o permangano poi in missione, o servano una famiglia cattolica, o piuttosto si uniscano in matrimonio con una delle more già cattoliche, mantenendosi coll’esercizio di quell’arte, cui deve apprendere per non esporsi al pericolo di apostatare servendo a padroni musulmani; vero è ben insomma che per tutto questo nove soli matrimoni di mori potè fino ad oggi benedire il Missionario in Khartum, e cinque in El-Obeid; ma vi sono alquanti giovinetti e giovinette che avuti, altri per dono altrui, altri per compera della Missione, altri perché fuggiti dai loro padroni, crescono accolti nelle case della Missione, da cui, come figli adottivi, vengono mantenuti”. (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 4147-4148)

Los fundamentalismos nacen donde buscamos servimos de Dio en lugar de servirle a Dios.

 
Venerdì, 26 Luglio 2019 
Matteo  13,18-23
Viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato

Siamo di fronte a una spiegazione abbastanza originale che va al di là della figura del seminatore. L’efficacia della parola, si vede condizionata dall’atteggiamento di chi ascolta. Vale la pena sottolineare i pericoli esterni, che sono il maligno, la tribolazione, la persecuzione e il mondo e i pericoli interni che sono la superficialità, l’incostanza, la seduzione delle ricchezze accumulate. Per Comboni più forte dei pericoli è la divina misericordia.
“La Divina Misericordia adunque, la quale nel tempo che mi aiutava a rendere l’azione apostolica del Missionario libera, sicura e franca, la rese pure sufficientemente efficace per l’eterna salvezza delle anime in quei paesi abbandonati, vorrà di sempre più copiosi frutti consolare il Missionario, che ora al santo fine unicamente impegnerà l’operosa carità sua. Vuole Iddio la redenzione della infelice Nigrizia, la vuole: e sulle labbra del Missionario, sincera espressione del sentimento, risuoneranno costantemente le parole: O Nigrizia, o Morte!”. (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 4153).

La eficacia de la Palabra depende de la respuesta de quien la escucha.


Sabato, 27 Luglio 2019 
Matteo 13,24-30
Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme, fino alla mietitura

Nel piano di Dio c’è posto per la zizzania e per il buon grano. Il sogno di Dio è il raccolto che mai si può raggiungere con la violenza, Dio sa dare tempo perché anche la zizzania possa cambiare ma, soprattutto, perché sa che il buon grano ha in sé la forza per maturare anche in mezzo alla zizzania. Non dimentichiamo mai che il raccolto ci sarà. Comboni è cosciente dell’importanza che i suoi missionari abbiano una formazione comune e una vita apostolica ben organizzata.

“I Missionari, laici e Sacerdoti, che unificati i proprii principii negl’Istituti di Verona, ed ivi, sotto il governo d’un medesimo Rettore, temprato lo spirito secondo le condizioni della Nigrizia, passano poi ad aggiungersi alle Missioni del Vicariato dell’Africa Centrale, nelle mansioni loro affidate dal Superiore devono adoperarsi al vantaggio non pur materiale, ma eziandio specialmente spirituale di quelle povere anime, che gemono da tanti secoli abbandonati agli scherni del demonio. Ma vana, o per lo meno di minori frutti coronata tornerebbe l’opera del Missionario, qualora una legge non governi e diriga lui, e le azioni sue. Quindi è che, oltre al Superiore supremo, il quale tiene di tutta la Missione il governo generale, alle singole Stazioni viene preposto un Superiore locale responsabile della particolare Missione alle sue cure affidata”. (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 4157)

En el plan de Dios hay lugar para la maleza que nunca podrà vencer. Jamas faltarà la cosecha,.

 

Domenica, 28 Luglio 2019 

Luca 11,1-13 Signore, insegnaci a pregare

Oggi ci troviamo di fronte a Gesù che prega. Una preghiera, quella di Gesù che ci porta all’incontro con il Dio Papà, all’apertura ai valori del Regno, al riconoscere le nostre necessità. Una preghiera che non vuole insegnare a Dio come deve aiutarci. Una preghiera che ci rende attenti e ci apre ad accogliere le sue strade. Una preghiera che segna la vita quotidiana di Comboni e dei suoi missionari.

“È dovere particolare dei laici, dopo di aver recitate in comune coi moretti le preghiere del mattino e ascoltata la Messa, impiegarsi nella giornata ai servigi manuali della casa, a lavorare il terreno, e ad ammaestrare in qualche arte i moretti; e alla fine della giornata raccogliersi nella chiesa per la recita del Rosario in comune coi Padri e coi moretti, e per l’esame di coscienza; e immediatamente prima di andare a dormire unirsi pure in Chiesa coi moretti per la recita delle orazioni della sera. Son questi i doveri particolari dei laici, in quella guisa che particolar dovere del Sacerdote amministratore, è di sorvegliare i lavori, provvedere prima alle necessità, e poi a ciò pure che fosse utile alla casa ecc., del Sacerdote maestro il fare col debito interesse la scuola ai moretti nelle ore stabilite… A ciascun Sacerdote poi, oltre la recita quotidiana della Messa e dell’Ufficio divino, è prescritta la quotidiana Meditazione di 3/4 d’ora, da farsi possibilmente prima della Messa”.

(al card. Alessandro Franchi, Scritti, 4159 e 4161)

Enseñanos a orar. Una oracion que no le dicde a Dios como debe ayudarnos sibo una oracion nos hace disponibles a realizar sus planes.


Lunedì, 29 Luglio 2019 

Giovanni 11,19-27 Io credo che sei il Cristo, il Figlio di Dio

La fede è sempre risposta personale ed è sempre incontro con una persona non con una ideologia o con una dottrina. Pietro crede in Gesù o, forse, sarebbe meglio dire che Pietro crede a Gesù. Ciò che Gesù dice, ciò che Gesù fa, ciò che Gesù e, questo vale per Pietro, questo vale per ogni discepolo, vale per Comboni.

 “Il Vicariato poi dell’Africa Centrale, grazie alla poderosa assistenza dell’inclito Patriarca S. Giuseppe, che dell’Africa Centrale divenne il vero Economo, dopo che il S. Padre lo proclamò Protettore della Chiesa Cattolica, non mancherà mai di sufficienti risorse. Al momento in cui scrivo, non solamente io non ho nessun debito né in Africa né altrove; ma tutte le Missioni del Vicariato sono abbastanza munite per tutto quest’anno 1876 di denaro e provvigioni; e di più, ho 20,000 franchi in oro fruttanti il sei per cento presso il Banchiere inglese Brown qui in Roma, oltre al denaro necessario per la prossima spedizione di Missionari e di Suore in Egitto.
Come mai si potrà dubitare della Provvidenza divina, e di quel solerte economo S. Giuseppe, che in soli otto anni e mezzo, ed in tempi sì calamitosi e difficili, mi mandò più di un milione di franchi per fondare ed avviare l’opera della Redenzione della Nigrizia in Verona, in Egitto, e nell’Africa Interna? I mezzi pecuniari e materiali per sostenere la Missione sono l’ultimo dei miei pensieri. Basta pregare”. (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 4170-4171)

La fe es siempre respuesta personal de parte de cada uno de nosotros. La fe debe ser proclamada en todo tiempo y en todo lugar.

 

Martedì, 30 Luglio 2019 
Matteo  13,36-43
Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli

Di fronte alla Parola di Dio, dovremmo sempre farci tre domande: che cosa dice questa parola; che cosa dice a me; che cosa mi fa dire all’altro. Nel brano di oggi e nella realtà che stiamo vivendo, diciamo che ci sono i buoni e i cattivi… Alla fine dei tempi, “i giusti” (i giustificati, i salvati) brilleranno! Ma ci sarà qualcuno che non venga raggiunto dalla salvezza del Dio per tutti, con tutti e in tutti? Comboni termina il suo lungo e dettagliato Rapporto a Propaganda Fide (card. Franchi) dichiarando la sua fiducia in san Giuseppe.

“Se avvenisse un cataclisma in Francia, che annichilisse le offerte della Propagazione della Fede, a me resterebbero le risorse di Colonia e di Vienna, ossia della Prussia, e dell’Austria. Se succedesse un cataclisma in Prussia, mi resterebbero le risorse di Lione e di Vienna. Se nell’Austria succedesse un cataclisma, mi rimarrebbero le risorse di Francia, e di Prussia.
Che se succedesse un cataclisma in Francia, in Prussia, e in Austria, allora coll’Africa Centrale subirebbero la medesima sorte tutte quasi le Missioni del mondo. Allora rimarrà sempre S. Giuseppe trionfatore di tutti i cataclismi dell’universo; e per mio conto la speranza rimarrà sempre inconcussa”. (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 4174-4175)

Al final todos brillaràn. Nuestro Dios es el Dios de la vida para todos y con todos. Que seamos luz que brilla en nuestra vida de hoy.

 

Mercoledì, 31 Luglio 2019 
Matteo  13,44-46
Vende tutti i suoi averi e compra quel campo

Pensaci bene e scopri che il dono di Dio è gratuito, ma costa caro! Costa una scelta di vita, di stile di vita; un unificare tutto mettendo al centro il regno, che è il sogno di Dio: un’umanità in cui la vita è vita per tutti. L’essere discepoli di Gesù non è aggiungere una pezza alla nostra vita, ma è indossare un vestito nuovo: il vestito di figli e di fratelli. Comboni ha la certezza che ne vale la pena e ci s’impegna con una fede eroica.

“Dopo tanti patimenti, mi sento più e più forte di prima colla grazia di Dio: la convinzione, che le croci sono il suggello delle Opere di Dio, mi conforta; e fidandomi in quel Cuore Sacratissimo, che palpitò pure per la Nigrizia, e che solo può convertire le anime, sentomi vieppiù disposto a patire e sudare fino all’ultimo respiro, e a morire per Gesù Cristo e per la salute dei popoli infelici dell’Africa Centrale; fermo nella persuasione che il Sacratissimo Cuore di Gesù da tutta questa procella saprà trarre gran bene, a pro della sant’Opera per la redenzione della Nigrizia, e che il mio dilettissimo Vicariato, dopo tali durissime prove, che mi costarono quasi la vita, piglierà nuovo vigore, e prenderà più stabile fondamento, ad immagine della Chiesa, che dalla persecuzione risorge sempre più forte, e feconda di conversioni e di eroiche virtù.
È appiè del Calvario, ove sta tutta la forza della Chiesa, e delle opere di Dio: dall’alto della Croce di Gesù Cristo esce quella forza prodigiosa e quella virtù divina, che dee schiantare nella Nigrizia il regno di Satanasso, per sostituirvi l’impero della verità, e della legge di amore, che alla Chiesa conquisteranno le sterminate genti dell’Africa Centrale”. (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 4290-4291)

El tesoro es vestir el vestido nuevo: el vestido de hijos y de hermanos. El don de Dios es gratuito pero a cada uno de nosotros nos lo pide todo, se nos pide vivir vida nueva.