Sabato, 1 giugno 2019 
Giovanni 16, 23b-28 Il Padre vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto
Gesù si sta rivolgendo a una comunità, la sua. È la comunità che esprime per intero la fede, è la comunità che ha l’autorità di chiedere (come Maria, simbolo della Chiesa, a Cana), è la comunità che riceverà in pienezza quel che chiede nel nome di lui. Cosa chiedere? Ciò che Gesù ci ha rivelato, con opere e parole, sia la grande richiesta di tutti: “Venga il tuo regno!”. Il tutto realizzato nella gioiosa amicizia e con un buon bicchiere di vino…
“Benché affogato da mille occupazioni, e benché abbia ancora quasi mille lettere a scrivere nelle cinque parti del mondo, tuttavia non voglio più oltre procrastinare a scrivere due righe al mio caro Grigolin, annunziandogli che le sue famose bottiglie datemi al mio passaggio da S. Martino furono gloriosamente ed onoratamente bevute alla maggior gloria di Dio ed alla sua e nostra salute nelle seguenti località: 1º. Due nei miei Istituti del Cairo, ove parteciparono tutti i Sacerdoti missionari. 2º. Una sbottigliata al Superiore dei Fratelli delle Scuole Cristiane a Cairo, amico e benefattore nostro. 3º. Una, ahi! per isbaglio fu aperta ad Assuan alle prime cateratte del Nilo: volea trattare due religiosi francescani reduci da Khartum, dopo che la S. Sede tolse la missione a loro per darla a noi, e trattarli con una bottiglia (cosa rara in questi paesi) di vino ordinario; invece ahi! per isbaglio si bevette il Pullicella di Grigolino. 4º. Una bottiglia bevemmo a Khartum col R.mo mio Vicario Generale il P. Carcereri. 5º. Ed una la tengo ancora nascosta nel mio baule, e nessun sa niente; ma si berrà qui nella Capitale del Cordofan forse ai 14 di sett.e, in cui farò la solenne consacrazione del Vicariato al S. Cuore di Gesù”. (a Luigi Grigolini, Scritti, 3277-78)
Dios nos sueña discipulos de Jesus que saben compartir la vida de cada dia como una fiesta. El Padre los ama. Maravillosas estas palabras que salen de la boca y desde el corazon de Jesus.

 

Domenica, 2 giugno 2019
Luca 24,46-53 Voi siete testimoni
L’ascensione non è il lieto concludersi di una storia ma l’inaugurazione del nuovo, di una presenza più ampia. Come il cielo copre la terra così Gesù con la sua ascensione avvolge tutto e nessuno mai più potrà allontanarlo dalla vita del discepolo e del mondo.
Lo Spirito che ha reso possibile l’entrata nella storia di Gesù figlio di Dio e figlio di Maria è lo stesso Spirito che nell’Ascensione lo costituisce Signore nel tempo e nello spazio. La testimonianza non è mai sterile. Ce lo assicura anche Comboni. “Nella scorsa settimana venne tre volte a farmi visita con buon seguito uno dei re o capi dei popoli Nuba, … Questo re mi fece un invito esplicito di andare nei suoi paesi, od almeno di mandarvi dei miei missionari per erigervi una Chiesa, piantarvi scuole, ed insegnar loro la nostra religione. Uno del suo seguito che era stato schiavo in Siria, ove avea conosciuto i cristiani e veduto le loro chiese, mi disse che in dieci anni dopo che noi ci fossimo stabiliti colà, essi diverrebbero tutti cristiani. Chiesi al capo alcune informazioni su quelle parti; … essi non hanno mai voluto saperne né di turchi, né di Maometto; che essi sanno che vi è Dio; ma non l’hanno mai veduto, e non sanno pregare, come hanno veduto in El-Obeïd e in Siria; che in seguito a ciò che hanno loro detto i loro maggiori, che han veduto gli Habbasc (Abissini), molti di loro praticano questa cerimonia coi loro bambini; cioè: quando il neonato ha otto giorni, viene un certo òeru (mago), unge tutto il corpo del bambino di un certo grasso; poi tuffa se stesso nell’acqua, prende il bambino, lo immerge nell’acqua, e lo consegna alla madre”. (al Card. Alessandro Barnabò, Scritti, 3285-3286)
Es hermoso ser comunidad misionera! Es consolador saber que dar testimonio de su propia fe produce siempre frutos. Nunca es inutil.

 

Lunedì, 3 giugno 2019 
Giovanni 16, 29-33 Nel mondo avrete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!
Gesù sa bene che i suoi discepoli, ciascuno di noi, saremo vittime di momenti difficili e gli volteremo le spalle. Lo stesso Gesù ci invita ad avere fiducia: come Lui anche noi saremo vincitori. Dopo tanti rinnegamenti, come Pietro, piangiamo amaramente e torniamo alla fedeltà. La fedeltà è missione, è sognare sempre nuovi orizzonti. Ce lo dice Daniele Comboni.
“Le opere che ho fondato fino al presente per la grande conquista della Nigrizia sono le seguenti: 1º due piccoli Istituti al Cairo, l’uno maschile e il secondo femminile, per acclimatare i Missionari e le Suore destinati all’Africa Centrale e per educare dei piccoli neri e nere nella fede e nelle arti e mestieri. 2º Due Istituti a Khartum, capitale del Sudan orientale, situata al 15º grado di Lat. Nor. 3º Due Istituzioni nella città di El-Obeid, capitale del Cordofan. Questa città, dalla quale ho l’onore di scriverle, è popolata da più di 100.000 abitanti e al presente è la città più centrale tra tutte le Missioni d’Africa qui esistenti. Essa è tra il 12º e il 13º grado di Lat. Nord. Tutti i miei sforzi sono per ben fortificare queste due missioni dove prepariamo dei buoni soggetti indigeni delle tribù centrali, affinché essi divengano apostoli di fede e di civiltà nella loro patria. Dopo avanzeremo poco a poco verso i paesi interni, a misura del personale e delle risorse che la Propagazione della Fede e l’Opera della S. Infanzia ci aiuteranno”. (al Presidente dell’Opera della Santa Infanzia, Scritti, 2391 e 2393)
Que tengamos en nuestras vidas momentos  dificiles lo ha dicho el mismo Jesus. Que los momentos dificiles no sean nunca la ultima palabra lo ha asegurado el mismo Jesus diciendo que El es vencedor y nosotros con El. Ademas non envia al Defensor.

 

Martedì, 4 giugno 2019 
Giovanni 17, 1-11a Padre, glorifica il Figlio tuo
Ecco Gesù che prega! Tante volte abbiamo letto brani che descrivono Gesù in orazione, ma qui ci viene detto quel che c’è nell’intimo del suo cuore di orante: ci siamo noi! Egli, una sola cosa con il Padre, ed è totalmente “decentrato” verso di noi; tutta la sua vita fu immersa in qualcosa di distinto da se stesso. Il “Padre”, l’“Abbà”, è “colui nel quale Gesù riposa e che a sua volta non lo lascia riposare” (J. Sobrino). Gesù prega anche per quella umanità di cui ci scrive Comboni.
“Quindici giorni fa, mentre stavo passeggiando fuori dalla città, ho visto delle centinaia di questi piccoli cadaveri o dei pezzi di cadaveri. Ho reclamato presso il Pascià il quale mi ha dato ordine di seppellire tutti i neri morti. Poi una quantità di bambini vengono venduti con la loro madre per 90 o 100 franchi. Noi abbiamo numerose madri con i loro piccoli che abbiamo acquistato e che ci hanno donato e noi li abbiamo messi in piccole capanne che abbiamo costruito e comperato fuori dalla Missione. Ogni giorno si presentano a noi degli schiavi per essere liberati dalle crudeltà dei loro padroni. Si sono presentati a me delle mamme incinte con piccoli. Se io non le accetto, saranno punite con la morte dai loro sicari. Ho constatato che alcune di loro, anche se incinte, sono state uccise. Ora che fare davanti a questo disgraziato spettacolo? Levo gli occhi al cielo, confido nella Provvidenza e le accetto”. (a mons. Joseph De Girardin, Scritti, 3311 e 3315-3316)
La gloria de Dios es el hombre que vive. La gloria de Jesus es el discipulo que evangeliza. El discipulo que sabe decir si, el discipulo que hace de su ser un don para los demas.

 

Mercoledì, 5 giugno 2019 
Giovanni, 17,11b.19 Siano una cosa sola, con noi, o Padre E lo sai che essere una cosa sola con Il Padre e con Gesù è vivere fuori di sé? Il Padre e Gesù sono dono. Il discepolo è dono e come dono è una cosa sola con il Padre e Gesù. Essere una cosa sola con il Padre e con Gesù è vivere la missione, vivere da inviati al mondo. È in questo orizzonte che Daniele Comboni consacra il Vicariato dell’Africa Centrale al Cuore di Gesù.
“Incaricati per disposizione superna di Dio e per volontà del Sommo Pontefice Pio IX dell’arduo e laborioso apostolato dell’Africa Centrale, ch’è la più vasta e popolata missione dell’Universo, compresi nel profondo dell’anima nostra della gravità della divina Intrapresa, Noi abbiamo misurato la sproporzionata distanza della nostra debolezza di fronte alla grandezza ed importanza del mandato che ci venia confidato. Piacque al Signore in tale circostanza d’inspirarci come mezzo sicuro all’effetto desiderato, di raccogliere noi stessi i nostri fedeli e l’intiero Vicariato Ap.lico sotto l’egida del Sacratissimo ed amabilissimo Cuore di Gesù. Questo Cuore adorabile divinizzato per l’ipostatica unione del Verbo coll’umana natura in Gesù Cristo Salvator nostro, scevro mai sempre di colpa e ricco d’ogni grazia, non vi fu istante dalla sua formazione, in cui non palpitasse del più puro e misericordioso amore per gli uomini. Dalla sacra culla di Betlemme s’affretta ad annunziare per la prima volta al mondo la pace: fanciulletto in Egitto, solitario in Nazzaret, evangelizzatore in Palestina divide coi poveri la sua sorte, invita a sé i pargoli e gl’infelici conforta, risana gl’infermi e rende agli estinti la vita; richiama i traviati e ai pentiti perdona; moriente sulla Croce mansuetissimo prega pe’ suoi stessi crocifissori; risorto glorioso manda gli Apostoli a predicare la salute al mondo intiero”. (Lettera Pastorale, Scritti, 3322-3323)
Ser uno con el Padre y el Hijo es vivir nuestras vidas como don. Es vivir la mision. Es manifestar a toda persona y en cada momento que somos hijos y hermanos.

 

Giovedì, 6 giugno 2019 
Giovanni 17, 20-26 Che tutti siano una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato
Splendida sintesi dell’intero Vangelo: “Che tutti siano una cosa sola”. Non è l’osservanza di precetti, anche i più sacri, a far sì che il mondo ci riconosca, si converta e creda, ma l’amore che avremo fra di noi e l’impegno per il Regno. La terra in cui Comboni e i suoi missionari e missionarie vivono li stimano ma questo a Comboni non basta: sogna per tutti una vita di bene.
“Dacché siamo entrati nella cura spirituale dell’immenso Vicariato affidatoci dalla S. Sede Ap.lica, nostra prima e special cura fu quella di riconoscere lo stato morale dei fedeli a Noi soggetti, affine di prestar loro quei soccorsi che fossero nel nostro potere, e dei quali avessero ad abbisognare. Per tal modo Ci tornò facile scorgere anche fra loro quella alternativa di bene e di male, che trovasi in ogni società umana: e così mentre ci consolò non poco quello slancio di fede, che li porta generalmente a rispettare l’autorità ecclesiastica, fino quasi all’entusiasmo, e quel coraggio, onde taluni si sentirono animati a rimettersi sulle vie dell’eterna salute; altrettanto ci amareggiò quella quasi indifferenza morale, che spinge molti altri a violare con troppa frequenza alcuni dei più gravi precetti della legge divina, naturale, ed ecclesiastica”. (Al clero del Vicariato, Scritti, 3344)
No podemos alcanzar comunion entre nosotros si no vivimos buscando de ser personas libres frente al mal. Si yo me aprovecho de ti o te pongo a un lado, no puedo ser contigo un solo cuerpo y un solo espiritu.

 

Venerdì, 7 giugno 2019 
Giovanni 21, 15-19 Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene
Pascere” gli agnelli è farli mangiare bene, farli riposare, farli stare uniti, difenderli.  Chi “
pasce” non cura la propria immagine. La presunzione, tipica di Pietro e di tante nostre realtà di servizio, proviene da noi stessi e non da una vera fede in Dio. La fede in Dio esige che “altri ci vestano e ci portino dove noi non vogliamo”. Per san Daniele Comboni la schiavitù è il grande interrogativo che attraversa tutta la sua vita.
“Un altro deplorabile delitto abbiamo da compiangere in taluno dei nostri fedeli, ed è la cooperazione diretta o indiretta al disumano commercio degli schiavi, ed alla orribile tratta dei neri. Volendo perciò Noi provvedere per quanto ci è possibile al bene spirituale del nostro dilettissimo Vicariato, vi ordiniamo di annunziar loro, che senza grave peccato non possono né vendere essi stessi i neri, né donarli a chi non può loro procurare l’eterna salvezza, né imprestar denaro o munizioni a quelli che vanno a strapparli violentemente dal loro paese, e molto meno rubarli o farli rubare per conto loro, né in qualsiasi altra maniera cooperare a questo infame traffico, e che sono tenuti di trattare umanamente e di istruire o far istruire quelli che hanno od avranno nella vera Religione, ed incarichiamo Voi di vegliare con ogni sollecitudine e riferirci in proposito, all’effetto, che sia estinto un sì obbrobrioso commercio, riservandoci in caso di bisogno di prendere coll’Autorità locale, contro coloro che ricadessero, i necessarii provvedimenti della legge civile, consentita dalla Sublime Porta e dai trattati colle grandi Potenze Europee”. (al Clero del Vicariato, Scritti, 3349 e 3351)
Como puedo decirle a Jesus que lo quiero, que lo amo, si los grandes desafios del mundo de hoy no me tocan? Si los demas no viven yo no puedo vivir.

 

Sabato, 8 giugno 2019
Giovanni 21,20-25 Questo è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte
Discepolo sei tu nella misura in cui sei testimone, testimone di un Gesù che è vivo oggi e qui, di un Gesù.  La testimonianza non è per suscitare curiosità o semplice conoscenza intellettuale o emotiva. Non è autentica la testimonianza che non motiva e porta alla fede. Il discepolo non testimonia alcune pagine del vangelo ma tutto il vangelo. Non testimonia alcune dimensioni della persona di Gesù ma il Gesù in tutta la sua vita. Il discepolo scrive il vangelo con le sue scelte. Comboni non ha paura di testimoniare e di scrivere.
“Quanto all’abolizione della schiavitù, che ora è soltanto vera sulla carta e sui fogli dei giornali, ma falsa di fatto, dall’esperienza fatta in pochi mesi sono in grado di assicurare V. E. che la nostra Missione, giovandosi dell’abolizione della schiavitù testè promossa dall’Inghilterra, e del grande prestigio che ora esercita (la missione) e sul Divano e sui negozianti di schiavi, riuscirà certo colla sua potenza, autorità, ed energia a spaventare i turchi, e ad ottenere, più che le grandi Potenze d’Europa l’abolizione reale, almeno in gran parte. Siccome a rubare, strappare, vendere e comprare i poveri negri hanno gran parte i nostri cattolici, così ai primi del corrente mese ho emanato una Circolare contro la tratta dei negri, ricordando le severe censure dei Romani Pontefici etc. Fu pubblicata e letta in arabo a Khartum dal pergamo, ed ha spaventato tutti, e cattolici, ed eretici e turchi, poiché l’E. V. dee sapere che la tratta dei negri è qui una delle principali risorse dei negozianti e del governo”. (al Card. Alessandro Barnabò, Scritti,3378)
Juan termina su Evangelio diciendo de si mismo que él es el discipulo que testimonia y que escribe. Que tu seas joven o persona mayor, lo importante que tu seas testigo y que tu vida sea una letra en la cual cada persona pueda leer la bella noticia de Jesus.

 

Domenica, 9 giugno 2019 
Giovanni 14, 15-16.23b-26 Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi.
Gesù manda e dona il suo Spirito a ricapitolare definitivamente tutte le cose, a rinnovarci giorno per giorno, per rinnovare sempre, in continuazione, il mondo, fino al compimento del Regno. Prendendo il modello cosmologico moderno, potremmo dire che la Pentecoste è il Big Bang  per l’umanità nuova, inizio trasfigurato del nuovo e definitivo dialogo con Gesù, che ha promesso: “ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Comboni ci presenta oggi una giovane figura che lo Spirito ha trasformato da schiavo a monaco.
“Col più vivo dolore dell’anima nostra ci affrettiamo di annunziare che il R. D. P. Giuseppe Pio Hadrian, volò agli eterni riposi ai 17 agosto 1873 alle 8 e mezzo antimeridiane, nell’età di circa 26 anni in El-Obeid del Cordofan nell’Africa Centrale. Nato in una delle tribù della Penisola del Sennàr presso al Fiume Azzurro, fanciullo appena di 4 anni, fu strappato violentemente e rapito dal seno della sua famiglia dai fieri mercanti di carne umana, e dopo esser stato più volte venduto e rivenduto nella Nubia, condotto al Gran Cairo di Egitto fu riscattato dal Molto R.do D. Nicola Olivieri di santa memoria e condotto in Italia, fu ricevuto dalla bontà dei Monaci Benedettini a Subiaco presso Roma, ove mercé le cure più solerti ed affettuose, informato nei primi rudimenti della nostra Santa Religione ai 24 di giugno 1853 ricevette il Santo Battesimo… Entrò nel Noviziato dell’inclita surriferita Congregazione Benedettina ai 16 febbraio del 1861 e vestì l’abito monastico ai 24 dello stesso mese””. (all’Abate Pietro Casaretto, Scritti,3381-3382)
Felicidades: Pentecostes: la fuerza de Dios en nuestros corazones. Desde esclavos a personas libres anunciadores de vida, del Dios de la vida.

 

Lunedì, 10 giugno 2019 
Matteo 5,1-12 Beati i misericordiosi
Il discorso della montagna inizia con le otto beatitudini che proclamano beate, una o varie persone, per ciò che sono o per ciò che fanno. Le beatitudini non sono un augurio, ma la constatazione di una felicità che c’è già nelle persone, anche se a volte l’interessato non ne ha coscienza. La felicità è sempre libertà, gratuità, dono. E non dimentichiamo che le beatitudini sono la carta d’identità di Gesù e del discepolo.
(p. Giuseppe Pio Hadrian) “Mentre porgeva di sé le più belle speranze di riuscire modello di esimia pietà e bene istruito religioso, lo incolse fino dal 1867 una lenta malattia, la quale sconosciuta ai medici più illuminati, fu ribelle ad ogni rimedio ed a tutte le cure prodigate dall’esimia carità dei suoi Superiori, …   Dopo circa un mese di dimora in questa novella Missione, ove l’aria è salubre, si ridestò vigorosamente l’antica sua malattia e declinando sensibilmente, aggravato da violenta dissenteria, conseguenza di una cronica affezione all’apparato intestinale, contratta d’alcuni anni, dopo 20 giorni di acuti dolori, sostenuti con cristiana allegrezza ed edificante rassegnazione, pose fine ad una vita immacolata ed eminente religiosa colla morte del Giusto, …” . (all’Abate Pietro Casaretto, Scritti, 3384 e 3387)
Las bienhaventuranzas son nuestra vida! La vida de cada discipulo. Tu que eres joven puedes, por favor, aprenderlas de memoria para que iluminen siempre tu pensar y, sobre todo, tu actuar?

Martedì, 11 giugno 2019 
Matteo 10,7-13 Predicate che il regno dei cieli è vicino
Non il regno del Cesare di turno ma il regno di Dio che è suo sogno di un’umanità che vive camminando sulla strada del servire, condividere e donare. In Gesù il regno di Dio si è realizzato in pienezza, In ciascuno di noi deve realizzarsi ogni giorno di più fino a quando potremo dire: missione compiuta. In quel momento lasceremo ad altre la staffetta fino alla pienezza quando D io sarà tutto in tutti. Comboni ha fatto questa esperienza con tanti suoi missionari e vuole farla anche oggi con noi, con ciascuno di noi.
“A dirla in una sola parola il P. Stanislao è un uomo capace di gran cose, uomo capace di stare alla testa di una Diocesi e più, specialmente se è al mio fianco, perché ed egli ha grande influenza su di me, ed egli mi ha dato prove che io (indegnissimo) ho influenza su di lui. Onde essendo noi due diavoletti, come fu detto in Roma, ed io sono in grado di temperare i suoi slanci, che lo spingerebbero più lontano del dovere, ed egli ha la forza di contener me nei limiti della prudenza e del giusto e da questa provvidenziale concatenazione n’è succeduto tal bene, che in meno di sei mesi abbiamo, coll’aiuto prodigioso di Dio, fatto risuscitare questo immenso Vicariato ch’era moribondo, e portarlo ad un punto di prosperità, a cui non giunse mai nemmeno ai bei tempi dell’illustre mio predecessore Monsig.r Ignazio Knoblecher. Questi due soggetti poi si sono talmente familiarizzati colla vita araba piena di privazioni in questi paesi, che non ho mai veduto nessun missionario dell’Africa Centrale così: essi viaggiano a cammello, dormono su una pelle vestiti in viaggio, mangiano il locma cogli arabi, e godono di una salute di ferro, e affaticano come uno del paese, e sotto il sole ed in ogni luogo. Io devo avere i miei riguardi, ai quali forse devo l’ottimo stato di salute, di cui godo. Ma essi, ad onta dei miei ordini severissimi, non pensano a sé: ma là dove il ministero li richiede corrono senza riguardi. Insomma è difficile che io possa avere due missionari così formati per la Nigrizia come questi… (a p. Germano Tomelleri, Scritti, 3391 e 3393-94) La vida misionera es hermosa, no podemos olvidarlo. Debemos decirlo a cada persona , a cada joven, a los muchachos y muchachas. Y que sepamos valorar las misioneras y los misioneros que conocemos.

 

Mercoledì, 12 giugno 2019 
Matteo 5,17-19 Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento
Non per annullare, non per conservare, ma per scoprine il senso più vero e più profondo. Il cuore di tutto è la vita. La legge è per fare crescere la vita e raggiunge questa sua finalità quando ci sono donne e uomini che sanno scoprirne e viverne il senso più vero e profondo. Chi esegue, è schiavo e non avrà mai la gioia. Con Daniele Comboni gioiamo per le sue scelte e rendiamole attuali, oggi.
“Ieri fu sommo il giubilo che si è provato da tutti i membri di questa santa missione, per aver noi fatto la solenne Consacrazione di tutto il Vicariato al S. Cuore di Gesù. La festa dell’Esaltazione di S. Croce del 1873 segna un’epoca novella di misericordia e di risurrezione per l’Africa Centrale incurvata da tanti secoli sotto l’impero di Satanasso…   Noi, benché pella nostra infermità non siamo indifferenti alla serie di croci (che sono sempre il sigillo delle Opere di Dio), onde siamo circondati, siamo sempre disposti ai più duri patimenti, alle più ardue fatiche, ed alla stessa morte, per raggiungere il grande scopo di ben consolidare queste Missioni dell’Africa Centrale, e chiamare questi popoli alla Fede. Sotto il glorioso vessillo del S. Cuore di Gesù, che palpitò sulla Croce anche per queste povere anime, il nostro grido di guerra fino all’ultimo respiro sarà questo: O Nigrizia, o Morte”. (al card. Alessandro Barnabò, Scritti, 3411-3412) Nada puede parar al misionero, a la misionera. Pienso en este momendo a dos, entre los demas misioneros nacidos en Baja California Sur, a la hermana Carolina que vive en Congo (carolinaangulolarios@gmail.com)  y al padrecito Victor que vive a Macao (mccjzhaorong@yahoo.com). Por que no les escribes?

 

Giovedì, 13 giugno 2019 
Matteo 5,20-26 Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui
Tutti siamo in cammino e tutti abbiamo bisogno di avvicinarci tra di noi. Come possiamo sederci attorno alla stessa tavola se non guardiamo nella stessa direzione ognuno con i propri occhi? Ma perché è urgente metterci d’accordo? Per nessuno ci può essere futuro se non colmiamo gli abissi tra Nord e Sud, tra Occidente e Oriente, tra popoli e culture, tra generazioni e categorie sociali. È ciò che cerca Comboni dialogando e sognando.
“La ringrazio poi infinitamente delle paterne sue raccomandazioni, che ricevo con tutto il cuore come fossero da Dio stesso, di camminare, cioè, con molta cautela e prudenza, di non far debiti etc. [3431] La prudenza nell’ardua e spinosa mia posizione è necessaria più di ogni altra cosa perché ho da fare coi più fini volponi e colle più matricolate canaglie del mondo. Se Dio mi assiste, come ora, a tenere il piede sul collo di questi Pascià, Governatori e negozianti per trarne profitto per la fede; se posso continuare a tenere la missione al dignitoso suo posto in cui ora si trova, forse la Chiesa cattolica riuscirà a poco a poco ad ottenere l’abolizione reale dell’infame tratta dei negri, ed a fare quello che le grandi potenze d’Europa non hanno potuto effettuare coi loro trattati e col loro denaro. [3432]Per questo, e per molti altri lati del difficile mio ministero, è necessaria grande cautela. Io farò di tutto per non incorrere in isbagli madornali, e coll’assistenza dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria, e della prodigiosa saviezza della S. C. di Propaganda spero di riuscirvi, poiché non intraprenderò mai cosa di rilievo senza consultare la S. C., le cui viste, prudenza, ed esperienza senza pari, oltre al soffio dello Spirito Santo, avanzano di gran lunga i languidi lumi di qualsiasi Capo di missione”. (al card. Alessandro Barnabò, Scritti3430-3432)
No nace lo nuevo si no tenemos la capacidad de dialogar con todos y con cada persona. Sea hoy para ti el dia en que dialogas con las personas que encuebtras.

 

Venerdì, 14 giugno 2019 
Matteo 5,27-32 Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via
Tutto nasce dal cuore, è lì dove c’è la radice del bene o del male che diventano il tuo bene o il tuo male; ciò che ti libera o che ti lega. Ciò che ti fa vivere o ti uccide. Stai attento ai tuoi pensieri, perché diventeranno parole. Stai attento alle tue parole, perché diventeranno azioni. Stai attento alle tue azioni, perché diventeranno abitudini. Le abitudini forgeranno il tuo carattere, il carattere formerà il tuo destino e il tuo destino sarà la tua vita. Sempre aperti al nuovo che è sempre pieno di belle sorprese. Ce lo dice Comboni.
“Ebbene, il capo dei Nuba nel settembre non potè venire egli stesso in El-Obeid; ma vi spedì in sua vece il Cogiùr dei Nuba, cioè, il gran mago, detto in lingua nuba Oecc che è ad un tempo sacerdote-medico-mago, il quale ha più autorità che gli stessi capi… Rimase in El-Obeid cinque giorni, nei quali passò ogni giorno più ore da noi; e l’ultimo giorno mi fece ingenuamente questo discorso: “Quantunque il capo e il suo seguito al loro ritorno da El-Obeid due mesi fa mi abbiano raccontato mirabilia di te e del tuo serràia (stabilimento), io non vi ho creduto; e confesso che io venni da te con poco buone disposizioni. Ma ora che questi occhi hanno veduto, che queste orecchie hanno sentito, credo tutto e perciò son’io il primo a pregarti di venire fra noi per insegnare a noi e ai nostri figliuoli a pregare, perché noi sappiamo che vi è Dio, che è Dio, ma non sappiamo pregarlo perché nessuno ci ha insegnato…”. (al card. Alessandro Barnabò, Scritti, 3437-3439).
Depende de ti que los demas vean que tu vivir y tu actuar es bello, Lo que somos y lo que hacemos mueven los cerros!

Sabato, 15 giugno 2019 
Matteo 5,33-37 Il vostro parlare sia “sì, sì”; “no, no”; il di più viene dal maligno
La legislazione precedente viene annullata. Quando si dice “sì”, che sia “sì”; quando si dice “no”, che sia “no”. Non esistono più “se” o “ma”. C’è solo spazio per donne e uomini nuovi,  limpidi e trasparenti. C’è solo spazio per il discepolo che la parola la pronuncia per creare e non per distruggere; per aprire orizzonti e non per legare.  Con questa fiducia Comboni intraprende nuovi viaggi. La missione cresce.
“Alle 3 pomerid.ne del 16 corr.te partì da El-Obeid la carovana di esplorazione pei Nuba, gran popolo nero, che abita il sud-Ovest di Cordofan, in gran parte idolatra, ove v’ha un clima assai salubre, … Presi esatte informazioni sul gran capo dei Baggàra e sui Nuba da moltissimi; ma specialmente dal Sultano Hussein, che è il discendente dei Sultani del Cordofan che imperavano prima che questo Regno fosse occupato dal Governo egiziano, ed il quale gode in perpetuo una pensione dal Governo usurpatore, e porta ufficialmente il titolo di Sultano. Costui è nostro amico, pare un vero galantuomo, e ci donò un bel terreno qui poco lungi da noi, che ho destinato per Cimitero Cattolico; egli è il personaggio che è il più bene informato delle tribù dei negri, che sono attorno al Cordofan fino alla distanza di un mese e più. Finalmente il gran Pascià mi fu cortesissimo, e mi offerse tutto ciò che io avrei voluto, soldati, armi, munizioni, cavalli, cammelli etc. Ma l’apostolo di Cristo deve camminare in altra guisa, secondo i santi dettati del Vangelo; deve prendere tutte le misure della prudenza, e che una saggia cautela prescrive. La divina Provvidenza deve essere sua guida”. (al card. Alessandro Barnabò, Scritti, 3442-3444)
Hombres y mujeres nuevos, Esta es nuestra vocacion. Y solo donde hay lo nuevo se abren horizontes y no dejaremos jamas de caminar. Bendito sea el Señor.

 

16 giugno 2019
Giovanni, 16,12-15 Lo Spirito prenderà del mio e ve lo annuncerà
La Trinità è la figura simbolica dell’amore comunitario e sociale, dove, nella concretezza di due o più persone che vivono insieme, regna lo Spirito della verità, della giustizia e dell’amore e non quello della menzogna, della sopraffazione e della discordia. Questo spirito dell’amore incarnato rappresenta e fa presente Dio nel mondo. Gli orizzonti di fede illuminano la vita di Daniele Comboni.
“Fino ad ora tutti gli schiavi, di cui io ho domandata la liberazione, tutti, nessuno eccettuato, furono messi in libertà;…  Ma siccome può succedere che domani giungano nuovi governatori, che operino altrimenti, perciò io prendo sin d’ora le mie precauzioni, cerco di acquistare dai presenti Pascià grandi favori e concessioni, da poter farli valere come diritti presso i governanti futuri; e nel medesimo tempo tengo il mio animo preparato a qualsiasi turbine e persecuzione, che sarà inevitabile, specialmente nel dare che farà la missione il colpo mortale all’orribile tratta dei negri: quindi noi tutto speriamo dall’onnipotenza del S. Cuore di Gesù. Benché le attuali mie cure sieno dirette a preparare i materiali e gli elementi,… e quindi sia intento a bene stabilire le Parrocchie, le case, le scuole, gli Istituti, e mettere in pratica savi ed opportuni regolamenti etc. per affilar bene le armi, e fare sì che ogni casa, ed ogni individuo della missione divenga fornito di tutte quelle cognizioni, qualità e virtù atte a costituire e divenire ottimo strumento, soldato, ed operaio di Cristo; tuttavia non tralascio di studiar bene il popolo, le anime, la natura e l’indole delle genti del mio Vicariato, per scegliere poi i mezzi opportuni per tirarle alla Fede”. (al card Alessandro Barnabò, Scritti 3449-3450)
Nuestro Dios, Padre, Hijo y Espiritu santo es el Dios que ama en totalidad, mas allà de lo que podemos pensar. Esta fiesta debe darnos la nostalgia de el amor!
(al card Alessandro Barnabò, Scritti

 

17 giugno 2019
Matteo 5,38-42 Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra
Il rifiuto della violenza può esigere la rinuncia a ciò che si potrebbe considerare un legittimo diritto. Il discepolo non risponde alla violenza con la violenza o con altra forma di rappresaglia. Ma neppure questo basta. Gesù ci dice di vincere il male con il bene e san Paolo lo esplicita nella lettera ai Romani (12,21) “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male”. Animo! Lo stesso animo che ha reso possibile iln Comboni la missione.
“Sembra veramente che l’ora della redenzione della Nigrizia sia suonata, e che Dio stesso nell’infinita sua misericordia guidi per le amabili sue vie l’Opera sua. La Missione dei Nuba presenta vantaggi di gran lunga superiori a qualsiasi altro tentativo già fatto dalla Chiesa nell’Africa Centrale dall’epoca dell’erezione del Vicariato fino ad oggi. Infatti le antiche Stazioni di Gondocoro al 4º. grado, e di S. Croce al 7º. gr. L. N. erette dall’illustre mio antecessore Knoblecher sul Fiume Bianco, erano bensì situate in paesi affatto pagani ed immersi nell’idolatria; ma erano da molt’anni infestati da continuate orde di musulmani e di pessimi negozianti europei ed orientali, colà attratti per la comoda via del Fiume Bianco dal commercio di avorio e di schiavi etc., e questi col mal costume e colle più nefande violenze e sevizie v’aveano infiltrato la peste di tutti i vizi. Ma fra i Nuba non penetrò mai nessun europeo, non vi potè mai attecchire l’islamismo, e nessuna casa di commercio vi fu mai stabilita: quindi queste popolazioni son, per così dire, ancor vergini, e presentano tutti i vantaggi, che il Vicariato non ha giammai potuto ottenere fino ad oggi”. (al card Alessandro Barnabò, Scritti, 3460 e 3462)
No te dejes vencer por el mal. Aprende a vencer el mal con el bien. El amor que ha sido derramado en nostros es mas fuerte de toda clase de rechazo. Rechazados nunca rechazamos.

 

Martedì, 18 giugno 2019 
Matteo 5,43-48 Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori
Una giustizia che supera quella degli scribi e dei farisei, una perfezione come quella del Padre vostro celeste sono rispettivamente il punto di partenza e il punto di arrivo dei sei: vi hanno detto, ma io vi dico. Ed è bello scoprire che il nuovo frutto dell’ “io vi dico” porta all’amore per i nemici che non esistono più. Tutti siamo sorelle e fratelli che hanno fame del pane della misericordia. Comboni manifesta fede e tenerezza verso i suoi parenti.
“Mi sarei aspettato di tutto, disgrazie di malattie, rovesci di fortuna, tribolazioni d’ogni genere; ma che un giovane pieno di brio e di vita nel fiore degli anni e delle speranze, come Emilio, avesse sì presto a soccombere, lasciando sconsolati due teneri ed incomparabili genitori come voi siete, ed una fedele ed angelica sposa qual è la nostra buona Teresina, non l’avrei mai supposto. Ora che volere fare? bisogna farsi coraggio: giudicare la vita e il mondo per ciò che sono realmente, e persuadersi che noi siamo di Dio, e che da lui veniamo, e che a lui dobbiamo ritornare. In una parola, se bramate trovare vero conforto, ei si trova nella sola Religione: e siccome, grazie a Dio, voi avete sempre amata e praticata la vostra santa religione, così spero che questa sarà il vostro conforto; conforto reale che solleva e consola lo spirito cristiano e cattolico, e lo rende capace, a somiglianza di Gesù Cristo, di sopportare tutte le pene ed avversità di questa vita, che non è che il veicolo per l’eternità. Benché io senta tutto il dolore della perdita di Emilio, tuttavia mi conforta il pensiero che era un buon giovane, di buona vita e moralità, e che praticava la religione, amava il prossimo, e rispettava col fatto ed in verità i suoi genitori, i quali hanno sempre riconosciuto in lui schietto amore e dipendenza. Vorrei che tutti i giovani del giorno d’oggi fossero come Emilio; e la moderna società sarebbe più felice”. (a Eustachio e Erminia Comboni, Scritti, 3631-3632)
Seis veces de seguida Jesus dice: les han dicho pero yo les digo… Vamops viendo lo que non dice Jesus y vamos viviendo lo que Es nos dice todavia hoy.

 

Mercoledì, 19 giugno 2019 
Matteo 6,1-6.16-18 Quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te
Gesù ci insegna una strada migliore: una preghiera e un’elemosina che sono prima di tutto un incontro con il Padre. E poi ci dice: attenti alla vanagloria e all’ostentazione che non portano alla comunione, ma alla separazione; non costruiscono solidarietà ma dominio e sfruttamento. Quella di Comboni è una visione molto realista che tocca la preghiera, le vocazioni e i soldi.
“L’Africa Centrale abbisogna di mezzi giganteschi; ma v’ha un ottimo Amministratore in S. Giuseppe, ed il S. Cuore di Gesù è ricco di misericordia e di quattrini. Ora poi che l’esimia carità di V. E. ha fatto approvare quella preghiera latina che le spedii da Khartum nel giugno dell’anno scorso pro conversione Chamitarum Africae Centralis ad Ecclesiam Catholicam, e che il nostro S. Padre l’ha arricchita dell’indulgenza plenaria a chi la recita ogni giorno per un mese, e di 300 anni a chi la recita una volta, l’assicuro che l’Africa Centrale sarà ben provveduta di tutto, poiché una tale preghiera diffusa in tutto l’Orbe cattolico, produrrà preghiere, vocazioni, e quattrini, che sono appunto i tre articoli necessari per convertire l’infelice Nigrizia”. (al Card. Alessandro Barnabò, Scritti, 3502)
Bendita la oracion y la limosna que llevan al encuentro con el Padre. Y cuidado a la buqueda de su propia satisfaccion! La busqueda de si mismo nunca lleva a la comunion con los demas.

 

Giovedì, 20 giugno 2019 
Matteo  6,7-15 Pregando poi, non sprecate parole come i pagani
Gesù chiamava Dio con il nome di Padre (Abbà) e rendeva partecipi i discepoli della sua esperienza, invitandoli a pregare come lui, con un atteggiamento semplice e fiducioso come il suo. Pregare con cuore di figlio amato che, abbracciato dal Padre, abbraccia il mondo. Un terribile incidente Comboni lo descrive nei particolari e non si perde d’animo. (il brano è lungo ma interessante)
“Ai 25 mattina, dopo un faticoso viaggio a cammello di 9 giorni, il mio cammello già pazzo e spaventato messosi a correre più di un cavallo, mi trabalzò sulla terra, ove rimasi quasi morto vomitante sangue. Non ebbi tempo nemmeno di raccomandarmi al S. Cuore. Rinvenuto alquanto m’accorsi che il braccio sinistro era fratturato. Feci rizzare nel deserto la tenda, e dopo un bagno di 42 ore continue con acqua e aceto di datteri, dovetti di nuovo montare il cammello per 5 giorni per non rimanere morti in deserto. Ad ogni passo del cammello si rinnovavano gli spasimi al braccio sinistro rotto e contuso. Dio solo sa quanto ho sofferto. Giunto finalmente al Fiume Bianco a Ondurman, il Gran Pascià di Khartum mi spedì il suo vapore che mi trasportò alla missione. Ma in tutta l’Africa Centrale non esiste un medico, che sappia i primi elementi di medicina e chirurgia. Il nostro medico è Gesù Crocifisso. Il Pascià mi mandò il suo scortica gatti, che mi legò il braccio e me lo attaccò al collo. Rimasi con grande dolore 82 giorni col braccio appeso al collo; ma il braccio rimase male attaccato e storto, senza avere forza di muovere una foglia. Celebrai messa a’ 2 febbraio; ma con somme difficoltà, e costretto a tenere l’ostia coll’indice e medio dito, perché non possonsi unire le dita col pollice. Dopo molte preghiere della mia Superiora araba acconsentii che venisse a visitarmi un sedicente medico arabo. Venne la vigilia di S. Faustino e Giovita. Era un Alcide per forza, e la ciera avea di Giuda Iscariote. Esaminato il braccio, mi assicurò che in 24 ore io sarei guarito, ove mi lasciassi fare un’operazione. Acconsentii. Il giorno dopo venne con otto stecchi di dattero, una manata di peli di capra, un pezzo di coda di tigre e gomma: era accompagnato da altri due scannagatti musulmani: mi pigliò il braccio, ed assistito dagli altri due, alla lettera me lo storse, e poi col nerboruto suo pollice lavorando con tutta la sua forza mi spinse l’osso sporgente mezzo dito al suo posto, stracciando la carne e nervi e tutto: poi con un pannolino imbebbe la gomma e i peli di capra e la coda di tigre e mi legò; poi mi legò gli stecchi attorno, in modo che pareami sospesa la circolazione del sangue, e mi lasciò così mezzo morto sull’angarèb (specie di letto ove noi dormiamo). Quanto deve aver sofferto G. C. quando lo legarono ed inchiodarono in Croce! Ma il fatto è che dopo otto giorni di sì continuata legatura trovai che il braccio era quasi guarito, l’osso ritornato al suo posto, e ora che le scrivo sono in grado di lavorare come prima; e di ciò devo grazie prima al Signore, poi a S. Giuseppe e poi allo scorticagatti turco, che mi curò alla sua maniera poco delicata e gentile, ma con felice successo.
(a mons. Girolamo Verzieri, Scritti, 3515-3518)
Dios es Abbà, Papito,. Me pregunto si lo vivo y  lo siento y lo acogo como Abbà, si me abandono en sus brazos y si me dejo acariciar por El.

 

Venerdì, 21 Giugno 2019 
Matteo  6,19-23 La lucerna del corpo è l’occhio
Secondo una credenza dell’antichità, gli occhi hanno in sé luce o fuoco. Sono come la lampada non riceve luce dall’esterno. Gli occhi non sono come una finestra attraverso la quale la luce penetra nel corpo. La luce la irradiano gli occhi. Al di là di questa credenza noi siamo gli occhi che manifestano la bellezza del mondo, di Dio! Gesù è la luce che manifesta la bellezza della vita! Il Cuore di Gesù è sempre presente in Comboni. “Ora a chi devo io questi buoni risultati? Tutto al S. Cuore di Gesù, a cui ho solennemente consacrato tutto il Vicariato, colla benedizione del S. Padre Pio IX, ai 14 sett.e, in cui facemmo una solennissima funzione preceduta dal solenne battesimo di 12 adulti, e chiusa colla Cresima a 25 neofiti. La formula di Consacrazione fu composta dall’Apostolo del S. Cuore, il P. Ramière. Veda l’Eccellenza Vostra quanto stia a cuore del S. Padre questa santa Opera nata ai 18 sett.e del 1864, giorno della Beatificazione di Alacoque. Scrissi poi al Santo Padre Pio IX perché mi conceda che il venerdì dopo l’Ottava del Corpus Domini Sacro al Cuore dolcissimo di Gesù, in tutto il Vicariato dell’Africa Centrale sia Festa di Precetto…   E’ il Cuor di Gesù che dee convertire la Nigrizia. Pare che il S. Padre abbia accordata una tal grazia alla Repubblica dell’Ecuator in America, …: spero perciò che si accorderà anche a questa mia derelitta parte del mondo africano equatoriale, che siede da tanti secoli fra le ombre di morte”. (a mons. Girolamo Verzieri, Scritti, 3523-3525)
Jesus es la luz que ilumina la belleza de la vida. El es la Luz.

 

Sabato, 22 Giugno 2019 
Matteo  6,24-34 Non affannatevi dunque per il domani
La cosa essenziale è la fiducia nel Padre che veglia su tutte le sue creature. Gesù rimprovera le vergini che non sanno prevedere; loda il servo buono e previdente. Gesù ha vissuto una vita piena di rischi e di minacce e l’ha vissuta con la certezza di essere nelle mani di Dio. “Cercate …anzitutto il regno di Dio e la sua giustizia”. Un giovane diceva: “Sono figli del Re”. Bella l’esperienza delle prime suore presenti nel vicariato apostolico di Khartoum.
“Non le posso a parole esprimere l’impressione favorevole che han fatto a queste genti le Suore. E’ la prima volta da che mondo è mondo che Spose di Cristo vengono in queste lande infuocate. Al mio arrivo rimasero molti turchi attoniti alla vista delle nostre Suore. Chi le credeva uomini del mondo della luna, chi le credea donne, ma di altra razza. Certo che i turchi di qui hanno un gran rispetto per le Suore. Insomma dopo l’esperienza fatta con loro in mezzo ai più gravi pericoli, dinanzi ai quali paventerebbero in Europa gli uomini più coraggiosi, queste Figlie della carità cattolica con tutta calma e come se fosse la vita ordinaria si sostengono, e si fanno rispettare da tutti. In una parola è la potenza della grazia della vocazione apostolica che opera questi prodigi nelle missioni; e mentre or son dieci anni moltissimi religiosi fuggirono spaventati da queste sabbie infuocate benché avessero avuto in Europa non volgare educazione, queste invece mi sollecitano spesso a lanciarci nelle tribù più centrali, ove maggiore è il bisogno, per portare a quei neri l’eterna salute”. (a mons. Girolamo Verzieri, Scritti, 3534 – 3535)
Un dia un joven me decìa: Soy hijo del Rey!  Si, somos hijos del Rey!  Mujeres y hombres que Dios ama y que nunca se paran  frente a las dificultades.

 

Domenica, 23 Giugno 2019 
Luca 9, 11b-17 Prese i pani… li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla
Nei vangeli la moltiplicazione dei pani viene raccontata 6 volte quasi per dirci che è il cuore del vangelo. Gesù il pane lo distribuisce perché la gente ha fame. Nella distribuzione (moltiplicazione) del pane c’è il passaggio dall’economia del possesso all’economia della condivisione che si manifesta nello stesso fatto che le persone sono invitate a sedersi in gruppi. Ogni eucaristia è spezzare il pane oggi. Se non ti siedi con gli altri rimani solo con la tua fame. Come è possibile che consumiamo tonnellate di ostie e lasciamo che l’animale uomo continui a cercare pane nella spazzatura? Non c’è situazione impossibile per il missionario!
“Che fa la Superiora? “Io, disse, andrò dal Pascià” e senza badare all’ardor della febbre (essa ora sta sugli ultimi, e da 15 giorni le amministrai tutti i Sacramenti e la benedizione papale in articulo mortis) si leva, si veste, piglia seco un’altra Suora armena, e con un bastone in mano appena reggentesi in piedi, si trascina al Divano del Gran Pascià, e reclama decisamente di far consegnare all’istante la ragazza battuta alla missione, … Trascinatasi all’Istituto trovò già Teresa portata da due soldati piena di ferite, colle carni stracciate ed ossa rovinate: questa va ora guarendo, lieta di aver sofferto per G. C. Avrei molte cose a scriverle anche sugli orrori della schiavitù. A centinaia partono i negozianti di schiavi armati di fucili, e vanno nelle tribù a cacciare i neri, e per rubarne mille, ne ammazzano almeno duecento. Questa non è che una languida idea degli orrori della schiavitù che imperversa nel mio Vicariato. Veda, Monsignore, quale Missione mi ha confidato Iddio; ma il Cuore di Gesù trionferà di tutto”. (a mons. Girolamo Verzieri, Scritti. 3540-3542)
Compartir es lo que Jesus nos enseña. No hay pedazo de pan que no pueda ser compartido. No hay nada de tu vida que no pueda ser entregado a la mision.

Lunedì, 24 giugno 2019 
Luca 1,57-66.80  Giovanni è il suo nome
Il nome Giovanni significa: “dono o grazia di Dio”. Quello di Giovanni è un nome simbolico ed è bello che questo nome venga indicato sia dalla madre che dal padre. Dio come dono è l’esperienza bella che deve fare ciascuno di noi scoprendo in ogni persona e in ogni cosa l’intervento del Dio che è dono, grazia. Chi scopre questo non penserà mai alla fuga o alla disperazione.  Ce lo dice Comboni di fronte alla piaga della schiavitù.
“V’è un ostacolo ancora gravissimo che interessa vivamente e direttamente l’apostolato cattolico, ed è l’esistenza in pieno vigore della più crudele schiavitù che forma ogni anno centinaia di migliaia di vittime; è l’orribile tratta dei negri, che si compie in pieno giorno da migliaia di satelliti patrocinati segretamente dal Governo egiziano, anzi dai suoi stessi agenti e Governatori esercitata. Ma Iddio susciterà dei mezzi straordinari per toglierla di mezzo fra breve; e vi contribuirà potentemente la forza e potenza morale della nostra Santa Missione, che non indietreggerà dinanzi a verun ostacolo. E’ la missione vera di Gesù Cristo, che è venuto nel mondo a liberare gli schiavi, a rendere a tutti la libertà, e costituirli fratelli suoi e figli di un medesimo padre che è nei cieli. La lotta gloriosa della missione contro la dominante schiavitù e l’orribile piaga della tratta dei negri agevolerà poderosamente la conquista dell’Africa Centrale alla Chiesa Cattolica”. (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 3603) No hay desesperacion o tristeza donde personas y cosas sabemos verlas y aceptarlas como don de Dios, don de su amor, de su ternura.

 

Martedì, 25 giugno 2019 
Matteo  7,6.12-14 Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita
È brutto vivere dentro una superficialità che svuota l’esistenza e crea un malessere e un’insoddisfazione, che si traducono in frustrazione: malessere e insoddisfazione di non amare. Dove non c’è amore, tutto diventa impossibile. Guardiamo con passione il mondo e l’amore che cerchiamo, doniamolo condividendolo nella gratuità. Ce lo dice Comboni.
“Khartum ha 74 individui che vivono a tutte spese della missione, compresi i missionari, e le Suore. In El-Obeid ve ne sono 58. Siccome l’opera che ho tra le mani è tutta di Dio, così è con Dio specialmente che va trattato ogni grande e piccolo affare della Missione: perciò importa moltissimo che fra i suoi membri domini potentemente la pietà e lo spirito di orazione. Grazie al Sacratissimo Cuore di Gesù domina realmente questo Spirito del Signore. Ogni mattina, dopo la levata alle 4´ ed alle 5 nell’inverno i missionari fanno in comune tre quarti d’ora di meditazione, oltre le ordinarie orazioni vocali; e la sera parimenti si raccolgono in comune nella cappella per recitare insieme il santo Rosario, fare gli esami, etc. Il divino ufficio, la lezione spirituale, la visita al SS.mo Sacramento etc. si fa da ciascuno privatamente. Lo stesso dicasi dei laici, delle Suore, delle Istitutrici negre di ambedue le Missioni. Ogni mercoledì alla mattina vi è un’Ora di adorazione del SS.mo Sacramento che si termina colla Benedizione col Sacro Ciborio pro conversione Nigritiae, da me istituita fino dal 1868 nei nostri Istituti di Cairo col pio esercizio della Guardia d’Onore del S. Cuore. Queste pratiche ordinarie di pietà fatte in comune mantengono assai bene lo spirito dei membri della missione, e li fortificano, e li rendono capaci di sopportare con ilare animo i grandi patimenti, i disagi, i difficili e perigliosi viaggi, e le croci inseparabili in così arduo e laborioso apostolato”.
(al card. Alessandro Franchi, Scritti, 3615-3617) La vida de cada momento es bella si sabemos verla como don, con amor. Donde falta el amor falta la vida, falta la belleza.

Mercoledì, 26 giugno 2017 
Matteo  7,15-20 Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco
L’albero che non produce frutti buoni non ha futuro. La persona e la società che non produce giustizia e pace, non ha futuro. La nostra debolezza è il non scegliere la vita per tutti e per ciascuno. E se è vero che ci si deve guardare dai falsi profeti, è altrettanto vero che si devono stimare i profeti autentici, che Dio continua a inviare anche oggi e in ogni gruppo umano: Luther King, Gandhi, Oscar Romero, Malala, Daniel Comboni, …
“I viaggi fra l’Egitto e l’Africa Centrale, oltre all’essere costosissimi, sono faticosissimi oltremodo. La prima spedizione di 31 individui da me guidata nel principio del 1873, e che mi costò 22.000 franchi, comprese alcune provvigioni, mi assorbì 99 giorni da Cairo a Khartum. D. Losi che venne con quattro Suore e tre fratelli laici, impiegò solo 68 giorni: ma il P. Stanislao con altro missionario, impiegò a discendere da Khartum a Cairo 75 giorni, e l’attual Superiora, che giunse or sono due mesi, ve ne impiegò 82. Da Khartum a El-Obeid vi son 12 giorni, da Khartum a Berber 8 giorni, da Berber a Suakin 13 giorni, da Khartum a Gondocoro due mesi, etc. Quanto poi sieno faticosi i viaggi del Sudan lo dirà all’E. V. l’illustre Sig.r Trémaux membro di diverse accademie di scienze e dell’Ist.o di Francia, il quale venendo dall’Egitto a Khartum a spese di S. A. il Viceré d’Egitto, e quindi con tutti i comodi immaginari, che non può mai avere un missionario, lasciò scritto nella sua bell’Opera Egypte et Ethiopie, seconda edizione a pagina 357-58”.  (al card. Alessandro Franchi, Scritti, 3625) No es suficiente tener cuidado frente a los falsos profetas. Es preciso mirar a los verdaderos profetas que Dios continua a sucitar en el mundo de hoy, cerca de ti.

 

Giovedì 27 Giugno 2019
Matteo  7,21-29 Un uomo saggio ha costruito la sua casa sulla roccia
Ho visto un paese costruito sulla roccia dove tutto ti dà la sensazione di solidità. Lì ho pensato alla bellezza del discepolo, persona costruita sulla roccia. Ho pensato alla tua bellezza. Ho attraversato il paese e sono giunto sul bordo del dirupo. Là ho pregato che nessuno di noi voglia gettar giù nessuno. Comboni ha sentimenti di tenera gratitudine verso le suore presenti nel suo Vicariato.
“Benché non sieno che pochi giorni che ho avuto l’onore di scriverle, pure al ricevere ora dal P. Carcereri sottoscritta una copia della Convenzione fra me e la R.ma Madre G.le delle Suore di S. Giuseppe dell’Apparizione pella regolare sistemazione di questo venerabile Istituto nel mio Vicariato, non posso fare a meno di non esprimerne a V. E. la mia sincera soddisfazione, e di assicurarla nel tempo stesso, che sarà sempre mia cura specialissima non solamente di secondare e tener coltivato in ogni guisa in queste ottime figlie africane di S. Giuseppe lo spirito della lor vocazione e dirigerle saviamente al maggiore vantaggio spirituale di questa vasta e laboriosa Missione; ma altresì di porre ogni studio perché nulla mai manchi del bisognevole a tutte ed a ciascuna delle medesime, anche qualora mi fosse d’uopo di raddoppiare le spese e l’assegno già stabilito dalla Convenzione. Queste buone Suore espongono al pari di noi la vita, e consacrano tutte se stesse per la gloria di Dio e per la salute dell’infelice Nigrizia; e quindi hanno diritto a tutti gli aiuti possibili di una paterna sollecitudine; e questa non mancherà mai da parte nostra coll’aiuto del Signore”. (al card Alessandro Franchi, Scritti, 3669)
Que nadie quiera hechar por abajo a nadie. Nunca.

Venerdì, 28 Giugno 2019
Luca 15, 3-7 Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta
Celebriamo Il Cuore di Gesù con le parole di papa Francesco: “Con lo sguardo fisso su Gesù e il suo volto misericordioso possiamo cogliere l’amore della SS. Trinità. La missione che Gesù ha ricevuto dal Padre è stata quella di rivelare il mistero dell’amore divino nella sua pienezza. «Dio è amore» (1 Gv 4,8.16)…  Comboni è innamorato del Cuore di Gesù.
“In mezzo a questi brucianti deserti, siamo ben felici di vivere nel Sacro Cuore di Gesù e nello spirito dei Suoi più fedeli amici. Queste anime scelte pregano per noi e per la nostra laboriosa e difficile Missione. Gesù ha detto: “Domandate e riceverete, picchiate e vi sarà aperto”. La parola di Gesù è infallibile. Se io, se lei (ci diciamo reciprocamente) fossimo soli a pregare per l’Africa centrale, Dio non ci esaudirebbe, perché non preghiamo bene con tutte le condizioni necessarie, ma per noi pregano i membri dell’Apostolato della Preghiera, i più fervorosi servitori del Cuore di Gesù, i pii lettori del suo Messaggero; è impossibile che la loro preghiera non sia esaudita e queste anime pregano per la conversione degli infedeli del nostro Vicariato, per i 100 milioni di sfortunati. Dunque, l’Africa Centrale sarà convertita dal Sacro Cuore di Gesù e dalle preghiere dei suoi più fervorosi servitori”. (al padre Henry Ramiere, Scritti, 3478)
Los Misioneros Combonianos celebramos la fiesta del Sagrado Corazon de Jesus como nuestra fiesta. Somos los misioneros del Corazon de Jesus. Tambien tu pide para toda la familia comboniana. Muchas gracias.

 

Sabato, 29 giugno 2019    Matteo  16,13-19 Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente
È questo il momento di passare dal “dicono”, a una convinzione personale. Il discepolo deve ormai dare una risposta in cui si assume la responsabilità di quanto dice. Fino a questo momento, la professione di fede è basata su citazioni della Scrittura. Da qui in poi, sarà basata sulla parola del discepolo. Nella misura in cui il discepolo questa testimonianza la dà, sarà beato. Comboni ne è testimone.lui sempre attendo a ciò che succede.
“Siccome il capo dei Nuba continua a manifestare la sua buona volontà di avere nelle sue terre i nostri missionari, e siccome dalle replicate relazioni del P. Carcereri sembra che la Prop.da approvi la fondazione della progettata Missione di Gebel Nuba, e che mi giungano presto dei buoni rinforzi di missionari del mio Ist.o di Verona e dell’Ordine di S. Camillo; così parmi che sia giunto il tempo dalla Provvidenza stabilito per istituire la novella Missione dei Nuba. Il perché, invocato con pubbliche ed insistenti preghiere l’aiuto del dolcissimo Cuore di Gesù, dopo matura ponderazione, ho deciso di fare gli apparecchi per inviare quanto prima a Delen, residenza del capo, due Sacerdoti Missionari, cioè, il Superiore del Cordofan col P. Franceschini (che fu compagno di esplorazione al Carcereri) insieme a due ottimi miei fratelli laici artigiani, affine di apprestare due case con una cappella; al quale scopo già da tempo, come Le scrissi altra volta, io sto mettendo insieme in Khartum le cose necessarie, mentre lo stesso capo e Cogiùr mi fece sapere dai suoi messaggeri, che all’annuncio della nostra partenza per Gebel Nuba, avrebbe apprestato legnami, stuoie, ed altri materiali per costruire le nostre abitazioni”. (al card Alessandro Franchi, Scritti, 3674)
“Creo porque Jesus me ha encontrado y yo lo he aceptado como el unico Señor de mi vida”, decìa mi amigo Manuelito

 

Domenica, 30 Giugno 2016  
Luca 9,51-62 Ma essi non vollero riceverlo
Da una parte chi non vuole riceverlo; dall’altra parte chi si dice disponibile o si sente chiamato a seguirlo. Da una parte l’invio di messaggeri che vanno e trovano le porte chiuse; dall’altro il mettersi in cammino verso un altro villaggio ancora. Da una parte persone che vogliono seguire; dall’altra non si dice se il desiderio si sia realizzato o meno. Ci accompagnino le tre parole chiave di quest’oggi: accogli – vai – segui.
“Coll’aiuto del Signore le Suore sono già installate nella nuova casa, che ho testè eretta in questa capitale, secondo il disegno del celebre Ingegnere Carlo Roesner di Vienna. La fabbrica però continua ancora alacremente. Questa costruzione solidissima e maestosa, è un’opera veramente cattolica, dalla quale trarrà gran profitto in ogni tempo il Vicariato. La residenza dei Missionari, e questa nuova delle Suore, formano la meraviglia del popolo in Khartum e di tutto il Sudan. Sono le due costruzioni più solide e colossali di tutta l’Africa Centrale. Ciò contribuisce non poco ad avere un certo prestigio ed a farci rispettare da questa gente materialissima del Governo Sudanese, e dai popoli musulmani. Anche in Cordofan sono in pieno vigore le fabbriche: soprattutto l’Ist.o femminile ha bisogno di ampliamento per la separazione delle diverse opere che abbraccia. S. E. Ismaïl Pascià Governatore Generale del Sudan, pria di partire dal Cordofan per la conquista dell’impero di Darfur, visitò i miei stabilimenti di Obeid, e mi scrisse una lettera gentilissima, nella quale lodandone le opere e l’ordine soprattutto dell’Ist.o femminile delle Suore, se ne congratulò meco, e promise di essere pronto ad aiutarmi per un’opera, che egli dice, di vera civilizzazione. Sono queste promesse da turchi: ma intanto si tira innanzi colla benedizione di Dio”. (al card Alessandro Franchi, Scritti, 3677-3678)
Las tres  palabras de este dia son: acoge – anda – sigue.