1 aprile 2019
Giovanni, 4,43-54  Va’, tuo figlio vive.
Dalla Samaria alla Galilea. Dalla samaritana al funzionario del re. . Gesù non comincia dal centro, dai suoi, ma dalla periferia, dagli ultimi, dai lontani. Gesù è la vita e trasmette la vita. E io che cosa trasmetto? Comboni ci presenta il provicario Knobleker che muore a 38 anni dopo aver trasmesso vita in Sudan
“Dio chiamava questo grande Servo a Lui per donargli una degna ricompensa ai suoi grandi meriti. Quaranta ore prima della sua morte, essendo solo nella stanza, volle seguire gli esempi dei più grandi Santi e coricarsi per terra, attendendo in questa posizione, la sua fine. Il rumore scosse i religiosi che accorsero, lo misero a letto e gli ordinarono di sottomettersi alla volontà di Dio e di rimanere a letto. La notte prima della sua morte fece chiamare il P. Priore. Con degli inesprimibili dolori egli fece togliere dal suo baule e accendere il cero che egli aveva ricevuto nella chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, che conservava dal 1847 e lo pregò di ricevere il suo ultimo atto di consacrazione della sua vita a Dio. Egli stesso prese nelle sue mani il Crocifisso e fece ad alta voce il sacrificio della sua vita a Dio suo Creatore in espiazione dei suoi peccati. Queste parole le pronunciò con un tale fervore che il Priore e tutti i Padri non poterono trattenere le lacrime”.  (a mons Luigi Ciurcia, Scritti 2136)
Jesus saber hacer florecer la vida! Yo que hago florecer? Tambien un hombre de 38 años misionero como Daniel Comboni sabe ofrecer su vida vivida en totalidad para los demas.

 

2 aprile 2019
Giovanni 5,1-16 All’istante quell’uomo guarì.
Gesù è a Gerusalemme non nel tempio. È all’ingresso della città, lì dove si riuniscono persone con problemi. Daniele Comboni e i suoi sono in situazioni difficili dove seminano speranza pagando con la propria vita.
“Il primo dicembre Don Beltrame partì con la Stella Mattutina e tre barche da Khartum. Arrivato a Santa Croce egli incaricò Kaufmann di preparare tutti gli oggetti da trasportare a Scellal, mentre lui e Don Giuseppe Lanz si recavano presso i Bari. A Gondokoro essi trovarono che il pio e zelante Don Vichweider, dopo due mesi di febbri intermittenti che si cambiarono in perniciosa, era morto il 3 agosto del 1859. Quando i Kich si accorsero che i Missionari partivano ci fu un rammarico generale da parte di tutti. Essi dicevano: “Se voi ci abbandonate chi ci difenderà dai soldati dongolesi quando verranno a ucciderci e a rubare i nostri bambini e il nostro bestiame? Voi siete stati finora i nostri padri, voi avete istruito i nostri bambini e ci avete insegnato la via del Cielo, voi avete alleviato i nostri poveri e curato i nostri malati. Chi verrà a consolarci e a ristabilirci in salute?” I Kich per quanto sospettosi per natura, tuttavia avevano ben distinto tra i Missionari che venivano tra loro per far loro del bene e i turchi e i negozianti che andavano a casa loro per rubare il loro bestiame, il loro avorio, strappare le loro donne e i loro bambini e a ucciderli. Essi si tranquillizzarono solamente dopo la promessa che i Missionari sarebbero ritornati l’anno seguente. Le quattro barche arrivarono con i quattro Missionari a Khartum e dopo poco tempo il pio e zelante Don Giuseppe Lanz, dopo quattro anni di laborioso apostolato, rese l’anima al suo Creatore”.
(a mons Luigi Ciurcia, Scritti, 2150)
Jesus se encuentra donde las personas. Nuestra mision es estar allì donde estan las personas para compartir la vida. Ester en las periferias, donde los ultimos.

 

3 aprile 2019
Giovanni 5,17-30  Il Figlio dà la vita a chi egli vuole
Questa pagina leggiamola e rileggiamola: Gesù ci parla della sua relazione con il Padre. Chi  vive con il Padre non rimane nel sepolcro. Per lui ci sarà risurrezione e vita. Non basta che io faccia ciò che fa il Padre devo farlo come lo fa il Padre che non è padrone ma sempre e solo Padre. Abbà. Meravigliosa la figura del missionario dell’Africa  tracciata da Comboni
“L’Apostolo suda non per sé, ma per l’eternità; non cerca altrimenti la sua, ma la felicità dei suoi simili, sa che l’opera sua con lui non muore, che la sua tomba è una culla di nuovi apostoli: e perciò misura i suoi passi non sempre coi suoi desideri, ma sempre colla necessaria prudenza di assicurare l’esito della redentrice impresa. I risultati di un primo apostolato sono massimi, ma per lo più anche segreti: il tempo si riserva di rilevarne alcuni; ma i più li conosce Dio solo. Il che se è vero generalmente di tutti, lo è molto di più di quello dell’Africa centrale. Lanciati quei primi eroi della carità apostolica dalla volontà di Dio sulle equatoriali regioni della Nigrizia, qualificata dall’antico proverbio per la Madre che divora i suoi figli, dessi trovaronsi troppo letteralmente soli in mezzo ad una spaventosa novità”. A dir il vero, troppo importanza fu data a questo insuccesso, perché si volle argomentarne una impossibilità assoluta della missione, quando era forse meglio da sentenziare contro il modo per attuarla”. (a mons. Luigi Ciurcia, Scritti, 2171 e 2176)
Dios no es dueño. Dios es Abbà, Papi. Que todos vean en mi el rostro de este Papi cuyo corazon es siempre un corazon lleno de ternura

 

4 aprile 2019
Giovanni  5,31-47   Vi è già chi vi accusa: Mosè nel quale riponete la vostra speranza
Gesù non accusa mai e poi mai. Gesù e lo Spirito al quale Gesù ci affida si mettono sempre dalla nostra parte: Gesù è il salvatore; lo Spirito il difensore.  La speranza di Comboni è sempre nella certezza che Dio vuole la salvezza dei popoli d’Africa.
“A me pare che non sia già più da avventurare inutilmente la vita dei Missionari europei alla sproporzionata differenza del clima equatoriale, e alla isolata privazione di tutti gli agi conservatori della vita: oltre le ingenti spese di queste apostoliche immigrazioni resta sempre sospesa e dubbiosa coll’esistenza del Missionario quella della Missione,,. Quindi io opino che sia più utile invocare l’azione dei missionari europei all’educazione dei piccoli neri d’ambo i sessi in vari Istituti maschili e femminili da stabilirsi sulle frontiere della Nigrizia in località salubri e sotto un clima medio tra l’europeo e l’equatoriale. Questa educazione deve prefiggersi lo scopo di preparare negli allievi stessi i futuri apostoli della Nigrizia, in cui rimpatrieranno un dì sotto forme di colonie evangelizzatrici, maestri ai loro connazionali delle arti e delle scienze più necessarie, e più della fede e morale dell’Evangelo sotto la immediata direzione dei loro Istitutori, già acclimatizzati per buona parte agli ardori africani”.  (a mons. Luigi Ciurcia, Scritti 2177-2199)
Es consolador darnos cuenta que Jesus nunca te juzga, nunca te condena. El toma sobre de si todo lo que te daña, tus limitaciones, miedos y pecados para que tu vida sea VIDA.

 

5 aprile 2019
Giovanni 7,1-2.10.25-30  Cercavano di arrestare Gesù ma non era ancora giunta la sua ora
Gesù è il dono del Padre. Il Padre lo ha mandato: Tanto ha amato Dio il mondo da mandare il suo Figlio. Gesù tu sei dono, sei regalo del cuore del Padre che ci ama. È stato annunciato il Concilio Vaticano I da Pio IX e Comboni non si lascia scappare l’opportunità di richiamare l’attenzione sull’Africa amata.
“Spero che partirò da Alessandria al 1º. di marzo, ed all’8 sarò a Roma. Non sarebbe questo il momento di fare un colpo di stato, e d’invocare i lumi della Chiesa, e l’appoggio di tutti i cattolici del mondo rappresentati dai Vescovi del Concilio, per avere in poco tempo e uomini e denaro da stringere d’assedio la Nigrizia? Ah! Monsignore e Padre mio! Mi sembra che sarebbe questo un argomento degno del Concilio. L’E. V. alzi la voce in Concilio, e dica a Pio Nono: “Emitte, Beatissime Pater, vocem tuam, et renovabitur facies Africae” (traduz.: Parla, santo Padre, e si rinnoverà la faccia dell’Africa). Una parola del Santo Padre in Concilio, un’adesione dei Vescovi, farebbero venire le convulsioni a tutti i cattolici del mondo, e butterebbero quattrini per l’Africa, e sorgerebbero Apostoli per la Nigrizia. Si degni, Monsignore di riflettere a questo pensiero, e abbia il coraggio di insistere, di pregare, di seccare tutti i R.mi padri e soprattutto il Cardinale nostro Prefetto; e non li lasci fino a che non ha ottenuto l’intento”. (a mons. Luigi Di Canossa, Scritti, 2184-2185)
Jesus es el regalo del corazon de Dios nuestro Papi.  Es el regalo hermoso che hace nueva nuestra propia vida.

 

6 aprile 2019
Giovanni 7,40-53  Il Cristo viene forse dalla Galilea?
Con chi mi identifico? Con la folla che dichiara Gesù un vero profeta? Con le guardie che ritornano a mani vuote dai capi? Con i capi che volevano a tutti i costi realizzare i loro progetti? Con Nicodemo uomo saggio? Non posso vivere come se nulla succedesse attorno a me. Devo imparare a valutare le situazioni e a misurare tutto su Gesù. È ciò che ha fatto Comboni.
“Studiai con diligente accuratezza il carattere, le tendenze, il grado di virtù e capacità di ciascuno affine di ben regolarlo, e servirmene di quelli che mi poteano giovare pel buon andamento dell’Opera. Fra questi studiai a fondo il P. Stanislao Carcereri, e trovai essere un uomo di coscienza, di carattere, di ordine e di fermezza, profondo conoscitore del Piano dell’Opera, zelantissimo e capace di regolar bene un Istituto. E siccome tutta la responsabilità degli Stabilimenti pesa sovra di me, siccome la malizia del mondo è somma e la perfidia del demonio suscita nemici fino dall’aria che si respira, e siccome io posso morire da un giorno all’altro, così ho creato questo degno Religioso Vice Superiore degli Istituti, e l’ho eletto a testimonio del mio operare, in guisa che ho praticata sempre la massima di comunicare tutte le mie cose di qualche importanza…”  (A Propaganda Fide, Scritti, 2222-2223)
Pobre de mi si vivo come si no aconteciera nada a mi alrededor. Dichoso yo si en mi vida tengo la valentia de tomar mis responsabilidades y actuar con amor..

 

7 aprile 2019
Giovanni 8,1-11 Donna dove sono?
Gesù è sempre dalla parte del più debole. Gesù non si associa mai a chi accusa e condanna. Lui è il difensore, il liberatore. Lo è stato con quella donna, lo è con te e con me. Con tutti!  Comboni vorrebbe avere 1000 vite per donarle tutte all’Africa. “Nella mia picciolezza e indegnità imploro caldamente l’Apostolica carità di V. E. a coprire collo scudo della sua protezione la nascente Opera della Rigenerazione della Nigrizia. L’Em. V. non abbia nessun riguardo alla costanza e tante pene e sacrifizi sostenuti per la Nigrizia dal povero sottoscritto, il quale non altro domanda per sé che la misericordia di Dio per l’anima sua, che è, e sarà sempre come il servo più inutile della Chiesa: ma abbia a cuore soltanto la condizione infelice di tanti milioni di anime che vanno a perdersi. Io confido che la nascente Opera della Rigenerazione della Nigrizia piglierà ferme radici, e riuscirà al suo scopo, ove intervenga l’appoggio immediato della S. Congregazione. Fino a che nessuno corre a salvare i negri dell’Africa centrale, essi andranno in perdizione… Io non ho che la vita per consacrare alla salute di quell’anime: ne vorrei aver mille per consumarle a tale scopo”.  (A Propaganda Fide, Scritti, 2269-2271) Jesus toma siempre la defensa del debil. Nunca se asocia a quien acusa o condena. Jesus es aquel que siempre comprende y levanta. Asì es Jesus.

 

8 aprile 2019 Giovanni 8,12-20  Voi non conoscete né me, né il Padre
Ho bisogno di una nuova effusione di Spirito Santo per conoscere Gesù. Non ho bisogno di sapere su Gesù ma di conoscerlo ossia di una relazione di amore, di accoglienza, di permettergli che Lui sia uno con me e io uno con Lui. Conoscere Gesù è rimanere in Lui. Comboni scrive ai padri conciliari.
“Se mi è permesso esprimere senza presunzione quello che penso io, vi supplico di far risuonare più fortemente la vostra voce apostolica nel Sacrosanto Concilio Vaticano per sostenere efficacemente la causa dei Neri dell’Africa Centrale, per suscitare nella Chiesa di Dio lo spirito dell’Apostolato, per invitare la Nigrizia alla fede, attirarla e quasi costringerla con la forza di una eloquenza piena di bontà e per sollecitare l’aiuto opportuno di tutto il popolo di Dio nel realizzare la sua rigenerazione con più alacrità e prontezza. E quando alla fine del Concilio Ecumenico la maggior parte di voi tornerà a casa, fate in modo, vi prego, che alcuni fra i sacerdoti più giovani delle vostre diocesi, che sono animati dallo spirito di Dio, si uniscano a noi per conquistare la Nigrizia a Cristo. Fate che gli altri fedeli, che si sentono animati dall’amore di Cristo, diano il loro aiuto per questa nobilissima opera di redenzione, con le preghiere, le opere e il denaro. Chi abbraccia l’Apostolato fra quelle genti dovrà affrontare certamente grandi fatiche e gravi difficoltà. Tuttavia per quelli che amano Dio il sudore e le lacrime con cui le loro opere sono irrigate, saranno di gioia e di soddisfazione”. (Lettera ai Padri del Concilio, Scritti, 2305-2306)
Necesito una nueva efusiòn de Espiritu Santo para conocerlo a Jesus. No necesito saber de Jesu. Necesito conocer a Jesus y conocer a Jesus es tener amistad con El, es permitirle de ser uno con nosotros y nostros unos con El.

9 aprile 2019
Giovanni 8,21-30  Allora conoscerete che Io Sono Gesù fa la sua scelta di parte: sceglie di stare con i poveri e con loro costruire il suo ideale di “mondo”, cioè il regno di Dio. Dobbiamo gridare con la vita: “Un altro mondo è possibile!”.  Ci crediamo anche noi con Daniele Comboni.
“L’Apostolato cattolico ha fatto ripetutamente in ogni tempo degli sforzi grandissimi per far entrare l’Africa nella vera Chiesa di Gesù Cristo. Infatti gran parte delle sue coste fu occupata da molti Vicariati e Prefetture Apostoliche e da alcune Diocesi. Ma il Centro dell’Africa è ancora quasi del tutto inesplorato e sconosciuto e, benché la Sacra Congregazione di Propaganda Fide, specialmente nei tempi più recenti, abbia ravvivato la sua sollecitudine per tale causa, tuttavia queste regioni dell’Africa Centrale languiscono ancora quasi abbandonate nella loro miseria, senza Pastore, senza Apostoli, senza Chiesa e senza Fede. Possa l’Africa Centrale partecipare alla gioia solenne del prossimo trionfo della Chiesa. Che nel diadema ornato di gemme celesti, di cui è cinto il capo augusto della Vittoriosa e Immacolata Madre di Dio, risplenda il popolo dei Neri, ormai conquistato a Cristo, come una perla bruna”. (Postulato, Scritti, 2311 e 2314)
Jesus escoge de estar con los pobres y con ellos construir lo nuevo: su sueño de un mundo nuevo. Con Jesus tambien nosotros queremos gritar: “Un mundo nuevo es posible”.

 

10 aprile 2019
Giovanni 8,31-42  Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo
Lasciamo riti e culti come “precetti” a cui obbedire, comandamenti da osservare, pratiche da compiere. Come Abramo mettiamoci in cammino verso una terra sconosciuta ma feconda: la terra dove tutto è iniziare, fidarci e condividere.   Comboni scrive a Giovanni Bosco per coinvolgerlo nella missione africana.
“Sarebbe ella disposta a mettere insieme due o tre giovani sacerdoti de’ suoi con quattro o cinque de’ suoi probatissimi artigiani e catechisti da mettere a mia disposizione perché io li possa condurre in Cairo d’Egitto nel mio Ist.o maschile, ove c’è casa e chiesa comodissima preparata?
Capisce? Vorrei che il suo santo Istituto con una parte dei mezzi che Dio mi ha dato si innestasse a poco a poco nell’Africa centrale. Ma siccome da solo subito troverebbe ostacoli da parte del vasto ordine che ha la giurisdizione dell’Egitto, è necessario che subito comparisca come facente parte del mio, che è già innestato nell’Egitto, ed al quale sarà fra poco affidata una grande missione nell’Africa Centrale”. (a don Giovanni Bosco, Scritti. 2315-2316)
Las obras de Abraham son su fe en Dios que lo lleva a creer y a ponerse en camino. Creer y ponerme en camino hacia lo nuevo, lo desconocito es lo que me hace discipulo de Jesus, bendicio para el mundo

 

11 aprile 2019  Giovanni 8,51-59  Raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui
Gesù manifesta chi è e lo manifesta anche oggi. A volte mi piace di più un Gesù che passa vicino a me e mi piace meno un Gesù che passa parlandomi. Le sue parole non mi lasciano stare lì dove sono, mi lanciano in avanti, verso l’incontro e non lo scontro. La preghiera per Comboni ha sempre un posto di primo piano!
“È d’uopo che noi facciamo una sacra lega di preghiera, ed il Cuore Sacratissimo di Gesù sia il centro di comunicazione fra noi, fra Brescia e la Nigrizia. Noi pregheremo incessantemente in comune negli Istituti d’Africa per tutte loro; e le generose figlie di S. Angela Merici capitanate dalle due sorelle innalzino fervide preci all’Altissimo per la conversione dei negri. Affinché sia efficace la nostra preghiera cerchiamo il tesoro della Croce. La sapienza di Dio non si è giammai disvelata con maggiore splendore che nel creare la Croce. Il Figliuolo di Dio non potea rivelarci più luminosamente l’infinita sua sapienza che nel fabbricare la Croce. Le grandi Opere di Dio non nascono che appiè del Calvario. Io le sarò molto tenuto se pregherà il Cuor di Gesù che mi mandi gran copia di croci: sarà segno che saran seguite da un gran numero di anime conquistate alla fede”.  (a Maddalena Girelli, Scritti, 2323-2325)
No pierdas tiempo en razonamientos que non llevan a algun nuevo estilo de vida y que, demasiadas veces, condenan y matan. Mira a las personas y a ti mismo con una mirada de ternura, de misericordia.

12 aprile 2019
Giovanni 10,31-42 Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia
Sono le opere a rivelare chi siamo. Sulle parole abbiamo costruito muri che ci separano, armi con cui uccidiamo, menzogne che condannano. Non è su parole che generano paure che gli ingannatori di turno costruiscono il mito dello “straniero che ci ruba il lavoro, …?”. Comboni  si trova di fronte al dilemma di promettere di vivere ancora 35 anni o di fondare un istituto!
“l nostro Cardinale Prefetto mi fece risuonare più d’una volta all’orecchio queste frasi: “O portami un attestato che mi assicuri che tu vivrai 35 anni, oppure stabiliscimi bene il Collegio in Verona: in ciascuno di questi due casi io ti darò una missione nell’Africa Centrale: altrimenti se tu non mi fai il Collegio, e ti capita un accidente che ti porta all’altro mondo, la tua Opera v’ha timore che finisca con te” Ora siccome non ho trovato nessun Santo che mi assicuri la vita dall’oggi al domani, così è d’uopo stabilir bene il Collegio. Ora benché io sia profondamente convinto del servus inutilis sum, perché non son buono che a fare pasticci, tuttavia trovo giustissimo il principio di S. Em.za. Quindi ritornato ai 12 di agosto con Mons. Vescovo a Verona, abbiamo fatto acquisto di una vasta Casa annessa al Seminario di Verona, che per mille motivi si presta opportunissima al nostro scopo; ed a quest’ora non mancano che 13,600 franchi per pagarla”.  (a mons. Luigi Ciurcia, Scritti, 2336-2337)
Que todos escuchen da nuestras bocas esta “blasfemia”: somos hijos de Dios. Dios nos ama! Que todos vean en nuestra vida obras de solidariedad, obras de condivision.

 

13 aprile 2019
Giovanni 11,45-56  Per riunire insieme i Figli di Dio che erano dispersi
La missione di Gesù e del discepolo è quella di riunire non di dividere, di avvicinare non di allontanare. È bello che ogni giorno della nostra vita sia un passo di vicinanza fino all’abbraccio pieno e definitivo con il Padre. Grande è il Comboni  l’uomo segnato dalla croce.
“Ora io vengo a sottomettervi un affare più che serio che pende fra me e il P. Carcereri, e che mi è cagione di profonda afflizione. Io domando al Signore ogni giorno 1º. delle croci, che son necessarie per piantar bene e fecondare le opere di Dio; 2º. personale maschile e femminile investito dello spirito di G. C.; 3º. mezzi pecuniari e materiali per mantenere l’Opera sua. La bontà divina è sommamente amorosa nell’accordarmi specialmente la prima grazia. Io non so cosa scrisse in Cairo il P. Generale: so solo che venti giorni dopo il P. Carcereri mi diresse a Verona una lettera virulenta e minacciosa… Un tale spirito che poco sa di umiltà e religioso rispetto verso il suo Superiore immediato creò nella mia anima una dolorosa impressione. Accettai con calma questa croce, ed invitai il P. Stanislao a spedirmi i nomi e cognomi dei sacerdoti Camilliani di cui poteva disporre…” . (a mons. Luigi Ciurcia, Scritti, 2340 e 2345-2346) No debemos asombrarnos si de hecho nos encontramos lejos el uno del otro.  Tenemos el camino para llenar y vencer las distancias: Jesus el campio de la cercania!

 

14 aprile 2019
Luca 22,14-23,56  E quando venne l’ora si sedette a tavola e gli apostoli con lui
Siediti a tavola, sediamoci a tavola per condividere come famiglia. Sediamoci a tavola la strada è lunga, una strada che passa attraverso l’abbandono e la croce ma che va più in là, L’ultima parola e e sarà sempre la vita,
“… dicevo dei difetti il P. Carcereri, prodotti, credo, più dalla pericardite, o mal fisico che ha. Ma ha tali belle qualità, virtù, costanza, positività ed abnegazione che sarebbe per me un gran dolore il perderlo per la Nigrizia. Dunque mi rivolgo con calde istanze al cuore magnanimo di V. E.ma, che è padre di ambedue, e la prego quanto so e posso a conservarmi il P. Stanislao, e a vedere che pazienti ancora un po’ di tempo, ché Dio ammirabile nella sua Provvidenza, appagherà certo i suoi ed i miei voti… Il P. Pietro e D. Rolleri trovano giuste le esigenze di Carcereri: ma son certo che ove sentissero la mia campana, troverebbero giusti i miei motivi, come li trovarono giusti i due nuovi venuti Can. Fiore e Ravignani, non che Pietro Bertoli, che fu 10 anni Camilliano. Io però tutto rimetto al Sup.re legittimo e inspirato da Dio per virtù della sua missione, cioè, l’E. V. R.ma.  (a mons. Luigi Ciurcia, Scritti, 2369)
La mesa, el camino hacia la huerta de los olivos, la traiciòn, la condena, el camino de la cruz, el levantamiento de la cruz , la muerte en cuz, el sepulcro y, por fin, la resurreciòn. El camino es largo pero el final es cierto: vence la vida!

15 aprile 2019  Giovanni 12,1-11  Maria prese olio profumato e cosparse i piedi di Gesù (cfr)
Finché il profumo prezioso lo tieni chiuso non profumerà la tua casa, la tua vita, la vita dell’altro e del mondo intero. Versalo, spendi la vita che ti è stata donata. E ricorda che Gesù, quel gesto che è stato compiuto verso di lui, lo sente come un gesto che tocca ogni persona a cominciare dai poveri. Il profumo della vita di Comboni è autentico e profuma l’Africa intera.
“Io so con profonda convinzione di essere uno zero, anzi un povero peccatore, e un servo affatto inutile, che nulla avrei fatto se la incomparabile carità e zelo di V. E. non avesse assunto l’opera sopra di sé. Per me nulla fa il fumo della gloria del mondo che sfuma e si dilegua, e sarei troppo fortunato se dopo una vita consacrata a Dio fra le fatiche dell’apostolato potessi mettere in salvo l’anima e evitare l’inferno. Tutto il resto è zero, e chi assapora l’incenso d’una laude passeggera e fugace è degno di compassione; e trovandomi spesso coi grandi del secolo, ho sempre nuovi argomenti per convincermi sempre più che nulla vale il fumo del mondo e delle laudi e della gloria, ma solo è salutare il servire Dio, patire e morire per lui solo”.
(a mons. Luigi Di Canossa, Scritti, 2427-2428)
Estamos viviendo la semana mayor: la semana del amor. Tomalo el perfume, no lo tengas encerrado, destapa el vasito y la sonrisa llenarà el mundo. Vencerà la vida!

Martedì, 16 aprile 2019  Gv 13, 21-33.36-38 “Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui (…) Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte”.

Gesù stesso compie il gesto simbolico (“gli diede il boccone”) per portarlo ad una scelta: chi e che cosa vogliamo che ci sia nel nostro cuore? E’ lì dentro, infatti, dove noi stessi accogliamo Dio o, al suo posto, Satana. È lì che ci apriamo o ci chiudiamo all’altro. Comboni incontra molti personaggi a cominciare dall’Imperatore d’Austria per spingerli a scegliere la solidarietà con l’Africa.

“I miei Istituti d’Egitto camminano a meraviglia. S. Ecc. R.ma l’Arcivescovo Vicario Ap.lico dell’Arabia ed Egitto Monsignor Ciurcia, nella scorsa domenica II dopo Pasqua, dovette onorare di sua presenza i miei Istituti, e nella mia Chiesa (sulle sponde del Nilo a pochi minuti del luogo ove la Sacra Famiglia dimorò sette anni in Egitto) deve aver pontificato, conferendo il battesimo ad alcuni infedeli convertiti da miei Istituti, e la Cresima a un buon numero di convertiti dai medesimi anteriormente. A Vienna ebbi una lunga udienza da S. M. l’Imperatore d’Austria, a cui feci una forte battuta, perché mi aiuti nella fabbrica del mio nuovo stabilimento nella capitale d’Egitto. S. Maestà accolse favorevolmente la mia domanda… Anche il Re di Hanover protestante mi ricevette assai bene; e poi mi fece scrivere dal Suo Ministro una lettera di laude all’Opera della Rigenerazione dell’Africa, mandandomi il suo obolo di 100 talleri. Fra pochi giorni parto per la Sassonia e per Berlino. Prego Lei di pregare e far pregare per me”. (A Luigi Grigolini, Scritti, 2445)

En estos dias no he podido preparar las reflexiones en español. Empezarè de nuevo, Dios mediante, desde el dia 25 de abril.

 

Mercoledì, 17 aprile 2019  Mt 26, 14-25  “Dove vuoi che prepariamo per te”.

Mangiare la Pasqua vuol dire essere pronti per mettersi in cammino verso la terra promessa che è dono e che è vita nuova; che è libertà e comunione, condivisione e realizzazione del sogno di Dio. Sbaglia chi giustifica il suo non coinvolgimento appellandosi ai limiti e agli scandali. Lo afferma con chiarezza lo stesso Comboni.

“…chi confida in se stesso, confida nel più grosso asino di questo mondo. Tutta la nostra fiducia è in Colui che morì pei neri, e che sceglie i mezzi più deboli per far le sue opere; perché vuol mostrare che è Lui l’autore del bene, e noi non possiamo che fare da noi il male. Avendoci egli chiamati a quest’opera, noi colla sua grazia trionferemo dei Pascià, dei framassoni, dei governi atei, degli storti pensieri dei buoni, elle astuzie dei cattivi, e delle insidie del mondo e dell’inferno; né arresteremo la nostra marcia che nell’ultimo respiro della nostra vita. Quando poi saremo in Paradiso (e ci vogliamo andare viva Noè!), allora colle nostre incessanti preghiere metteremo in Croce Gesù e Maria, e lo pregheremo tanto fino a che o per amore o per…. sia costretto a fare dei miracoli e suscitare degli Apostoli Paoli, e dei Xaveri; fino a che quanto prima sieno convertiti alla fede i cento milioni dell’infelice Nigrizia”. (A mons Luigi di Canossa, Scritti, 2459)

Giovedì, 18 aprile 2019  Gv 13, 1-15 Li amò fino alla fine.

Finalmente un capo, una guida, che comincia dal basso, che si china sulle miserie dell’umanità sfinita e comincia la sua “politica” da là. Tutte le banche del mondo non valgono i piedi sporchi di un povero. Ne è convinto il nostro amato Daniele.

“Mgr. Coudenhove mi insiste ogni giorno ad andare in America a batter cassa. 1º. perché egli assicura che per mille motivi, per le lingue, per l’importanza dell’Opera eminentemente cattolica etc. colla grazia di Dio, io riuscirò. 2º. perchè la posso avere alcuni Sacerdoti neri piissimi, che sono formati dai Ligorini, e con alcuni di questi possiamo fare la prova se sono utili per l’Apostolato dell’Africa Centrale, ove come vanno i sacerdoti Europei, così possono andarvi con più ragione anche qualche sacerdote negro dell’America. Ma siccome, dice Mgr. Coudenhove, in America da tutti i buoni e cattivi cattolici e dagli stessi protestanti (eccetto la Colonia Italiana) il Papa Pio IX è riguardato come un gran santo, e se avesse a morire, lo sarebbe ancor più stimato, così sarebbe cosa capitale che la nostra questua per la Nigrizia fosse incoraggiata da Pio IX con una o due righe in latino…” (A mons. Luigi di Canossa, Scritti 2463 – 2464)

 

Venerdì, 19 aprile 2019  Gv 18, 1-19, 42 Gesù disse: “Tutto è compiuto!” E, chinato il capo, spirò.

Il Salmo 8 presenta così l’uomo: “Poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato, tutto hai posto sotto i suoi piedi”, ma Pilato, molto più pragmatico, dicendo: “Ecco l’uomo!” presenta Gesù incoronato di spine, dopo essere stato messo sotto i piedi di rozzi soldati. La storia contraddice sempre il piano di Dio. Cominciamo noi a contraddire la storia: “solo attraverso l’utopia e la speranza si può credere, assieme a tutti i poveri e gli oppressi del mondo, di sovvertire la storia e lanciarla in un’altra direzione” (I. Ellacuria). La storia di Gesù è quella delle schiave nere. Ascoltiamo Daniele Comboni.

“L’esperienza ci ha convinti che questo Istituto di negre è un elemento molto importante per guadagnare al cristianesimo la popolazione femminile nera, di svariatissime tribù, che vive in Egitto. Difatti spesso, quando le morette, musulmane o pagane, conversarono con le nostre e videro quale buona educazione e quali cognizioni esse avessero e come cantavano bene in chiesa, si risvegliò anche in loro il desiderio di farsi cattoliche. E molte infatti abbracciarono la nostra santa fede e vi perseverano con fedeltà. Certamente il numero delle convertite sarebbe di gran lunga ancor maggiore, se esse non avessero a lottare contro l’opposizione spietata dei loro padroni. Benchè molte di queste convertite, strappate violentemente dal seno delle loro famiglie, comperate e rivendute tante volte da uomini crudeli, fossero state esposte ai pericoli più raccapriccianti, tuttavia, ricevuto il S. Battesimo, manifestarono una grande purezza di costumi e si conservarono nell’innocenza battesimale. Ora se noi vediamo successi così belli in queste giovani missionarie in Egitto, dove ci sono tanti ostacoli da superare, quanto più grande sarà la loro efficacia non appena esse saranno trasportate fra le tribù nere dell’Africa Centrale! Là dove non ci sono lotte né contro il fanatismo musulmano né contro i pericolosi pregiudizi di padroni che non si piegano. E’ nostra convinzione che in breve le loro consorelle nere saranno guadagnate alla nostra santa fede. Questa è una prova di più per l’opportunità del mio “Piano della rigenerazione dell’Africa”.

(Alla  Società di Colonia, Scritti 2518)

 

Sabato, 20 aprile 2019  SABATO SANTO

Giorno del silenzio

Anche trova oggi  uno spazio di silenzio. Siediti davanti a quel sepolcro in cui stoltamente è stata rinchiusa la vita illudendosi che possa esistere un sepolcro capace di imprigionare la vita. Contempla tutti i sepolcri in cui noi, donne e uomini stolti, stiamo rinchiudendo la vita di persone e popoli con tanto di nomi e cognomi. Contempla il sepolcro in cui c’è colui che è stato crocifisso e vedi in questo sepolcro la primizia di ogni risurrezione, il primo sepolcro la cui pietra verrà rotolata. Chiedi di essere colei  o colui che rotola via la pietra che tappa il sepolcro. Lo ha fatto anche Daniele Comboni.

“In questa scuola (una scuola pubblica per fanciulle), in cui insegnano 5 Missionarie nere sotto la direzione di Sr. Caterina Valerio, francescana del Terz’Ordine di Verona, e di Sr. Faustina Stampais, mia cugina, di Maderno (diocesi di Brescia) viene impartito l’insegnamento del catechismo e della morale cristiana, di tutte le materie elementari e dell’arabo, francese, italiano, tedesco, armeno e di tutti i lavori manuali femminili, dal far lavori a maglia fino al più fine ricamo in oro e in seta. E’ frequentata da ragazze orientali cattoliche di ogni rito e da europee, come pure da greche, armene, scismatiche e musulmane. Se non che, avendo il Patriarca copto scismatico proibito alle fanciulle della sua religione di frequentare la scuola del nostro Istituto, di queste ne vengono poche. Ebbi perciò un colloquio con lui, che però non condusse a nessun risultato. Egli disse: “Io non desidero che le ragazze copte frequentino la sua scuola; dalle nere non hanno niente da imparare, e poi temo che si facciano protestanti”. (Alla Società di Colonia, Scritti 2528)

 

Domenica, 21 aprile 2019  Gv 20, 1-9 Egli doveva risuscitare dai morti

Già il fatto che la Chiesa scelga, per il giorno della Risurrezione, un brano dove è completamente assente Gesù, dovrebbe far riflettere. Ma è il brano stesso a costringerci a una scelta. E noi, a che crediamo: a una favola che va bene per tutti, anche (e fondamentalmente) per i forti e i potenti di turno, o a un “Vangelo” (“che bella notizia!”) per chi ha sempre dovuto soffrire emarginazione, disprezzo e sfruttamento; fame, oppressione e morte violenta? Con la Risurrezione è una creazione nuova quella che avviene, “le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove”. Questo è il sogno di Comboni per l’Africa.

“L’Opera della rigenerazione della Nigrizia è un’opera urgentissima, difficilissima e vasta quanto mai. Per attuare nelle sue grandi linee il progetto, come l’ho concepito io nel mio spirito, e per dargli un fondamento duraturo ci vorrebbe una partecipazione generale di tutti i cattolici del globo, raccolti insieme, onde liberare questi poveri popoli neri dalla notte del paganesimo e far sorgere sopra di loro la luce vivificatrice della fede in Gesù Cristo. Dobbiamo riflettere sempre che essi sono la decima parte di tutto il genere umano! Non trovo parole per descrivere il dolore che provo, e la mia profonda afflizione di cuore e con quale gravità e intensità pesi su di me il pensiero della desolazione e del letargo in cui sono immersi questi infelici! Io fui testimone oculare di queste catene spirituali e della profonda miseria di questi infelici. Il pensiero di una miseria umana così immane, che pesa sulla mia cara Nigrizia, mi toglie in molte notti il sonno ed al mattino mi alzo più stanco che non fossi stato alla sera, dopo una giornata di intenso lavoro. E in queste notti lunghe e piene d’affanno, prima che me n’avveda, la mia fantasia corre alle riarse terre dell’Africa Centrale, ancora inesplorate e teatro delle condizioni più sconcertanti. Poi nell’immaginazione ripercorro tutta l’Europa civile e mi guardo attorno per vedere se mai appaia un raggio di speranza, che possa essere di beneficio ai miei poveri neri!”. (Alla Società di Colonia, Scritti, 2543)

En estos dias me encontré con demasiados compromisos y por lo tanto non he logrado añadir una reflexiòn en castellano. Disculpenme. Hoy en el dia de la Resurrecion les doy el abrazo de Jesus resucitado: PAZ Y VIDA EN PLENITUD.

 

Lunedì, 22 aprile 2019  Mt 28, 8-15 Andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea

In Galilea mi vedranno. Lo sappiamo dove possiamo vederlo. La Galilea è il mondo intero. La Galilea sono le periferie del mondo, le periferie della storia. La Galilea sono gli emarginati, coloro che non contano, i senza terra, … La Galilea per san Daniele Comboni sono i “negri” per i quali sarebbe disposto a dare mille vite. Non cercarlo altrove, lì lo trovi, lo ha detto lui. E se dico che non lo trovo forse è perché non lo cerco in Galilea.

“… il R.mo Card. Barnabò, il quale col suo fare faceto mi disse già più d’una volta queste parole: “Mio caro Comboni, una delle due, o mi porti nero sul bianco che vivrai ancora 35 anni, oppure stabiliscimi bene questo Collegio di Verona, in modo che dia buoni missionari per l’Africa. Nell’uno come nell’altro caso tu hai grandi speranze di svolgere quanto prima una grande attività missionaria nell’Africa Centrale. Ma se tu non mi metti a posto il Collegio di Verona, o ti capitasse qualche accidente che ti porti all’altro mondo, forse la tua bell’opera potrebbe andarsene in fumo!” Siccome finora non ho trovato alcuno che mi assicuri di vivere altri 35 anni e neppure un sol giorno, è quindi necessario che io mi dia molto le mani d’attorno per il Collegio di Verona. Benché con tutta sincerità del mio cuore, io esclamai con S. Paolo: Servus inutilis sum…”. (Alla Società di Colonia, Scritti, 2568)

 

Martedì, 23 aprile 2019

Giovanni, 20,11-18 Ho visto il Signore e mi ha detto queste cose.

La chiave di lettura del Vangelo è l’amore, e la strada per cercare e trovare il Gesù sconfitto e crocifisso è sempre e soltanto l’amore. In Maria l’amore umano e divino si integrano a vicenda e la portano ad incontrare e a toccare per prima Gesù risorto e vittorioso. E la prima parola usata da Gesù per farsi riconoscere è di una tenerezza sconvolgente e gravida d’amore infinito: “Maria!”. Comboni è sempre fiducioso e ci invita a non guardare i difetti ma le qualità delle persone.

“Domani sarò a Colonia, ove dovrò lavorare assai per una settimana, e le scriverò. Da Colonia spedirò al Cairo un’altra cambiale. Cerco di tenere stretto più che posso il P. Stanislao. Gli avrei potuto mandare altro denaro; ma non l’ho fatto, perché ho un bel risparmio a tenerlo stretto. E’ poco prudente nello scrivere. Rammenti l’E. V. le scene fatte all’arrivo della Falezza in Cairo. Scrisse a V. E., scrisse al Vic.o Ap.co, scrisse a Roma, e a chissà quanti contro la mia imprudenza. Pareva che io avessi mandato una serpe a rovinare gli Istituti. Invece la Superiora mi scrisse ripetutamente che è contentissima di quella giovane. Insomma profittiamo delle eminenti qualità del P. Stanislao, e non serviamoci de’ suoi difetti. Il buon P. Pietro, che molto l’ama, non vede che cogli occhiali del P. Stanislao, finché io sono assente: quando poi io sto in Cairo, egli vede coi miei. Quindi noi adoperiamo i nostri occhiali”. (A mons. Luigi di Canossa, Scritti, 2608)

 

Mercoledì, 24 aprile 2019  Lc 24, 13-35 Riconobbero Gesù nello spezzare il pane

Lo riconobbero allo spezzare del pane. Per riconoscere Gesù non è sufficiente aver camminato con lui, è necessario sedersi con lui. Attorno alla stessa tavola. Spezzando e mangiando lo stesso pane, bevendo lo stesso vino. Sedersi alla stessa tavola è riconoscere nell’altro un fratello, una sorella. E lo avete notato? Quando si ha il coraggio di sedersi alla stessa tavola si riconosce una presenza e ci si apre a nuovi orizzonti di fronte ai quali non c’è più notte che ti fermi e quella strada che c’era voluta una giornata perùa percorrerla si fa corta e si percorre in poche ore.

“Il 21 ottobre inviavo dal Cairo al Cordofan per la via di Khartum quattro Missionari come esploratori, al fine di preparare due case, una per i moretti, l’altra per le morette, per stabilire una prima carovana di individui indigeni che sono già pronti nei miei Istituti d’Egitto. Ora ho bisogno di alcuni maestri d’agricoltura, di arti e mestieri; se essi sono arabi tanto meglio. Potrebbe lei, Monsignore, mettere a mia disposizione per il prossimo marzo sei o sette di questi bravi convertiti che siano inintaccabili nella Fede e capaci d’insegnare ai moretti le loro arti e mestieri? Spero, mio carissimo e venerato Monsignore, che entro pochi anni noi ci incontreremo con le nostre opere nel deserto. Lei verrà dal Nord e io dal Sud-Est. Spero ancora che lei sarà nella possibilità di aiutarci con la sua ammirevole Istituzione dei Fratelli agricoltori e ospedalieri. Spero pure di visitarla ad Algeri. Nell’attesa della sua risposta occorre che un legame di preghiere i uniscano nei Sacri Cuori di Gesù e di Maria per l’identità della Missione che Dio ci ha affidato. Nel Congresso Generale di Mayence ho detto che la mia ultima parola sarà sempre: “O Nigrizia o Morte”. (A mons Carlo M. Lavigerie, Scritti, 2619 e 2621)