Noi missionari comboniani, presenti in Sudan da più di 150 anni, condanniamo in modo inequivocabile la brutale repressione di lunedì 3 giugno perpetrata dalle forze paramilitari. Manifestanti pacifici, riuniti in sit-in davanti al quartier generale dell’esercito nella capitale Khartoum, sono stati attaccati: un intervento che è costato la vita di oltre cento persone e ha causato 500 feriti.

 

Intendiamo esprimere il nostro appoggio alla protesta del popolo sudanese che dopo trent’anni di dittatura sotto il regime di Omar El-Bashir vuole voltare pagina e dare inizio a un percorso democratico nel rispetto dei fondamentali diritti umani. Volontà espressa in maniera chiara dalle Forze per la libertà e il trasferimento del potere (Ffc, il cartello che racchiude le sigle dell’opposizione) che chiedono che il paese sia governato da un’autorità transitoria guidata dai civili.

 

Pertanto, deprechiamo la recente decisione del Consiglio militare di cancellare tutte gli accordi raggiunti con le organizzazioni che guidano la protesta e di voler indire elezioni tra 9 mesi. La decisione è in palese contrasto con l’aspirazione del popolo sudanese per un cambiamento radicale nella politica del paese e al tempo stesso manifesta la volontà di chi è al potere di mantenere in piedi il vecchio regime mascherandolo con pretese democratiche.

 

Salutiamo con favore la presa di posizione del Consiglio per la pace e la sicurezza dell’Unione africana (Ua) che ha deciso di sospendere il Sudan dalle attività dell’Ua fino a quando non verrà istituito un governo di transizione guidato da civili.  Con soddisfazione accogliamo anche la decisione dell’Unione europea di unire la propria voce a quella dell’Unione africana nel chiedere la cessazione immediata della violenza, l’avvio di un’indagine credibile sugli eventi criminali degli ultimi giorni e la ripresa dei negoziati tra la giunta militare e le associazioni della società civile per giungere alla costituzione di un governo transitorio a guida civile.

 

In fine auspichiamo che anche le istituzioni italiane si pronuncino pubblicamente, condannando l’uso della forza ed esprimendo sostegno alle forze di opposizione impegnate nella costruzione di un Sudan libero e democratico.

 

I Comboniani in Italia

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