È deceduto a Pretoria (Sudafrica) mons. Giuseppe Sandri, vescovo di Witbank. Aveva 72 anni. 

Nato a Faedo, Trento, nel 1946, ha vissuto quasi tutta la sua vita in Sudafrica. Ha passato in Italia solo un periodo di 8 anni, come secretario generale. Nel 2010 è stato consacrato vescovo di Witbank, la prima missione comboniana in Sudafrica fondata nel 1924, trasformata poi in Centro Pastorale diocesano di cui lui fu direttore dal 1981 al 1985.

Poco dopo la nomina a vescovo, così scriveva lui stesso, parlando di quella missione: “Dietro le strutture del Centro c’è il cimitero dove riposano le spoglie mortali di più di settanta tra sacerdoti e fratelli (la maggiorabnza sono comboniani) e suore. Sono stati loro a portare la fede cattolica in questa zona del Sudafrica. Le loro tombe testimoniano un servizio totale e fino alla fine per il vangelo e per le popolazioni di questa terra. Molti di questi defunti sono tedeschi e austriaci, alcuni italiani e di altre nazionalità”.

Parlava di una diocesi fondata da stranieri ma portata avanti da gente del posto . “Dei 35 sacerdoti della mia diocesi 10 sono loocali”, raccontava.  Era orgoglioso di questa, che diceva essere una delle sue maggiori preoccupazioni: far crescere la chiesa locale perché diventasse sempre più autonoma sia in personale che in risorse materiale. 

Ancora lui raccontava così la sua vita: “Una delle cose più belle della mia vita da vescovo sono le visite pastorali alle parrocchie che molte volte terminano con l’amministrazione della cresima. Spesso arrivo in parrocchia il venerdì sera e riparto domenica pomeriggio e allora ho il tempo per incontrare i preti, le religiose e i membri del consiglio parrocchiale e visitare le opere sociali e gli ammalati. Mi commuove come la fede cattolica sopravviva e dia una notevole testimonianza in queste situazioni di isolamento dove il prete arriva una volta al mese o ogni due mesi…”.

È stata così la vita di mons. Sandri: donata e spesa per gli altri. “Abbiamo già due missionari comboniani nel mondo e due li ordinerò quest’anno. Siamo una piccola e povera chiesa, ma condividiamo i nostri giovani missionari con la chiesa universale”, diceva orgoglioso.

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