Migranti, padre Zanotelli: «I nostri nipoti diranno di noi quanto noi diciamo del nazismo»

Per i 50 anni dell’Acse, l’incontro con il missionario comboniano, il sindaco di Riace Domenico Lucano e il vescovo Paolo Lojudice: “Accoglienza che rigenera”

Lungo e caloroso l’applauso che ha accolto e salutato ieri sera, 25 marzo, padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, e Domenico Lucano, sindaco di Riace, intervenuti all’incontro sul tema “Accoglienza che rigenera”, promosso dall’Associazione comboniana a servizio di emigranti e profughi (Acse), che ha avuto luogo nella chiesa di Sant’Ignazio di Loyola in Campo Marzio. Un appuntamento inserito nel ciclo di iniziative per i 50 anni dell’Acse.

migranti zanotelliForte e di denuncia il discorso a braccio di Zanotelli. «Il fenomeno delle migrazioni non è uno stato di emergenza temporaneo ma qualcosa di strutturale – ha affermato il missionario – perché è conseguenza inevitabile di un sistema economico-finanziario profondamente ingiusto che consente al 10% della popolazione mondiale di consumare il 90% delle risorse del pianeta mentre 3 miliardi di persone nel mondo devono vivere con 2 dollari al giorno». È per scampare alla povertà e alla guerre, nonché «per i gravi cambiamenti climatici in atto che stanno danneggiando irreparabilmente il nostro ecosistema, che la gente scappa alla ricerca, semplicemente, di una vita migliore» mentre «i nostri politici costruiscono muri e promulgano leggi immorali».

In particolare, il religioso ha criticato «l’attuale governo che con il decreto sicurezza, il blocco dei porti e l’attacco alle ong ha radicalizzato una politica dell’esclusione» tale per cui «un domani i nostri nipoti diranno di noi quanto noi diciamo del nazismo, perché si stanno commettendo veri e propri crimini contro l’umanità, risultato di un sistema che noi europei, la “tribù bianca” che oggi si sente minacciata e in minoranza, abbiamo permesso per assoluto egoismo». Guardando quindi a possibili soluzioni, Zanotelli ha invitato a «mettere in discussione questo sistema economico-finanziario» perché equivale «a fare giustizia, che secondo il profeta Geremia è esattamente lo stesso che “vedere Dio”»; ancora, a «diventare più essenziali, svuotandoci del superfluo e ripensando l’umanità in maniera globale affinché tutti possano godere della stessa dignità». L’ultima esortazione: operare «non solo per l’integrazione ma per l’inclusione autentica, favorendo il dialogo e l’incontro con l’altro, lasciandoci anche plasmare dal diverso che è ricchezza e non minaccia per la nostra identità».

Accogliere l’altro «per Riace ha significato ritrovare l’etica antica della cultura della Magna Grecia – ha spiegato Domenico Lucano, attualmente rinviato a giudizio con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina – e ha portato, come conseguenza, una rinascita sociale e demografica che ha generato speranza tra le persone». Tutto è avvenuto «in modo naturale, semplicemente guardando al positivo e alla ricchezza che ogni persona porta insieme alla sua storia e alla sua visione del mondo – ha continuato il sindaco del piccolo paese calabrese -, lasciando da parte i luoghi comuni e i pregiudizi che, invece, così radicati, hanno fatto gridare all’invasione perché la convivenza delle diversità fa paura, data la profonda crisi nei rapporti umani che stiamo vivendo».

migranti zanotelli domenico lucanoLucano, che si è commosso più volte durante il suo racconto, ha poi espresso la propria sofferenza per quanto sta vivendo: «Mi hanno fatto più male così, denigrandomi, sporcando la mia immagine e mirando a distruggere la mia coscienza, che non uccidendomi e soltanto perché, involontariamente,
sono diventato noto da quando il vento ha fatto approdare un veliero sulle nostre spiagge e ci è sembrato naturale accogliere delle persone in fuga e disperate». Proprio a quel vento, artefice per Lucano del primo sbarco di migranti nella sua terra, è intitolata la fondazione “È stato il vento” che, anche con l’aiuto e il sostegno dei Missionari Comboniani, si sta cercando di costituire per riprendere e rilanciare l’esperienza di accoglienza e integrazione realizzata a Riace.

Ad aprire i lavori era stato il vescovo ausiliare Paolo Lojudice, presidente della Commissione regionale per le migrazioni della Conferenza episcopale laziale, che nel suo «appello alla responsabilità personale di ciascuno» aveva evidenziato come «sulla questione della carità il Vangelo sia chiarissimo: rinunciare a un incontro con il fratello affamato, ammalato o carcerato è inumano». Ancora, alla luce di questo richiamo «che tante volte il Papa ci ripropone», il presule aveva auspicato che «i cristiani non cadano nell’errore di schierarsi sulla questione dei migranti, distinguendosi tra “pro” e “contro”» ma «ritrovino la loro necessaria unità di fondo». (www.romasette.it)

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