Maggiore partner economico dell’Africa, la Cina si sta impegnando massicciamente anche sul piano della sicurezza. Lo costatano numerosi ricercatori cinesi, africani ed europei. Ciò si spiega con l’esigenza di proteggere gli investimenti e i cittadini cinesi in Africa, con la domanda di aiuto militare da parte degli stati africani e con l’ambizione della Cina di proiettarsi come potenza globale. È emerso in una conferenza, organizzata il 22 febbraio a Bruxelles dal ministero degli esteri del Belgio.

Secondo il professor He Rui, dell’Istituto cinese di studi internazionali di Pechino, la Cina è diventata il secondo fornitore di armi al continente africano, coprendo il 22% della cooperazione securitaria. I maggiori clienti sono Algeria, Tanzania, Marocco e Nigeria. E gioca un ruolo importante anche in materia di addestramento e formazione, come ad esempio in Tanzania dove lo scorso anno è stato inaugurato un centro di addestramento dell’esercito nella lotta al terrorismo. L’impegno comprende anche la sicurezza marittima e concorre all’avvio di società militari private, in particolare in Sudan e Sud Sudan dove la China national petroleum corporation ha vasti interessi.

He Rui sottolinea poi che l’esercito cinese (Armata popolare di liberazione – Apl) scorta le navi commerciali e dispone di una base militare a Gibuti. Navi della marina cinese approdano sempre più spesso nei porti africani, dopo aver compiuto missioni di protezione contro i pirati nel Golfo di Aden. È accaduto di recente in Marocco, Ghana e Sudafrica. Senza dimenticare che le squadre mediche dell’Apl sono attive in Zambia, Etiopia, Sierra Leone e Sudan.

2.500 caschi blu

La cooperazione militare si estende sul piano multilaterale. Negli ultimi cinque anni, l’aiuto militare all’Unione africana è arrivato a 100 milioni di dollari. Secondo Zhang Yong Peng, dell’Institute of west asian and african studies, la Cina con i suoi 8mila uomini è il maggior fornitore di truppe alle forze di mantenimento della pace tra i membri del Consiglio di sicurezza Onu. E con il 10,25% del budget è il secondo finanziatore delle operazioni di pace. Oggi i caschi blu cinesi dispiegati in Africa sono 2.500, di cui 1.000 in Sud Sudan e 400 in Mali.

Questo impegno deriva dalla volontà di Pechino di apparire come un partener responsabile nel settore della sicurezza. Ma Miwa Hiromo, docente alla Ritsumeikan university di Kyoto, sottolinea la coincidenza tra il dispiegamento di caschi blu cinesi in Sud Sudan e la presenza in loco di interessi notevoli. Per Antony Wong Dong, esperto del settore difesa di Macao, Pechino utilizza le operazioni di pace anche per esercitare i soldati dell’Apl. Soldati, sottolinea Meia Nouwens dell’International institute for strategic studies di Londra, che non hanno esperienza di combattimento dai tempi del conflitto con il Vietnam nel 1979.

La sfida per la Cina à di diversificare la sua offerta in funzione delle nuove minacce, quali terrorismo e insurrezioni… Lo scorso giugno a Pechino, in occasione del primo Forum sino-africano sulla difesa e la sicurezza, erano presenti 50 stati africani. E secondo non pochi studiosi, Pechino sta pensando di creare un fondo per finanziare le iniziative in materia di sicurezza.

A parere di Obert Hodzi, professore zimbabweano dell’università di Kelsinki, stiamo assistendo alla fine della politica cinese di non ingerenza in Africa. Perché, per proteggere i propri interessi, sostiene gli eserciti africani, come avviene in Uganda (petrolio) o in Zimbawe (diamanti). (nigrizia.it)

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