Di Bruna Sironi — Si è conclusa l’11 febbraio ad Addis Abeba la 32esima sessione ordinaria dell’assemblea generale dell’Unione Africana (UA), nella quale sono state ratificate le linee politiche del continente per l’anno in corso. La 33esima sessione si svolgerà ancora ad Addis Abeba, sede dell’istituzione, alla fine del prossimo gennaio. Già deciso anche che il prossimo presidente, nel 2020, sarà il leader del Sudafrica che sostituirà l’egiziano Abdel Fatah al-Sisi, che ha appena preso il posto del rwandese Paul Kagame.

Molteplici i temi su cui i rappresentanti dei 55 paesi membri hanno discusso e deliberato, ma alcuni hanno avuto particolare rilevanza. Fra tutti spicca quello delle migrazioni forzate. Mentre l’Europa sfodera tutti i mezzi e le giustificazioni per chiudere le frontiere, l’Africa ha deciso di mettere al centro della sua agenda politica per il 2019 proprio questo tema, dedicando l’anno ad iniziative e provvedimenti per consentire una vita degna a coloro che sono costretti a lasciare le proprie case e i propri paesi. L’Etiopia si è mossa per prima con una legge entrata in vigore in gennaio che consente ai rifugiati di lasciare i campi e di integrarsi nella vita del paese.

La decisione dell’Unione Africana è stata rimarcata dal segretario generale dell’Onu, Antonio Gutierrez, nel suo discorso all’assemblea, con parole toccanti: «Nella ricerca per soluzioni durevoli agli spostamenti forzati di popolazione, il mondo, e io personalmente, abbiamo tratto ispirazione dalla leadership africana, dalla visione africana, dalla compassione africana. L’Africa ospita circa un terzo dei rifugiati e degli sfollati del mondo. Nonostante le sfide sociali, economiche e per la sicurezza proprie del continente, i governi e i popoli dell’Africa hanno tenuto le frontiere, le porte e i cuori aperti a milioni di persone che ne avevano bisogno». «Sfortunatamente – ha aggiunto – questo esempio non è stato seguito dappertutto».

Tra le decisioni adottate, quella di organizzare in Sudan, a Khartoum, un centro operativo continentale specializzato nel combattere le migrazioni irregolari, con particolare riguardo al traffico e al contrabbando di esseri umani. Va avanti anche l’organizzazione, a Marrakech, in Marocco, dell’Osservatorio africano sulle migrazioni che dovrà raccogliere ed analizzare dati, in modo da affrontare in modo efficace ed efficiente le sfide delle migrazioni. L’UA dunque si adegua a decisioni prese attorno ad altri tavoli che fanno del Sudan e del Marocco i paesi di riferimento in Africa nella gestione dei flussi migratori.

L’altro importante settore di discussione ha riguardato l’integrazione economica del continente, a partire dalla revisione e parziale liberalizzazione delle tariffe doganali, ma con l’idea di istituire un mercato comune continentale, per cui sono già stati commissionati studi sui provvedimenti da prendere e sulle questioni legali da affrontare. Vivo è il dibattito anche sulla libera circolazione dei cittadini. Alcuni stati africani stanno facilitando il rilascio dei visti ai cittadini del continente, ma le questioni legate alla sicurezza rendono più lenta e faticosa l’apertura delle frontiere.

E poi c’è lo spinoso problema del finanziamento dell’Unione Africana stessa. Finora, il suo funzionamento è dipeso molto dalle donazioni della comunità internazionale. Molti degli stati membri non hanno mai versato la quota prevista, pari allo 0,2% del loro Prodotto interno lordo. Nelle decisioni finali dell’assemblea il problema viene nominato, le commissioni competenti sollecitate a studiare soluzioni, a rafforzare le capacità degli stati membri di adempiere al loro impegno, ma niente di veramente definitivo viene detto.

Interessanti anche i molti accordi firmati a latere dell’assemblea. L’Unione Europea si è impegnata per stanziamenti aggiuntivi su programmi di cooperazione per un valore di 225 milioni di euro. La Cina offre invece 180 milioni di dollari per operazioni di peacekeeping e sicurezza. Pechino ha deciso di finanziare in particolare la African standby force (Asf), una forza di pace multidisciplinare con contingenti militari, di polizia e civili, e l’African capacity for immediate response to crisis (Acirc), un’unità di risposta immediata alle crisi, confermando così il suo sempre crescente interesse, non solo economico, per il continente. (nigrizia.it)

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